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Approfondimento Videogames

Fortnite, il modello vincente tra psicologia e persuasione

Fortnite

Il fenomeno culturale del momento, ecco Fortnite

25 luglio 2017, Epic Games rilascia per la prima volta Fortnite. Il titolo, originariamente in early access a pagamento, era composto da una sola modalità: Salva il Mondo. Dopo che misteriose tempeste hanno sterminato il 98% della popolazione mondiale, strani zombie sono comparsi nel mondo di gioco. I sopravvissuti combattono le orde, affrontandole con armi e costruendo le proprie basi. Allo stato attuale, quel mondo si è espanso, portando con sé tutto il successo che è derivato dalla consacrazione con la modalità Battle Royale. Fortnite è il titolo più chiacchierato del momento e conta milioni di videogiocatori online, ma a cosa è dovuto questo successo? Proviamo ad analizzare il modello vincente del titolo di punta di Epic Games, che si è appena evoluto con la Stagione 5.

Fortnite

Prima di tutto, che cos’è Fortnite: Battle Royale?

Fortnite: Battle Royale è un gioco di sopravvivenza che prevede la lotta tra 100 giocatori in una mappa. L’ultimo giocatore che rimane in piedi, ottiene la “Vittoria Reale”. A inizio partita, tutti gli utenti si lanciano dall’alto con un paracadute, e a mezz’aria possono scegliere in che area atterrare. Una volta a terra, questi devono raccogliere armi, cure e materiali da costruzione, al fine di arrivare preparati agli scontri a fuoco con altri giocatori. Dunque, la sopravvivenza nella mappa si basa su due fattori: la padronanza delle armi e la capacità di costruire fortini di difesa.

L’area di gioco si restringe progressivamente verso un punto casuale, in modo da incoraggiare l’incontro tra utenti. Questa è la struttura primaria, che viene declinata in diversi modi. Ad esempio, il gioco permette di giocare anche a coppie o in squadre da quattro giocatori. Talvolta, per un tempo limitato, vengono introdotto modalità speciali che alterano ad hoc la formula. Insomma, su Fortnite non ci si annoia mai, e l’impianto ludico nasconde i seguenti processi psicologici.

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La psicologia nel gioco, tra personalità e istinto di sopravvivenza

C’è chi la chiamerebbe Sindrome di Stoccolma, mentre altri semplice masochismo. Ma in realtà c’è dell’altro che continua a spingere gli utenti a giocare a Fortnite. Partiamo subito con il ribadire che la mente umana, come dalle tesi di Sigmund Freud, è guidata dalle pulsioni. Esse sono divise in: primarie, secondarie e terziarie; ognuna delle quali dedita interamente alla conservazione e all’adattamento dell’uomo e della sua specie. L’essere umano è dotato di intelligenza che, come viene definita da Jean Piaget, è la capacità d’adattamento agli ambienti. Queste definizioni sono riconducibili nel contesto dei Battle Royale in genere, quindi non esclusivamente a Fortnite, nei quali l’obiettivo è sopravvivere adattandosi ad ogni situazione di gioco.

Prendiamo come esempio la semplice scelta del luogo in cui paracadutarci– qualcuno ha detto Pinnacoli Pendenti? – dal quale far partire la nostra escalation per la Vittoria Reale. Possiamo trovare due tipologie di persone: aggressive e quiete. Le prime, tenderanno sempre a lanciarsi verso i centri di maggiore affluenza in cerca di uno scontro colmo d’azione per mietere più vittime possibili, mentre le seconde tenderanno a isolarsi nei bordi della mappa per un approccio più cauto. Entrambi i tipi di persone sono guidate dall’istinto e dal senso di conservazione, seppur differentemente. Pensate finisca qui? Questa trasfigurazione degli istinti è solo una parte di ciò che rende Fortnite il titolo più diffuso al momento.

Costruire e affinare i sensi

Un’altra caratteristica è la possibilità di costruire. Nel gioco, come ormai sanno tutti, compreso chi non ci gioca, abbiamo la possibilità di costruire pareti e rampe in modo tale da poterci muovere liberamente nella mappa di gioco. Questo porta il giocatore a sviluppare nuove abilità, oltre all’affinare ciò che riguarda la sfera sensoriale e dei riflessi. La voglia di migliorare le proprie strutture, costruendo velocemente e più efficacemente, porta gli utenti a continuare a giocare per poter sviluppare determinate abilità che, altrimenti, rimarrebbero inespresse. Entra anche in gioco il fattore neuronale con la produzione della dopamina, fondamentale durante i processi di cognizione, apprendimento, movimenti volontari, motivazione, attenzione e memoria del lavoro.

Modello GAB

Il GAB è un modello concettuale ideato dallo psicologo statunitense Eric Berne, utilizzato principalmente nelle terapie di gruppo. Il modello GAB prevede l’alternarsi di 3 diversi stati dell’Io: Genitore, Adulto e Bambino.  Si è Genitore quando si ripetono i comportamenti di tipo normativo e protettivo trasmessi dai famigliari nel processo educativi. Si è Adulto quando ci si comporta in modo razionale rispetto allo scopo e si dimostra adattamento alla situazione presente. Infine, si è Bambino quando compaiono comportamenti spontanei, come l’entusiasmo e la meraviglia, o l’insicurezza e la paura. Possiamo quindi ben capire quanto, nel corso delle partite, vi è un continuo alternarsi dei 3 stati del GAB.

Proviamo ora ad associare alcune situazioni di gioco ai 3 stati dell’Io:

  • Genitore: siete nel bel mezzo della partita, le risorse scarseggiano e un compagno di squadra è senza munizioni. Sopraggiunge il Genitore e si sente il bisogno di dover proteggere l’amico, magari condividendo con lui qualche risorsa.
  • Adulto: vedete in lontananza dei nemici. Cosa fare? Inizia a farsi presente la parte razionale, che analizza la situazione esaminando il contesto per vedere se è il momento adatto per un attacco.
  • Bambino: atterrate a Pinnacoli Pendenti e ci sono tante persone. Le armi non si trovano da nessuna parte e iniziate ad avere paura, cercando di fuggire.

Gli esempi che si possono fare sono tanti, ma queste sopracitate sono le situazioni più comuni durante una partita.

Free to play e immedesimazione nell’utenza

Non poteva mancare uno dei punti cardine del titolo: la gratuità. È innegabile che la grande diffusione è avvenuta grazie al modello adottato, ovvero il free to play, che concede al maggior numero di utenti possibili la possibilità di provare il gioco. Entra quindi in gioco il principio di reciprocità espresso da Robert Cialdini, in cui se un’azienda offre un contenuto gratuitamente, il ricevente sarà propenso a sentirsi “in debito” verso l’azienda stessa, in quanto l’essere umano sente il bisogno di contraccambiare i favori. Da qui nascono i forti introiti del gioco, grazie a skin e Pass Battaglia. Un altro punto del pensiero di Cialdini è la simpatia, la quale facilita l’ottenimento degli esiti di modifica degli atteggiamenti dei giocatori. Ponendosi allo “stesso livello”, l’azienda acquisisce la fiducia e la simpatia del target di riferimento.

Robert Cialdini

Contatto con la community, tra attualità e pensiero fuori dagli schemi

Abbandoniamo ora la psicologia per dedicarci alla parte concreta e visibile dell’operato della software house. In questi giorni sono girate diverse notizie in merito all’espansione extradiegetica dell’universo di gioco di Fortnite nella realtà. Il tutto è iniziato con l’evento organizzato da Epic Games nel corso dell’E3 2018; un’intera zona è stata addobbata con ornamenti e oggetti di gioco, oltre che essere stata “colorata e spensierata” come lo stile che lo contraddistingue. Il famoso Durr Burger, la mascotte di Boschetto Bisunto, è stata ritrovata da un fotografo nel deserto della California. I giorni seguenti, è comparsa anche una ‘guardia’, la quale dava un numero di telefono ai visitatori che, se chiamato, rimandava a indizi sulla Stagione 5. Sono stati inoltre avvistati diversi Lama – prop di gioco – per le strade di diverse capitali.

Fortnite

Un pensiero fuori dagli schemi, quello di Epic Games, che sicuramente sta riuscendo sempre più a far parlare di sé con manovre inaspettate. La sua forza, però, non risiede solamente in questi gesti. infatti, la software house è a stretto contatto con la community e comunica con essa. Su Reddit è presente il SubReddit ufficiale dedicato a Fortnite: Battle Royale, nel quale gli utenti interloquiscono tra loro e gli sviluppatori comunicano i vari aggiornamenti. Non è tutto, anche perché gli stessi utenti sono interpellati nelle scelte di sviluppo e il gioco viene rimodulato dove l’utenza è scontenta. A più riprese, Epic Games ha avuto l’umiltà di tornare sui propri passi rimuovendo armi dal concept sbagliato. Inoltre, è da sottolineare che il gioco subisce un continuo bilanciamento settimanale. Che Epic riesca o meno a trovare di volta in volta la quadra, non è sempre detto, ma la lodevole volontà c’è.

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Le contaminazioni vincenti con i topic del momento

Parlando di attualità, Fortnite è sicuramente un gioco moderno e al passo coi tempi. Ogni evento, in un modo o nell’altro, finisce sempre sul campo di battaglia. A partire dai Mondiali di Russia 2018, con l’aggiunta di uno stadio da calcio nella mappa e skin di giocatori acquistabili, si arriva all’evento che ha scosso il mondo dei cinecomic: Avengers: Infinity War. Infatti, Epic Games ha stretto un accordo con Marvel Studios per portare il temutissimo Thanos in Fortnite per un tempo limitato. Questa partnership ha dato la possibilità ai videogiocatori di impersonare il grande villain con tutta la sua forza distruttrice. Una piccola parentesi va alle emote presenti.

Queste sono ispirate a tematiche geek popolari e frutto di ingegno (come il contest per inserire un passo di danza inventato dagli utenti), e rappresentano un elemento fondamentale nell’universo di gioco con la loro bizzarria e il loro potere comunicativo. Online, e non solo, ci sono sempre più persone a ballare ripercorrendo i passi delle emote e gli sviluppatori sono sempre alla ricerca di gesti virali da inserire nel gioco, alimentando così questo simpatico circolo virtuoso. Piccoli gesti e grandi eventi, i quali, se combinati, aiutano a creare un legame affettivo e di fiducia con l’utenza.

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Premium, sfide e concorrenza sbaragliata

All’interno del gioco è possibile acquistare per circa 10 euro il pass stagionale, chiamato Pass Battaglia. Esso permette di sbloccare oggetti di gioco man mano che si avanza di livello. Tra skin, picconi e i famosissimi balletti, la voglia di giocare per sbloccare tutti i premi è più viva che mai. Un po’ per spronare i videogiocatori, un po’ per contenuti aggiuntivi per spezzare la monotonia, Epic Games allega al Pass Battaglia le sfide settimanali. Ogni settimana vengono proposte ai giocatori in cambio di premi e/o punti per aumentare il livello del pass, ma ciò solo per gli utenti premium.

Per i videogiocatori senza questo tipo di abbonamento vengono proposti ugualmente dei premi, seppur non di valore come per i paganti. Una piccola manovra che porta ai più ad un abbonamento stagionale, senza però lasciare nulla a chi decide di continuare a giocare senza aprire il borsello. Essendo un videogioco free to play, la sua diffusione, come detto poc’anzi, è facilitata rispetto a titoli a pagamento. In parallelo, il lavoro qualitativo di Epic Games ha sbaragliato una concorrenza spietata e consolidata come quella di PlayerUnknown’s Battlegrounds. Costruzioni, sfide e aggiornamenti continui sono il mix letale che ha messo in ombra PUBG, facendo da cassa di risonanza mediatica a Fortnite.

Il crossplay è stata la consacrazione

Una caratteristica interessante è la presenza del crossplay tra le diverse piattaforme. Quest’ultima è possibile tra PC, Xbox One, Nintendo Switch e smartphone, eccezion fatta per PlayStation 4. Infatti, Sony si è chiusa al crossplay con le altre piattaforme al di fuori del PC. Poter giocare con amici di altri ambienti è sicuramente una caratteristica che porta più persone a scaricare il gioco, anche solo per fare una prova. Inoltre, è presente la possibilità di mantenere i propri dati di gioco su tutte le piattaforme disponibili, così da non dover perdere record e oggetti acquistati. Dunque, il proprio account premium è utilizzabile sia su console che mobile e PC, a seconda della disponibilità del momento. Il nostro Caporedattore ha avuto modo di sperimentare il gioco su tutte le piattaforme, e sottolinea una straordinaria contiguità tra l’esperienza PC e quella portatile di Nintendo Switch.

Questi sono alcuni dei punti cardine del successo del titolo di Epic Games. Sempre discusso, amato e odiato, Fortnite è diventato un fenomeno mondiale. Siamo solo all’inizio di questa era e l’ascesa sembra inarrestabile, soprattutto per quanto riguarda il futuro del gioco nello scenario degli esports. I social impazziscono di meme, balli presenti nel titolo e discussioni, mentre la software house continua il suo percorso con la mentalità che l’ha sempre contraddistinta. Fuori dagli schemi e rimodulabile – fin dai tempi del leggendario Gears of War – ma sempre con rigore e stile: Epic Games ha generato un fenomeno culturale chiamato Fortnite. Per approfondire la nascita dei Battle Royale, vi invitiamo al nostro articolo!

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Simone Mascia

Incantato sin da bambino dall'Arte Videoludica, oggi studia Scienze della Comunicazione e scrive analizzando l'industria. Il suo obiettivo è migliorarsi ogni giorno per offrire un'informazione chiara e concisa, sperando che il suo forte sentimento per questa arte venga recepito da tutti.