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Jujutsu Kaisen 243: “Non voglio che finisca” [SPOILER]

Ci troviamo al termine del lungo viaggio nel delirio cominciato nel capitolo 239, il primo della serie “Idiot Survivor!!” di Jujutsu Kaisen. Mentre a Shinjuku Yuji Itadori e Hiromi Higuruma scendevano in campo direttamente contro Sukuna, nella colonia del Lago Gosho situata nella Prefettura di Iwate il comico fallito Fumihiko Takaba era impegnato in una folle lotta a suon di sketch comici con Kenjaku, il villain dietro tutti gli avvenimenti legati all’Incidente di Shibuya e al Culling Game.

Dopo che nel capitolo 241 di Jujutsu Kaisen Takaba (nome d’arte “Pinchan”) aveva ritrovato la propria motivazione e nel 242 aveva dominato il combattimento grazie alla propria fantasia illimitata e alla Tecnica Maledetta Comedian, in grado di piegare la realtà adattandola a ciò che Takaba considera divertente, in questo capitolo 243 intitolato “Idiot Survivor!! Make some noise!” assistiamo a un duetto comico a base di giochi di parole e barzellette. Il destino di Takaba sembra segnato, ma il colpo di scena è dietro l’angolo.

“Pinchan”

Mentre la fanbase di Jujutsu Kaisen si scatena a suon di meme per la bromance Kenjaku-Takaba (davvero inaspettata a questo punto del manga), Gege Akutami decide di mostrarci uno spettacolo comico senza trucchi pirotecnici, un capitolo di sole gag verbali che comincia con i due nemici in abito scuro su un palcoscenico.

Jujutsu Kaisen

Come prevedibile, Kenjaku prende subito il controllo dello show appropriandosi del nome d’arte di Takaba, Pinchan, trasformandolo in qualcosa che possa adattarsi al loro duo. Subito dopo Takaba introduce l’argomento dello spettacolo: la famosa favola di Momotaro che tanto peso ha ancora oggi nella cultura popolare giapponese (basti pensare alle decine di piccole citazioni presenti in One Piece).

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A questo punto, pur senza uscire dal personaggio contraddittorio che ha deciso di portare in scena, Kenjaku fa un’affermazione interessante: si definisce figlio di una madre single troppo impegnata per badare a lui, nonostante nel complesso la sua infanzia sia stata felice. Un riferimento a Tengen, che secondo una teoria sarebbe la madre di Kenjaku?

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Lo spettacolo prosegue, con battute a raffica, citazioni a Monster Hunter e continui riferimenti a Momotaro. Mentre i due immaginano di prendersi cura di un cane (che Kenjaku arbitrariamente chiama “Jhon”) e a gestire un fagiano e una scimmia. In vari momenti, un commosso Takaba esprime felicità per lo spettacolo e dichiara di non volere che questo finisca: non solo lo show dei suoi sogni con un partner perfetto, ma l’audience che aveva sempre desiderato di avere davanti.

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A questo punto, come Kenjaku aveva intuito nel capitolo precedente, essendo stata soddisfatta la “fame” di commedia di Takaba l’illusione generata dal potere Comedian si scioglie in parte, lasciando Kenjaku libero: Fumihiko Takaba ci appare vestito di bianco, steso su un prato e rassegnato alla morte mentre ringrazia il suo nemico per aver soddisfatto la sua più grande aspirazione.

Un sorridente Kenjaku dichiara che Takaba era “davvero divertente” e all’improvviso appare alle sue spalle Yuta Okkotsu che con un rapidissimo fendente gli taglia la testa. Kenjaku si domanda come abbia fatto a non accorgersi di lui data la sua spaventosa Energia Maledetta, ma si rende subito conto che il potere Comedian li aveva “schermati” per permettere allo spettacolo di andare avanti senza interruzioni. La testa che un tempo apparteneva a Suguru Geto domanda a Yuta se tutto questo facesse fin dall’inizio parte del suo piano.

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Yuta conferma il suo sospetto: Takaba non sarebbe mai andato fino in fondo con Kenjaku, perché è incapace di uccidere. Kenjaku ammette la sconfitta, ma afferma enigmaticamente che la sua volontà sarà ereditata. Il corpo di Geto sembra non più utilizzabile, ma sappiamo che la creatura chiamata Kenjaku è in grado di impossessarsi dei corpi altrui. Il capitolo 243 di Jujutsu Kaisen si chiude con questa nota inquietante.

Leggi anche: DISPONIBILI LE CROCS IN EDIZIONE LIMITATA ISPIRATE A JUJUTSU KAISEN

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Manuel Crispo

Manuel Crispo

Medico, vive e lavora a Siena. Scrive un po' di tutto. "La lettura è piacere e gioia di essere vivo o tristezza di essere vivo e soprattutto è conoscenza e domande".

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