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Pokémon Scarlatto e Violetto – Recensione: l’open world problematico di Game Freak

Il momento della nona generazione Pokémon è giunto, ma non senza qualche controversia dovuta ad alcune criticità evidenziate dal punto di vista tecnico, presenti anche nelle ultime iterazioni in tre dimensioni del brand. Pokémon Scarlatto e Violetto raccolgono l’eredità importante lasciata da un progetto diverso per il franchise di monster collector più famoso al mondo, ovvero Leggende Pokémon: Arceus, di cui i nuovi titoli riprendono il concept di base e alcune feature per dare vita ad un vero e proprio open world dedicato alle creature tascabili, dopo una storica ascesa di titoli strutturalmente identici dalla formula lineare, e soprattutto dopo aver tentato timidamente un approccio più ibrido con Pokémon Spada e Scudo.

In sostanza, parliamo del sogno di ogni giocatore cresciuto con la serie sviluppata da Game Freak; ma quanto costa l’abbandono di una struttura binaria in favore di una maggior libertà in un contesto simile? E soprattutto, gli sviluppatori come avranno interpretato i canoni del mondo aperto per la propria formula JRPG storica? Ci siamo avventurati nella nuova regione di Paldea per scoprirlo, e per raccontarvi la nostra esperienza con i nuovi titoli di Pokémon nella nostra recensione della versione Violetto su Nintendo Switch.

Il mondo aperto di Pokémon Scarlatto e Violetto

L’avventura di Pokémon Scarlatto e Violetto, dopo un basilare quanto arricchito editor del personaggio, ci pone nei panni di un aspirante allenatore di Pokémon e neo-studente dell’Accademia Uva (o Arancia se in Scarlatto) che sarà invitato personalmente dal preside Clavel, una figura chiave per l’inizio di questa storia. Quest’ultimo porterà con sé i nuovi starter, che ci farà conoscere prima di prendere la fatidica decisione che ci accompagna da più di venti anni.

Faremo presto la conoscenza della nostra vicina di casa, nonché entusiastica rivale, Nemi, che ci farà da guida nel nostro percorso verso l’accademia, essendo anche una rappresentante di classe nonché un’allenatrice esperta. Dopo aver scelto accuratamente il nostro primo compagno pokémon e intrapreso il viaggio verso la struttura studentesca, avvertiamo un verso di creatura particolare. Nel tentativo di scorgere il problema ci ritroveremo ai piedi di una scogliera, dove faremo la conoscenza di Miraidon (o Koraidon in Scarlatto) in difficoltà, che una volta aiutato ci sosterrà a nostra volta per tornare sul giusto percorso, unendosi a noi.

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I pokémon di copertina allo stato attuale sembrano piuttosto debilitati, tanto che per il momento possono solo accompagnarci verso l’accademia, dopo aver fatto la conoscenza di un altro personaggio chiave, Pepe, che ci consegna una speciale Poké Ball per ospitare la singolare creatura. La meta attuale è chiara, ma è già possibile avere un assaggio di mondo aperto nelle primissime zone, dove possiamo muoverci liberamente in cerca di pokémon visibili a schermo nell’overworld di gioco, tra nuove creature e vecchie conoscenze, oltre che di strumenti da raccogliere disseminati in ogni dove.

Arrivati finalmente all’accademia, saremo presentati alla nostra classe e verremo chiamati in causa per diverse questioni di natura narrativa, mentre il giorno successivo saremo pronti ad assistere all’annuncio di una nuova caccia al tesoro indetta dal preside. Non si tratta letteralmente di una ricerca di qualcosa di prezioso, bensì di intraprendere un percorso extracurriculare fatto di esperienze in grado di arricchire l’allenatore studente. In tal senso, tre saranno le vie narrative che è possibile percorrere in libertà nella regione di Paldea.

Pokémon starter

Nemi ci spronerà ad intraprendere il Cammino dei Campioni, la route più classica, che consiste nell’obiettivo di ottenere 8 medaglie dai rispettivi capipalestra per affrontare la canonica Lega Pokémon e diventare un campione, mentre Pepe ci inviterà ad aiutarlo con la raccolta di alcune spezie speciali nel Sentiero Leggendario, le cui radici sono situate in aree protette dai Pokémon Dominanti, creature più grandi e forti del normale che andranno sconfitte per liberare la strada. Infine, il Viale della Polvere di Stelle è un incarico che consiste nello sconfiggere i cinque capibanda del Team Star, il nuovo gruppo organizzato combinaguai composto da studenti ribelli e poco raccomandabili, non prima di aver ripulito i rispettivi covi in cui battere un certo numero di creature avversarie entro un tempo limite. Nel caso degli scontri nelle palestre, prima della battaglia con il leader di turno, saremo soggetti ad un Esame della Palestra, che consiste in una sfida di tipo minigioco per convincere il capopalestra del nostro valore e creare le condizioni per una sfida all’ultimo pokémon.

Sicuramente interessante la volontà di proporre diverse linee narrative rispetto al classico cammino verso la Lega Pokémon, che comunque è ben presente, anche se il risultato in tal senso non raggiunge livelli degni di nota, sebbene non manchino tentativi di racconto con tematiche socialmente importanti, nei limiti comunque di un mondo tendente al positivo come quello del franchise. Troviamo poi qualche colpo di scena intrigante e approfondimenti di un certo peso di alcuni personaggi che compongono un cast ragguardevole. Parliamo di tre ramificazioni narrative distinte e di libero approccio, distribuite equamente nella regione di Paldea e convergenti verso i titoli di coda, che traghettano in maniera abbastanza soddisfacente il giocatore, che tuttavia dovrà fare i conti con un’esperienza non propriamente bilanciata e alquanto diluita, la quale cozza con la costruzione del mondo di gioco.

Lotte pokémon e cristalli

Pokémon Scarlatto e Violetto sono i primi capitoli della serie completamente open world. Abbandonate le Terre Selvagge di Galar in Spada e Scudo e le mappe aperte di Hisui in Leggende Arceus, i nuovi titoli del brand fanno tesoro delle precedenti esperienze per portare Pokémon al livello successivo, adattando il sistema ruolistico che da sempre contraddistingue il marchio videoludico al nuovo contesto a mondo aperto. In tal senso, l’esplorazione avviene senza soluzione di continuità (ad eccezione di Mesapoli, la città sede dell’accademia e fulcro di attività legate alla vita studentesca), dove tra diverse lande sterminate con vari biomi troviamo alcune località urbane, in cui si perde l’esplorazione della maggior parte degli interni di secondaria importanza.

Ora si entra in alcuni edifici di natura opzionale solo per fare acquisti mirati e istantanei attraverso menù statici, e perfino i Centri Pokémon son stati rivisti in funzione del mondo aperto, proponendo delle strutture simili a stazioni di servizio in cui poter curare le proprie creature, comprare consumabili o vendere oggetti e creare MT usando materiali raccolti dopo le battaglie contro i pokémon selvatici. I blocchi di percorso del passato ovviabili con le MN ora vengono aggirati dalla nostra cavalcatura Miraidon (o Koraidon), che con la progressione otterrà diversi potenziamenti utili per approfondire ulteriormente l’esplorazione, mai così verticale e libera.

Quaxly

Il sistema di gameplay alla base di Pokémon lo conosciamo bene per la propria solidità e apertura verso nuove aggiunte, e anche per questa iterazione troviamo una meccanica inedita che i mostriciattoli potranno sfruttare in battaglia. I 400 pokémon da scovare nella regione di Paldea e da registrare nel nuovo Pokédex potranno accedere alla Teracristallizzazione, il fenomeno attivabile grazie alla Terasfera che permette di cambiare il tipo della propria creatura nel suo teratipo e potenziare le mosse del relativo elemento. Questa funzione può essere usata solo una volta prima di esaurirsi e può essere ricaricata visitando i Centri Pokémon o toccando un cristallo traboccante di energia Teracristal. Essa aggiunge diverse possibilità strategiche degne di nota, incidendo nettamente sul bilanciamento di alcune creature, ma nonostante questo ci ha lasciato buone sensazioni all’uso, pur non risultando davvero interessante come le precedenti Megaevoluzioni o il Dynamax, e apparendo anche poco accattivante esteticamente. Da valutare comunque in ottica competitiva, dove questo comparto beneficia del processo di semplificazione avviato nelle scorse generazioni e che qui trova ulteriori miglioramenti.

Per chi vuole godere dell’esperienza di Pokémon Scarlatto e Violetto con qualcuno, è possibile andare online per scontrarsi, scambiare pokémon e prendere parte ai raid (possibile anche in singolo aiutati da 3 allenatori NPC), simili a quelli visti nei giochi di ottava generazione, e in via del tutto inedita esplorare insieme ad altri giocatori fino a 4 in cooperativa per catturare, scoprire e fare picnic per divertirsi e rilassarsi in compagnia dei propri pokémon. Proprio la meccanica dei picnic permette la creazione di panini con vari ingredienti raccolti o acquistati che possono attivare diversi effetti molto utili durante l’avventura.

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Insomma, l’offerta ludica di Pokémon Scarlatto e Violetto funziona e non si discosta molto dal proprio passato, tentando di migliorare e snellire alcune meccaniche più grezze, risultando forse tra le iterazioni più divertenti, avvincenti e assuefacenti in termini di pura avventura (che data la propria natura è facilmente ampliabile attraverso espansioni ed eventi), ma pesanti problemi tecnici riducono l’entusiasmo per un lancio che farà parlare di sé a lungo.

Problemi tecnici a Paldea

Dal punto di vista tecnico, ci duole constatare che Pokémon Scarlatto e Violetto appaiono come un vero e proprio disastro, una presentazione inaccettabile del prodotto che è piagato da innumerevoli problemi di entità variabile che non permettono una fruizione tollerabile su Nintendo Switch. Troviamo una qualità delle texture eccessivamente bassa, soprattutto se si guarda ai terreni dove si cammina e dove lottano i Pokémon, risultando una parte difficile da ignorare anche volendo, in aggiunta a un sistema di illuminazione poco efficace e un fenomeno di pop-in costante degli elementi su schermo.

Il tutto è mosso da un frame rate di 30 fps decisamente instabile quando ci si muove nell’overworld di gioco, che rappresenta forse la criticità più grande dell’esperienza, e come se non bastasse gli altri personaggi su schermo perdono fluidità delle animazioni man mano che ci si allontana da essi nonostante una certa vicinanza. Non mancano glitch grafici e bug di diversa natura, anche gravi, che speriamo vengano sistemati nei mesi a venire, anche se il tutto denota una cura e un’ottimizzazione quasi inesistenti del prodotto rispetto all’hardware Nintendo, dove la situazione non migliora in caso di cambio di modalità di fruizione, anzi, in docked i titoli riescono a dare il peggio di sé in fatto di resa.

Pokémon Scarllatto e Violetto Paldea

Si salvano i modelli dei pokémon, che hanno visto una rivisitazione degna di nota, trovando anche un collocamento piuttosto coerente con l’ambiente dell’open world, dando raramente la sensazione di stonatura mentre si viaggia nella regione di Paldea, mostrando inoltre le conquiste ottenute con Leggende Arceus in fatto di comportamenti faunistici. Gli ambienti in cui ci si imbatterà risultano spesso spogli e poveri di qualsivoglia dettaglio, il che rende l’esplorazione poco interessante se non mossa da obiettivi ludici anche personali, e le zone urbane che avrebbero dovuto dare quel qualcosa in più all’ambientazione purtroppo si ritrovano a fare i conti con un aliasing evidente che imbruttisce ancor di più la scena, anche se sottolineiamo la loro coerenza stilistica all’interno della regione di ispirazione mediterranea, che ribadiamo essere possibile esplorare in lungo e in largo senza vincoli… o forse no?

È doloroso constatare che in realtà la libertà di progressione di Pokémon Scarlatto e Violetto è solo apparente, non esistendo un sistema di scaling dei livelli dei pokémon incontrati e degli allenatori, risultando dunque in un percorso quasi obbligato per proseguire. Non è raro ritrovarsi di punto in bianco in zone avanzate senza preavviso, per un bilanciamento dell’esperienza molto altalenante. L’assenza di un livello di sfida scalabile è davvero un peccato, perché poteva portare veramente ad una rivoluzione per la serie, ma il poco coraggio consegna al giocatore un’avventura solo all’apparenza davvero libera, almeno nelle prime battute, questione rafforzata dal fatto che alcune aree per motivi strutturali non possono essere raggiunte già dall’inizio, ma sarà necessario un potenziamento per la cavalcatura leggendaria. Ovviamente, una volta portato a compimento il gioco saremo davvero liberi di muoverci come ci pare e piace nella nuova regione.

Miraidon

Insomma, i nuovi Pokémon Scarlatto e Violetto non escono più di tanto dalla comfort zone, restituendo comunque una meno classica avventura pokémon con qualche miglioria ludica da evidenziare, come la possibilità di mandare avanti uno dei nostri mostriciattoli per ingaggiare scontri simulati dall’intelligenza artificiale con i pokémon selvatici attorno, tenendo conto dei valori degli interpreti, meccanica apprezzata per evitare di reiterare scontri che potrebbero essere noiosi in caso di esito scontato.

Funziona il character design, insieme a quello dei nuovi pokémon, alcuni più ispirati e interessanti di altri, per una discreta armonia visiva degli attori di questa nuova avventura, che ora più che mai fa sentire la mancanza di un doppiaggio in qualsivoglia lingua, rimanendo sugli stilemi dei testi tradotti, tra cui figura come di consueto la nostra lingua. Dal punto di vista sonoro i titoli si riconfermano solidi, dove la serie ci ha abituato ad un trattamento di qualità in fatto di musiche d’accompagnamento per ogni fase del percorso da allenatore, anche se non tutti i brani suonano bene allo stesso modo, e non è raro qualche riciclo di idee sonore dagli scorsi capitoli abbastanza palese.

Talonflame

Conclusioni

Pokémon Scarlatto e Violetto sanciscono un punto di non ritorno per la serie di Game Freak, mettendo in scena contemporaneamente una delle migliori iterazioni ludiche del franchise e uno dei peggiori comparti tecnici mai saggiati negli ultimi anni, dando vita ad uno scontro perpetuo di sistemi su schermo che sollevano più dubbi che certezze. Il solito gameplay marmoreo coadiuvato dalle ultime conquiste ottenute grazie ai recenti predecessori tiene decisamente botta, dove alcuni elementi risultano più riusciti di altri, anche dal punto di vista narrativo, campo in cui si è sperimentato effettivamente qualcosa di nuovo, ma si ha sempre la sensazione che manchi qualcosa, forse per la mancanza di rifiniture generali che andavano pretese da un nome così altisonante, per un debutto in larga parte da dimenticare per la nona generazione di Pokémon.

Sulla valutazione finale pesano molto i problemi tecnici variegati che non possono assolutamente essere ignorati, come non è possibile ignorare una certa ambizione dietro il progetto open world, che tuttavia non ottiene abbastanza riscontri positivi. C’è un’idea di gioco, commercializzata come tale, che rappresenta una transizione netta anche rispetto agli ultimi capitoli che lasciavano intravedere una direzione simile, seppur con i tanti limiti del caso, limiti che ora sono esplosi in uno scenario a cui urge dare risposta.

Siamo attualmente a un punto cruciale da cui dover ripartire per qualcosa di nettamente (si spera) migliore, poiché c’è senza alcun dubbio del buono in Pokémon Scarlatto e Violetto che può essere sfruttato per il futuro della serie, da pianificare anzitempo e con perizia per evitare inciampi simili. È tempo di riflessioni importanti per uno dei franchise più redditizi al mondo, perché quanto visto e sperimentato non è assolutamente ciò che ci si aspetterebbe da uno dei brand videoludici più famosi di sempre.

Pokémon Scarlatto e Violetto

Voto - 6.8

6.8

Pokémon Scarlatto e Violetto sono i nuovi titoli di Game Freak che introducono su Nintendo Switch la nona generazione di mostriciattoli tascabili.

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Mirko Proietti

Mirko Proietti

Videogiocatore classe '96 operativo dall'età di 3 anni. La prima esperienza con Sega Mega Drive e PlayStation in contemporanea. Prediligo il genere Platform e GDR, ma da sempre mantengo una visione a 360 gradi del panorama videoludico. Laureato in Comunicazione, cerco la completezza nella produzione del videogioco, che tendo a considerare un'arte vera e propria.

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