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“Aloy è ingrassata, 0/10”: appassionati del sollazzo, non dei videogiochi

Le assurde critiche su Horizon: Forbidden West riguardano Aloy, non il gioco

“Bello, davvero bello” “No, non mi è piaciuto, troppa poca innovazione”
“Impatto grafico notevole, però non so, il gameplay ancora non mi convince appieno”
“Finalmente hanno migliorato gli scontri contro gli umani, in Zero Dawn erano fatti davvero male” 
“L’art direction è incredibile, addirittura meglio del primo” 

Queste, in un mondo ideale, sarebbero dovute essere le opinioni espresse dall’utenza dopo lo State of Play di Sony, in cui sono stati mostrati 14 minuti di gameplay di Horizon: Forbidden West, nuova esclusiva PlayStation targata Guerrilla Games in arrivo su PS4 e PS5. Ma invece no; sui social, al termine della conferenza, si è parlato solo della forma fisica di Aloy e delle sue guance, giudicate un po’ troppo piene da chi si definisce, forse impropriamente, appassionato. 

Nessun cenno all’ottima direzione artistica di Guerrilla, che ha fatto immergere milioni e milioni di giocatori in una distopia elaborata in maniera estremamente fine, dove delle enormi e splendide macchine hanno soggiogato la natura facendola propria. Nessun rimando a quanto visto dal punto di vista del gameplay, che sembra esser migliorato rispetto al passato ma che soffre ancora di alcune criticità che potrebbero minare l’esperienza offerta da Forbidden West. Nessuna menzione alle novità mostrate, come le ambientazioni subacquee, il glide, il parkour ed il nuovo combat system negli scontri con altri umani. Dicendo “nessuno” magari esageriamo, ma vi assicuriamo che abbiamo letto davvero pochi commenti simili.

Aloy

Solo Aloy, le sue guance, il suo presunto aumento di peso ed il “poco realismo” di quest’ultimo, essendo che la carismatica eroina di Horizon salta e corre di continuo. D’altronde si sa, l’attività fisica è importante, ed il nuoto è anche uno sport completo, quindi non capiamo davvero come sia possibile una cosa del genere. Realismo poi,  in un mondo in cui ci sono degli enormi Mammut robotici.. ok. 

Purtroppo questa non è neanche la prima volta in cui i social si esprimono in tal maniera; durante i giorni che seguirono l’uscita di The Last of Us Parte II, uno dei migliori giochi dell’ormai scorsa generazione, l’attenzione di gran parte dei presunti appassionati fu riversata nel commentare negativamente le fattezze di Abby, ritenuta troppo androgina e poco attraente dai più. A quanto pare la sua meravigliosa caratterizzazione non bastava a convincere chi vuole che anche l’occhio (e non solo) voglia la sua parte. 

Abby The Last of Us 2

Percorso inverso rispetto a quello di Lady Dimitrescu e delle sue tre figlie, divenute un vero e proprio fenomeno mediatico; l’hype di gran parte dell’utenza non era rivolto a Resident Evil 8, ma ad un’ipotetica nude mod che vedesse protagoniste le tre donne. Nude mod che, ovviamente, è arrivata su NexusMods ed ha raggiunto un numero di download piuttosto elevato.

E questi sono solo alcuni dei più recenti esempi relativi alle polemiche (o agli apprezzamenti) che derivano dalla presenza di donne nei videogiochi. Non ci dilungheremo su discorsi femministi o di inclusività, il punto di questo breve articolo non è assolutamente quello; per quanto ci riguarda Aloy potrà essere grassa o magra, bella o brutta, ma resterà la protagonista carismatica, intelligente, eroica e ben caratterizzata che abbiamo potuto apprezzare in Horizon: Zero Dawn. Potrà anche non piacervi, ma non perché è diventata “più grassa”. O meglio, potrà anche non piacervi il fatto che sia diventata più paffuta, ma questa non può e non deve essere la critica regina su una produzione, qualunque essa sia

Il punto del discorso è che ormai, nella community videoludica tutta, agli appassionati di videogiochi si sono affiancati gli appassionati di sollazzi sull’eroina di turno, capaci di scatenare i loro peggiori istinti in base a quanto sia sessualmente appetibile la protagonista di un titolo in uscita. Per fortuna però i videogiochi sono molto di più che uno spunto per praticare onanismo; i videogiochi hanno mille sfaccettature, e offrono materiale per commenti ed analisi di ogni tipo, che non per forza devono essere approfonditi; ognuno ha il diritto di dire la propria, ricordando però di ciò di cui si sta parlando.

Appiattire la critica, incentrandola solo sull’aspetto della protagonista, o magari sul numeretto che solitamente si trova alla fine delle recensioni,  la rende sterile e poco consona al mondo dei videogiochi. Un mondo fatto non solo di eroine sessualmente appetibili, ma anche di game design, direzione artistica, criticità, emozioni, bug, comparti tecnici eccellenti o appena sufficienti, gameplay incredibilmente divertenti o poco riusciti. Un mondo vario, a cui approcciarsi in tante maniere differenti, anche superficiali, ma mai così banali. Bisogna tornare a mettere al centro della discussione il videogioco, non questo o quel difetto, invocando quel politically correct che ormai vediamo ovunque; questo ormai, quantomeno sui social network, non accade più da un po’.

E poco importa se Aloy non rispecchia più i vostri canoni di bellezza: l’eroina del gioco targato Guerrilla ha molto più da dire rispetto alle sue guance. Così come qualcosa da dire ce l’avrà quel videogioco chiamato Horizon: Forbidden West.  

 

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Carlo D'Alise

Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.

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