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Anthem, ecco cosa ci aspettiamo! Sarà il riscatto di Bioware o ci sarà “troppa” EA?

Riuscirà Anthem a risollevare Bioware?

Domanda semplice quanto complessa, considerando il passato recente non propriamente roseo di casa Bioware. Si, Bioware, proprio quella Software House creatrice di pietre miliari del videogioco come Planescape Torment, Baldur’s Gatem, Mass Effect ecc. che sembra stia vivendo una crisi qualitativa e creativa da parecchi anni a questa parte. Dopo 2 Mass Effect accompagnati da pesanti critiche e un Dragon Age buono ma non eccelso il compito non è dei più facili, ma Anthem ha tutte le carte in regola per far tornare l’azienda nell’olimpo degli sviluppatori.

Certo è che il prodotto presentato nella conferenza EA all’E3 del 2017 è di quelli da ricordare, non solo per i modi in cui è stato presentato. Un action rpg dall’ambientazione decisamente sci-fi, con un lato tecnico che si può solo definire “spettacolare” ed un gameplay che in quei pochi minuti di trailer ha saputo coinvolgere ed estasiare il pubblico della conferenza (e non solo).

Vogliamo una storia, una BELLA storia

Come si è ben capito sopra non si può analizzare Anthem senza guardare al passo recente (e non) dei suoi creatori. Laddove prima c’erano una narrativa, una storia e una profondità del plot e dei personaggi da far impallidire i più grandi maestri del fantasy e della fantascienza ora abbiamo un Mass Effect con un dlc importantissimo ai fini della trama venduto separatamente al lancio (vero Mass Effect 3?) e un Dragon Age Inquisition che trova la sua vera conclusione solo in un contenuto postumo a pagamento, senza considerare le semplificazioni apportate ai prodotti recenti per quanto riguarda il roleplaying. MA Anthem può essere la scintilla in grado di riportare una Narrativa con la N maiuscola in casa Bioware.

Drew Karpyshyn in tutto il suo splendore

Il nome a lavoro sulla trama, lascia ben sperare

Al lavoro su questa nuova Ip abbiamo Drew Karpyshyn, sceneggiatore e scrittore di fama mondiale autore delle sceneggiature dei primi 2 Mass Effect (chissà come mai i capitoli narrativamente più deboli della saga non portano la sua firma), di Neverwinter Nights, di Star Wars: Knights of the old republic e Jade Empire. Ha inoltre scritto diversi romanzi sulla saga di Mass Effect e sull’universo espanso di Star Wars (è sua la penna dietro alla “trilogia di Bane”).

Un curriculum di tutto rispetto quindi che fa ben sperare per quanto riguarda la sceneggiatura e la narrazione di questa nuova ip Bioware. L’universo di partenza sembra di quelli dalle possibilità sconfinate, tra pianeti verdeggianti da esplorare in party (o da soli), un’umanità inserita nel punto più basso della catena alimentare e costretta a vivere ai margini e una tecnologia futuristica che trova la sua massima espressione nei Javelin, esoscheletri dalle caratteristiche variegate che saranno perno fondamentale del gioco.

Oggi è impossibile chiedere una cura per il roleplaying e per la narrativa pari a quella messa in un Planescape Torment, sia per le differenze di genere delle 2 produzioni sia perché il mercato è cambiato alla radice, con un conseguente spostamento delle attenzioni su altri aspetti delle produzioni videoludiche. Detto questo però il materiale di partenza c’è e sembra valido ed è quindi lecito aspettarsi una narrativa all’altezza.

Mmo, tps o…?

Cosa è Anthem all’atto pratico? Difficile dirlo. Il trailer mostra un avamposto umano da cui il giocatore parte nell’esplorazione di un pianeta ostile a bordo del proprio Javelin, esoscheletro che ha il compito di farlo sopravvivere alla fauna locale tutt’altro che amichevole. A lui si uniranno altri 3 compagni che andranno a comporre un party in grado di farsi strada all’interno del pianeta.

Abbiamo subito qui informazioni importanti sulla natura ludica di Anthem. Il titolo ci mostra fin da subito come gli esoscheletri sostituiscano le comuni “classi” andando a comporre un team variegato e in grado di supportarsi a vicenda grazie a delle abilità specifiche.

Hud meravigliosamente poco invasivo

Buona differenziazione

Il Javelin più massiccio è palesemente un tank, mentre quello più aggraziato e femminile potrebbe essere un support con abilità curative. Imput visivi al servizio del gameplay, una cosa estremamente positiva e che speriamo si mantenga per tutta la produzione. Input visivi estremamente semplici e molto poco invasivi, basti notare come l’hud sia “leggera” e lasci spazio quasi totalmente al campo visivo del giocatore, libero di esplorare il meraviglioso mondo che Anthem gli offre.

Ovviamente non si vive solo di esoscheletri, e avremo dalla nostra anche armi convenzionali, suddivise in rarità e livelli. Il gunplay sembra mitigato da Mass Effect Andromeda, con un focus quindi sull’azione a discapito della tattica, una scelta di certo adatta ad un setting come quello di Anthem. Conclude il tutto una struttura rpg classica, in cui il nostro personaggio scoprendo luoghi ed uccidendo creature salirà di livello diventando sempre più forte.

Ma in soldoni, è carne o pesce?

Quindi alla fine cosa è Anthem; un tps dalla struttura Mmo? Un action? Un action-rpg? Il Dark Souls dei mech game? Nessuna di queste domande ha realmente importanza, sia perché per ora le informazioni ricavate sono molto poche sia perché etichette come queste nel 2018 hanno davvero pochissimo riscontro poi nel prodotto completo. L’ibridazione è la strada giusta per questo genere di produzioni, un’ibridazione che passa soprattutto dalla qualità delle singole parti che poi compongono il tutto, quindi guai a presentare un prodotto povero dal punto di vista ludico ma eccelso dal punto di vista tecnico. Guai.

Anthem anche in questo caso, come nel paragrafo sopra, ha tutte le carte in regola per essere curato e stupire in ogni sua parte, in ogni suo mini scompartimento. La nostra speranza è quindi in un gameplay profondo, ben strutturato e appagante, che possa offrire un supporto online, single player e ruolistico abbastanza variegato e di qualità, con buona pace delle etichette.

Il lato tecnico è magnifico…

Il Destiny di EA?

La risposta alla domanda è un “No grazie”. Nulla contro il prodotto Activision, ma Destiny (soprattutto il 2, trattato per altro anche da DrCommodore) rimane un fallimento (almeno dal punto di vista qualitativo) che è meglio non prendere ad esempio. Il fatto che Anthem sia anche un gioco con una forte componente multiplayer non significa in nessun modo che debba essere un emulo del gioco Bungie e che ne debba assorbire caratteristiche e community.

Anthem può e deve puntare a molto di più, all’unione tra componenti singleplayer e multy in grado di creare un prodotto completo e con una community viva e affezionata. Ovviamente le caratteristiche in comune e la vicinanza come setting e infrastruttura lo pongono come competitor, ma un conto è essere un competitor, un conto è essere il Destiny di EA.

Cosa aspettate da questo titolo? Fatecelo sapere e ricordatevi di seguirci su Youtube, Telegram e di raggiungerci sul nostro server Discord!

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Jacopo Piermattei

Classe 95, vive a pane e Metroidvania fin da quando ricorda con un pizzico di Tcg e (J)rpg per condire il tutto. Il dono della sintesi è il suo forte infatti la Bio termina qui.