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A Plague Tale: Innoncence, la recensione della pandemia secondo Asobo Studio

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Ecco a voi la recensione di A Plague Tale: Innocence

Il quinquennio della peste nera è stato uno dei periodi più oscuri della storia del Vecchio Continente. Nel giro di cinque anni, più di un terzo della popolazione è scomparsa lasciando dietro di sé le macerie di un mondo, di una vita e di una cultura tutte da ricostruire. Nella storia molte sono state le testimonianze di quegli anni narrate e ritratte in opere di vario tipo, e sono proprio questi gli scenari di un mondo condannato che Asobo Studio ha deciso di recuperare per dare vita a un’avventura dal sapore dolceamaro che segna la prima pietra miliare del suo nuovo percorso lavorativo e videoludico. Ecco a voi dunque la nostra recensione di A Plague Tale: Innocence, disponibile dal 14 maggio per PlayStation 4, Xbox One e PC. Venite a scoprire cosa ne pensiamo!

La disperazione, tra magia e bellezza

In questo scenario “apocalittico”, con una Francia dilaniata dalla Guerra dei Cent’anni che si trova a combattere gli inglesi e soprattutto la peste dilagante, Amicia e Hugo, i due protagonisti, si ritrovano a fuggire anche dall’Inquisizione che vuole a tutti i costi il bambino che sembra nascondere qualche segreto relativo proprio alla pandemia in atto. Queste le premesse con cui inizia il viaggio dei due lungo ostili scenari naturali e medievaleggianti, tra foreste fitte, campi di battaglia sommersi da un mare di cadaveri e città condannate dalla pestilenza dove gli abitanti hanno dato il via a una vera e propria caccia alle streghe. Il punto forte di A Plague Tale: Innoncence è senza dubbio l’atmosfera che si respira, resa in modo eccezionale dall’incredibile realizzazione di Asobo Studio. La Francia del XIV secolo è sì tanto un luogo ostile, ma anche di notevole bellezza;questi due elementi traspaiono dagli scenari teatro delle peregrinazioni dei due fratelli: ogni ambientazione gode delle sue peculiarità, è caratterizzata nei suoi dettagli ed è in grado tanto di catturare l’attenzione del giocatore per i suoi colpi d’occhio quanto di trasmettere quel senso di orrore e ansia, tenendo quindi sempre viva la tensione, palpabile in particolare nelle prime ore di gioco. Un ottimo lavoro è stato fatto anche con l’illuminazione che nelle varie zone di gioco riesce a restituire degli effetti dettagliati, di cui l’atmosfera di gioco non può che giovarne. Un esempio concreto è la luce che filtra attraverso le fronde degli alberi o le immagini che si compongono sul pavimento di una chiesa grazie alla luce che irradia le vetrate.

Narrazione essenziale e ben riuscita

Sebbene possa sembrare a un primo sguardo un survival, la componente narrativa in A Plague Tale: Innocence risulta essere consistente ed essenziale, facendo rientrare il titolo nel genere dei videogiochi story driven, con qualche sprazzo action qua e là, in particolare nelle sezioni relative alla risoluzione di enigmi ambientali dalla cui riuscita dipenderà l’avanzamento del nostro viaggio. Questi non risulteranno mai troppo difficili o capaci di bloccare il giocatore per più di una manciata di minuti, e consisteranno il più delle volte in oggetti da raccogliere e utilizzare nel modo opportuno, accendere questo o quel falò, distruggere catene per far cadere oggetti propedeutici all’avanzamento e così via. Il disperato duo dovrà collaborare vivacemente per cercare di sopravvivere nel mondo ostile. Così, il piccolo Hugo non si rivelerà essere un tenero bambino inesperto del mondo da accompagnare a destra e a sinistra, ma come in un moderno Ico, diventerà parte attiva del viaggio, infilandosi in cunicoli, recuperando oggetti a noi inaccessibili, facendo da esca e così via. Il tutto mentre a poco a poco comprende in modo del tutto naturale cosa vi è lì fuori nel mondo esterno,  superando pericoli al fianco della sorella e crescendo grazie ad essi. Anche altri personaggi si affiancheranno ai due fratelli, aiutandoli concretamente, tutti caratterizzati ottimamente e ben scritti per i ruoli che si trovano ad interpretare. A Plague Tale: Innocence racconta dunque una storia di crescita, di odio e d’amore, e lo fa in una maniera sorprendentemente riuscita.

Voglio diventare un cavaliere!

Durante il loro viaggio, Amicia e Hugo non avranno vita facile e saranno molteplici le forze che cercheranno di frapporsi tra i due ed il ritrovamento di una cura per il bambino. L’Inquisizione, prima tra tutti, nutre un particolare interesse per il piccolo Hugo, e lo scontro con essa sarà inevitabile; così come sarà inevitabile lo scontro con gli uomini dell’esercito francese che non tarderanno a inseguire e neutralizzare il giocatore nel caso in cui venisse scoperto. Per sfuggire al nemico si renderà necessario fare uso dei “tool”; non siamo di certo davanti all’arsenale in dotazione ad un prode cavaliere ma comunque davanti ad oggetti sempre utili alla causa. Ecco allora che nel nostro equipaggiamento trovano spazio la fionda, sassi da lanciare per attirare l’attenzione e colpire oggetti, vasi per distrarre le guardie e pozioni alchemiche da creare con materiali trovati qua e là per fronteggiare ogni evenienza, come addormentare nemici e dare fuoco agli oggetti. Questi elementi di gameplay, che si aggiungeranno a mano a mano che si prosegue nell’avventura, permetteranno approcci sempre diversi e più variegati alle varie situazioni che ci si pareranno davanti, donando ad A Plague Tale: Innocence un’inaspettata varietà; questi, tuttavia risultano per certi versi limitati in quanto comunque nel gioco non vi è una libertà di azione simile a quella a cui siamo stati abituati in questi anni con titoli “stealth” del calibro di Dishonored e Prey. Nonostante ciò, questa limitatezza non si fa sentire particolarmente e il titolo, pur rimanendo ben ancorato ai suoi dettami, scorre a meraviglia senza risultare in alcun modo stucchevole. Il secondo grande antagonista del titolo è l’orda di ratti che caratterizza anche le box art promozionali del titolo. A differenza degli antagonisti “umani”, l’approccio ai roditori sarà totalmente differente a livello di gameplay, e attraverso trappole e mezzi di genere dovremo farci strada con fiaccole e fuoco, essendo la luce il loro punto debole.

Il vero nemico è l’uomo

E’ interessante, inoltre, notare come siano le sezioni in cui saremo costretti a sfuggire ai soldati, che siano dell’Inquisizione o dell’esercito francese poco importa, a risultare leggermente più problematiche da superare – con i dovuti limiti del caso – e più interessanti da affrontare; durante queste sezioni infatti la molteplicità di approcci si rende più evidente, tra l’utilizzo di tool vari e concitate fasi stealth. Al contrario, la misteriosa e ineluttabile orda di ratti non risulta particolarmente ostica da superare, ma riesce nell’intento di trasmettere quel senso di inquietudine e quello stato d’ansia provato dai protagonisti, che in un certo qual modo permea l’intero lavoro di Asobo Studio.

Apatia pandemica

Se abbiamo lodato l’atmosfera che si respira nel mondo di gioco, non possiamo fare altrettanto per quanto riguarda il comparto tecnico, in particolare quello relativo alle animazioni. Nonostante infatti l‘immagine risulti sempre pulita e particolarmente evocativa, grazie all’engine proprietario di Asobo, il più delle volte le animazioni risultano legnose e stridenti con quanto il mondo di gioco ha da offrire. Fortunatamente, e probabilmente grazie alla bravura della software house,  non sempre è facile rendersi conto di questa stonatura, che il più delle volte non risulterà essere un problema tale da inficiare l’esperienza di gioco. Nessuna riserva, invece, per le animazioni facciali. Dispiace, in un titolo di questa portata, vedere i volti dei personaggi che poche volte riescono a trasmettere un’emozione vivida. Un difetto che sembra essere conosciuto in sede, se consideriamo i cambi di inquadratura che in fase di regia riescono in un qualche modo a coprire questi problemi, regalandoci sporadicamente e solo quando necessario un primo piano del volto dei personaggi, che lo ribadiamo, sono caratterizzati in maniera egregia.

In conclusione..

A Plague Tale: Innocence è un titolo davvero tanto interessante. Asobo Studio ha confezionato una perla che sia dal punto di vista narrativo sia dal punto di vista ludico risulta essere piuttosto solida, nascondendo brillantemente la semplicità delle sue componenti, soprattutto di gameplay, senza forzare troppo la mano con essi. A farla da padrone in questo titolo è infatti l’equilibrio: non avremo lunghe sezioni stealth o di combattimenti, non avremo stancanti sequenze in cui scapperemo dai ratti, e così via. Insomma, il tutto è ben dosato alternando le varie  fasi o addirittura unendole assieme per creare situazioni più concitate, divertenti e più in generale interessanti. Possiamo affermare che il titolo di Asobo Studio sia un esempio di ottimo game design. A Plague Tale: Innocence dunque risulta essere un titolo validissimo, una vera e propria rivelazione quest’anno che merita di essere scoperta, e, soprattutto, vissuta.

VOTO: 8,2/10

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