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FlameOver

Sul matrimonio di Dylan Dog e il politicamente corretto

Siamo nel 2019, e voi siete capitati nella prima stanza del Palazzo al Vetriolo.
La stanza è dedicata al politicamente corretto e lo farò tentando di essere il più scorretto possibile, senza però superare un limite che si chiama denuncia per odio razziale.

Siete pronti? Sì, signor Commodoro. Weeee

«Ti amo, Dylan»

La polemica che sta infiammando il web e Lucca proprio in queste ore riguarda il fumetto: Dylan Dog e Groucho si sposeranno tra loro! Non c’è trucco non c’è inganno. Ci sta proprio quel mattacchione con baffi e sigaro che indossa un abito da sposa bianco. In copertina.
E lo stesso Magistrer Recchioni ha chiarito che non si tratta di un scherzo o una gag, ma di un vero matrimonio.

 Dylan Dog

Assodato quindi che la cosa non è solo un clickbait da copertina, la questione assume caratteri veramente divertenti, se solo si spendono due minuti a osservare come il pubblico dell’Indagatore dell’Incubo ha preso la notizia: indignazione di massa. Non è magnifico?

«Avete sacrificato anche DYD sull’altare del politicamente corretto, complimenti!»

«E questa è la Fine del mio rapporto con Dylan Dog.» Fine era proprio scritto maiuscolo, ho copiato.

Quanto a me, mi viene solo una cosa da dire a proposito: se ancora oggi c’è qualcuno che si indigna per una cosa del genere, per un Dylan Dog che sposa un uomo, forse è un bene che gli autori osino tanto. E badate, non sto dicendo che DYD sia bisessuale o che, semplicemente sta sposando un uomo, è ben diverso, eh!

Forse è un bene che Recchioni sacrifichi questo personaggio sull’altare del politicamente corretto, se si riesce a svecchiare la Bonelli.

C’era una volta, in via Buonarroti 38

Finalmente l’ho detto. La Bonelli fa fumetti per vecchi e fatti da vecchi. Recchioni stesso, che si atteggia a innovatore e Frank Miller italiano – sto ridendo sulla tastiera dopo aver scritto quest’ultima boiata –  utilizza in realtà idee di 30 anni fa, vecchie in tutto il mondo eccetto che in Italia, dove il fumetto mainstream è fermo al 1946, quando il western era il meglio che ci fosse.

Il bello è che Tex rappresenta ancora il titolo di punta dell’azienda. Niente da dire sul ranger texano, anzi, è stato uno dei miei primi approcci al fumetto, e in realtà non penso ci sia modo di rinnovare in una testata del genere. Ma direi che è indicativo che sia proprio questo l’albo di punta della Bonelli.
Ma Dylan Dog, porca miseria, quello sì che potrebbe entrare nel nuovo millennio, finalmente. Senza dover ricorrere a qualche smartphone in un paio di vignette.

E come provano a farcelo entrare? Con una provocazione bella e buona, che prende per le palle tutti i fan sopra i 40 anni (cioè il 90% dei lettori). Un personaggio ormai così stereotipato come Dylan Dog aveva bisogno di un colpo per essere distrutto e ricostruito, soprattutto in previsione di quello che sarà il corso della testata il prossimo anno, dopo la fantomatica Meteora. Mi auguro che questo evento sarà un bel reboot coraggioso, che finalmente porti la Bonelli nel XXI secolo, con solo 20 anni di ritardo.

Sempre meno dei 30 di Recchioni.

 Dylan Dog
Qualcuno ha detto Charles Manson?

Vecchio, reazionario e democristiano

A questo punto penserete sia un bene: una bella novità, così preparano il campo per il colpo grosso a gennaio.

E invece no, perché hanno scelto di farlo nel modo più idiota possibile. Un’ inutile provocazione, quella del matrimonio, che rimarrà tale, niente di più; a dimostrazione che in realtà Recchioni non è quell’innovatore e salvatore che si dipinge.

Ma il fan ovviamente si indigna; il fan vecchio, reazionario e democristiano si è fatto il segno della croce quando ha visto quella copertina, ha chiamato il compagno di briscola per avvertirlo e poi ha votato Salvini. Ed è per questo che ha bisogno di queste provocazioni.

Però non facciamo di tutta l’erba un Fascio. Credo che tra i fan, soprattutto i più giovani, ci si possa indignare per un altro motivo, che non ha nulla a che fare con l’omofobia, ma riguarda il semplice attaccamento a un’idea del personaggio che sembra essere stata tradita.

In fondo si tratta di un’icona che può essere definita come machista, nonostante tutto: un tipo che cambia donna ogni numero potrebbe essere difficile da intendere come bisessuale di punto in bianco. Anche fosse un amore del tutto platonico, come mi aspetto dal poco coraggioso Roberto Recchioni. E nonostante io sarei uno di questi, se solo fossi un fan accanito di Dylan Dog, la riesco comunque a considerare una scelta divertente per come va a sviluppare il rapporto tra due partner storici come Dog e Marx, che in fondo erano un coppia di fatto da 40 anni!

Politicamente Corretto
Tutte le donne di Dylan Dog

Distruzione e ri-creazione

Ma proprio questa voglia di ribaltare l’immagine classica di un personaggio mi fa incazzare. Spesso oggi si parla di decostruzione – porca troia quanto odio sta parola. Decostruzione. Non vuol dire un cazzo – quando si smantellano dei caratteri fissi di un soggetto, per reinventarlo.

Giustamente qualcuno potrebbe pensare: «sti cazzi, perché qualcuno dovrebbe voler distruggere sti personaggi?». E avrebbe tutta la ragione della terra.

Ma da qualche anno, tutti, dagli sceneggiatori ai critici parrucconi e non solo (per vedere di cosa è fatta la critica clicca qui), credono che per rinnovare, portare qualcosa di nuovo, sia necessario decostruire e distruggere.

In poche parole riassumendo: «il cervello umano ha già partorito tutto quello che di interessante poteva fare, l‘unica cosa che rimane per titillarmi i capezzoli è pensare a come distruggere e ricreare quello che ho fatto 20 e più anni fa.»

Politically Who?

Porca di quella peripatetica, ma che cazzo si fumano gli sceneggiatori?

E sta cosa succede ovunque, tutti i giorni e a tutte le ore. E uno dei motivi per cui succede, il più delle volte, è proprio il politicamente corretto. Stessa cosa di cui accusano Dylan Dog.

Vi faccio un paio di esempio, senza entrare troppo nel merito, ché non mi vorrei trovare le nazi-femministe sotto casa con un mio manichino apeso a una croce infuocata. Nemmeno fossi uno schiavo con il KKK.

Avete presente Doctor Who? Un paio di anni fa fece un rumore pazzesco la notizia che ad interpretarne la nuova incarnazione sarebbe stata una donna, Jodie Witaker.

Politicamente Corretto

Ora, lo so che sembra la frase «io non sono razzista ma…» in versione maschilista, però davvero, il mio problema non è che il Dottore sia una donna, ma il modo in cui ce l’hanno fatta arrivare. E se provate a seguirmi forse riesco a convincervi di non essere un misogino. Spero. Ormai la frittata è fatta.

La serie cominciò a introdurre alcuni elementi, tra molte virgolette “gender friendly”: il Capitano Jack Harkness fu il più importante dei nuovi personaggi di quel primo ciclo; uno dei comprimari più interessanti, davvero divertente e sinceramente uno dei miei preferiti; era anche un paladino dell’amore libero, tipicamente inglese in questa connotazione.

Politicamente Corretto

God save the Queer

A poco a poco, la strada che avevano intrapreso gli sceneggiatori aggiunse sempre più elementi di questo tipo, fino a oltrepassare un limite che si chiama realismo: ovviamente il mondo è vario ed è giusto rappresentarne le minoranze, se vogliamo chiamarle così, ma quando questa tensione rappresentativa diventa persistente e insensata, in quel momento diventa un pressing da politically correct – ovviamente in inglese.

E non è solo colpa degli sceneggiatori di Doctor Who, perchè in realtà è tipica di tutta la serialità televisiva inglese e non solo. Non ne diamo la colpa solo a Steven Moffat e soci.

A questo punto, dopo aver introdotto la questione del cambio di sesso per i Time Lord, a poco a poco divenne chiaro che la direzione intrapresa era diretta verso una protagonista femminile per la serie. Per 50 anni Doctor Who era stato appannaggio maschile, interpretato solo da attori uomini, nonostante le rigenerazioni; ma nel nuovo millennio era necessario dare rappresentazione anche alle donne: come farlo? Prendendo l’uomo e trasformandolo in donna, ovviamente.

Che geni! Grandi menti, davvero.

00tette

Il titolo, un capolavoro del maschilismo, è una citazione a un caposaldo dell’animazione italica: Gino il pollo. Andatevelo a cercare. 

La questione non è se davvero le donne siano sotto rappresentate o meno, perché mi metterei a litigare con le femministe di tutto il mondo. Il problema sta nel fatto che per dare spazio a eroine femminili, se ne debbano distruggere di maschili.

E il secondo esempio che avevo promesso riguarda proprio questo: le notizie più recenti parlano di un nuovo ciclo con una 007 donna. Qualcuno là in fondo ha detto «appropriazione indebita dell’immaginario collettivo?» No, non mi pare che esista come reato.

Ovviamente 007 è un simbolo machista tra i più importanti: uomo d’azione, bevitore, fumatore e dongiovanni. La nuova agente sarà un rilancio di tutto ciò, ma in chiave femminile.

Politicamente Corretto

Decostruire – scusate se uso questa parolaccia di merda – la figura del Bond machio alpha in questo nuovo millennio sarebbe anche necessario. Del resto il ciclo di Daniel Craig aveva proprio iniziato questo cammino, con un Bond molto più umano e fallibile, ne era stata minata l’invulnerabilità.

Usato garantito

Invece che scardinare alcuni elementi classici della personalità di Bond, per esempio rendendolo un verosimile bisessuale a comando, del resto un agente che deve arrivare a un obiettivo non si può fare problemi nel sedurre una donna come un uomo, scelgono di renderlo donna e di una minoranza etnica (combo della sotto rappresentazione) e magari pure gay. Cioè tra tutto il casino di decostruzione, non andrebbero a intaccare la figura della Bond Girl, forse la più stereotipica. Rido da tre mesi.

Però l’industria oggi crede sia più semplice reinventare personaggi di successo maschili rendendoli femminili, invece che crearne di nuovi ad hoc. Ma ehi, è molto più semplice impiegare un usato garantito. Il 7 è un numero molto più conosciuto di un qualsiasi altro mai citato nei film per altri agenti.

E porca miseria, ormai non riuscirò più a levarmi dalla testa Idris Elba in smoking a sorseggiare un vodka martini. Me l’hanno messo davanti e poi l’hanno fatto sparire. Odio.

Politicamente Corretto

«Non sono razzista ma…»

Qua entriamo nella zona di pericolo. Ci avventuriamo in un terreno molto più accidentato: quello delle minoranze etniche. Con una questione del genere potrei passare per razzista in pochissime righe. Però è proprio questa la parte divertente: rischiare.

Se abbiamo parlato della sotto rappresentazione delle donne, ora passiamo a quella delle minoranze etniche, che in fondo, per i pensatori mondiali, vanno di pari passo. Poveri uomini di colore.

Assodato che Idris Elba sarebbe stato un grande Bond, perché è verosimile nel contesto multietnico del Regno Unito, la sostituzione di altre icone pop tipicamente bianche con etnie diverse mi lascia perplesso. Ancora una volta potrà sembrare il mantra «non sono razzista ma…», però vi assicuro che mi farebbe incazzare anche se, al contrario, al posto di Mulan ci mettessero un’ indiana. La questione riguarda proprio il prendere un’icona riconoscibile ed utilizzarla cambiandone il colore della pelle.

Però ovviamente non prenderebbero mai un’attrice non cinese per interpretare Mulan, perché i cinesi sono un minoranza che merita più rappresentazione. Non sono mica 2 miliardi di persone con la loro industria cinematografica con produzioni ricche quanto Hollywood.

Politicamente Corretto

Black face per la principessa

La Sirenetta fece proprio un sacco di rumore per questo: utilizzare un’attrice afro-americana in un personaggio che abbiamo tutti impresso nelle mente come bianca, grazie al film animato. Quello che mi viene da chiedermi è perché continuare a distruggere e ricostruire il modello tipicamente occidentale per rappresentare le minoranze, quando le si potrebbe portare su schermo con dei personaggi costruiti appositamente per loro, con le proprie caratteristiche uniche?

La Disney aveva già prodotto animazione in queste direzione, rappresentazione di tutte le etnie, attraverso personaggi ad hoc. Ovviamente parlo della Principessa e il Ranocchio, di Moana (Oceania) tra gli ultimi, ma c’erano stati anche Pocahontas e Esmeralda (Il Gobbo di Notre Dame).

E’ socialmente accettabile dipingere di nero un eroe bianco, però poi qualche rivista del cazzo si lamenta se Cirilli in tv si trucca per interpretare James Brown. Assurdo. Parlare ancora di Blackface nel 2019.

E allora che dovremmo dire di Kirk Lazarus?

Politicamente Corretto
Robert Downey Jr. in un’interpretazione che non ha scatenato il finimondo per non so quale miracolo del Natale

Testamento di un uomo bianco etero

La conclusione è una: il mondo dell’intrattenimento è invaso dal politicamente corretto. E’ qualcosa di negativo per se stesso? Sì, cazzo! Perché io sono un uomo bianco etero, il che mi rende insofferente a tutto ciò che mette in crisi la mia posizione dominante su questo pianeta. Questo è l’unico motivo per cui mi infastidisce e non perché è frutto di idee povere su come sceneggiare personaggi e storie che integrino in modo intelligente tutte le componenti di questo mondo.

Poi però ci sono quelli che si sentono davvero, e senza sarcasmo, in pericolo a causa di una naturale evoluzione della società in chiave più accogliente e tollerante. Reazionari fan di Tex e Matteo.
Però non vorrei che passasse il messaggio che io sia uno di quelli da «che belli i diritti umani». Niente di più sbagliato, ma non esiste nulla che mi faccia incazzare più degli ignoranti!

Dylan Dog che sposa con Groucho è chiaramente provocatorio in questo senso. Se però esiste il politicamente corretto forzoso e artefatto, c’è anche una soluzione coerente nella verosimiglianza di rappresentazione di tutti i colori.

Tipo la Fata Madrina nera. Rido.

 

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L'autore

Alberto Palazzolo

Giornalista pubblicista sprofondato nella hybris del web; apostolo della trinità Angela, Angela & Barbero e ogni tanto fotografo analogico.

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