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Telegram, editori italiani chiedono sospensione app: diffonde quotidiani “piratati”

L'Italia vuole "mangiare" Telegram eliminando l'app dal territorio causa pirateria

Nelle ultime ore la FIEG, Federazione Italiana Editori Giornali, ha chiesto all’AGCOM un intervento duro, “esemplare e urgente” nei confronti di Telegram. Perché? Gli editori delle testate nazionali e non solo si sono accorti della presenza di molti canali che diffondono quotidiani e magazine piratati, tramite scansioni PDF o versioni digitali. Il problema? Questi editori vogliono chiudere Telegram.

Quando è troppo, è troppo…

È proprio il presidente della FIEG, Andrea Riffeser Monti, che come altri giornalisti si è lamentato della piattaforma ideata da Pavel Durov. La diretta concorrente di WhatsApp permette infatti una tutela della privacy decisamente superiore rispetto all’app di casa Facebook. Ciò però ha l’effetto collaterale di permettere la condivisione illecita di quotidiani ma anche di file anche estremamente compromettenti come revenge porn.

Il focus della FIEG però ricade sulla diffusione di tutte le edizioni dei giornali venduti in edicola, anche di settimanali e mensili. Secondo la ricerca da loro svolta sarebbero dieci i canali osservati, con 580mila utenti totali (+46% di iscritti nel Q1 2020) e un aumento dell’88% delle testate disponibili. Senza contare ovviamente la possibilità di ricondividere gli stessi file su altre piattaforme. Come ha detto Riffeser:

La stima delle perdite delle imprese editoriali è allarmante. In una ipotesi altamente conservativa, stimiamo 670mila euro al giorno, circa 250 milioni di euro all’anno: un dato di fronte al quale confido che l’Autorità di settore voglia intervenire con fermezza e tempestività.”

Telegram

…ma anche le misure richieste sono eccessive

Senza alcun dubbio quest’attività illecita va a ledere il lavoro e gli investimenti della stampa nazionale. Dai giornalisti agli edicolanti, tutti ne risentono e ciò va risolto. Si sa che il bene dell’informazione è essenziale, soprattutto nell’era moderna. Richiedere la sospensione dell’intera applicazione però è eccessivo, anche perché Telegram spesso svolge un’attività di informazione migliore dei giornali stessi.

Con l’emergenza coronavirus infatti l’uso dei media è aumentato notevolmente, come anche la quantità di articoli pubblicati. Questo però permette di evidenziare le gravi falle del giornalismo italiano e non: notizie con titoli clickbait, allarmanti o dai contenuti errati o interpretati secondo una certa visione politica. Tutto ciò per aumentare introiti dalle pubblicità online, visite sul sito e dunque notorietà della testata.

Telegram in tutto questo agisce da fonte di notizie neutro. Nella piattaforma sono presenti anche molti gruppi e canali (come Ultimora) dove è possibile leggere dati o notizie risalendo direttamente alla fonte principale, spesso autorevole e neutra. Per non parlare dei canali ufficiali come quello del Ministero di Salute. Questo non viene fatto quasi mai dalle testate principali e, a meno che il lettore non decida di ricorrere a piccoli accorgimenti e passaggi per verificare le notizie tramite cross-checking (come abbiamo scritto qui, in una piccola guida), finisce per leggere la notizia da una sola fonte rimanendo soggetto a dei bias.

Giornali Telegram

Sospendere Telegram è più che sbagliato

La richiesta degli editori e della FIEG di intervenire duramente contro Telegram è folle. Non solo perché si va a intaccare un intero business usato da milioni di utenti, ma anche perché si andrebbe a minare la possibilità di condividere informazioni senza riferirsi al lavoro delle testate nazionali che, ultimamente, hanno mostrato di non essere propriamente professionali. In uno Stato di diritto, del resto, c’è anche la possibilità di scegliere le fonti alle quali riferirsi. Cancellare Telegram significherebbe anche togliere questo diritto al cittadino.

L’unico rimedio sensato sarebbe dunque richiedere un intervento mirato per verificare e rimuovere quei canali, non l’intera applicazione. Ma a quanto pare, per gli editori italiani, come nei vecchi giornali esistono solo il bianco e il nero. Due soluzioni estreme che non vanno bene a nessuno.

FONTE

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L'autore

Francesco Santin

Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche, ex telecronista di Esports, giocatore semi-professionista e amministratore di diversi siti e community per i quali ho svolto anche l'attività di editor e redattore.

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