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Film/Serie Tv Recensione

Game of Thrones 8×03: la notte è troppo oscura e poco piena di terrori

Game Of Thrones

Non stiamo troppo a perdere tempo, perché proprio come Game of Thrones non ne abbiamo. La battaglia con il Night King e gli Estranei è arrivata, e noi dobbiamo farci i conti.

Quindi, per chi si fosse perso le recensioni delle scorse puntate, eccole: 8×01, 8×02.

Tutti quelli che hanno visto la puntata… mantenete le posizioni, e avanziamo assieme.

DA QUI IN POI SPOILERISSIMI SULLA 8X03 DI GAME OF THRONES

DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA: DUCCIO PATANÈ (MAGARI)

Perché Duccio nel dubbio avrebbe “aperto tutto”, spiattellando la luce così da far capire ogni singolo elemento. La 8×03 di Game of Thrones è solo un miscuglio confuso di buio bruciato. Qui ci voleva epicità, un’epicità terrena, tangibile, che ti eleva sotterrandoti nel fango. La fotografia è semplicemente imbarazzante. Perché era cosa buona e giusta volerci calare nella lotta, abbassandoci allo stesso livello dei personaggi. Ma qui, purtroppo, non si capisce quasi nulla.

Basta fare un semplice confronto con la Battaglia dei Bastardi. Il montaggio frenetico, le inquadrature strette, chiuse, asfissianti, servivano a soffocarci come Jon. Lì eravamo davvero in mezzo alla carneficina. Nella 8×03 di Game of Thrones, assolutamente no. Passiamo la maggior parte del tempo a chiederci cosa diamine stia succedendo, perché la luce è gestita alla maniera di Renè Ferretti. Il fuoco diventa quindi cruciale, sia per i personaggi che per noi, perché almeno aiuta. Ma non basta. Anche le scene di scontro fra i draghi sono confuse, ingarbugliate tra neve, nuvole e una regia che non riesce a passare bene da campi larghi, a medi e ai primi piani, e che mal supporta una fotografia che, per Game of Thrones, è semplicemente inaccettabile.

DEUS EX MELISANDRE

Splendida la scena degli Arakh che prendono fuoco. Un po’ meno i Dothraki che si spengono off-screen come le candeline di una torta. Vincono quasi il premio inutilità della stagione. Resta il fatto che Melisandre appaia molto dal nulla (in un Nord gremito di non-morti), al limite del deus ex machina messo apposta per salvare baracca e burattini. Anche se poi, alla fine, non è che serva a molto. Cioè, in realtà permette a noi di vedere qualcosa in più della battaglia. Quindi sì, grazie, Regina del mambo orizzontale.

UNO, NESSUNO E CENTOMILA NON-MORTI

C’è un problema di ritmo. Perché a un certo punto della 8×03 di Game of Thrones si passa dall’orda di non-morti che entra nel castello, con tutti che sembrano sopraffatti (ma non muoiono mai), a qualche cadavere qua e là dal quale bisogna nascondersi. C’è troppa disparità, non ha senso che i morti si fermino (o rallentino) per dare tempo ai vivi di riprendere fiato. L’orda entra come uno tsunami e così deve continuare, non che poi si trasforma in quella pioggerellina fastidiosa che non ti fa capire se devi prendere l’ombrello o no.

La cosa per fortuna riprende quando il Night King resuscita tutti, con una colonna sonora davvero da brividi, ma tutte le boccate d’aria prese prima non hanno alcuna logica. E davvero nessuno aveva pensato all’eventualità dei morti resuscitati nelle cripte? Fortuna che Tyrion e Varys sono le menti di Game of Thrones.

SANSA E TYRION

Il terrore che si suicidassero per non finire ammazzati dai cadaveri era palpabile. Uno sguardo che dice tutto, un affetto sincero, quasi inaspettato, ma che rende alla perfezione un momento tanto tragico come quello dentro le cripte.

I MORTI FACILI

La 8×03 di Game of Thrones non ha neanche ucciso un personaggio grosso. La morte di Jorah, gestita fortunatamente bene, telefonata da una vita quanto vogliamo, è comunque una degna chiusura al personaggio. Anche se Dany che lo sposta verso le coltellate è veramente criminale. Ok che deve proteggerti, ma così no, sei solo strilonza (cit.). Anche Theon ci saluta bene, nonostante il suo sacrificio sia più per una redenzione personale che per una effettiva utilità. Ma erano comunque i più sacrificabili dei quasi-big. Per il resto chi se ne va? Edd (povero, piccolo, cinico Edd), Lyanna Mormont (che va bene, ma anche chissenefrega – morte molto figa però), Beric (che ha finito i soldi da rimettere nella macchinetta per la nuova partita) e Melisandre. Drogon sembra ok, e Rhaegal? Boh, non si capisce.

Ma il punto è un altro: lasciando in vita tutti i personaggi più amati (perché così è) si perde quel senso di sacrificio che un episodio come questo doveva assolutamente darci. La vittoria finale avviene senza una vera e propria perdita. E non si parla di una vittoria qualsiasi, perché questa è LA vittoria, quella che andiamo inseguendo dalla prima scena della prima puntata di Game of Thrones. Oppure no?

I FRATELLI INUTILI: BRAN E IL NIGHT KING

Non si giudica una serie prima che finisca. Sacrosanto. Ma si giudica il singolo episodio, al momento. Bran nella 8×03 di Game of Thrones è stato inutile. Sperando ci spieghino che in realtà ha fatto qualcosa, perché non si capisce come mai vada dentro i corvi e resti fastidiosamente apatico anche davanti al Night King. Però se doveva solo fare l’esca allora ottimo lavoro.

Otto stagioni, episodi su episodi, l’inverno sta arrivando, la Lunga Notte, una mitologia sommersa, un personaggio imperscrutabile che volevamo almeno provare a sezionare e… muore così. NinjArya arriva praticamente dal nulla (e non dite “eh ma si sono visti i capelli bianchi di uno dei Pannella muoversi, era tra gli alberi” perché siamo alla fiera del ridicolo) e lo fredda. Ciao Night King, sarebbe potuto essere bello. La sua ineluttabilità frantumata, mentre la musica ci incalza, mentre tutto sembra suggerirci un rapporto tra lui e Bran, mentre il ralenti sottolinea come non si sfugga alle fauci del ghiaccio. E, invece, nulla. Che, di per sé, la scena è pure bella, e Arya è il personaggio perfetto a cui consegnare una morte così cruciale. Resta solo questo senso di vuoto amaro.

CONSIDERAZIONI FINALI

La 8×03 di Game of Thrones ha alcuni momenti validi, perché presi singolarmente, ma nel complesso delude (per usare un eufemismo). Un comparto tecnico inaccettabile che smorza il poco di buono che l’episodio tenta di regalarci. Un senso di sconfitta e perdita, sottolineato da una colonna sonora pazzesca, che non si realizza mai davvero. Una fine semplicistica per uno dei personaggi potenzialmente più interessanti di tutta la serie. Anzi, per il perno centrale su cui ruota Game of Thrones, dato che è la prima cosa che vediamo arrivati con gli occhi a Westeros.

Jon Snow contro Viserion, Game of Thrones, 2019

Adesso c’è Cersei. Tre puntate (in realtà tre film) possono chiudere bene almeno la guerra per il Trono. Quella con gli Estranei, invece… beh, come direbbe il Bardo: tanto rumore per nulla.

E voi cosa ne pensate della puntata? Ditecelo nei commenti!

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Edoardo Ferrarese

Nato a Novi Lugubre l’11/11/92, anche se nessuno lo ha interpellato sulla questione. Laureato in Lettere Moderne senza infamia e, soprattutto, senza lode, capisce che magari gli piace la critica cinematografica e il Cinema tutto, anche se troppo tardi, e che vuole scriverne, perciò prende pure un diploma alla Scuola Holden (tanto per non continuare a sembrare un radical chic di merda). Finirà per insegnare letteratura italiana nel liceo del suo diploma, però questo non ricordateglielo mai.