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Film/Serie Tv Recensione

Game of Thrones 8×06, il finale: spezzata la serie, spezzati noi

Game Of Thrones

Se penso a quando ho scoperto Game of Thrones quasi mi scende una lacrima. Quella prima puntata che non mi aveva fatto capire nulla. Nomi, cose, città e animali sparati a raffica, che poi, lentamente, sarebbero sedimentati nel nostro cervello, diventando parte dell’immaginario collettivo. Nessuno si aspettava una cosa del genere. Forse, nessuno si aspettava che l’ultima stagione di Game of Thrones, a conti fatti, sarebbe stata così tragica. E non come l’avrebbe concepita Shakespeare, no, ma più verso un melodramma da teatro di periferia, dove finti cicisbei imbellettati osservano questa cosa che, un tempo, aveva stravolto le regole del fantasy.

La progressione verso questo ultimo episodio è stata talmente sofferta e zoppicante (per non dire storpia) che si è perso ogni pathos, ogni sussulto, ogni tensione che Game of Thrones aveva imparato a instillarci nel cuore. Perciò, per chi volesse recuperarsi le scorse recensioni:

8×01

8×02

8×03

8×04

8×05

Tutti gli altri, per l’ultima volta: cosa diciamo alla HBO? Today.

DA QUI IN POI SPOILERISSIMI SULLA 8X06 E FINALE DI SERIE DI GAME OF THRONES

NEVE? CENERE? IMPORTA ANCORA?

Dopo il giustificatissimo massacro della scorsa puntata era naturale un grosso confronto fra Jon e Dany. O fra Tyrion e Dany. Era naturale un qualcosa. Ah, la mano di Jaime che spunta dalle macerie, che piccolo e mai sfruttato cliché. Quindi sì, lui e Cersei sono davvero morti così. Vamos.

E Dany è impazzita… nì. La sua lucida follia la fa ancora parlare della Ruota da rompere, un po’ dappertutto, tanto con Drogon può conquistare il mondo in un attimo. Un discorso utile a mantenere la (nuova) natura ambigua del personaggio per… per cosa, che tanto due scene dopo è bella che andata? Ah, sì, per dare l’ennesimo input a Tyrion di consegnare la lettera delle dimissioni. Ma lei l’avrebbe imprigionato comunque, no?

LEI È LA MIA REGINA. PIÙ O MENO

Jon non demorde, nemmeno di fronte all’evidenza. Tyrion, revisionista, tenta pure di supportare la teoria che lei fosse sanguinaria da sempre, un po’ contraddicendosi è un po’ no e, alla fine, giustificandola con il fatto che lei è convinta di essere nel giusto, anche quando stermina una città. E va fermata proprio per quello.

Ecco allora il cliché, quello vero, quello utilizzato da almeno 500 anni in altrettante opere tragiche. Jon che finge di starci e la pugnala mentre si abbracciano. Perché passare da “she is my queen” a “ti sbudello” da una scena all’altra è il modo giusto per chiudere Daenerys Targaryen e far agire Jon Snow per la prima volta in questa stagione di Game of Thrones. Queen of ashes per una mezz’oretta.

DR. DROGON

Un drago (viverna) che ha poche certezze nella vita. Bruciare cose, volare e seguire sua “madre” a qualunque costo. Però, quando la vede morta e si rende ovviamente conto di chi l’ha uccisa, non lo vaporizza subito ma, preso un PhD all’università telematica in dieci secondi, capisce che deve bruciare il trono perché è il simbolo di tutto ciò che c’è di sbagliato a Westeros, che ha causato la morte di sua madre, che avrebbe causato altre morti e che è una metafora della famosa Ruota da distruggere. E non basta dire “eh ma Jon è un Targaryen”. No, Drogon doveva bruciarlo, punto. Non ha alcun senso qualsiasi altra sua azione.

Era quasi meglio retconnare l’immunità al fuoco di Jon e farlo sopravvivere al barbecue, almeno, dal punto di vista di Drogon, sarebbe stato coerente lasciarlo vivere. Che tristezza.

LE CHIACCHIERE NON STANNO A ZERO

Passato un po’ di tempo, mentre Verme Grigio, per qualche motivo a noi oscuro, non ha ucciso Jon, e anche Tyrion – perché i prigionieri inutili sgozziamoli, ma un traditore e l’assassino della Regina no – eccoci al momento Carràmba! Che sorpresa. Tutti riuniti, tra cui un tizio a caso per Dorne (sigh), Asha, Robyn Arryn, uno che sembra il Pesce Nero e… Edmure Tully! La linea comica di Game of Thrones. Perché nonostante sappiamo che è un emerito imbecille, beh, vuoi non mettere un’altra scena in cui viene preso in giro e incespica con la sua spada? Così ridiamo tutti.

Almeno l’analisi politica (che poi di questo Game of Thrones parla) è sempre lucida: non siamo pronti per un passo così grande. Forse, a conti fatti, non lo saremo mai, e quello che può sembrare un vero cambiamento è solo l’ennesimo gattopardo mascherato. Moriremo tutti democristiani.

THEY SEE ME ROLLIN’, THEY HATIN’

Bran Stark. Alla fine è Bran Stark a (non) sedersi sul Trono di Spade. Lo stesso Bran Stark che “no, no, sono il Corvo a Tre Occhi, non ho più esigenze terrene, sono semplicemente la memoria del mondo, figurati se faccio il Lord di Grande Inverno”. Però il Re sì, ah, sono venuto qua apposta eh, non ho scandagliato il passato per scoprire che il legittimo erede è Jon, facendolo sapere a tutti per metterlo sul Trono, no, no, era tutto un mio piano per diventare Re, cosa avevate capito? Sono apatico fino a ieri ma adesso sì che cambio completamente come personaggio e voglio governare. Va tutto bene.

Bran sul Trono, in sé, ci può anche stare, ma cozza con tutto quello che ha fatto finora. Tutto.

Era quasi meglio che ci fosse una scena post-credit che gli facesse spuntare gli occhi azzurri, e che fosse davvero lui il Night King. Tanto, schifo per schifo, a quel punto affonda a piene mani nel letame.

SANSALVINI

Ora, tutti acclamano Bran, Sansa vuole l’indipendenza (senza la quale palesemente non avrebbe detto di sì) e… gliela concedono? Così? Perché siamo tutti buoni e cari? E nessuno a quel punto vuole governare sul proprio Regno? Eh, avevano già detto di sì…

CJ(ON)

Non possiamo darlo agli Immacolati, non possiamo liberarlo. Alla Barriera! E tutto si risolve. Verme Grigio, oltre a starsene, se ne va. Con tutti gli Immacolati. Ma allora, mannaggia a R’hllor, anche se lo lasci libero loro cosa ne sanno? Perché sicuramente Jon smetterà di ballare il mambo orizzontale, sì sì, altrimenti Verme Grigio lo scopre e viene ad ammazzarlo. E poi gli Immacolati da soli potevano scatenare una guerra contro tutta Westeros? Tengono in scacco i Lord e li costringono a patteggiare? Ma in quale vita possono anche solo rappresentare una minaccia?

RIMETTA A POSTO LA SEDIA

Fortuna che Brienne riscatta l’inutile morte di Jaime. Ma poi ecco il nuovo Concilio Ristretto! Tutti a ridere, a scherzare sui bordelli, con Bronn che riappare, Drogon che è in vacanza a Est e con ogni maledetto istante utilizzato per una battuta stupida. Tutto finito a tarhllorlrucci e vino.

IL GIOCO DELLE TRE STARKE

Il montaggio alternato funziona. Teoricamente, anche il resto: Sansa Queen in the North, Arya Assassin’s Creed Black Flag, Jon che riabbraccia Spettro (e che cavolo, oh, era il minimo) e che probabilmente diventerà a sua volta Re oltre la Barriera, finalmente libero dal peso del suo nome, dei suoi titoli, del mantello che il mondo gli aveva gettato addosso. Ora potrà cucirsene uno lui.

Il problema è il come ci si è arrivato, sacrificando pathos, sconvolgendo i personaggi, andando di fretta, scrivendo svolte di trama ai limiti dell’illegalità. Il Night King e gli Estranei completamente inutili, chiusi come direbbe Nada, il passato di Jon che a conti fatti non è servito a nulla, e la lista tende all’infinito.

Game of Thrones ci ha accompagnato, coltello nella mano, per tutti questi anni, e il suo finale, fisiologicamente, non poteva soddisfare tutti. Ma quando una serie perde tutto il suo spirito, sfilacciandosi puntata dopo puntata, diventando quello che aveva giurato di distruggere, beh, resta solo tanta amarezza.

Ma questo è, e questo ci teniamo, simpatiche (e vagamente ridicole) petizioni a parte.

Al gioco del trono o si vince o si muore, giusto? Allora lasciamo una Rosa Blu dell’Inverno sulla tomba di Game of Thrones e andiamocene via, con il nostro segreto.

E a voi è piaciuto questo finale di serie? Ditecelo nei commenti!

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Edoardo Ferrarese

Nato a Novi Lugubre l’11/11/92, anche se nessuno lo ha interpellato sulla questione. Laureato in Lettere Moderne senza infamia e, soprattutto, senza lode, capisce che magari gli piace la critica cinematografica e il Cinema tutto, anche se troppo tardi, e che vuole scriverne, perciò prende pure un diploma alla Scuola Holden (tanto per non continuare a sembrare un radical chic di merda). Finirà per insegnare letteratura italiana nel liceo del suo diploma, però questo non ricordateglielo mai.