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Anime & Manga Recensione

Fate/Grand Order Ep 12-13-14: La dea Ereshkigal

Lo scorso episodio di Fate/Grand Order ci aveva lasciati con un colpo di scena inaspettato: la morte di Re Gilgamesh.

L’episodio 12 inizia proprio facendoci vedere il perché di tale avvenimento. Gilgamesh, sommerso da troppo lavoro ed incarichi, è morto per la stanchezza.

Una volta calmatasi dallo shock, Siduri comunica che il sovrano non è stato l’unico morto ad Uruk durante la loro assenza. Ci sono stati diversi esempi di morti improvvise per tutta la città e Quetz a quel punto avanza un’ipotesi. La dea è infatti convinta che a provocare quelle morti sia stata Ereshkigal, dea dell’oltretomba e terzo componente dell’Alleanza.

Scopriamo quindi che l’ultimo membro dell’Alleanza, assieme a Quetz e Gorgon, non è Ishtar, bensì Ereshkigal. La prima è la dea del cielo e della vita, mentre la seconda dell’oltretomba e della morte.

Visto il palese collegamento fra le due, Merlino avanza un’ipotesi. Quando Ishtar è stata evocata lo sarebbe stata anche la controparte e le due dividono il medesimo corpo, manifestandosi in momenti diversi. I conti tornano, se pensiamo che la sacerdotessa responsabile dell’evocazione è deceduta subito dopo.

Questo significa che i nostri protagonisti avranno un’altra divinità da affrontare e sconfiggere prima di prepararsi all’attacco di Tiamat. Ma, d’altra parte, vuol dire anche che la morte di Re Gilgamesh non è permanente e che sarà sufficiente scendere nell’Aldilà e liberare la sua anima per salvarlo. Più facile a dirsi che a farsi, ovviamente, ma Fujimaru non si lascia demoralizzare e decide di partire immediatamente per l’operazione.

Il ragazzo è convinto di potere parlare con la dea, piuttosto che combatterla. Ad avvalorare la sua convinzione che Ereshkigal non sia veramente cattiva come tutti credono, c’è il fatto che lui l’ha già incontrata. Si tratta proprio dell’Ishtar bionda con la quale parla la notte!

Nell’oltretomba

Una volta arrivati, Fujimaru e Mash, guidati da Ishtar, si ritrovano in un mondo oscuro, fisicamente collegato a quello dei vivi perché, spiega la dea, mondo dei vivi e dei morti nell’età sumera sono posizionati sulla medesima superficie. Le uniche luci presenti nell’aldilà sono delle luci blu, più o meno forti, simili a dei fuochi fatui: le anime dei morti, discese in quel luogo.

Alcune anime, le “predilette” da Ereshkigal, vengono intrappolate in delle gabbie, alle altre invece è permesso di dissolversi.

Raggiungere la dea dell’oltretomba non è così semplice. Prima di arrivare al suo cospetto, il gruppo dovrà affrontare delle prove ed attraversare sette portali. La difficoltà maggiore, in vista di uno scontro futuro, è il fatto che Ishtar si stia rimpicciolendo. La dea del cielo è stata infatti maledetta dalla controparte: procedendo, la sua Divinità diminuisce sempre di più e il suo corpo si restringe.

 

L’episodio ha un ritmo piuttosto veloce; nel giro di dieci minuti, Fujimaru e Mash superano tutti i cancelli e trovano Re Gilgamesh. Nella versione mobile di Fate/Grand Order, questa sezione era forse una delle più interessanti della singolarità, non tanto per motivi di trama, ma perché è una delle poche nelle quali le scelte del giocatore influenzano gli scontri successivi.

Ogni portale porrà una domanda a Fujimaru, chiedendogli di scegliere fra Ishtar ed Ereshkigal: chi delle due sia la più bella, la più virtuosa, e così via. In particolare, le battaglie risulteranno più o meno facili in base alla scelta compiuta. Dal momento che ci troviamo nell’oltretomba, la scelta da fare per avere nemici più deboli è ovvia: Ereshkigal.

Nella puntata, invece, Fujimaru sceglie sempre Ishtar, ma invece di dovere affrontare degli scontri, che avrebbero reso eccessivamente lungo e ripetitivo l’episodio, i portali si limitano ad incenerire la dea. Ovviamente, vediamo solo i primi due.

Ereshkigal e Mash

Una volta ricongiunti con Gilgamesh, Fujimaru e Mash si preparano ad affrontare Ereshkigal, scendendo sempre di più nelle profondità dell’oltretomba.

Nella strada che porta al castello della dea, veniamo a conoscenza di alcune importanti informazioni.

Ereshkigal è una dea che non ha mai avuto nulla, che non ha mai desiderato nulla per se stessa. È l’esatto opposto di Ishtar, che ha sempre avuto tutto e ottenuto tutto ciò che potesse desiderare. Il suo compito è sempre stato quello di sorvegliare l’oltretomba, di vegliare sulle anime dei defunti, e per questo motivo non ha mai potuto lasciare il suo mondo.

Ha passato millenni da sola, costretta ad un incarico che non è stata lei a scegliere, isolata e odiata da tutti perché il suo nome rappresentava la morte di tutto ciò che si trova in superficie.

Mash non può non sentire un minimo di empatia nei suoi confronti: anche la demi-servant, infatti, almeno per una parte della sua vita si è trovata nella stessa condizione della dea.

Come lei, infatti, ha passato i primi anni della sua vita rinchiusa, senza la possibilità di vedere il mondo, di conoscere persone nuove e neppure di osservare il cielo azzurro. Perciò, piuttosto che provare odio o paura nei confronti di Ereshkigal, prova compassione e si sente sinceramente triste per il destino che le è stato affidato.

Il momento di parlare e di avere pietà non dura molto: nel giro di pochi minuti, infatti, ci ritroviamo nel castello della dea dell’oltretomba. Uno spazio vuoto, senza luci all’infuori di quelle dei morti, freddo ed estremamente solitario. E proprio in quel momento, compare di fronte al gruppo l’ultima divinità dell’Alleanza: Ereshkigal!

“Io non sono affatto gentile con gli esseri umani”

L’odio e la rabbia di Ereshkigal non nascono solo dal suo vivere reclusa nell’oltretomba. La dea è stata vittima dell’odio degli esseri umani per tutta la vita, poiché tutte le sofferenze e le disgrazie che capitavano loro venivano attribuite a lei.

Ha solo cercato di compiere al meglio il compito che le era stato assegnato, dice, eppure invece di lodarla e considerarla una dea benigna, e non maligna, esattamente come tutte le altre, gli umani la odiano e la temono. Ecco perché, dice la dea, lei non intende affatto essere gentile con gli esseri umani.

Non lo meritano, dal suo punto di vista, e come biasimarla?

Non ha mai provato gioia, né tristezza, né ha mai avuto amici o libero arbitrio.

Fujimaru è però convinto che Ereshkigal stia in realtà cercando di proteggere gli esseri umani. Che non li odi, nonostante tutto, e che non desideri neppure vendetta. È stata gentile con lui, gli ha insegnato tante cose e si è presa cura di lui, quindi perché dovrebbe pensare che sia una divinità cattiva?

Io penso, le dice infine, che tu non sia affatto una dea malvagia. Col solito ottimismo che lo contraddistingue, con la sua usuale fiducia nei confronti delle persone, il Master rivolge la mano – e un sorriso – alla solitaria dea dell’oltretomba, che la stringe titubante.

Il tutto si risolve piuttosto facilmente, e dopo una breve discussione fra Fujimaru ed Ereshkigal appare dal nulla l’uomo misterioso che aveva restituito la tavola dei Destini a Fujimaru, e recide il legame della dea con l’Alleanza: ora sarà liberissima di aiutare la causa dell’umanità.

Anche l’uomo afferma che la dea non ha mai odiato veramente gli esseri umani, e che anzi si è unita all’Alleanza solo per potere proteggere quante più anime possibile, prendendole con sé nell’Aldilà.

Senza chiedere una ricompensa, senza chiedere di essere lodata né compatita, Ereshkigal ha cercato di difendere da sola quel mare di anime, quella landa desolata eppure così popolata al tempo stesso.

Quando lo scontro è definitivamente concluso Fujimaru può finalmente chiedere alla dea ciò che ha sempre voluto, sin dalla loro partenza: salviamo Uruk insieme.

E così, l’Alleanza fra le Dee è ufficialmente sciolta. Quetz ed Ereshkigal sono passate dalla parte dell’umanità, e le anime dei morti di Uruk possono tornare nel mondo dei vivi.

La notte prima della battaglia decisiva

Nonostante il pericolo che rappresentava Ereshkigal sia ormai solo un ricordo, nessuno si è dimenticato della più grande minaccia che presto colpirà Uruk: l’attacco di Gorgon con le bestie demoniache.

Sebbene re Gilgamesh stia cercando di preparare i suoi uomini a difendere le mura, la disfatta sembra certa. Le bestie demoniache sono dieci volte il numero dei soldati di Uruk, e combatterli in quelle condizioni sarebbe inutile. Ecco perché il re propone un’operazione offensiva piuttosto che difensiva.

Le truppe di Uruk faranno da diversivo mentre Fujimaru e i suoi servant si dirigeranno alla base di Gorgon – il tempo di sangue – per distruggerlo e sconfiggerlo. Fondamentale sarà l’ascia di Marduk, recuperata dopo la sconfitta di Quetz.

Trascinare l’ascia con sé sarebbe impossibile e Quetz non può lanciarla, perché significherebbe rivolgere un atto diretto di guerra contro l’unica dea rimasta nell’Alleanza. Merlino, allora, le chiede di lanciare a lui l’ascia di Marduk: ci penserà lui a farla arrivare al tempio per poi distruggerlo.

Dopo il termine della riunione, è il momento degli addii. Tutti sanno che, se l’operazione avrà successo, allora il Graal verrà recuperato e con esso quella singolarità scomparirà.

I primi a dirsi addio sono Merlino e Gilgamesh, seguito poi dall’addio generale di Mash e Fujimaru al posto nel quale hanno passato così tanto tempo. I mercati, diventati per loro così familiari, la loro base operativa e tutte le persone che hanno aiutato durante il viaggio nella singolarità: è il momento di salutare tutto, consapevoli che, presto, il loro lavoro lì sarà concluso.

L’ultima dea dell’Alleanza

La battaglia sul fronte demoniaco esplode e anche Kingu si reca sul posto, regalandoci un breve ma splendido scontro con Quetz. Uno dei maggiori pregi di questa serie sono sicuramente le animazioni, che raramente deludono. Gli scontri sono sempre dinamici, frenetici ma estremamente chiari.

Mentre gli ultimi esseri umani rimasti fanno da diversivo, Fujimaru, Ana e gli altri raggiungono il tempio del sangue e riescono a distruggere il tempio di sangue. Ora si trovano di fronte a Gorgon, l’ultima deal dell’Alleanza rimasta, pronti ad affrontarla.

Ana

La protagonista assoluta dell’episodio 14 di Fate/Grand Order è sicuramente Ana.

La ragazza raggiunge in questo episodio il culmine della sua caratterizzazione. L’abbiamo conosciuta come un personaggio estremamente riservato e solitario, che agisce solo per se stessa. Adesso, invece, combatte per tutti gli abitanti di Uruk. Ha conosciuto la gentilezza degli esseri umani e a sua volta ha imparato a rivolgerla a coloro che la circondano. Questo è, probabilmente, il suo più importante traguardo.

Vivere, vedere il mondo e sperimentare la gentilezza, sono i sogni che la se stessa adulta ha sempre avuto, ma che ha dimenticato, sommersa dal suo odio.

Ana ha accettato il suo essere, le colpe che pur provenendo dal proprio futuro le appartengono, i propri desideri e ora è pronta per combattere e sconfiggere Gorgon. È pronta per negare tutto ciò che il suo futuro colmo di odio e disperazione rappresenta e abbracciare una nuova risoluzione.

 

 

Potete trovare a questi link i focus sui precedenti episodi di Fate/Grand Order: Zettai Majuu Sensen Babylonia:

  1. Episodio 0
  2. Episodio 1
  3. Fate/Grand Order: Zettai Majuu Sensen Babylonia Episodi 2-3
  4. Episodi 4-5
  5. Fate/Grand Order: Zettai Majuu Sensen Babylonia Episodi 6-7-8
  6. Fate/Grand Order: Zettai Majuu Sensen Babylonia Episodi 9-10-11

 

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