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Anime & Manga Approfondimento

Berserk e il capitolo perduto: tra il fato e il male

Berserk è un fumetto che tutti gli appassionati e non del settore hanno sicuramente sentito nominare almeno una volta. Che siate appassionati di fumetti in generale, di manga o del genere nello specifico è impossibile non avere mai anche solo letto di sfuggita quel nome. Soprattutto negli ultimi anni dall’uscita dei tre film che cercano di trasporre e riassumere l’Epoca D’Oro o le due più recenti serie animate che si propongono di continuare con la storia, il nome Berserk è – ancora di più rispetto a prima – sulla bocca di tutti gli appassionati.

Se non lo avete mai letto, ve lo dico molto chiaramente: fatelo. Non ve ne pentirete.

Berserk è un manga da leggere, uno dei grandi capolavori del fumetto nipponico che non mancherà mai di stupirvi. In questo fumetto troverete affrontato qualsiasi tema. Destino, ambizione, confronto tra bene e male e l’onnipresenza di quest’ultimo, moralità, fino ad arrivare ai complotti di corte, battaglie e il significato di parole come sogno o amico: Berserk pone i propri lettori dinnanzi a tutti questi temi, e anche di più.

Oltre che per la sua bellezza e la sua crudezza, Berserk è tristemente noto anche per la cadenza insostenibile dell’autore da ormai più di dieci anni. È infatti iniziato nel 1989 e, a oggi, conta “solo” 40 volumi. Pochi, considerando la sua età.

Ecco perché molti sono titubanti all’idea di iniziare a leggere proprio questo manga, che ha una serializzazione tutt’altro che regolare da diversi anni, e rivolgono la propria attenzione su prodotti terminati o senza pause così lunghe. Ma Berserk non è un manga come tanti altri, perciò, nonostante l’handicap della cadenza irregolare, vi consiglio caldamente di leggerlo.

Molti dicono che la qualità sia calata negli ultimi archi narrativi. Questo sta a voi e ai vostri gusti, ma secondo me neanche questa è una motivazione valida per non leggerlo. Vi perdereste un capolavoro, un fumetto che può lasciarvi tantissimo.

Comunque, è innegabile che questo manga – così come HunterxHunter o Nana – sia un caso editoriale, se parliamo di cadenza.

Oggi voglio parlarvi di un altro caso bizzarro riguardante Berserk e un capitolo in particolare.

Prendete in mano il volume 13 e apritelo sulla lista dei capitoli, va bene anche wikipedia. Fatto?

So che è qualcosa di atipico, che in pochi vanno a controllare l’indice e i titoli dei capitoli presenti in un volumetto, normalmente lo si legge e basta, ma se lo avete fatto capirete immediatamente perché l’ho chiesto. I capitoli passano dal 82 all’84, l’83 non è presente.

Non è un errore dell’edizione italiana, il volume è così in tutte le lingue! Miura chiese di rimuovere il capitolo dal volume, dicendo che avrebbe rischiato di spoilerare troppo presto il funzionamento del fato e del destino nell’universo della propria opera.

Non disperate se non sapete come leggerlo, oggi sono qui proprio per analizzare il capitolo.

Ci troviamo nel bel mezzo dell’Eclissi, evento che vede la “morte” di Grifis come essere umano e il suo diventare qualcos’altro, uno dei cinque della Mano di Dio, la progenie del male. Individui il cui intero percorso di vita è stato indirizzato alla perfezione dal karma per portarli a diventare ciò che sono: arcidemoni. Prescelti del fato.

Se vogliamo andare più nello specifico il capitolo si colloca tra il momento in cui Grifis consacra tutti i membri della Squadra dei Falchi come sacrificio e la sua rinascita come Phemt. È un capitolo corto rispetto agli altri – appena venti pagine – ma denso di significato e riflessioni intorno al male e al destino: due concetti fondamentali in Berserk.

L’idea del male di Miura

Miura nel capitolo 83 compie una profonda digressione intorno alla natura umana e a ciò che Dio è o non è. Un capitolo pieno di filosofia, letteratura, pieno di riflessioni già proposte da grandi pensatori del passato e del presente.

Parte da un presupposto: per quale motivo l’essere che noi concepiamo come Dio deve necessariamente essere buono? Perché non può, invece, essere malvagio?

E, infatti, il dio dell’universo di Berserk è proprio questo: malvagio. L’idea del male, come si definisce, rifacendosi quasi a una tradizione platonica che identificava nelle idee la vera essenza di ciò che è terreno. Se fosse veramente questo l’intento di Miura, allora significherebbe che il dio di Berserk è l’essenza stessa di tutto il male degli uomini, di tutti gli istinti violenti, dei loro desideri e delle loro emozioni malvagie.

In effetti già dalle prime pagine ci viene spiegato che è proprio così. Egli è il dio “desiderato”, frutto della specie umana e dell’oscurità che alberga in ogni cuore e che tuttavia nasce da tutti i sentimenti negativi del nostro animo.

Spaventoso, non è vero?

È esattamente ciò che pensa Grifis:

“Questo è… dio? Questo significa che sono gli uomini ad avere creato dio? Significa che gli uomini hanno desiderato questo? Questa cosa terrificante… Che sembra l’Inferno?”

Il dio concepito da Miura non è innato, come le divinità proposte in varie religioni. Anzi, è un dio creato. Un dio concepito dagli uomini e che ha acquistato consapevolezza di se stesso e si è evoluto.

Successivamente Grifis gli pone una domanda: perché sei nato?

L’ammasso informe gli spiega che gli uomini da sempre desiderano delle motivazioni, desiderano sapere perché sono nati, perché esistono la sofferenza e la morte, ed è proprio per questo che dio è stato creato. Per attribuire a lui il controllo del destino, perché gli uomini potessero avere qualcuno da incolpare per le loro disgrazie.

“Gli umani desideravano motivazioni. Cause per il dolore, cause per la tristezza, cause per la vita, cause per la morte… Perché le loro vite erano piene di sofferenza? Perché le loro morti erano assurde? Loro desideravano una ragione per il destino che trascendesse la loro conoscenza – E lo diventai. Poiché è quello che hanno voluto che facessi e che fossi. Obbedendo all’essenza di ogni essere umano… Io guido il destino di ogni uomo.”

Grifis capisce che è stato proprio dio ad avere controllato il suo destino fino a quel momento, ad avere permesso che tutto fosse sistemato alla perfezione per arrivare all’Eclissi. Questo perché è stato stabilito in un lontano passato che Grifis si trovasse lì, in quel momento e in quel luogo.

Tutta la vita del Falco, i suoi incontri, i suoi successi, persino i suoi errori e le sue cadute facevano tutte parte del disegno del karma, del fato che controlla la vita di tutti. E gli uomini non possono opporsi ad esso. Possono credere di avere il controllo, di creare da soli la loro vita, ma è una menzogna: tutto è già scritto.

Il flusso del karma

Se l’idea di dio nell’universo di Miura è tanto intrigante quanto spaventosa, la sua concezione del destino è fondamentale per la comprensione dell’opera.

Berserk infatti può essere definito come la storia di due uomini e del loro rapporto col destino. Grifis, che va incontro ad esso e fa di tutto per realizzare se stesso come “prescelto dal karma”, e Gatsu, che invece lo rifiuta totalmente, affermando con forza che “questa è la sua guerra” e non qualcosa prestabilito da altri.

L’idea di destino è strettamente collegata all’idea del male della quale abbiamo parlato fino ad ora: esse sono cose tanto differenti quanto inseparabili. Infatti solo dio è in grado di vedere chiaramente il destino di tutti gli uomini. Egli può anche modificare gli eventi o predisporre la storia affinché il fato si realizzi.

Grazie alle interazioni coi membri della Mano di Dio durante l’Eclissi, Miura chiarisce ancora il meccanismo:

“È impossibile prevedere tutto. Neanche noi [I membri della mano di Dio] siamo divinità. Eppure anche questo fa parte del destino immutabile…Anche se il pesce si ribella al corso del fiume, rimane comunque nelle sue acque. Il tempo ha già iniziato a scorrere. Il quinto angelo alla fine è nato. Arriverà l’era delle tenebre, il male contro il bene, l’illusione contro la realtà, l’amarezza contro la speranza, l’odio contro l’amore, i morti contro i vivi. Il tempo in cui ogni tenebra impedirà la luce, come l’ombra della luna nasconde il chiarore del sole. Una volta conclusasi, gli uomini chiameranno quest’era… L’Età Oscura.”

Tuttavia i Cinque mostrano di essere consapevoli dei meccanismi che regolano il mondo, così come affermano di possedere una onniscienza parziale rispetto agli eventi: per loro non è possibile prevedere ogni cosa, nonostante tutto sia già prestabilito dal destino, ma riescono ad intravedere qualcosa. La conoscenza totale degli eventi del fato è concessa solamente a dio.

La metafora del fiume e del destino è una chicca, perché molti autori – Machiavelli tra i più illustri – hanno effettivamente paragonato il destino ad un fiume e sostenuto che gli uomini siano incapaci di risalire o opporsi alla corrente.

I membri della Mano di Dio non sono gli unici a conoscere il destino che governa il mondo. Anche gli Apostoli, emissari “minori” del dio del male, mostrano di esserne a conoscenza (Zodd tra tutti). Singolare è poi l’esempio del Cavaliere del Teschio.

È un personaggio alquanto misterioso, ma Miura rende evidente sin da subito che si tratta di Gaiselik, colui che centinaia di anni prima aveva creato il primo impero e che in seguito a un Eclisse è diventato il Cavaliere. Non starò a dilungarmi troppo su questo punto, né sul rapporto tra Void – della Mano – e Gaiselik, perché si sarebbero fin troppe speculazioni da fare.

In più occasioni, dall’Eclisse fino ai volumi più recenti, il Cavaliere del Teschio ha dato una mano a Gatsu nel suo cammino, ed è proprio lui a riproporre la metafora del fato come fiume già proposta dai Cinque.

Egli spiega a Gatsu che la sua sopravvivenza “fa parte del destino”. Tuttavia a differenza di quanto detto dai membri della Mano, ci sono dei “pesci” la cui forza è talmente grande che riescono a scuotere la superficie del fiume. Vi sono individui, cioè, che riescono a influenzare in minima parte il flusso degli eventi: Gatsu è tra quelli.

Gatsu agisce apertamente contro l’idea che tutto sia predestinato, che il destino sia già scritto e possiamo definirlo un sostenitore del libero arbitrio in un universo nel quale sembra inesistente.

Insomma, destino e male sono onnipresenti nell’universo di Berserk, e l’intero meccanismo che regola la vita degli uomini gira attorno a questi due concetti. Stiamo parlando di un’opera talmente vasta e complessa che è impossibile approfondire tutto, poiché ad ogni rilettura riesce a lasciarvi sempre qualcosa di diverso.

È un manga che vede al centro della propria storia la domanda intorno al libero arbitrio e i suoi personaggi cercano di fornire delle risposte. Ed è – e questo è uno dei suoi più grandi pregi – un prodotto estremamente profondo che ha come principale obiettivo quello di indagare la natura umana, come il male si integra rispetto ad essa e come gli uomini si relazionano col destino. Alcuni seguono la corrente, altri si oppongono…

Indipendentemente dalla sua cadenza irregolare e dal calo di qualità presunto in determinati archi narrativi, è un fumetto che tutti dovreste assolutamente leggere anche solo per fare vostra la sua immensa forza narrativa.

Vi rivolgo di nuovo l’appello che vi ho fatto all’inizio di questo articolo: leggete Berserk.

È scritto nel vostro destino.

 

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