Dopo quasi dieci anni, Stranger Things si avvicina davvero alla fine. La quinta stagione non è solo un capitolo conclusivo: è un’opera che guarda indietro a tutto ciò che ha costruito, rilegge le proprie origini e le fonde con l’immaginario che l’ha generata. I Duffer Brothers non hanno mai nascosto il loro amore per il cinema anni Ottanta — Spielberg, Carpenter, Cronenberg, King, Zemeckis — e oggi è proprio lì che bisogna guardare per capire come potrebbe finire Stranger Things.
Di seguito, cinque teorie sul finale, tutte plausibili, tutte coerenti con ciò che la serie è sempre stata: una storia sull’orrore, sì, ma soprattutto sull’identità, sull’amicizia e sulla fine dell’infanzia.
1. Il sacrificio finale: qualcuno deve restare indietro – Stranger Things 5
Il cinema anni Ottanta insegna una regola non scritta: la vittoria ha sempre un prezzo. Da E.T. a. Terminator 2, passando per The Thing, il finale dolceamaro è quasi un obbligo morale. Stranger Things ha già flirtato più volte con questa idea, ma non l’ha mai portata fino in fondo.

La teoria più diffusa è quella del sacrificio definitivo di Eleven o Will. Eleven rappresenta il ponte tra i mondi, la forza che può chiuderli ma solo al costo della propria esistenza. Will, invece, è il cuore oscuro della serie: il primo rapito, l’ultimo davvero legato al Sottosopra. Un finale in cui uno dei due resta intrappolato o si dissolve con l’Abyss non sarebbe solo tragico: sarebbe narrativamente inevitabile.
2. Vecna non è il vero nemico: il Mind Flayer come entità primordiale

Seguendo la lezione di Lovecraft e John Carpenter, il vero orrore non è mai umano. Vecna potrebbe essere solo un intermediario, un corpo, una maschera. Il Mind Flayer — introdotto in modo centrale nella seconda stagione — potrebbe rivelarsi la vera mente dietro tutto.
Questa teoria suggerisce un finale in cui il male non viene distrutto, ma confinato. Non vinto, ma compreso e sigillato. Un finale più vicino a In the Mouth of Madness che a un classico happy ending: l’orrore resta, ma non domina più.
3. Hawkins non sopravvive: la distruzione come rinascita

Negli anni Ottanta, le città simbolo spesso finiscono sacrificate: pensiamo a Gremlins, Poltergeist, Nightmare. Hawkins potrebbe essere irrecuperabile. La teoria più radicale immagina una distruzione totale o una quarantena definitiva: Hawkins cancellata dalle mappe, dai ricordi, dalla Storia.
Un finale così trasformerebbe Stranger Things in una parabola sulla rimozione del trauma: non lo elimini, lo seppellisci. E vai avanti.
4. L’addio all’infanzia: niente ritorno allo status quo

Stranger Things non può finire come è iniziata. Il cinema di Spielberg lo insegna: crescere significa perdere qualcosa per sempre. L’ultima scena potrebbe non essere una battaglia, ma un commiato silenzioso: i ragazzi separati, Hawkins vuota. Non un lieto fine, ma un finale vero.
5. Il cerchio si chiude: ritorno alla prima stagione
La teoria più elegante — e forse la più probabile — è quella circolare. Stranger Things potrebbe chiudersi dove tutto è iniziato: Will, il bosco, le luci, la soglia. Ma con una differenza fondamentale: ora i personaggi sanno chi sono. Come in Stand By Me o It, il vero finale non è la sconfitta del male, ma la consapevolezza di averlo attraversato.
Perché Stranger Things non può finire “bene” (e va bene così)

Stranger Things è sempre stata una serie sull’impossibilità di tornare indietro. Ogni stagione ha tolto qualcosa ai suoi personaggi: innocenza, sicurezza, silenzio. Un finale troppo rassicurante tradirebbe non solo la storia, ma le sue radici.
Qualunque sia la scelta dei Duffer Brothers, una cosa è certa: il finale non parlerà di mostri, ma di noi. Della parte che lasciamo indietro quando smettiamo di essere bambini. E di quella che, anche nell’oscurità, continua a cercare una luce.