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Pinocchio di Gullermo del Toro, il trionfo dell’ultimo adattamento della fiaba di Collodi

Di adattamenti cinematografici della fiaba scritta da Carlo Collodi ne è pieno: dal cartone Disney del 1940 al live action di Garrone e quello diretto da Zemeckis del 2022, la fiaba di Pinocchio rimane un classico intramontabile.

Gullermo del Toro, regista del Labirinto del Fauno, La forma dell’acqua, Hellboy e molti altri, ha deciso di creare un adattamento di Pinocchio tutto suo, realizzando qualcosa che lascia lo spettatore con la necessità di rivederlo ancora e ancora.

Sbarcato su Netflix da pochissimi giorni, Pinocchio ha conquistato già il secondo posto nella classifica della top 10 dei film più visti in Italia e non ci metterà molto a piazzarsi al primo posto. 

Pinocchio

Gullermo del Toro ha creato questa pellicola interamente in stop motion, una tecnica di ripresa cinematografica e di animazione chiamata anche in italiano “la tecnica passo uno” o “ripresa a passo uno” o “animazione a passo uno”.

In un’Italia grigia e fascista, Geppetto è un falegname vedovo e solo che sta cercando di elaborare il lutto del suo unico figlio, Carlo. Durante una notte di pioggia, lacrime e alcool, l’anziano Geppetto costruisce un burattino con le somiglianze del suo bambino, perso alla tenera età di 10 anni. 

La fiaba di Collodi è ormai risaputa, si basa sul burattino che in tutti i modi cerca di diventare buono, così da diventare un bambino vero e proprio e con l’aiuto della fata madrina alla fine diventa ciò che ha sempre voluto, essere reale.

Pinocchio Netflix Guillermo del Toro6

Del Toro stravolge in parte quella storia che tutti conoscono, soffermandosi su tematiche come la morte, sottolineandola in svariati modi e contrapponendola alla vita

L’impronta del regista si vede dai primi minuti, la realizzazione dei personaggi e la cura nei dettagli è la firma d’autore di Del Toro, accompagnato poi dalle voci di alcuni degli attori più amati del panorama cinematografico come Christoph Waltz, Ewan McGregor, David Bradley, Tilda Swinton, Cate Blanchett, Finn Wolfhard e Ron Perlman. 

La pigna come metafora della vita e della morte

Il film abbraccia più temi, in particolare e come abbiamo già detto quello della morte. Siamo negli anni di un’Italia fascista governata dal Duce, in un paesino tappezzato di manifesti con la faccia di Mussolini e svastiche ma anche di Chiese decadenti con affreschi risalenti al 1500 e di bambini destinati a diventare dei soldati pronti a morire per la propria Patria.

Colpito da un lutto improvviso, Geppetto, un povero falegname, è costretto a condurre una vita senza sua moglie e suo figlio, quest’ultimo l’unica cosa che ancora gli dava l’unica gioia di vivere. 

La pigna è la metafora di un percorso che porta dalla vita alla morte: piantandola diventerà poi un albero, lo stesso che in una notte dove la mancanza del figlio bussa in maniera prepotente alla porta del cuore del pover’uomo, Geppetto abbatte e da quel legno costruisce un burattino che somigli, anche in maniera vaga, al piccolo Carlo ormai scomparso da molto tempo: Pinocchio.

pinocchio

Pinocchio è un burattino irrequieto, ha l’animo di un bambino curioso e vuole scoprire il mondo e tutto ciò che lo circonda, combinando non pochi guai e costringendo il povero Babbo a corrergli dietro e non perderlo mai di vista. 

Pieno di vita e non curante delle conseguenze che può portare il non seguire le regole, il burattino incontrerà il cattivo della storia: la Volpe.

Lui è Spazzatura e lui è la Volpe, sono in società?

Abituati da una vita a vedere il gatto e la volpe come due semplici mascalzoni che portano Pinocchio a credere che, seminare i suoi risparmi sotto terra li farà crescere e diventare un albero di soldi, ha spinto Del Toro a cambiare e mescolare un po’ le carte in tavola.

Fin dall’inizio capiamo che qui c’è un solo cattivo e non stiamo parlando del grosso uomo barbuto che risponde al nome di Mangiafuoco ma, questa volta, è proprio la Volpe.

Il suo personaggio, per citare coloro che hanno dato vita a questa pellicola, ha le sembianze del diavolo, con i capelli a punta e i lineamenti spigolosi più che una volpe ricorda molto Lucifero, colui che appunto, nella fiaba di Collodi e sotto il nome di Lucignolo tenta Pinocchio e lo porta al Paese dei Balocchi.

Pinocchio

Spazzatura è la scimmia ammaestrata che il signor Volpe sfrutta e maltratta, costringendola a muovere i fili delle marionette del suo spettacolo, doppiato da Cate Blachett nella versione originale e da Tiziana Avarista in italiano, è un personaggio che alla fine del viaggio porta lo spettatore a volergli molto bene, facendolo empatizzare moltissimo. 

Una storia di crescita e consapevolezze

Quello che ci mostra Del Toro attraverso le marachelle di Pinocchio e la saccenza del grillo, è proprio il dolore che colpisce i personaggi.

Primo fra tutti Geppetto che non riesce ad andare avanti a causa della perdita che lo logora ogni istante, Lucignolo che è oppresso dalla dittatura del padre, il grillo che inizialmente agisce grazie alla sete di successo che lo divora e vuole a tutti i costi lasciare il segno, Spazzatura che è costretta a obbedire ad un uomo spregevole e infine Pinocchio che nonostante abbia l’anima di un bambino, soffre perché non sarà mai all’altezza di una persona che rendeva felice colui che lo ha costruito, vivendo con lo scopo di renderlo felice o almeno avvicinarsi a quanto facesse Carlo.

Quello che ci insegna Collodi con la sua fiaba è che Pinocchio deve essere buono per diventare un bambino vero, Gullermo del Toro invece lo fa crescere nonostante rimanga piccolo e di legno, perché lo scopo del suo viaggio non è quello di diventare un bambino in carne ed ossa, ma quello di aiutare chi gli sta intorno ad essere migliore, con la sua innocenza e la sua purezza.

Pinocchio

Il colore dell’ultraterreno

Gullermo del Toro non perde mai di vista la nota realistica che deve avere questo film, nonostante sia un film d’animazione, la cura nei dettagli e nella realizzazione di tutto quanto è strettamente legata alla realtà.

Colei che dona la vita all’oggetto inanimato che è Pinocchio, è lo Spirito. Contrapposto a questo personaggio c’è sua sorella, che controlla attraverso le clessidre del tempo la Morte.

Accomunati dal colore, il grillo, lo spirito, la morte, il pescecane e i conigli (che nell’Inferno Dantesco potrebbero rappresentare Caronte poiché accompagnano le anime dalla morte), sono personaggi che si distaccano dalla realtà e vengono definiti “ultraterreni” perché si allontanano da quello che sono invece, gli altri personaggi. 

Nello speciale dedicato al film, i creatori spiegano che tutti questi personaggi sono legati tra di loro.

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Pinocchio è un film per tutte le età 

Dire che Pinocchio è un film per grandi e piccini è la frase che racchiude appieno questa pellicola. Gullermo del Toro rende piacevole la storia del burattino parlante, trasmettendo i valori che una fiaba moderna può dare ad un bambino, con una morale di fondo capace di catturare anche i più piccoli e focalizzando l’attenzione sul carattere di ogni singolo personaggio e della crescita individuale che ne regala. 

Per i più grandi c’è l’emozione che trasmette, quel legame tra padre e figlio indissolubile: spigoloso in alcuni momenti, quelli in cui Geppetto si ribella al fatto che niente e nessuno potrà far ritornare il suo piccolo Carlo e morbido verso un finale che si conclude con le lacrime e una stretta allo stomaco che lascia lo spettatore davanti ad una consapevolezza concreta: siamo tutti in grado di migliorare qualcuno e di migliorarci. 

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Il grillo parlante 

Fondamentale il suo contributo come nella fiaba originale, il suo personaggio è quello più saggio e quello che da una lezione prima a se stesso e poi agli altri, capace di smussare gli angoli della sua ottusità e del suo ego smisurato, partendo da un desiderio che in primis soddisfasse l’interesse personale per arrivare a desiderare qualcosa di altruista con lo scopo di rendere qualcun’altro, all’infuori di se stesso, felice.

Il grillo parlante è colui che racconta questa storia, doppiato dalla voce di Massimiliano Manfredi abbraccia con cura lo spettatore e lo culla accompagnandolo verso una morale importante e capace di emozionare. Il suo lavoro come quello di tutti gli altri doppiatori, ha reso questo film un piccolo gioiello assolutamente da non perdere e da vedere e rivedere.

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Per concludere questa recensione, possiamo dire che Gullermo del Toro ha fatto assolutamente centro con questo film, probabilmente uno dei migliori che abbia mai fatto e senza dubbio uno dei migliori, se non quello in assoluto, adattamento cinematografico della fiaba di Pinocchio.

VOTO: 9/10

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