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Mortal Kombat 11, la recensione: un nuovo modo per fare i picchiaduro

Mortal Kombat, l’undicesimo capitolo porta la serie al livello successivo

Dopo aver Kombattuto a lungo contro ogni nemico presente nel nuovo titolo di NethrRealm Studios, siamo pronti a parlarvi di Mortal Kombat 11. Uscito per tutte le home console e PC, il nuovo attesissimo capitolo è il sequel diretto del decimo capitolo pubblicato nell’ormai lontano 2015. Con questo nuovo titolo, lo studio di Chicago ha provato a portare delle novità nella serie con dei coraggiosi cambiamenti sia al Combat System che alle modalità di gioco. Ci sono molti punti da analizzare e molti aspetti sui quali soffermarsi per capire come Mortal Kombat 11 possa essere, ad oggi, uno dei picchiaduro meglio concepiti del genere.

L’ombra di Tekken e Street Fighter aleggia ancora su questo gioco? Sarà riuscito a consolidare una posizione dominante nel genere? Per rispondere a tutte queste domande fiondiamoci nella recensione di questo undicesimo capitolo che si presenta come un nuovo modo di fare i picchiaduro. Prima di passare alla trama, il gameplay e tutte le altre componenti di gioco, ripercorriamo la storia di questo titolo.

Alle origini dei Kombattimenti Mortali

Quando parliamo dei picchiaduro migliori del genere, i principali nomi sono sicuramente Tekken, Street Fighter e Mortal Kombat. Per molti giocatori, anche il pupillo di casa Nintendo, Super Smash Bros., può tranquillamente essere paragonato a questo trio delle meraviglie. Anche Dead Or Alive e Soul Calibur hanno raccolto negli anni molti consensi con titolo assolutamente eccelsi. Ma se ci focalizziamo sui 3 titoli più conosciuti nel panorama mainstream, sicuramente Mortal Kombat è uno di quelli che brilla di più. Eppure la saga, complice anche il fallimento di Midway Games – ovvero la prima software house a sviluppare il titolo – non ha mai raggiunto quella notorietà e quel clamore mediatico di titoli come Tekken. Un’opera che più volte ha provato a reinventarsi, proponendo una trama molto articolata per il genere e delle componenti uniche rispetto agli altri titoli.


Con 11 titoli della serie principale alle spalle e svariati spin-off, sicuramente è anche una delle saghe più longeve. Dopo l’uscita di questo undicesimo capitolo però, qualcosa sembra essere cambiato. In seguito all’annuncio in pompa magna ai Game Awards 2018, Warner Bros. ha spinto molto nel pubblicizzare il titolo. Dei costi di sviluppo elevatissimi per un titolo del genere, tanta pubblicità e quindi grosse aspettative. Con queste mosse di mercato, WB ha cercato di spingere al massimo Mortal Kombat in modo da arrivare a quel successo che davvero mancava. Ci saranno riusciti questa volta? Per rispondere al quesito, iniziamo quindi a parlare della trama del nuovo lavoro di NetherRealm.

Chi di Fatality ferisce…

Prima di parlare di qualunque aspetto della trama, vi ricordiamo che questa parte della recensione contiene SPOILER sulla storia di questo undicesimo capitolo. In caso siate interessati alle vicende narrate e vogliate giocarlo per conto vostro, vi invitiamo a passare alla sezione successiva. In caso contrario, ecco cosa accade in questo capitolo.

Il titolo è strettamente connesso al decimo capitolo; il gioco infatti inizia proprio dal finale di Mortal Kombat X. Vediamo Raiden che mette fine alla vita di Shinnok, il Dio Antico Caduto che viene sconfitto da Cassie Cage. Nel tentativo di ripristinare il Jinsei, Raiden ha iniziato ad assumere comportamenti malvagi, fino all’eliminazione di Shinnok stesso. In seguito all’assedio da parte delle Forze Speciali al castello di Shinnok però, Sonya Blade perde la vita. Nel frattempo, i revenant di Liu Kang e Kitana incontrano quella che sarà la principale nemesi di questo titolo: Kronika. Questa nuova figura, potentissima ed immortale, è in grado di controllare il tempo.

Sfruttando i Revenant che incontra, ed alleandosi con altri personaggi storici, punta a riscrivere la storia a partire dall’Alba dei Tempi. Qui entra in gioco un espediente narrativo perfettamente sfruttato dal team di sviluppo: Kronika causa infatti un’anomalia temporale grazie alla quale collidono varie linee temporali. Così, nello stesso titolo avremo personaggi scomparsi, vecchie glorie e nuovi combattenti tutti riuniti in questo titolo. Da questo punto in poi, la trama decolla fino all’epico finale di cui non vi parleremo. Quindi, cosa ne pensiamo di questa storia? Per quanto a molti potrebbe sembrare molto pacchiana e poco originale, essa risulta perfettamente in linea col titolo. Gli espedienti narrativi utilizzati per portare tutti questi personaggi nel gioco sono coerenti con quanto narrato.


Ognuno ha motivo di esistere e non ci sono effettivi buchi di trama. Come è naturale che sia, c’è una giusta dose di pacchianeria e fanservice quanto basta, ma parliamo pur sempre di un picchiaduro. Certo, l’andamento della storia in alcune parti potrebbe risultare già visto, ma non ci saranno momenti dove l’epicità sarà elevatissima. La storia ha una durata tutto sommato giusta, poco longeva ma nemmeno sbrigativa; sono dodici le missioni della storia, composte da 4 o 5 combattimenti, alcuni dei quali possono essere affrontati con scelta multipla. I finali invece sono 3 ed in base all’esito del combattimento finale scoprirete voi come finirà.

Il team di NetherRealm ha provato ad approfondire quantomeno la trama proponendo tramite deus-ex acutamente sfruttati, una storia che raccoglie passato, presente e futuro del brand. Quindi, questa componente è promossa a pieni voti.

Un nuovo modo di concepire i Kombattimenti

Parliamo adesso di quella che è logicamente la componente principale e quella alla quale tutti fanno riferimento per valutare un picchiaduro. Il gameplay di questo undicesimo capitolo di Mortal Kombat ha subito dei seri miglioramenti grazie a dei coraggiosi cambiamenti proposti da NetherRealm Studios. Parlando delle basi del gameplay, questo capitolo resta di base come i predecessori: personaggi con combo rapide e fluidissime, altri che sono stati studiati meno e che quindi risultano poco fluidi e legnosi. In questo NetherRealm ha provato a migliorare quanto fatto in precedenza, riuscendoci solo parzialmente. Le parate, gli input dei comandi e i tecnicismi puri dei combattimenti però, hanno comunque la riconoscibile impronta di Mortal Kombat.

Iniziamo adesso con le novità proposte. Quella che sicuramente ha generato più clamore è il Fatal Blow, una meccanica che potremmo definire una special attivabile quando la salute del vostro Kombattente è pari o inferiore al 30%. Con questa special è possibile ribaltare il match in momenti critici, portandosi in vantaggio o in parità se necessario.


Ogni personaggio ovviamente ha un suo Fatal Blow con animazioni e colpi unici. Altra sostanziale novità, forse quella più decisiva, riguarda la divisione della barra della special, una per Attacco e una per Difesa. Con quella di difesa è possibile rotolare per sfuggire da una situazione nella quale vi trovate in difficoltà, oppure rialzarvi subito da terra (anche le ben note interazioni ambientali possono essere eseguite con questa barra). Per quanto riguarda quella offensiva, permette di estendere le combo sferrando juggling moves o delle prese.

Un cambiamento che favorisce sì i giocatori più abili ed amplifica le scelte in combattimento, ma che forse avrebbero potuto approfondire di più. Infine, per quanto riguarda le altre novità, ci sono anche opzioni difensive per i giocatori più esperti, come le parate perfette che in una manciata di frame aprono una finestra utile per un contrattacco. Insomma, combattimenti più approfonditi e scenici, con una giusta punta di rischio per i giocatori meno avvezzi.


Dopo aver parlato della componente di gameplay più pura e tecnica, passiamo a parlare delle varie modalità ed opzioni di gioco. Oltre la Storia, ci sono le Torri, nella versione Klassica e in quella a Tempo, la Kripta di cui però parleremo dopo in un approfondimento e i classici incontri PVE o PVP. Per quanto riguarda gli scontri in classificata o in amichevole non ci sono difetti da evidenziare; il matchmaking è stato migliorato per garantire ai giocatori di scontrarsi con avversari sempre in base al vostro livello. I server online non reggono molto bene e danno spesso seri problemi per trovare la partita. Su PlayStation 4 standard, nonostante il numero di frame non sia ancora ottimale (a differenza di PlayStation 4 Pro), non ci sono cali bruschi di frame.

Per quanto riguarda le Torri Klassiche e a Tempo, bisogna approfondire la gestione di queste due componenti di gioco. Le Torri Klassiche sono ormai conosciute da tutti gli affezionati alla saga: scalate fatte ad incontri di difficoltà graduale e di lunghezza variabile che in questo capitolo forniscono ricompense. Ce ne sono di vari tipi e per tutti i tipi di giocatori, dal veterano al novellino.


Le Torri a Tempo, invece, hanno attirato su di loro aspre critiche da parte di tutti i fan, sia per come sono state gestite sia per lo sbilanciamento tra sfida proposta e ricompensa. Proprio a riguardo, il team di NetherRealm ha annunciato pochi giorni dopo la release una patch persistemare e ri-bilanciare queste componenti. Sui tutorial infine nulla da dire, sono sicuramente perfetti per tutti i neofiti, ti portano mano per mano nel mondo di Mortal Kombat e ti aiutano a sviscerare ogni minimo particolare del gameplay. Ce ne sono di diverse categorie: Tutorial Base, Avanzati etc.

Per concludere, quindi, il gameplay tecnico è risultato approfondito, ma non così tanto da stravolgerlo. L’impronta vecchio stile è rimasta ancora attaccata al titolo. Per quanto riguarda l’offerta di gioco, la componente di rigiocabilità e di sfida, l’undicesimo capitolo riesce a soddisfare tutti i gusti. Un titolo perfetto se volete avvicinarvi alla saga e non l’avete mai fatto, ma anche un picchiaduro “not easy to play, but hard to master” da dare in pasto ai veterani un titolo.

Sangue e budella non sono mai state così belle

Cosa dire della componente grafica e stilistica del gioco. Mai come prima, il termine grafica “spaccamascella” risulta appropriato. Mortal Kombat 11, sul piano puramente grafico è al top del genere. Sicuramente era prevedibile visto l’alto budget di produzione; ma in pochi si aspettavano, dopo lo zoppicante capitolo X, un risultato così. Tutte le arene sono vive e, nonostante il titolo sia “2.5D” , rendono perfettamente il senso di un ambiente in movimento e sicuramente non piatto. Ogni arena, inoltre, ha almeno 3 punti con i quali interagire, sia per essere sfruttati offensivamente sia difensivamente per compiere grandi balzi e fuggire.

Il livello di dettaglio dei personaggi invece è impressionante. Se è pur vero che, durante la modalità storia, sarà possibile notare qualche espressione facciale calante o non ottimale durante le cutscenes, in combattimento la questione cambia: ogni singolo particolare è visibile su schermo; la scenicità dei combattimenti è perfettamente sostenuta dalla grafica, tutti i Fatal Blow, le Fatality e i Brutality sono una goduria di puro splatter e violenza.

Focus On: La Kripta e la personalizzazione

Come avevamo anticipato in precedenza, parliamo adesso della componente di gameplay che più di tutte ha fatto discutere: la Kripta. Se avete giocato al capitolo precedente, ricorderete sicuramente che la Kripta era stata integrata come semplice minigioco. Per questo capitolo 11, invece, la Kripta è divenuta una vera e propria componente di gameplay. In questo titolo vestiremo i panni di un combattente molto anonimo, dalle sembianze umane di Scorpion o Sub Zero. Questo particolare è già una cosa che a molti ha fatto storcere il naso: perchè aggiungere questo modello 3D da utilizzare se poi risulta anonimo e neanche minimamente personalizzabile? Proseguendo con la descrizione della Kripta, verremo catapultati nell’isola spettrale del malvagio Shang Tsung. Con l’ausilio del nostro martello da battaglia, potremo girovagare per l’isola in cerca di tesori. Ora, una volta descritto il setting generico, analizziamo più nello specifico questa componente del gameplay.

Innanzitutto c’è da dire che la scelta di inserire ben 3 valute diverse di gioco ha confuso enormemente le idee ai giocatori. Avremo a disposizione infatti i Gettoni, i Cuori e i Frammenti d’Anima. Questa suddivisione ha generato una tale frustrazione nei giocatori che, già fuorviati dagli innumerevoli tipi di casse, sono ancor più confusi poiché non sanno quale valuta utilizzare per quella specifica cassa. Per  non parlare inoltre di come queste monete vengano accumulate.

Come abbiamo detto prima, tramite le Torri oppure giocando a qualsiasi altra modalità di gioco, si ottengono delle ricompense; eppure, il sistema difficoltà/compenso non è assolutamente bilanciato. Questo quindi inficia l’esperienza sia con la Kripta che con la personalizzazione dei personaggi. Tutti questi sacrifici infatti, vengono compiuti al fine di ottenere cosmetici per i vostri Kombattenti, ma anche Fatality, Brutality o collezionabili vari.


La personalizzazione è sicuramente uno dei punti più brillanti del titolo; ai giocatori infatti è permesso sia creare delle proprie versioni dei lottatori, sia delle combo uniche. Una scelta sì rischiosa, ma che approfondisce enormemente il combat system. Infine, se proprio non riuscite a non possedere quel particolare set per il vostro main, esiste uno shop tramite il quale, pagando con numeri altissimi di Frammenti d’Anima (acquistabili tramite valuta reale sul PS Store), potrete ottenere cosmetici rarissimi. Per concludere quindi, Mortal Kombat 11 ci propone un’ambiziosa Kripta, che però andrebbe rivista assieme alle valute in-game e una personalizzazione molto ampia e ben assortita che non richiede per forza acquisti opzionali di loot boxes o altro.

Fino all’ultimo round

Tiriamo le somme su questo titolo. Mortal Kombat 11 è ad oggi un punto di riferimento per ogni picchiaduro. Un budget elevatissimo per un titolo dal potenziale altrettanto elevato. Certo, forse non è stato gestito tutto al meglio, ma senza ombra di dubbio siamo dinanzi a quello che è prima di tutto il miglior Mortal Kombat di sempre; secondariamente, uno dei migliori – se non il migliore – picchiaduro attualmente in circolazione.

Divertimento per tutti i giocatori, a partire da chi cerca sfida, fino a chi ha sempre premuto tasti a caso nei beat-em up. Come diciamo spesso però, non si tratta di un punto di arrivo; ci aspettiamo sia un punto di partenza tramite il quale evolvere la formula proposta. NetherRealm Studios ha fatto centro, ma non ha ancora espresso il meglio di questa serie. Per concludere, questo undicesimo capitolo è più che sufficiente, un titolo capace finalmente di arrivare “fino all’ultimo round”.

VOTO: 8.5/10

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