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Fake news o no? Ecco come verificare le notizie da soli

Guida Fake News Notizie Verificate

Di recente la quantità di notizie false (fake news) nella rete sta aumentando vertiginosamente. Come se non fosse stato già un problema prima, ora la quarantena causa coronavirus ha peggiorato la situazione. Per questo noi di DrCommodore.it vogliamo cercare di aiutare voi e i vostri cari con una piccola, veloce e semplice guida per capire quali fonti siano autorevoli o verificate, e quali notizie – o meglio, quali siti – siano più affidabili.

Cosa sono le fake news?

Le fake news sono notizie false o manipolate create con l’obiettivo di far credere cose non vere, magari con l’intento di allarmare la popolazione o deviarla verso un’opinione o un credo specifico. Spesso vengono anche chiamate “bufale” o, in inglese, hoax. Esse sono a tutti gli effetti una forma di disinformazione, a volte volontaria (e in grado di ricadere nel reato di truffa) e a volte involontaria, causata da insufficienti verifiche sulle fonti stesse della notizia.

Tra errori giornalistici, notizie create ad hoc e semplici opinioni condivise in un blog però ci sono grandi differenze. La forma, il contenuto, la scrittura, la presenza e l’autorevolezza delle fonti sono alcune delle più importanti ed evidenti. In questo articolo andremo proprio a parlare di tutti questi fattori.

Il controllo va fatto passo per passo

Per controllare la veridicità delle notizie ci sono degli step particolari da seguire uno dopo l’altro. Sono degli accorgimenti apparentemente banali ma che potrebbero “salvare la vostra cultura” e, magari, specialmente in questo periodo, evitare del panico infondato. Supponiamo che tramite WhatsApp, Facebook o Telegram un vostro conoscente vi abbia appena inoltrato un link di una notizia sul Covid-19. Il fatto che quella persona sia vostra zia, vostro fratello o il vostro insegnante di latino delle superiori non rende l’articolo automaticamente affidabile. Dovete imparare a capire autonomamente se potete fidarvi o meno, e in questo noi cercheremo di darvi un piccolo aiuto!

Primo passo, leggere attentamente l’indirizzo del sito

La prima cosa che dovete fare è leggere attentamente il sito web, pezzo per pezzo. Ciò che dovete guardare sono prima il nome e poi il dominio.

Il nome: occhio alle lettere e alle parole usate!

Attenti a come si chiama il sito e a come è scritto! Molte volte infatti vengono create delle copie di siti ufficiali con lettere leggermente diverse. Un esempio è la differenza tra Corriere.it e Correre.it, Repubblica.it e larefubblica.it. Repubblica è il nome del giornale e sito di notizie, mentre Refubblica è un sito italiano di satira. Le lettere possono essere cambiate con altre simili all’occhio oppure vicine sulla tastiera. Può accadere infatti che nel dire una parola la pronuncia sia errata o possa confondere, o che nella scrittura su smartphone, tablet o PC si prema un tasto vicino a quello giusto, un carattere in più o anche uno in meno.

Questo non è però l’unico fattore. Anche se l’indirizzo è scritto bene, la sua lunghezza e i termini usati possono rendere un sito più o meno autorevole. Se ci riferiamo ai quotidiani o ai media c’è anche il fattore notorietà che influisce, come nel caso di Ansa, Agi, Open o Reuters. Un sito chiamato “noilosappiamomalorononcelodicono.altervista.org” soltanto a vederlo fa storcere il naso.

Inoltre, come detto all’inizio, una notizia condivisa sui social non è automaticamente affidabile perché non sempre c’è un controllo diretto su di essa. Condividere infatti è una funzione accessibile a tutti e lecita. Verificare l’articolo in tutti i suoi elementi è nostro compito e nostro dovere, come anche segnalare se è una bufala e cosa la rende tale.

Alcuni esempi, molto semplici, di typosquatting
Il dominio, perché non è soltanto .it

Dopo il nome del sito c’è quello che si chiama dominio e può essere di vari tipi: .it, .gov, .net, .org, .tk o .altervista.org. La differenza è legata al tipo di sito, al Paese in cui è registrato, al volere del proprietario o al prezzo da pagare.

.gov, per esempio, è il dominio di primo livello esclusivo dei siti governativi e viene spesso declinato ulteriormente in base allo Stato. In Italia, per esempio, è .gov.it, mentre in Canada è .gc.ca, o ancora negli USA ci sono i siti .com, .fed.us o .mil (per i siti militari). Questo dominio è uno dei più autorevoli in assoluto poiché legato direttamente al governo dello Stato d’interesse. Quindi se dovete cercare, per esempio, l’autocertificazione per uscire di casa durante la quarantena, il primo sito che dovete vedere sarà interno.gov.it, dove il Ministero dell’Interno si occuperà direttamente del caricamento online del file stampabile.

Domini come .it, .net e .org sono accessibili a tutti previo pagamento di una cifra precisa, mentre altri domini come .edu e .int non sono acquistabili e sono esclusivi rispettivamente di siti di scuole e università, e di organizzazioni internazionali. I primi citati, essendo acquistabili da ogni cittadino e di libero utilizzo, non sempre assicurano l’affidabilità di un sito. Certo è che, rispetto a un dominio .tk o .co.nf, i quali sono addirittura gratuiti, garantiscono una leggermente maggiore autorevolezza. Ancora, siti come Altervista e WordPress offrono un dominio specifico del sito-blog a ogni utente e ciò permette anche di capire se l’articolo è scritto da un cittadino qualsiasi (ergo, è semplicemente un’opinione non per forza autorevole e verificata) o da una redazione che segue i codici etici del ricercatore o del giornalista.

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Secondo passo, l’importanza del contenuto e la sua scrittura

Una volta osservato il link e verificata la sua attendibilità, ora tocca al vero problema: controllare la notizia. Molti siti infatti si riportano a scrivere l’articolo velocemente, in breve, magari con titoli clickbait e contenuti inesatti o confusi. Questo può succedere anche alle maggiori testate per motivi economici e di business. Quindi è proprio qui il nocciolo della questione: come si capisce se una notizia è vera o è una fake news?

La professionalità dell’articolo: forma, linguaggio usato e grammatica

Nella lettura di un articolo ciò che salta all’occhio immediatamente, se letto bene, sono il modo in cui è scritto (divisione in paragrafi, corsivi, grassetti, etc.) il tipo di termini usati ed eventuali errori grammaticali.

La forma rende la notizia più appetibile, più leggibile e apparentemente più seria. Molti blog o articoli d’opinione saltano questo passaggio per lasciare che assomigli a un flusso di coscienza. Ciò è fondamentale perché permette di distinguere le ricerche e le notizie dalle opinioni, le analisi costruttive dai fiumi di parole personali. Una struttura più elegante, divisa per punti, con un uso appropriato dei corsivi e dei grassetti, è sicuramente un punto a favore dell’articolo.

Il linguaggio è altrettanto importante. Più professionali sono i termini, ovviamente, meglio è. Possono essere sicuramente utilizzati termini anche semplici e colloquiali, se rientrano nel contesto o nel tipo di articolo, o anche delle forme meno fluenti, scorrevoli, ma che caratterizzano una certa cadenza nella lettura. Certo è che scrivere “ahahahah” o usare cinque puntini di sospensione anziché tre in una frase è poco professionale e grammaticalmente scorretto, soprattutto considerando che si dovrebbe trattare di una notizia e/o di una ricerca di un certo livello.

Gli errori grammaticali o i typo, però, possono esserci. Le sviste sono dietro l’angolo anche per le testate più autorevoli che, in realtà, avrebbero dovuto controllare la loro presenza durante la revisione. In tal caso il problema non dovrebbe nuocere eccessivamente alla veridicità della notizia. Se sono molti, però, non è solo la professionalità del redattore o dell’editor a risentirne ma anche l’articolo stesso e, appunto, la sua affidabilità.

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Il contenuto: titolo, argomentazione e “piramide delle fonti”

Non basta però soffermarsi alla leggibilità dell’articolo, anzi bisogna andare oltre e osservare il lavoro dietro la sua stesura. Molte volte infatti anche le maggiori testate fanno degli errori che vanno a gravare sulla loro popolarità e affidabilità del loro lavoro, a causa dell’utilizzo di titoli clickbait o “supercazzole” che confondono il lettore. Spesso, addirittura, finiscono per non riportare le loro fonti (o citarle parzialmente, avvalendosi del loro diritto di rimanere anonime).

Il titolo, il confine tra clickbait e fake news è sottile

Il titolo ha un potere immenso agli occhi del lettore. Può fare da “repellente” causando disinteresse, può invogliarlo ad aprire l’articolo per leggerne il contenuto, o può addirittura veicolare l’intero messaggio della notizia. In questi due ultimi casi il rischio di dare un titolo clickbait è altissimo. Un contenuto “acchiappaclick” è creato in maniera tale da attirare visualizzazioni nel sito per generare rendite pubblicitarie online. Per farlo, spesso le testate si avvalgono di titoli accattivanti che però distorcono la realtà, causando confusione o allarmismi.

Ciò vale soprattutto per le testate online, a partire da quelle più affidabili come TGCOM24. Nell’esempio riportato sotto, il titolo lascia trasparire questo messaggio: dopo essere guariti dal coronavirus c’è la possibilità di tornare positivi con una nuova infezione. Ciò inevitabilmente causa il panico generale nel lettore meno attento. Leggendo l’articolo (dunque aprendo la pagina web della notizia) poi risulterà invece chiaro un altro messaggio: come per altre infezioni, è possibile che ci sia una ricaduta dopo la guarigione. La differenza è notevole.

Per questo è estremamente importante prestare attenzione alla divergenza tra titolo e contenuto, leggendo quindi integralmente l’articolo.

TGCOM24 Clickbait News

L’argomentazione, come si giunge alla tesi finale?

Nelle ricerche, analisi o approfondimenti pubblicati online va vista attentamente la logica dietro l’argomentazione. Qui si possono presentare infatti delle “supercazzole”, ovvero delle frasi prive di senso concreto, composte da un insieme di parole reali e forbite che causano confusione nel lettore, il quale le accetta come corrette senza interpretarle. Questo può capitare quando l’autore dell’articolo non è un esperto nella materia trattata, oppure quando non esistono fonti in grado di sostenere la sua tesi e deve cercare degli appigli apparentemente professionali per dare una falsa veridicità a ciò che ha scritto. Esse sono maggiormente presenti in testi che vorrebbero approfondire argomenti scientifici, politici o economici, e sono congetture personali mascherate come notizia verificata.

Se le notizie hanno invece un’argomentazione “sempliciotta”, non approfondita, è perché magari l’intento vuole essere soltanto quello di dare una base al lettore che, solo successivamente, deve risalire alle fonti dell’articolo per analizzarle integralmente. Se le fonti vengono riportate direttamente dall’autore e sono autorevoli, la notizia è affidabile. Quando invece vengono solo citati nomi di presunti esperti o siti sconosciuti, senza un’effettiva reperibilità, è altamente probabile che l’autore non sia credibile. Insomma, non fidatevi del primo Ludwig Von Drake che trovate scritto in una ricerca scientifica.

Le fonti, come scendere la piramide

E ora veniamo alla parte più importante di tutte: le fonti alla base dell’articolo. Immaginate una struttura piramidale con la notizia che state leggendo in cima e una serie di documenti che la sorreggono. Lo scrittore dell’articolo si affida a questi per ottenere il suo prodotto finale e portarsi la pagnotta a casa, ma nemmeno essi sono sempre affidabili. Il lavoro di ricerca è uno dei compiti principali di un redattore od opinionista che si rispetti, ma è anche abbastanza difficile.

Se si tratta di leak, scoop o anticipazioni, spesso le fonti vengono rese anonime per questione di privacy. In tal caso l’unica cosa che il lettore può fare è dedicarsi al crosschecking, un processo traducibile come “controllo incrociato”. Leggendo diversi articoli pubblicati da più testate differenti è possibile capire se quel leak è attendibile o una fake news.

Se sono presenti dei nomi ma non viene riportata la fonte specifica, come detto sopra, bisogna assolutamente ricercarli su Internet e verificare la loro qualifica, il loro curriculum e loro eventuali precedenti. È un processo anche noioso, a volte lungo, ma può veramente aiutarci a controllare da cima a fondo una notizia.

L’importanza del crosschecking

Questo processo si può attuare per ogni tipo di articolo e permette – non sempre – di giungere alla base della piramide. È proprio “laggiù” che stanno le fonti, spesso prettamente settoriali, dalle quali è nata la notizia. Nel caso di articoli di scienza e tecnologia si deve controllare rispettivamente nei siti ufficiali di ricerca scientifica (come PubMed) e nei siti già verificati, più autorevoli, o magari addirittura nei comunicati stampa delle aziende. Per la politica e l’economia vale lo stesso discorso: le fonti istituzionali hanno priorità su ogni altra testata giornalistica poiché contengono i documenti integrali, ma vale anche affidarsi alle agenzie di stampa più rispettate e oggettive nel riportare la notizia.

Bisogna sempre “viaggiare con cautela” all’interno di questa piramide, per evitare trappole o disguidi d’ogni tipo. L’obiettivo però è sempre quello: riuscire, se possibile, a trovare la fonte di partenza alla base della piramide e verificare che sia la stessa (o dal contenuto simile) in più articoli sullo stesso argomento. Tramite questo crosschecking le probabilità di evitare fake news aumenteranno notevolmente, quindi affidatevi sempre a esso.

Considerazioni finali

Questi sono tutti gli elementi necessari per capire se una notizia è affidabile o no. Ovviamente quella da noi scritta vuole essere una guida molto elementare e facilmente comprensibile, così da fornire i mezzi utili per verificare ciò che qualsiasi sito scrive.

Le fake news sono in continuo aumento, anche a causa del proliferare di fonti e del successo dei social. Lo abbiamo visto in materia di coronavirus, 5G e altro ancora. I siti più popolari che smascherano le cosiddette bufale, però, non sempre riescono a svelarle tutte. L’ideale è dunque saper fare qualcosa nel vostro piccolo, anche se potrebbe risultarvi difficile. Con dei piccoli accorgimenti potreste persino calmare qualche vostro caro, allarmato da ciò che succede nel mondo.

Un ultimo aiuto ve lo diamo con questa lista di fonti verificate, che siano testate nazionali/internazionali o siti di settore. Sicuramente non sarà mai completa e per questo verrà aggiornata periodicamente, però si spera possa aiutarvi nel vostro personale processo di controllo delle notizie. Un semplice punto di partenza per agevolare il nostro e vostro lavoro, evitando sempre più fake news.

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L'autore

Francesco Santin

Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche, ex telecronista di Esports, giocatore semi-professionista e amministratore di diversi siti e community per i quali ho svolto anche l'attività di editor e redattore.

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