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Facciamo il punto sul conflitto Huawei-USA

Huawei-USA-Trade-war

È passato un mese da quando Trump ha ufficialmente deciso di bandire Huawei e altre aziende straniere dal mercato statunitense. L’ordine esecutivo ha avuto effetto immediato e ha, ovviamente, causato una reazione a catena colpendo altre compagnie anche americane. Ci sono stati dei rallentamenti, ci sono ancora battibecchi continui tra Cina e USA. Dunque vediamo di ordinare il tutto in un unico articolo, riassumendo le tappe fondamentali e cercando di immaginarci la futura impostazione di questa trade war tra i due colossi commerciali internazionali.

Punto Zero: la “blacklist” del Presidente

Poco più di un mese fa Donald Trump ha acceso la miccia: con un ordine esecutivo da applicare immediatamente, il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che tutti gli strumenti prodotti e venduti da aziende straniere etichettate come “minaccia per la sicurezza nazionale” non potranno essere acquistati e utilizzati nei confini nordamericani.

La nuova posizione delle aziende statunitensi contro Huawei

Tre giorni dopo, Google ha ufficialmente dichiarato che Huawei non avrà più accesso (a effetto immediato) ai prossimi aggiornamenti Android, eccezion fatta per la versione open source. La risposta di Huawei è giunta poco dopo, annunciando un accordo con Google per il supporto continuo dei dispositivi già venduti e/o in vendita al momento della decisione presa dal colosso di proprietà Alphabet.

Lo stesso giorno, però, anche Intel e Qualcomm hanno sospeso gli accordi con Huawei rispettivamente per le CPU dei portatili e i chipset degli smartphone. Un altro smacco per i cinesi, che dunque hanno compreso l’impatto effettivo della decisione di Trump, sia a livello politico che economico.

Una settimana dopo, infine, anche l’SD Association – l’azienda che gestisce gli standard SD globali – ha detto la sua, rimuovendo Huawei dalla lista di produttori autorizzati. Ergo, niente lettori di microSD in futuro sui dispositivi provenienti da Shenzhen. Una decisione, in realtà, non eccessivamente negativa considerando la sempre maggiore assenza di lettori SD negli smartphone anche di altri marchi.

Gli avvertimenti di Trump ai suoi alleati

La diatriba USA-Huawei, o meglio USA-Cina, si è poi evoluta nelle ultime settimane con le dichiarazioni di Donald Trump verso i suoi maggiori alleati. In primis l’Inghilterra, che ha ricevuto il Presidente degli Stati Uniti in un incontro ufficiale. In questa circostanza egli non s’è dimenticato di avvertire il Ministro degli Esteri, Jeremy Hunt, e i suoi “cari amici”, giungendo quasi a minacciare la compromissione dei rapporti USA – UK in caso di una mancata presa di posizione contraria ai cinesi.

In Italia, invece, ancora a febbraio si parlava dell’intenzione della Lega di escludere Huawei dallo sviluppo della rete 5G entro i confini nazionali. Complice la pressione degli Stati Uniti già in quel periodo, l’Italia è rimasta dunque in stallo.

La risposta cinese, tra “terre rare” e nuovi OS di casa Huawei

Sono bastati pochi giorni a Huawei e, in generale, alla Cina per rispondere alla minaccia commerciale americana. Mentre la ritorsione cinese è giunta “silenziosa” (psst, terre rare) causando un congelamento di tre mesi delle restrizioni poste dagli USA, da Shenzhen sono giunte voci relative a Hongmeng, il sistema operativo sviluppato negli ultimi anni direttamente dall’azienda.

E anche Oppo, Tencent, Vivo e Xiaomi sarebbero state invitate a provare il nuovo OS cinese, lasciando dunque Android. Questo supporto non ancora ufficializzato andrebbe ad allargare ulteriormente la frattura USA-Cina, già quasi al limite.

Hongmeng-Huawei

Cosa pensano i colossi americani?

A inizio giugno il pensiero di Google s’è quasi capovolto, avvertendo gli USA di un pericolo maggiore. In caso di completa opposizione tecnologica verso Huawei, gli Stati Uniti sarebbero esposti a vulnerabilità ben più gravi di quelle presenti attualmente. Secondo il Financial Times, Google teme che la versione “custom-China” di Android, basata su AOSP, possa rivelarsi un ibrido estremamente pericoloso.

Creare una versione senza le Gapps, in particolare Google Play Protect, renderebbe Android un OS meno sicuro e più predisposto a tentativi di hacking. I nuovi dispositivi cinesi, dunque, una volta venduti globalmente potrebbero ricevere informazioni da utenti USA e infine compromettere la sicurezza nazionale. Un passaggio contorto, ma decisamente possibile. Huawei ha dichiarato al riguardo che attenderà l’esito finale della discussione Google-USA, possibilmente prima del 19 agosto, data di scadenza della licenza temporanea per gli aggiornamenti Android.

Nel mentre Trump non è rimasto fermo, anzi ha messo sempre più alle strette sia la Cina che, forse soprattutto, le maggiori aziende americane come Apple, Dell, Microsoft, HP e Intel. L’amministrazione Trump infatti avrebbe intenzione di aumentare le tariffe sull’import dalla Cina al 25%. Ciò significa costi maggiori per la produzione di componenti, cambio delle infrastrutture e prezzi maggiori per i consumatori.

Con una lettera ufficiale, queste aziende (specialmente Apple) si sono schierate contro questo provvedimento e, nell’attesa di risposta o cambio di posizione da parte di Trump, dovranno pensare alle possibili alternative. Tra queste, spostare la produzione dalla Cina all’India o al Vietnam, alzare i prezzi dei prodotti o ridurre il profitto dell’azienda.

Cosa pensa Huawei e cosa pensa la Cina?

A livello politico, sia del paese che dell’azienda, in realtà, c’è ancora troppa carne al fuoco e troppo fumo per vedere l’arrosto. Sarà dunque necessario aspettare qualche comunicato o provvedimento, anche perché a breve ci sarà un incontro ufficiale tra Xi Jinping e Donald Trump in occasione del G20 in Giappone, il 28-29 giugno.

A livello commerciale però gli effetti si fanno ancora sentire: recentemente Microsoft ha mostrato la propria titubanza relativa alla vendita di MateBook nel suo store online, togliendo e poi reinserendo i modelli nel catalogo; Huawei invece ha annunciato, tra mille incertezze relative all’OS, i nuovi Nova 5, Nova 5 Pro e Nova 5i, che usciranno in Cina durante questa settimana. Inoltre, l’azienda ha confermato l’aggiornamento ad Android Q per P30 Pro e Mate 20 Pro nonostante il trade ban.

Siamo certi che i nostri dispositivi più popolari, compreso il P30 Pro, avranno accesso ad Android Q. Abbiamo lavorato con terze parti per diversi mesi, solo per assicurarci gli aggiornamenti necessari. Oltre 17 dispositivi hanno fatto dei test e saranno aggiornati al nuovo OS Android Q.”

  • P30 Pro
  • P30
  • Mate 20
  • Mate 20 Pro
  • PORSCHE DESIGN Mate 20 RS
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  • P smart 2019
  • P smart+ 2019
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  • Mate 20 X (5G)
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  • Mate 20 Lite

Quando arriverà Hongmeng? Non si sa ancora. Si parla di un’uscita ufficiale con il futuro Huawei P40. Serviranno ancora test, servirà molto feedback da parte degli utenti. Ma i segnali lanciati dall’azienda sono certamente molto forti.

Come si concluderà questa trade war?

È difficile prevedere l’evoluzione del rapporto USA-Cina che, a quanto pare, sembra più volta a una dialettica a lungo termine. Certamente gli accordi per la “Nuova Via della Seta” richiedono molti sforzi da parte di Xi Jinping che, tutto sommato, è sempre apparso molto disposto a investire in infrastrutture in Asia ed Europa, dove già cerca accordi soprattutto per il 5G, terreno tecnologico dove la Cina è molto più avanti rispetto all’Occidente.

In questo gioco di negoziazioni che ha come perno l’Europa (rendendo questo conflitto quasi una “guerra fredda 2.0“) dove entrambe le potenze maggiori vogliono avere un ruolo preminente, sia Cina che USA partono con delle premesse ottime. Trump può sfruttare il potere commerciale e il rapporto storico che gli Stati Uniti hanno con gli stati europei, mentre Xi Jinping ha tante importanti carte da giocare, considerando anche la notevole crescita economica e tecnologica cinese.

Infine, per quanto estremamente efficaci e pericolose sul piano commerciale, le azioni cinesi verranno prese come non aggressive, pacifiche, dagli altri paesi. Del resto, come abbiamo analizzato precedentemente, sono le aziende americane stesse a riversarsi contro l’amministrazione Trump che, il prossimo anno, potrebbe essere sostituita con le nuove elezioni.

Allo stato attuale, dunque, la Cina ha una posizione strategica vantaggiosa rispetto agli USA. Staremo a vedere come si evolverà in futuro e, come sempre, vi terremo aggiornati.

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Francesco Santin

Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche, ex telecronista di Esports, giocatore semi-professionista e amministratore di diversi siti e community per i quali ho svolto anche l'attività di editor e redattore.