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Anime & Manga Approfondimento

Fate/Grand Order Focus Episodi 4-5

L’episodio quattro di Fate/Grand Order: Zettai Majuu Sensen Babylonia inizia in un modo molto particolare. Ci troviamo infatti di fronte ad un flashback dalla fine della Singolarità di Londra.

Comparsa illustre, il Re dei Maghi, Solomon, invita i nostri protagonisti ad arrendersi, di abbandonare ogni speranza. La vita, dal punto di vista del Grand Caster, non è che sofferenza, morte e disperazione, quindi che senso ha portarla avanti? Che senso ha aggrapparsi ad essa e alla speranza con tutte le nostre forza?

Questo è un dilemma fondamentale in Fate/Grand Order, che verrà portato avanti in maniera sempre più approfondita durante tutta la prima parte, culminando con un vero e proprio scontro ideologico durante la singolarità finale. Ho apprezzato molto il fatto che abbiano trasposto, anche se brevemente, uno dei momenti salienti di Londra, perché significa che anche nei 21 episodi che comporranno Fate/Grand Order: Zettai Majuu Sensen Babylonia sarà presente questa tematica.

La vita è amore o disperazione? È dolore, o è amore? Dalla parte di quale delle due posizioni si schiereranno Fujimaru e Mash? A quale causa dedicheranno la propria esistenza, pur sapendo che ciò che rimarrà alla fine potrebbe non essere la speranza?

Oltre a Solomon, compaiono anche vari servant provenienti dalla singolarità, quali Mordred, Hans, Tamamo e Kintoki. Questi crollano per terra sconfitti, stremati dopo lo scontro col Caster.

Una scelta registica che ho molto apprezzato è il fatto che, per tutta la scena, il volto di Fujimaru non è mai visibile. L’unica parte del suo corpo visibile per lo spettatore è la mano.

Potrebbe sembrare una cosa da niente, in realtà c’è un motivo molto significativo: l’immedesimazione.

Fate/Grand Order è un gioco in prima persona, questo era ovviamente impossibile da mantenere in una versione animata, ma mostrando solo la mano del Master, evidenziando le Magie di Comando, è possibile riprodurre anche se per poco la sensazione di essere protagonisti che tutti abbiamo provato giocando al mobile. Tale scelta registica non è presente solo nella scena iniziale, ma viene ripetuta più volte nel corso della puntata, segno che non è stata casuale, ma voluta.

La profezia dell’eremita della montagna

È passato ormai un mese da quando i nostri protagonisti sono arrivati ad Uruk, e ormai sembrano essersi perfettamente ambientati. Fanno dei lavoretti, aiutano in città, e Mash è felice di potere finalmente familiarizzare con un ambiente esterno a Chaldea.

La tranquillità dei due viene interrotta quando un uomo incappucciato in un vicolo, del quale momentaneamente rimane ignota l’identità, attira la loro attenzione. Fujimaru si avvicina per offrirgli del cibo, e questi per sdebitarsi pronuncia una profezia.

“Presto Uruk sarà colpita da tre tempeste. Non devi mostrare compassione per colei che prova odio. Non devi celebrare assieme a colei che prova gioia. E infine, non mostrare adorazione per colei che prova sofferenza. Non dimenticarlo mai: descrivere le vie dell’uomo a un Dio… è un’impresa folle.”

L’uomo scompare e Fujimaru, in un impeto di genialità e intuito, trae le proprie considerazioni: “Uruk sarà colpita da delle tempeste.”

Un cammino colmo di perdite

Scesa ormai la sera, troviamo Fujimaru su un tetto, a riflettere sulle parole dell’anziano e sulla propria debolezza.

Non è in grado di fare nulla, non è mai stato in grado di salvare nessuno veramente. Ancora, l’inquadratura in prima persona sulla mano è carica di significato: le perdite di Fujimaru sono le nostre perdite, le stesse che abbiamo sperimentato e letto durante il gioco.

La morte di Olga Marie a Fuyuki (che abbiamo già visto in Fate/Grand Order: First Order) rappresenta proprio questo: l’inizio di una lunga serie di perdite. La strada verso la salvezza dell’umanità è lastricata di morti, perché salvare tutti è impossibile, e il ragazzo lo sta imparando a proprie spese.

Mash, nonostante le incertezze, lo rassicura. La ragazza crede fermamente nel proprio master e nelle sue capacità, e dice che rimarrà al suo fianco a sostenerlo fino alla fine. Grazie a questo Fujimaru riesce ad alzarsi in piedi, stringendo ancora una volta tra le mani la propria determinazione.

Come ultimo master dell’umanità e come essere umano che non desidera altro se non vivere, continuerà a combattere a testa alta.

Nel frattempo, a Chaldea Leonardo e Romani discutono della stessa cosa, e arrivano alla medesima conclusione: continueremo a combattere, fino alla fine.

Una missione ufficiale

Il giorno dopo Mash e Fujimaru, assieme a Merlino ed Ana, vengono chiamati al cospetto di Re Gilgamesh, che decide di affidare loro un incarico.

L’ordine è di recarsi ad Ur per indagare su quanto sta accadendo.

La strada è naturalmente lunga, e i quattro sono costretti ad attraversare la giungla per raggiungere Ur, sopportando naturalmente le continue lamentele di Merlino per il caldo, l’afa e gli insetti. Signori: il consigliere di re Artù in tutto il suo splendore.

Nella giungla incontrano uno dei personaggi che ero più curiosa di vedere animati: Jaguar Warrior!

Avremo modo di vederlo di più in futuro, per ora ricordate: è un giaguaro, non una tigre, sarà oggetti del prossimo esame!

Impossibile non notarlo: Jaguar Warrior è Taiga, l’insegnante di Shirou in Fate/Stay Night, personaggio famoso e apprezzato nel canone principale. I riferimenti a domande da fare agli esami sono un modo brillante per recuperare le origini del personaggio che ha donato il volto al giaguaro in modo divertente.

Taiga riesce sempre a strappare una risata, in qualsiasi forma.

Una volta arrivati ad Ur, il gruppo viene accolto dalla popolazione che intima loro di tornare indietro, perché la città non ha bisogno che Uruk mandi i soccorsi. La giungla, infatti, protegge la città, e a detta degli abitanti basta rispettare le regole della Dea per mantenere lo status quo.

Effettivamente, in città tutto sembra normale: la vita procede normalmente, la gente lavora, le donne si occupano dei propri figli… Eppure qualcuno crede che questa tranquillità sia mera apparenza, e che serva a nascondere qualcosa.

La rivelazione e l’arrivo della dea della foresta

Il giorno dopo, Merlino chiede agli abitanti di radunarsi, e rivela il problema: nella città i maschi adulti sono in numero molto minore rispetto alle donne, agli anziani e ai bambini.

Il mago arriva dritto al punto: quanti sacrifici dovete compiere per mantenere questa tranquillità?

Un uomo al giorno, approssima, con enorme stupore di tutti i presenti. E, nonostante le donne della città lo neghino, Merlino fa notare come effettivamente nella città ci siano troppi pochi uomini, contrariamente alle donne e ai bambini.

Un maschio adulto, quello è il prezzo per tenere Ur al sicuro dalle bestie demoniache.

“Ormai non c’è più un posto in Mesopotamia dove la morale umana sia compresa.”

A quel punto fa nuovamente la sua comparsa Jaguar Warrior, che scopriamo essere proprio la dea della foresta. Gli ostaggi, dice, non sono stati sacrificati, ma condannati ai lavori forzati al santuario di Eridu. Una magra consolazione per l’indignazione di Fujimaru e Mash.

Inizia lo scontro, che vede prevalere la dea della foresta con netta superiorità. I nostri protagonisti sono infatti costretti a ritirarsi.

Col rimpianto di essere stati costretti ad abbandonare ancora una volta una città in difficoltà, Fujimaru e il gruppo si avviano per tornare ad Uruk.

Una missione con il re

La prossima missione dei nostri protagonisti è apparentemente più tranquilla del solito. Devono recarsi al golfo Persico ed ispezionare la qualità dell’acqua.

Merlino ed Ana stavolta non sono presenti. Ad accompagnare Fujimaru e Mash ci sarà re Gilgamesh in persona, desideroso di staccare dalla propria routine di sovrano ed ammirare il mare, ogni tanto. La povera Siduri è invece costretta a sostituirlo all’improvviso, ad Uruk.

Un’altra prova del fatto che Gilgamesh, nonostante possa comportarsi diversamente come sovrano, sia esattamente lo stesso che abbiamo conosciuto in Fate/Zero è proprio la motivazione dietro alla sua decisione di accompagnare i due. Desidera essere intrattenuto, almeno per un po’, e divertirsi con delle storie.

I racconti dei viaggi di Mash e Fujimaru, comunque, lo annoiano, e quando il master domanda se abbia ricordi delle proprie avventure, risponde malinconico:

“Ricordo tutto quanto. Le magnifiche gesta eroiche, i viaggi privi di senso e le battaglie.”

E, proprio mentre Gilgamesh pronuncia queste parole, l’inquadratura si sposta su Enkidu, da tutt’altra parte.

I due erano infatti strettamente legati in passato. Prima nemici, poi compagni e migliori amici, Gilgamesh lo definì “l’unico uomo degno di essere chiamato suo amico”, il rapporto fra i due sarà uno dei nodi fondamentali della singolarità di Fate/Grand Order.

La seconda metà di questo episodio ce ne dà un assaggio.

I dubbi di Mash in Fate/Grand Order

Una volta arrivati alla torre d’osservazione sul golfo e completata la loro missione, i tre si prendono una breve pausa prima di ripartire.

Mash, seduta sulla spiaggia con Fujimaru, si interroga su se stessa e sulle proprie scelte.

Si domanda se riuscirà a capire ciò che vuole veramente, a seguire i propri desideri e la propria risoluzione fino alla fine. È tormentata dai dubbi, la ragazza, in bilico tra un’esistenza umana e una breve vita come servant: Mash è entrambe le cose, eppure al tempo stesso non ne è nessuna.

Questo la rende tremendamente insicura e costantemente in cerca di risposte, di conferme. Cercava conferme in Roman, nel primo episodio, e adesso le cerca in Fujimaru.

Mash è la prova che, pur essendo cresciuta isolata da ogni contatto umano come demi-servant, è possibile avere fede negli umani, affidare a loro il proprio “cuore” e capire che non deve cercare risposte da sola, ma può farlo camminando al fianco delle persone che le vogliono bene.

E Fujimaru, come Roman, si fida ciecamente delle capacità di Mash. Sa che, un giorno, sarà in grado di trovare le risposte alle sue domande, e sa che non smetterà mai di proteggere e di lasciarsi proteggere dalle persone che ama.

L’incontro con un vecchio amico

La tranquillità viene interrotta dall’arrivo improvviso di Enkidu, che subito rimprovera i ragazzi per essersi recati senza scorta in un posto deserto.

Finalmente, anche lui ammette di non essere il vero Enkidu.

Si tratta di un falso che ne sta solo utilizzando il corpo, e prima che Fujimaru possa chiedergli altro il servant li attacca.

Ciò che salta immediatamente all’occhio è il fatto che il Lancer combatte utilizzando lo stesso stile di combattimento di Re Gilgamesh, ma quando gli viene fatto notare, si difende sostenendo che non è lui che imita il sovrano, ma l’esatto contrario.

I due vengono poi salvati dallo stesso Gilgamesh, e possiamo assistere ad un combattimento spettacolare tra i due vecchi amici.

Ancora una volta l’uno contro l’altro, CloverWorks ha fatto un ottimo lavoro con le espressioni dei personaggi durante lo scontro. Riusciamo a percepire la rabbia e i dubbi di Enkidu, il rimpianto di Gilgamesh nel combattere contro colui che un tempo era il suo più caro amico, e il peso dei ricordi passati negli occhi di entrambi.

Dal primo minuto, ancora prima che Enkidu lanci il primo attacco contro il sovrano, a risaltare sono i loro occhi.

Si dice che gli occhi parlano più delle parole, ciò può verificarsi, come è ben noto, anche nell’animazione. Questo episodio di Fate/Grand Order ne è un ottimo esempio.

Al di là dell’effettiva bellezza del combattimento infatti ho apprezzato proprio il fatto che siano riusciti a caratterizzare i personaggi, a rendere perfettamente ogni loro emozione o sentimento, senza bisogno di farli parlare. Le espressioni parlano da sole. 

Enkidu e Gilgamesh si scontrano ad armi pari, con le stesse magie, tecniche e risoluzione. Spade, armi e catene dal basso, evocate dalla marionetta degli dei, e le stesse cose dell’alto, evocate dal sovrano, che si scontrano e si respingono a vicenda in sequenze spettacolari.

Anche a livello tecnico, lo scontro è magistrale, sebbene duri poco. Alla fine vi ritroverete a desiderare di vederne ancora, di ammirarli ancora combattere sullo schermo, tanto bene è realizzata questa seconda metà dell’episodio.

Avremo ancora modo, in futuro, di vedere questi due eroi in azione.

Enkidu

Interessante notare come in questo episodio è reso palese il fatto che il corpo e i ricordi di Enkidu influenzino ancora il falso Enkidu in tutto ciò che fa.

Questo era già stato sottolineato da Ana nel secondo episodio, quando Merlino riesce ad ingannare il servant e a far fuggire Mash e Fujimaru, dando la colpa al suo essere ancora troppo umano.

Durante il combattimento con Gilgamesh, nonostante Enkidu stesse per sferrare un colpo mortale, alla fine devia la traiettoria, tormentato da ricordi della sua amicizia col sovrano.

Riusciamo ad avere, quindi, un primo assaggio del conflitto che il Lancer vivrà per la durata della serie. A metà tra il seguire il proprio dovere come seguace di Gorgon e, allo stesso tempo, dai ricordi dalla vita trascorsa passata, è scisso tra due mondi, costantemente in bilico. L’equilibro era perfetto, ma l’incontro con il compagno di mille avventure lo turba, lo fa vacillare, ed è proprio questo che spinge Enkidu a fuggire.

Fugge, per non fronteggiare i propri dubbi.

Scappa per impedire a se stesso di cadere inevitabilmente da una o dall’altra parte.

Fugge, incapace di fare chiarezza nel proprio animo.

La puntata cinque di Fate/Grand Order: Zettai Majuu Sensen Babylonia termina così, con Enkidu, da solo, tormentato.

“Io sono più forte di loro. Dovrei essere più forte di quel re, eppure… Perché mi sono ritirato? I miei ricordi non sono nell’ordine corretto, continua a mostrarmene di precedenti… Non capisco, che cos’è questo guasto nel mio petto? Lui è qualcuno che devo uccidere, però voglio parlargli… No, non c’è spazio per i discorsi, mi limiterà ad ucciderlo. Ucciderlo, devo ucciderlo… Devo ucciderlo, devo ucciderlo! Devo ucciderlo per il bene di mia madre! Proprio così… Infondo… Io non sono il vero Enkidu.”

I ricordi di Gilgamesh fanno irruzione prepotentemente nella mente del servant, distruggendo ogni certezza che potesse avere.

Deve combatterlo, eppure vuole parlargli.

Deve ucciderlo, eppure vorrebbe tornare a vivere come un tempo.

Conclusioni

Fate/Grand Order: Zettai Majuu Sensen Babylonia è una serie che, episodio dopo episodio, riesce a stupire.

Non è una serie perfetta, né una trasposizione fedele al 100%, ma riesce comunque a fare il suo lavoro ed immergere il lettore nelle atmosfere. Sicuramente ciò che più ho apprezzato di questi due episodi è stata la capacità di rendere perfettamente in soli 20 minuti il conflitto del personaggio di Enkidu.

In Fate/Grand Order, almeno all’inizio, il personaggio ha un ruolo più marginale, ho apprezzato che, in questa trasposizione, da subito abbiano voluto comunicarne la drammaticità agli spettatori.

 

Potete trovare a questi link i focus sui precedenti episodi di Fate/Grand Order: Zettai Majuu Sensen Babylonia:

  1. Episodio 0
  2. Episodio 1
  3. Episodi 2-3

 

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