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Apple contro tutti: perchè punta a controllare più mercati?

Il 25 marzo 2019 Apple ha tenuto la tanto attesa presentazione, annunciata due settimane prima e dalle tematiche praticamente note a tutti. O meglio, alcune tematiche erano note a tutti. Quasi tutte hanno sorpreso il pubblico, sia quello presente allo Steve Jobs Theater di Cupertino, sia quelli che si sono aggiornati tramite canali news e social media.

Quando hanno condiviso la gif del countdown con scritto “It’s Showtime”, nessuno si aspettava così tanto spettacolo. E forse, proprio a causa di tutti i prodotti e servizi presentati, questa data potrebbe rimanere impressa nella storia dell’azienda come l’inizio di una nuova era, una sorta di “Anno Zero”.

Perché? E, soprattutto, avranno quei prodotti tanto successo quanto iPhone, Mac, e iPad? Rispondiamo a queste domande assieme, cercando di capire perché Apple voglia puntare a controllare più mercati.

I prodotti presentati il 25 marzo

Ciò che Tim Cook ha presentato poco più di una settimana fa è un pool di servizi che potrebbero rivoluzionare il marchio stesso. Se già negli ultimi anni, dati i costi dei dispositivi precedentemente citati, la Mela rappresentava – con alte probabilità – uno status symbol, ora i nuovi prodotti intendono confermarlo. Ma osserviamoli uno alla volta, nei loro pro e contro.

Apple News Plus

Apple News+ è un abbonamento mensile dal costo di $9.99 (primo mese gratis) in USA e $12.99 in Canada, e permette la condivisione familiare. Un risparmio notevole rispetto agli $8,000 necessari per abbonarsi singolarmente a tutti i giornali del catalogo.

Dal lancio, gli utenti iscritti hanno potuto godere di circa 300 magazine, dei quali è possibile consultare le copertine come anteprima a scorrimento verticale. Dalle cover stesse, poi, è possibile accedere ai vari articoli, oltre che ricevere raccomandazioni riguardanti contenuti simili. Come in una grande edicola digitale, insomma.

Vogue, Time, National Geographic, Wired, The Wall Street Journal. Questi sono solo alcuni dei giornali consultabili tramite Apple News+. Impostandoli tra i preferiti, poi, l’app scaricherà automaticamente i nuovi articoli così da poterli consultare anche offline. Alta qualità dell’app, dei contenuti stessi, del prodotto nel suo insieme: la priorità di Apple per News+ è questa, ma presenta dei limiti.

Alcuni tra i vari giornali, specialmente i quotidiani come il New York Times, forniranno all’app soltanto un numero limitato di articoli d’interesse generale, selezionati direttamente da loro. Dunque, per visionare l’edizione completa del giornale servirà comprarlo o abbonarsi direttamente tramite i loro siti.

Inoltre, le testate non gradiscono particolarmente la percentuale di guadagno di Apple. Su $9,99 metà andrà ai quotidiani e magazines, metà direttamente all’azienda di Cupertino. Nonostante ciò, per aumentare i guadagni e la diffusione i piccoli giornali locali potrebbero unirsi al catalogo di Apple News+, per quanto non del tutto conveniente.

Piccola nota positiva finale: Apple ha assicurato che le pubblicità all’interno dell’app non terranno traccia di ciò che i clienti leggono. Un sospiro di sollievo nel campo della privacy. Forse.

Apple TV & Apple TV Plus

L’ultimo aggiornamento all’app Apple TV introdurrà gli Apple TV Channels che trasmetteranno produzioni originali e diversi shows da Amazon, Hulu, HBO, Showtime e Starz. Assieme a essi, sarà disponibile anche una sezione Apple TV Plus con soltanto contenuti originali marchiati Apple. Praticamente Netflix/Amazon Prime Video in versione Mela.

I film e le serie TV d’interesse saranno acquistabili on demand dalle smart TV in cui l’app potrà essere installata. I marchi che attualmente hanno la compatibilità confermata sono Samsung, Sony, LG e Vizio. Oltre a iPhone, iPad, iPod Touch e Mac, ovviamente.

Per renderlo un ottimo servizio, l’azienda ha già investito un miliardo di dollari per produrre 10 nuovi show. Con l’ascesa di Netflix – che ha rifiutato la richiesta di partnership per l’app – e simili, infatti, Apple vuole assicurarsi di non rendere Apple TV e Apple TV+ troppo simile a loro. L’intenzione è quella di creare qualcosa di unico, magari con una hit nel campo delle serie TV, grazie ai partner già confermati.

In effetti sul palco dell’evento sono saliti J. J. Abrams, Jason Momoa, Steven Spielberg e Oprah (che ha già confermato due documentari su Apple TV+). Nomi non da poco, ma che non devono assolutamente distogliere il pubblico dalla qualità effettiva del prodotto. La presentazione del 25 marzo, in fondo, non è stata così chiara.

I costi? Si sapranno solo quest’autunno e riguarderanno soltanto Apple TV+ e gli Apple TV Channels, dato che Apple TV è gratuito. Sarà in grado di competere con Netflix e Amazon Prime Video? Molto probabilmente no, in quanto non potrà proporre un catalogo altrettanto completo (almeno non inizialmente). Sarà disponibile su Android, Windows o browser? Non è stato detto niente al riguardo. In caso di mancata compatibilità con questi sistemi operativi, certamente Apple ne risentirà.

Apple Arcade

Data la mancanza di disponibilità di grandi titoli videoludici su iPhone, Apple ha cercato di creare un nuovo servizio completamente dedicato al gaming. Apple Arcade è un servizio ad abbonamento (un altro) che porterà nuovi titoli su iOS. Il catalogo a oggi comprende più di 100 giochi esclusivi per questo sistema operativo, e saranno giocabili anche offline su iPad, iPhone, Mac e Apple TV.

Non si conosce ancora il costo mensile e nemmeno la percentuale di guadagno degli sviluppatori di videogiochi. Si sa ancora poco, oltre ai titoli che faranno parte del servizio: Monument Valley, Florence, Alto’s Adventure, e nuovi giochi prodotti dal creatore di SimCity, Will Wright, e dalla mente dietro Final Fantasy, Hironobu Sakaguchi. Per non parlare delle altre promesse di Apple: Klei Entertainment (creatori di Don’t Starve), Konami, Lego, SEGA, Cartoon Network e tanti altri.

L’idea dunque è quella di comprendere sia giochi che hanno già riscosso successo, sia esclusive Apple. Un piano che potrebbe dare risultati positivi, ma anche negativi. Il co-creatore di Hidden Folks, Adriaan De Jongh, si è espresso così riguardo il futuro di Apple Arcade:

Arcade potrebbe essere un’ulteriore fonte di guadagno per gli sviluppatori, e non un sostituto al già esistente ecosistema videoludico. Ma c’è un problema. Il servizio potrebbe essere poco accessibile agli autori di giochi indie che vogliono emergere. Sarà necessario instaurare un dialogo tra il team dell’App Store e noi piccoli sviluppatori. Io stesso, ora, ho paura di non poter far parte di questo progetto.

Apple Arcade dunque andrà a unirsi ad altri possibili colossi come Stadia, ma in un modo unico. La Mela intende infatti sostenere i costi di sviluppo dei giochi stessi. Sia prima che dopo il lancio del servizio, il quale dovrebbe avvenire quest’autunno in più di 150 paesi.

Apple Credit Card

Questo è il prodotto che ha sorpreso di più il pubblico. Ed è anche quello che giungerà prima, precisamente durante quest’estate. Sulla scia di Amazon, Apple vuole creare una carta di credito con cashback e massima sicurezza.

Perché massima sicurezza? Perché non ha numero di carta, CVV, firma o data di scadenza. Viene creata direttamente tramite iPhone e conservata digitalmente nell’app Wallet. Da lì sarà possibile osservare i pagamenti effettuati con Apple Pay, il bilancio della carta, e tutte le altre informazioni. Comunque, ci sarà una carta fisica in titanio.

La carta sfrutterà il machine learning e Apple Maps per gestire i negozi nei quali potranno essere utilizzate le carte di credito, e dunque smistarli nelle loro categorie appropriate. Il cashback, inoltre, sarà dell’1% per gli acquisti fatti con carta fisica, 2% per acquisti fatti tramite Apple Pay con Apple Card, e 3% per acquisti direttamente da Apple.

Ciò è il frutto di una collaborazione con Goldman Sachs per il prodotto e Mastercard per i metodi di pagamento. Gli interessi saranno relativamente bassi, e la privacy sarà di massima importanza: l’app non terrà conto di cosa e dove si acquisterà, nemmeno il loro prezzo. Come? I dati saranno salvati direttamente sul dispositivo ma non inviati ai server Apple. Inoltre, Goldman Sachs non invierà le informazioni relative agli acquisti a terze parti.

Per possedere la carta, però, sarà necessario avere un iPhone e una quantità minima di credito disponibile, non precisata. Una volta richiesta la carta tramite l’app, l’azienda provvederà a inviarvi la copia fisica, utilizzabile nei negozi che accettano pagamenti via Mastercard. In caso di perdita della carta, basterà bloccarla e ordinarne una nuova. Ciò non bloccherà la carta virtuale, ovviamente.

La carta fisica, inoltre, non supporterà il pagamento contactless. Nei negozi che non accettano Apple Pay, poi, sarà necessario creare numero di carta, CVV e data di scadenza sul posto tramite l’app Wallet.

Può competere con le carte Amazon e Uber? Sì e no. I rivali di Apple offrono bonus all’iscrizione unici e percentuali di cashback maggiori. E gli stessi esperti della Goldman Sachs affermano che la qualità del cashback Apple è mediocre. Ma lo status symbol della carta è d’alto livello, come per ogni altro prodotto Apple.

Quale sarà la vera qualità di questi prodotti?

Difficile da definire ora. Le informazioni al riguardo sono relativamente poche e, soprattutto, il vero giudizio dovrà essere espresso solo dopo averli sperimentati. Le previsioni comunque non sono davvero ottime, ma neanche pessime.

Ciò che traspare è la volontà di produrre contenuti d’alto spessore, dati gli investimenti già fatti. Ma, allo stesso modo, specialmente dalla Apple Card, si nota come secondo l’azienda la qualità debba essere definita anche soltanto alla luce del marchio stesso. “Mela sul dispositivo? Alta qualità.”

Vlad Savov di The Verge, nella sua analisi di quest’ultimo prodotto, non ha tutti i torti a definire i prodotti Apple come la manifestazione del proprio benessere economico, come lo status symbol per eccellenza. E non è l’unico a pensarla così. Che sia dunque questa la vera natura di Apple?

Perché Apple vuole controllare più mercati?

Il motivo è semplice e chiaro: proporre molti servizi per guadagnare anche con altro oltre l’iPhone. Le vendite del resto hanno iniziato a calare, dato l’elevato numero di rivali nel settore dell’elettronica di consumo. La soluzione secondo Apple è allora quella di costruire un proprio network proponendo prodotti ormai tradizionali, ma cercando di innovarli.

Hanno già cercato di farlo con servizi come Apple Music, che già dagli inizi era una chiara sfida rivolta a Spotify, con la quale la Mela non ha per niente buoni rapporti. Ma ciò non è sufficiente a colmare il calo di guadagni dell’azienda. Anzi, anche Apple Music è stato sconfitto dall’altro colosso. Un po’ come potrebbe accadere per tutti i prodotti presentati il 25 marzo.

Lo scetticismo di clienti Apple, appassionati, esperti e giornalisti dunque non manca. È sempre maggiore e si oppone deciso alla fiducia che l’azienda sta cercando nei clienti. Specialmente in materia di privacy, nonostante le varie dichiarazioni di Apple stessa. Le offerte dei rivali, del resto, già nella pratica sono superiori alle offerte di Apple “sulla carta”.

Insomma, mancano ancora molti tasselli al puzzle del colosso di Cupertino per renderlo davvero di qualità. Un lavoro decisamente non semplice, specialmente date le premesse. Una scommessa che, se vinta, potrebbe significare molto per il futuro del marchio.

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Francesco Santin

Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche, ex telecronista di Esports, giocatore semi-professionista e amministratore di diversi siti e community per i quali ho svolto anche l'attività di editor e redattore.