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Anime & Manga Recensione

Fate/Grand Order Ep. 20-21 – Ritorno a Chaldea

Eccoci all’ultimo appuntamento con Fate/Grand Order: Zettai Majuu Sensen Babylonia.

È già da diversi episodi che il nostro gruppo di protagonisti è impegnato nella battaglia contro Tiamat. Il vero nemico, infatti, si è rivelato non essere Gorgon, bensì la Beast II, una delle sette Bestie nate dai mali dell’umanità che, di conseguenza, solo l’umanità stessa può sconfiggere.

Più facile a dirsi che a farsi, soprattutto considerando la particolarità di Tiamat. È la dea della vita e pertanto non conosce il concetto di morte. Detto in altri termini: finché ci saranno esseri viventi attorno a lei sarà impossibile sconfiggerla.

Il piano del gruppo per eliminare la minaccia della Beast è quindi quello di farla precipitare nell’Aldilà, perché solo in un luogo che racchiude nella propria essenza la negazione della vita potrà essere sconfitta.

L’episodio 19 finisce proprio così, con Tiamat che precipita nell’Aldilà.

Assieme a questo abbiamo anche l’arrivo di Merlino, corso da Avalon a Uruk, e di un altro personaggio che rivela finalmente la propria identità.

Il vecchio col quale Fujimaru aveva già parlato in precedenza si rivela infatti King Hassan, uno dei sette servant che possono vantare dello status di Grand.

La mossa di King Hassan

L’episodio 20 inizia già con un elemento poco chiaro. King Hassan infatti recita una formula e colpisce Tiamat con la propria spada, subito dopo da Chaldea arriva una notizia: ora dovrebbe essere possibile uccidere la Beast.

Come? Perché? L’anime non fa neppure un rapido riferimento all’Arma Nobile di Hassan, Azrael. L’effetto di questa tecnica è molto semplice: imporre il concetto di morte a qualsiasi cosa venga colpita, e laddove possibile arrivare persino alla morte istantanea. E questo non è assolutamente intuitivo.

La mancanza di questa piccola seppur fondamentale spiegazione è una delle più grandi delusioni della serie, ancora più della dimenticanza di personaggi come Ishtar, Ushiwakamaru e altri.

Questa mancanza avrà sicuramente messo in difficoltà chi non ha giocato al mobile di Fate/Grand Order. Quello che viene messo in scena nei primi cinque minuti della puntata sembra slegato, non si riesce a scorgere il senso logico. Una o due frasi sulle abilità di King Hassan erano, secondo me, essenziali per far capire il senso della battaglia. Il fatto che Leonardo faccia un commento a riguardo non giustifica una mancanza così importante.

Il fatto che ci siano così tante mancanze negli ultimi episodio è un vero peccato, perché questa serie stava procedendo piuttosto bene.

Il ritorno del re

La battaglia coi nuovi Lahmu, evoluti e persino più forti di prima, sembra essere una disperata battaglia di logoramento. Ognuno di loro ha la stessa forza di uno spirito eroico divino e sembra impossibile contrastarli con i pochi servant adesso a disposizione.

La situazione sembra disperata, la potenza di fuoco a disposizione di Chaldea non basta, ma… Proprio quanto tutto sembra perduto, dall’alto dell’Aldilà giunge qualcuno un soccorso.

È Re Gilgamesh. Non è, comunque, lo stesso re che abbiamo lasciato pochi episodi fa. Se il Gilgamesh che abbiamo visto per tutto Fate/Grand Order era il Re degli Eroi in carne e ossa, adesso si tratta di una vera e propria evocazione come Spirito Eroico.

Gilgamesh è riuscito ad evocarsi facendo affidamento solo sulle proprie forze e si è manifestato nella classe Archer. Un aspetto familiare, quindi, visto che è quella nella quale siamo più abituati a vedere il re degli eroi da serie come Fate/Stay Night o Fate/Zero, per citarne due.

Gilgamesh si presenta e afferma che adesso sarà lui a dare una mano e supportare nella battaglia. La morte non è stata abbastanza per fermarlo, e dopotutto, come dice lui stesso, un piccolo strappo alla regola non significa nulla, per un re.

Una spettacolare battaglia finale

Con l’arrivo di tutti i partecipanti, la battaglia finale senza esclusione di colpi può finalmente cominciare.

Sotto i colpi dei vari Noble Phantasm, anche stavolta identici rispetto a quelli del mobile di Fate/Grand Order, Tiamat risponde sfoderando il suo ultimo asso nella manica: il Nega-Genesis.

Si tratta di un vero e proprio spazio separato all’interno del quale Tiamat può sovrascrivere, corrompere e annientare tutte le forme di vita. Gli unici che possono esistere nel Nega-Genesis senza venire corrotti sono gli esseri umani: toccherà quindi a Fujimaru il compito di sferrare il colpo finale alla Beast.

Per spianare la strada alla corsa dell’umano verso il nucleo di Tiamat, Mash e Merlin, in una sequenza visivamente splendida, rilasciano in contemporanea le loro Armi Nobili: Lord Camelot e Garden of Avalon. Anche questi, inutile dirlo, speculari alla loro controparte presente nella versione mobile di Fate/Grand Order.

Fujimaru inizia quindi la sua corsa. Poco dopo, Ereshkigal cede e cade a terra.

Ha violato una delle principali regole dell’Aldilà, aiutando degli esseri viventi, pertanto adesso dovrà sparire. Assistiamo ad un dialogo toccante fra Ereshkigal ed Ishtar che tuttavia, a mio parere, spezza l’azione dell’episodio. Sarebbe stato molto meglio inserirlo al termine, o nella puntata successiva.

Prima di sparire, la dea dell’oltretomba sorride, stringendo fra le mani alcuni dei fiori coi quali Merlin ha riempito l’aldilà.

L’aldilà è pieno di bellissimi fiori”, sussurra la dea, e scompare fra le braccia della “gemella”.

Subito dopo, l’attenzione torna su Fujimaru, che colpisce Tiamat con un coltello datogli da Re Gilgamesh, facendo collassare il Nega-Genesis.

Sarà poi proprio Gilgamesh a sferrare il colpo di grazia alla dea, grazie alla potenza distruttrice di Enuma Elish.

Tutto trema, nell’Aldilà, ogni cosa cede, persino il terreno, e il gruppo viene trasportato nuovamente in superficie.

Il momento degli addii

Subito dopo la fine della battaglia, è l’ora di salutare tutti i servant che hanno contribuito alla battaglia e tornare a Chaldea.

I primi da salutare sono Quetz e Jaguar: Quetz, in particolare, ringrazia Fujimaru dal profondo del cuore. Si è sentita accolta, compresa da un Master che ha cercato non di combatterla o di sconfiggerla, ma di conoscere meglio lei e le sue ragioni, la sua cultura. È stato qualcosa di totalmente nuova per una dea come Quetzcoatl, e che non ha potuto non apprezzare.

Gli dà un ultimo abbraccio, prima di sparire, augurandogli la buona fortuna per le future battaglie e chiedendogli di mostrare a tutti una vittoria che nessuno dimenticherà.

Subito dopo, lungo la strada verso la ziggurat, è il turno di Ishtar e Merlin. Dalla dea, Mash e Fujimaru apprendono della scomparsa di Ereshkigal nell’Aldilà.

In maniera quasi speculare a quanto Re Gilgamesh aveva detto pochi episodio prima, cercando di motivare Mash e Fujimaru nonostante le molte vittime nella battaglia ad Uruk, adesso è Ishtar a consolarli: Ereshkigal era davvero contenta che fossero spuntati tutti quei fiori nell’Aldilà ed è scomparsa con un sorriso. Perciò, non dovrebbero piangerla, né provare senso di colpa o rimpianti.

Riguardo Ishtar, invece, lei non scomparirà come gli altri servant, bensì rimarrà in Mesopotamia finché la prima dinastia di Uruk non sarà scomparsa.

Lo spettatore della nostra storia

Vorrei dedicare un paragrafo di quest’ultima recensione al personaggio di Merlin. L’avevo fatto anche mesi fa, parlando del secondo episodio. Quest’ultimo episodio, comunque, dà una conclusione più che degna alle storie di tutti i personaggi, e in particolare Merlin si dimostra più serio di quanto avremo potuto pensare all’inizio.

Merlino è fondamentalmente un esterno. È un osservatore che scruta senza coinvolgimento le vicende di tutti gli esseri umani dalla sua torre ad Avalon. Non ama gli esseri umani, ma adora seguire le loro storie. Come se queste fossero un libro, il Mago dei Fiori si limita a leggerlo, senza interessarsi direttamente a nessuno, tanto meno a chi quelle storie le scrive.

Eppure assistere alle storie di Chaldea, vedere l’impegno con cui Fujimaru e Mash correvano senza paura da un mondo all’altro lo ha cambiato. Lo ha reso più umano, persino una persona migliore. Ed è per questo che Merlin, prima di dire addio ai due, li ringrazia dal profondo del cuore.

Merlin percepisce una profonda affinità col Master di Chaldea. Se lui è un esterno che si limita a scrutare il mondo, lo stesso si può dire di Fujimaru. Anche il ragazzo è uno scrutatore che salta da libro in libro, cambiando storia di continuo. Tuttavia, fra i due c’è una fondamentale differenza.

Merlin si limita ad osservare, senza intervenire, senza alcun tipo di coinvolgimento. Fujimaru non solo si lega profondamente a tutte le persone che incontra durante i suoi viaggi, ma si impegna al massimo delle sue possibilità per salvare la vita di quelle persone, per migliorare quelle storie e, se possibile, aiutare a scriverne il lieto fine.

Sotto questo punto di vista il mago ammira l’ultimo Master dell’umanità, perché è riuscito a fare con estrema naturalezza qualcosa che lui, in secoli, non ha mai avuto la volontà di fare. Ed è proprio per questo che ha deciso di aiutarlo, almeno una volta: è un suo grande fan.

Merlin dà il suo addio a Mash e Fujimaru, lasciando loro poche ultime parole, ma destinate a rimanere impresse e molto significative per chi ha già terminato il mobile di Fate/Grand Order:

“Prego che ci sia un cielo azzurro al termine del vostro viaggio.”

L’addio di Gilgamesh

L’ultimo a dare addio ai nostri protagonisti è Gilgamesh.

Il gruppo si reca in cima alla ziggurat, e Fujimaru si lascia ancora una volta andare ai rimpianti di fronte alla disperazione e alla morte che regnano su Uruk. Lascia un fiore, in memoria di tutti i morti e per riconoscere il proprio fallimento. È riuscito a sconfiggere la Beast, ma a quale costo?

Proprio in quel momento, inaspettatamente viene lodato da Gilgamesh, che gli rivolge ancora una volta parole colme di incoraggiamento. Anche se la civiltà sumera è ora sull’orlo del collasso, anche se Fujimaru ritiene di essere stato impotente o inutile… Gilgamesh lo riconoscerà per sempre come colui che era necessario in quella situazione.

Finchè l’ultimo Master rimarrà in piedi, a combattere per la causa dell’umanità, sarà sempre nel giusto. Questo dovrebbe bastargli come consolazione: il fatto di star combattendo per qualcosa di più grande di un singolo popolo o epoca. E, alla vigilia della battaglia finale, è fondamentale che Fujimaru lo comprenda.

Il ragazzo quindi si alza, asciugandosi le lacrime e ringraziando il re.

Ad interrompere il momento interviene Romani che informa Mash e Fujimaru che i preparativi per il Rayshift sono pronti: presto i due torneranno a Chaldea.

Gilgamesh consegna quindi il Graal ai viaggiatori come “souvenir”, e infine porge loro una domanda.

“Come è stata Uruk?”

Al che i due rispondono:

“È stato divertente!”

Progetti per il futuro

Al termine di quest’ultimo episodio di Fate/Grand Order CloverWorks ha annunciato a sorpresa che si occuperanno di adattare anche la Singolarità Finale: Solomon.

Sorpresa relativamente, in realtà, perché da parte mia mi aspettavo già dall’uscita dell’episodio 0 che avrebbero adattato anche l’ultimo capitolo della storia. Potete leggere qui la mia recensione di Initium Iter.

Non mi dilungherò molto su questo. Potete trovare i dettagli nell’articolo dedicato all’annuncio.

Pregi e Difetti

Nonostante gli alti e bassi di questi ultimi episodi, la serie mi è piaciuta. Fate/Grand Order: Zettai Majuu Sensen Babylonia è riuscito nell’impresa di trasporre abbastanza bene una Singolarità di un gioco per mobile. Questo ci ha permesso di goderci al meglio gli scontri, di apprezzare di nuovo uno dei migliori capitoli della storia e, perché no, valutare certi personaggi sotto una luce diversa.

Personalmente, ritengo che uno dei pregi maggiori di questo adattamento sia il personaggio di Kingu, che qui risulta uno dei protagonisti a tutti gli effetti. A questo elemento positivo, comunque, corrisponde uno negativo.

Se nella prima parte viene data attenzione a tutti i personaggi, nella seconda parte molti sono dimenticati e diverse spiegazioni importanti vengono saltate. È un peccato che questi difetti siano emersi proprio alla fine della serie. Gli episodio 19 e 20, nei quali doveva esserci il climax della battaglia finale, in realtà risultano eccessivamente veloci, privi di spiegazioni e quasi sterili se paragonati a battaglie viste precedentemente.

Il difetto principale, comunque, ritengo sia il tentativo forzato da parte di CloverWorks di dare una caratterizzazione al personaggio di Ritsuka Fujimaru. Questo ha sottratto spazio ad altri personaggi e ha finito per creare un protagonista che risulta essere scritto peggio dei comprimari, stereotipato e che spesso finisce per parlare con frasi fatte, già sentite centinaia di volte.

Sicuramente non la miglior trasposizione possibile, e neppure la miglior serie legata a Fate uscita fra l’anno scorso e quest’anno (ho apprezzato molto di più El-Melloi II lo scorso anno). Ma, fra momenti entusiasmanti e tagli, fra scontri epici e personaggi dai quali ci saremo aspettati di più, posso definirmi soddisfatta.

Ora non ci resta che aspettare la prossima Singolarità.

Le avventure di Fujimaru e Mash non sono ancora finite.

 

Potete trovare a questi link i focus sui precedenti episodi di Fate/Grand Order: Zettai Majuu Sensen Babylonia:

  1. Fate/Grand Order – Initium Iter Episodio 0
  2. 1
  3. 2-3
  4. 4-5
  5. 6-7-8
  6. 9-10-11
  7. 12-13-14
  8. 15-16-17
  9. 18-19

 

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