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La Casa di Carta 4 – La nostra recensione integrale

Articolo a cura di Cristina Nifosi e Martina Cappello

La Casa di Carta 4 è disponibile su Netflix da poche ore. Se l’avete già conclusa e volete sapere cosa ne pensiamo, ecco la nostra recensione integrale.

Ci eravamo lasciati con i primi cinque episodi recensiti brevemente, ma adesso entreremo un po’ di più nel dettaglio.

SPOILER ALERT: 
contiene spoiler da La Casa di Carta 4

La caratteristica principale di questo “Heist Movie” è la rapina ma a dirla tutta, la rapina passa totalmente in secondo piano se non ancora più in fondo. 

Il colpo alla Banca di Spagna è praticamente un suicidio. Nessuno riesce ad uscire vivo da questo posto ma Il Professore ha promesso ai suoi allievi che li farà uscire da lì a tutti i costi.

Il personaggio più amato è sicuramente Berlino, che torna nella stagione nei numerosi flashback. Con lui c’è anche Palermo, che da subito non è visto di buon occhio dal Professore per via della forte passione che lo lega al fratello e che rischia così di intralciare il piano. Berlino all’inizio però non demorde, lo vuole con lui ad ogni costo anche perché, come scopriremo più in là, condivide in parte l’affinità che fa tremare il cuore di Palermo.

Nella prima puntata assistiamo ad un flashback particolarmente curioso che continuerà nella seconda puntata intitolata Il matrimonio di Berlino: se ve lo steste chiedendo: no, Berlino non sposa Palermo. 

La colonna sonora di queste due puntate è firmata da Umberto Tozzi e Franco Battiato. Il coro di frati e i protagonisti della serie intonano “Ti amo” e “Centro di gravità permanente”, con quell’accento spagnolo che ha tanto caratterizzato l’inno della serie, “Bella Ciao”.

Questi momenti goliardici che suscitano non poca ilarità si uniscono a numerosi altri nel corso delle puntate, accomunati dalla presenza della musica, che segna i cambiamenti delle emozioni dei protagonisti. 

A Berlino non resta molto da vivere e lo ribadisce più volte, forse per convincere suo fratello Sergio che il momento prima o poi arriverà, ma non adesso che ha sposato una giovane donna di cui è innamorato: Tatiana.

Il panico nella Banca di Spagna

Ma torniamo al presente, Lisbona è stata catturata dalla polizia, viene scortata alla tenda e viene torturata psicologicamente dalla donna con il pancione che cerca in tutti i modi di convincere la nostra a costituirsi e a rivelare la posizione del Professore.

Dentro la Banca di Spagna invece, la situazione precipita. Nairobi è praticamente in fin di vita ma Tokyo si improvvisa chirurgo e le salva la vita, impressionante vero? Ma non è tutto; Palermo decide che Tokyo non può prendere il suo posto e come un bambino imbronciato decide di uscire dalla Banca e consegnare i Segreti di Stato alla polizia.

La banda lo ferma giusto in tempo e con un abbraccio amorevole da parte di Helsinki, precedentemente masticato e sputato dal soggetto in questione, va a fare compagnia agli ostaggi. Qui continuerà a creare scompiglio convincendo Gandìa a liberarsi e mettere in ginocchio i rapinatori. 

Con un pollice lussato e una rabbia incontrollata Gandìa cambia identità prendendo in prestito quella di Terminator. Con munizioni infinite che nemmeno in GTA con i trucchi, afferra le redini della situazione riuscendo a prendersi gioco della banda, catturando a mo’ di ostaggio Tokyo.

Ma quando pensavate di aver visto tutto ecco che il magico colpo di scena: Arturito si improvvisa stupratore seriale, in attesa di fare qualcosa di meglio decide di sedare e abusare sessualmente di alcuni ostaggi. Ho solo una domanda: perché? 

Nel mentre ci viene introdotto un nuovo membro della banda, Manila. Chi è Manila e soprattutto, a che serve?Sostanzialmente il suo scopo è quello di infiltrarsi tra gli ostaggi e di intervenire se le cose dovessero andare male. La cosa esilarante è che anche se tutto va male ad un certo punto, lei non interviene. 

L’esecuzione di Nairobi

In tutto questo marasma Gandìa prende di mira in maniera particolarmente agguerrita Nairobi, mosso da un evitabile motivazione razziale ingiustificata. Dopo una serie di tentativi andati a vuoto, e non prima di averla inchiodata ad una porta, il capo della sicurezza la giustizia di fronte agli occhi increduli della banda. Grazie al diversivo Gandìa riesce a scappare nella panic room, illeso, nonostante i colpi di pistola e colpito soltanto di striscio da una granata.

In quello che risulta il momento più emozionante e sincero di tutta la stagione, nonostante i tanti escamotage amorosi proposti nel corso delle puntate, i membri della banda raccolgono il feretro della compagna Nairobi, una personalità forte e genuina tanto da attrarre l’amore degli spettatori. Questo momento è forse l’unico capace di farci scendere la lacrimuccia, e ricordarci che nonostante tutte le assurdità e le contraddizioni, alcuni personaggi de La Casa di Carta riescono a farsi spazio e a scatenare la nostra empatia.

Il Piano Parigi

Quando tutto sta per crollare il Professore tira fuori dalla manica un nuovo piano con altre reclute che risolveranno tutti i suoi problemi: una squadra di minatori dell’est, capitanato dal padre di Manila, che lo aiuteranno a far evadere Lisbona. Sono loro i protagonisti del piano Parigi, architettato in dettaglio ai tempi della preparazione della rapina.

Il programma è “semplice”: passare all’attacco rivelando tutte le infrazioni commesse dagli organi dello stato, come le torture subite da Rio e l’arresto poco convenzionale di Lisbona, e sfruttare il momento di estrema difficoltà della tenda per portare Lisbona all’interno della Banca di Spagna. Il fine di questa operazione, per quanto riesca a portare in “libertà” Raquel, d’altra parte la espone a rischi ancora maggiori ponendola in un ruolo attivo all’interno della rapina, dove nessuno è realmente al sicuro. Sarà una scelta giusta, caro Professore?

Il colpo di scena

Ma torniamo al vero colpo di scena del finale: Alicia Sierra, interpretata da una Nawja Nimri in piena forma nonostante il finto pancione, prende ancora una volta in mano la situazione, dimostrando la grinta e la spregiudicatezza che ci erano mancate in questa stagione. E’ lei il vero cuore dell’offensiva, è lei l’unica vera minaccia al grande progetto del Professore. In tempi record e sfruttando ancora una volta mezzi non convenzionali riesce a rintracciare il quartier generale della grande mente del piano, e a metterlo alle strette puntandogli una pistola.

La teoria secondo cui ci fosse un qualche collegamento tra la moglie di Berlino e Alice Sierra sembra essere a questo punto smentita. A quanto pare i produttori hanno deciso di rendere la cosa molto meno ingarbugliata e lasciare che la contrattatrice avesse una caratterizzazione molto più difficile di quella che si credeva.

L’ultimo episodio si chiude così: con un professore disarmato e inerme nel suo “covo per ratti” (per definirlo con le parole di Tokyo), una sanguinosa e instabile rapina ancora in corso e ancora tutto da vedere.

Il voto finale per La casa di carta 4

Le cose salvabili in questa stagione si contano sulle dita di una mano, e si concentrano perlopiù nelle ultime due puntate, dove i costrutti amorosi e gli escamotage riempitivi finalmente si dileguano lasciando spazio a un po’ d’azione. Anche questa però, per la maggior parte del tempo non convince, specialmente in confronto a quello che abbiamo già visto nelle prime due stagioni, decisamente più grintose e avvincenti. Nel complesso, quindi, facendo una media e pesando gli elementi di ogni story-line, il nostro voto per La Casa di Carta 4 è 5.

Non troppo fiduciose, ma pronte a lasciarci sorprendere e cambiare opinione, ci diamo appuntamento alla prossima stagione.

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