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Non basta Facebook, la Russia blocca anche Twitter e YouTube

La guerra scatenata dalla Russia, com’è noto, procede sia sul fronte strettamente bellico che su quello economico, con ripercussioni che interessano l’intera comunità internazionale. Le pesanti sanzioni messe in atto dall’Unione Europea e dall’occidente in generale, nel tentativo di colpire l’economia russa e spingere il Cremlino ad un cessate il fuoco in Ucraina, stanno progressivamente avendo effetto. Anche aziende e multinazionali di servizi internet e di intrattenimento tra cui Google, Dinsey e Universal, sono intervenute con blocchi e limitazioni ai loro prodotti, e sono innumerevoli i provvedimenti analoghi presi da altre realtà internazionali. 

Ma è sul fronte dell’informazione che nelle ultime ore si registrano delle restrizioni significative portate avanti dalla Russia. Infatti, se solo poco tempo fa è giunta la notizia del blocco totale di Facebook, adesso anche Twitter e YouTube sembrano essere completamente inaccessibili dal territorio Russo. Negli scorsi giorni erano già stati segnalati problemi di accesso a Twitter, senza però notizie di un blocco totale e continuativo, che invece adesso è arrivato e si è reso effettivo. Non sarà pertanto possibile per i cittadini russi accedere ai social bloccati e pubblicare alcun tipo di contenuto.

Le mosse della Russia contro l’informazione

La politica di censura portata avanti dalle autorità governative russe mira a limitare la circolazione di informazioni e fatti riguardanti l’invasione dell’Ucraina in favore di narrazioni fuorvianti e propagandistiche. Anche il potenziale ruolo dei social nell’organizzazione online delle proteste potrebbe aver spinto il Cremlino a questa decisione: è infatti in continuo aggiornamento il numero di persone arrestate dalla polizia in seguito a manifestazioni pacifiche contro la guerra, svoltesi in molte città russe.

russia blocca twitter e youtube

A questo si aggiunge una legge appena varata dalla Duma (il parlamento Russo) e voluta dal presidente Vladimir Putin, che prevede pene detentive fino a 15 anni per chi diffonde “false informazioni sulle forze armate russe”. È di pochi giorni fa anche la lettera dell’autorità di controllo sulle comunicazioni russa Roskomnadzor alle principali testate giornalistiche del paese, che minacciava sanzioni per l’utilizzo della la parola “invasione” sui giornali.

È dunque una guerra anche in campo mediatico, combattuta a colpi di bavaglio su suolo russo ma anche in Ucraina, dove nelle prime città occupate (tra cui Melitopol, Kharkiv, Kherson) le truppe russe si impossessano delle emittenti locali. Da segnalare anche il bombardamento dell’antenna TV di Kiev avvenuto pochi giorni fa. 

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Fonte: Rainews

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