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Jujutsu Kaisen 248: quel personaggio è stato davvero sconfitto? [SPOILER]

Dopo il capitolo 236, che aveva mostrato la morte di un amatissimo personaggio del franchise, il 248 di Jujutsu Kaisen si dispone a diventare uno dei più discussi dell’intera opera. Dopo una settimana di pausa abbiamo potuto leggere “The Shinjuku battle in the inhuman demon realm part 20”, il nuovo capitolo di Jujutsu Kaisen, che pone un altro tassello psicologico fondamentale per quanto riguarda il villain definitivo dell’opera (che probabilmente non è chi ci aspettavamo che fosse) mettendo in apparenza la parola fine al percorso di un altro interessantissimo personaggio dell’opera. Da questo momento in poi, questo articolo conterrà spoiler espliciti sul capitolo 248 del manga.

Una narrazione poco limpida

Rispetto ai precedenti archi narrativi, nella saga della “Shinjuku infestata dai demoni” l’autore Gege Akutami sta sperimentando un andamento narrativo poco lineare, ricco di flashback e di ellissi (alcune francamente imperdonabili, come la morte off-screen di Satoru Gojo). La volontà esplicita di tenere avvinto il lettore in una rete di eventi imprevedibili sta pagando nella misura in cui le svolte intraprese dalla storia lasciano quasi sempre stupiti, ma è raro che il risultato finisca con l’essere completamente soddisfacente.

Senza tornare ancora sull’evento che ha acceso l’indignazione dei fan di mezzo mondo, o sullo scopo misterioso dietro il recupero dei cadaveri degli Stregoni caduti in battaglia ad opera di Ui Ui e Kirara, notiamo come il capitolo 248 di Jujutsu Kaisen abbia esplicitato tramite l’attivazione del “Piano B” di Kenjaku la morte dello stesso, decapitato da Yuta Okkotsu nel 243, one-shottato alle spalle dopo un lungo (e per la verità molto divertente) combattimento a suon di gag con Fumihiko Takaba.

jujutsu kaisen

Mentre molti si aspettavano di vedere Kenjaku impossessarsi di un altro cadavere per proseguire la propria missione (occasione nella quale avremmo potuto finalmente vedere in che modo questa si verifichi) o perlomeno rievocare Mahito o qualche altra Maledizione potente, vediamo nel 248 Yuta ricomparire a Shinjuku, apparentemente senza un graffio, per attaccare Sukuna.

La mancanza di tavole di raccordo che raccontino come siano avvenuti questi spostamenti e cosa sia accaduto fra la decapitazione di Kenjaku e l’apparizione di Yuta a Shinjuku può sembrare un problema secondario, ma dobbiamo ricordarci che Kenjaku occupava un ruolo di rilievo all’interno della macro-trama di Jujutsu Kaisen, essendo l’ideatore dell’Incidente di Shibuya e del Culling Game, il mastermind dietro la nascita dei Dipinti Maledetti e di Yuji Itadori (di cui ha verosimilmente assassinato i genitori) e di conseguenza era il più papabile “villain finale” di Jujutsu Kaisen fino al momento in cui Yuta ha messo fine alla sua vita. Tutto questo all’insegna del “subverting expectations”.

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Il web si scatena

Come personaggio Kenjaku ha avuto la possibilità, non comune nel panorama shonen contemporaneo, di essere un villain finale non temibile tanto per la propria forza combattiva quanto per il proprio intelletto. Che la palma di cattivo definitivo sia passata allo psicologicamente fragile Sukuna equivale all’abbandono di questo intrigante spunto.

In queste ore, in Rete, i lettori di Jujutsu Kaisen stanno in effetti elaborando una serie di ipotesi per quanto riguarda i possibili esiti di questi avvenimenti. Il disappunto nasce non solo dalla considerazione, largamente condivisa, che il personaggio di Kenjaku fosse uno dei più interessanti del manga, ma anche dalla sovversione del modello organizzativo della cosiddetta “Struttura restaurativa” operato da Akutami.

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Sovvertendo costantemente le aspettative dei lettori, Gege Akutami ha disseminato la propria narrazione di “pistole di Cechov” destinate a non sparare mai, dimenticando o ignorando volutamente il concetto di “gioco ben fatto” del drammaturgo Eugène Scribe secondo cui gli elementi di una storia dovrebbero funzionare come gli ingranaggi di un orologio e la restaurazione finale dovrebbe dare allo spettatore (o, in questo caso, al lettore) una impressione di precisa e ponderata circolarità.

Il primo segnale forte di disappunto nei confronti di questa struttura narrativa poco limpida è coinciso con lo strabordante successo, su piattaforme quali Reddit, del blocco di meme raccolto sotto il nome-ombrello di “Lobotomy Kaisen”, non proprio un appellativo edificante. La morte fuoriscena di Satoru Gojo, dopo la sicumera con cui aveva precedentemente affermato “Nah, I’d win” hanno generato un flusso pressoché ininterrotto di meme che la sconfitta di Kenjaku nel 243 aveva in qualche modo rinfocolato, come se ormai la sospensione d’incredulità si fosse spezzata per sempre.

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Tuttavia, se Gojo aveva in qualche modo concluso il proprio ruolo di maestro e alla sua dipartita era stato comunque dedicato un intero capitolo, la scomparsa di Kenjaku appare molto meno comprensibile alla luce del flashback circa il suo passato nell’Epoca Heian, le sue azioni contronatura come Noritoshi Kamo e la nascita stessa di Yuji Itadori (che, sebbene il manga cerchi costantemente di dimenticarselo, sarebbe in teoria il protagonista di Jujutsu Kaisen) che pure dovrà arrivare prima o poi.

Come in altre opere, queste spiegazioni ci arriveranno “a bocce ferme”, una volta terminato il climax del manga? Dobbiamo aspettarci che Yuta sia stato così sprovveduto da non distruggere Kenjaku, lasciandolo libero di possedere, ad esempio, Fumihiko Takaba? Se davvero Jujutsu Kaisen si appresta a terminare nell’arco di quest’anno, è possibile che Akutami sia intenzionato a risolvere il maggior numero di questioni possibile off screen e quindi non è probabile che Kenjaku sia davvero destinato a tornare, soprattutto ora che ha lasciato la realizzazione del proprio sogno nelle (molteplici) mani dell’alleato Sukuna. Forse, per citare un altro meme famoso, dobbiamo solo “let Gege cook”.

Leggi anche: JUJUTSU KAISEN: TUTTI I DETTAGLI CORRETTI DA GEGE AKUTAMI NEL NUOVO VOLUME

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Manuel Crispo

Manuel Crispo

Medico, vive e lavora a Siena. Scrive un po' di tutto. "La lettura è piacere e gioia di essere vivo o tristezza di essere vivo e soprattutto è conoscenza e domande".

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