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Resident Evil Village, la recensione: oltre Lady Dimitrescu c’è di più

Resident Evil Village Copertina

Ecco la nostra recensione di Resident Evil Village! 

Resident Evil è, senza alcun dubbio, una delle saghe che hanno contribuito ad accrescere enormemente la risonanza del medium videoludico e la passione dei giocatori nei confronti di esso. Le prime iterazioni del brand creato da Shinji Mikami furono infatti fortunatissime, e rappresentano ancora oggi dei titoli con cui il tempo non è stato particolarmente tiranno. Tuttavia, dopo aver toccato una delle vette più alte della saga, rappresentata da quella perla di Resident Evil 4, Mikami lasciò Capcom per unirsi a Clover Studio; tale scelta portò la creatura del director giapponese ad un lento declino, che culminò con la pubblicazione del discutibilissimo Resident Evil 6. Il gioco aveva infatti perso la sua natura di survival horror, divenendo un TPS action piuttosto mediocre che non piacque né al pubblico, né alla critica specializzata. Però si sa, quando si tocca il fondo non si può far altro che risalire. Nel 2016, durante lo showcase E3 di Sony, accadde il “miracolo”: una casa apparentemente abbandonata e un’atmosfera da brividi, corredate da una visuale in prima persona, ed una scritta: Resident Evil 7

Capcom era pronta a tornare alle origini, ed a farlo in grande stile, riprendendola e allo stesso tempo sconvolgendola con l’aggiunta della visuale in prima persona; così, un anno dopo la pubblicazione di quel trailer, arrivò sul mercato il tanto atteso capitolo del rilancio della saga, che vedeva un nuovo protagonista, Ethan Winters, e che sembrava assolutamente slegato dal resto dell’intricatissima narrazione del brand. Il gioco si rivelò essere una boccata d’aria fresca, e, nonostante alcuni problemi, fece riaffezionare i tanti fan delusi dopo l’uscita di RE6, che, oltre a ritrovare quell’atmosfera persa nel corso degli anni, ritrovarono anche e soprattutto alcune vecchie glorie della saga, come Chris Redfield; si, le apparenze spesso ingannano, in quanto le avventure di Ethan Winters erano legate a doppio filo all’universo narrativo del brand. 

A 4 anni dalla pubblicazione di Resident Evil 7, Capcom è tornata con quello che rappresenta il primo, vero sequel della storia di RE, chiamato Resident Evil Village. Se infatti in passato i vari titoli della saga erano sì interconnessi, ma ampiamente godibili anche senza conoscere i precedenti accadimenti, lo stesso non si può dire con Village, che rappresenta la perfetta prosecuzione della già ottima trama del suo predecessore, continuando (più o meno) da dove ci eravamo lasciati quasi un lustro fa. Dopo aver giocato le due demo, perdendoci nei meandri del Castello appartenente alla dominatrice della campagna marketing del gioco, Lady Dimitrescu, siamo finalmente entrati in possesso di una copia del titolo, disponibile dal 7 maggio su Xbox Series X/S, PS5, PS4, Xbox One, PC e Stadia, e siamo pronti a dirvi cosa ne pensiamo. 

Non c’è solo Lady Dimitrescu

Come dicevamo, Resident Evil Village è un vero e proprio sequel diretto di RE7, ed attinge a piene mani da quanto accaduto nell’orrida casa della famiglia Baker. Son passati tre anni da quando Ethan e sua moglie Mia sono fuggiti dagli orrori di Dulvey; temprati da quei terribili accadimenti, hanno deciso di mettere su famiglia, dando i natali alla piccola e tenerissima Rose, la loro primogenita. Durante una tranquilla serata in famiglia tuttavia, Chris Redfield irrompe in casa Winters, uccidendo non si sa per quale motivo Mia e portando con sé la piccola Rose e lo stesso Ethan. Durante la fuga però il convoglio del capitano Redfield viene attaccato da una misteriosa entità; durante questo attacco, Chris scompare, e Rose viene rapita da alcune terribili creature; creature che infestano un misterioso villaggio sito in Romania, dominato da una donna chiamata Madre Miranda. 

Ethan, spaesato dopo aver vissuto l’improvvisa perdita della moglie, decide istantaneamente di mettersi in viaggio per salvare la figlia, dovendosi però confrontare con lo scetticismo degli abitanti del villaggio che, a causa di delle mostruosità chiamate Lycan, sono ridotti ad uno sparutissimo gruppo di “resistenti”. Ma i lycan non sono le uniche entità che infestano il Villaggio, essendo questo dominato da quattro “storici” casati: Dimitrescu, Moreau, Beneviento ed Heisenberg. Ma chi è Madre Miranda? Chi, o cosa, sono gli esponenti dei 4 Casati? Come sono nati i Lycan?

Resident Evil Village Casati

Beh, in questa recensione non troverete risposta ad alcuna delle vostre domande, ma sappiate che queste premesse rappresentano una solida base da cui si dipaneranno un’infinità di colpi di scena, che terranno altissimo il ritmo della narrazione per tutta la durata del titolo, riuscendo a risollevare anche qualche momento di stanca avvertito nella parte centrale dell’avventura. Ma come da tradizione, anche in Resident Evil Village la storia non viene raccontata solo attraverso gli ottimi dialoghi e le puntuali scelte registiche, ma anche e soprattutto attraverso sia le magnifiche ambientazioni disegnate per l’occasione dagli sviluppatori, sia il gameplay che riesce a rispecchiare appieno lo stato d’animo di Ethan e le sue sensazioni in ogni momento, passando da fasi più action ad altre molto più vicine ai vecchi Resident Evil. 

Ogni ambiente, compresi lo splendido Castello Dimitrescu e la terrificante Magione di Donna Beneviento, riescono ad avere una caratterizzazione semplicemente incredibile, e riescono a raccontare delle storie tramite dettagli, oggetti, nemici perfino.  Tale caratterizzazione sembra ripercuotersi anche sul piano puramente ludico; ci è sembrato infatti che alcune sezioni del gameplay di RE Village fossero al servizio della narrazione. È come se l’ottimo impianto di gioco si adeguasse ai ritmi della storia, non risultando mai troppo simile a sé stesso. Ciò, chiaramente, non può essere che un bene, soprattutto per un titolo che deve unire le basi poste a casa Baker a quello che sarà il futuro della saga targata Capcom e che per questo motivo rischiava di perdersi, quantomeno dal punto di vista puramente narrativo. Per fortuna, così non è; l’unico appunto che ci sentiamo di fare agli sceneggiatori riguarda la poca chiarezza di alcuni passaggi di trama che, arrivati ai titoli di coda, si riveleranno decisivi per l’ultimo capitolo di una trilogia che ormai ci sembra certa. 

Inutile poi confermare le ottime impressioni relative alla caratterizzazione di tutti i personaggi presenti in game. Gli esponenti dei 4 Casati, chi più chi meno, riescono a brillare, e saranno capaci di rimanere negli annali della saga più di tanti altri “secondari”. Anche il Duca, personaggio che segna il ritorno del Mercante nel brand, nonostante le poche linee di dialogo riesce ad affascinare il giocatore, così come alcuni dei comprimari presenti. Il lavoro di caratterizzazione fatto su Ethan è egregio; l’evoluzione del personaggio c’è, e si vede. Dopo gli orrori di Dulvey infatti Ethan è un uomo tormentato, inseguito da un passato che cerca di dimenticare ma che, ormai, è parte di sé; il giovane sembra essere molto più sicuro dei suoi mezzi, e si lascia andare a gesti più eroici di quelli visti durante lo scorso capitolo. Un’evoluzione da non sottovalutare, che riesce a donare smalto ad un personaggio che, in RE7 sembrava essere leggermente stereotipato. 

Lady Dimitrescu Resident Evil Village

In sostanza dunque, il comparto narrativo di Resident Evil Village è da promuovere a pieni voti, nonostante qualche passaggio poco chiaro e qualche sezione non propriamente brillante. Sia chiaro, per avere un quadro limpido sui personaggi e su ciò che sta succedendo nel misterioso Villaggio dovrete raccogliere documenti e fermarvi ad osservare taluni punti di particolare interesse, che sapranno raccontarvi molto più di un filmato qualunque. Il lavoro svolto dagli sviluppatori è dunque egregio, sotto tantissimi punti di vista, e segna uno dei punti più alti dell’intera saga. 

Tanta varietà, rispettando la tradizione

Resident Evil Village, dal punto di vista dell’impianto ludico, risulta essere un’evoluzione del precedente capitolo della saga, pur non disdegnando alcuni omaggi al passato, in particolare a Resident Evil 4, ed alcune novità che contribuiscono ad aumentare enormemente la varietà del gameplay.  Ancora una volta infatti il titolo si svolge interamente in prima persona, ma, rispetto a RE7, la ripetitività sta a 0. L’impianto ludico di Village è infatti un continuo susseguirsi di idee splendidamente realizzate, un coacervo di sessioni tutte diverse ma amalgamate alla perfezione, capaci di far divertire il giocatore sino ai titoli di coda. Cercheremo per quanto possibile di evitare spoiler di sorta, ma sappiate che il viaggio di Ethan presenterà sezioni di gioco piene di cervellotici enigmi, altre dallo stampo più action, altre ancora strapiene di una tensione che raramente abbiamo vissuto nei survival horror più recenti, in cui addirittura ci ritroveremo senza alcuna possibilità di difesa. Alcuni potrebbero storcere il naso di fronte ad alcune scelte, ma non per questo le stesse possono essere definite come meno valide. Come vi dicevamo infatti il gameplay si adatta all’ambientazione ed alla narrazione, e riesce ad alternare alla perfezione fasi più ragionate, da affrontare addirittura in stealth per evitare un inutile spreco di preziosissime munizioni; niente di obbligato, sia chiaro, in quanto la varietà di approccio allo scontro saprà in ogni caso essere particolarmente elevata. 

Gli omaggi agli scorsi capitoli della saga sono tantissimi, e sono rappresentati sia da fasi di gameplay, sia da aggiunte puramente “tecniche”. Inutile dire come il castello Dimitrescu ci abbia ricordato pesantemente la mai dimenticata Villa Spencer, o come una particolare sezione di gioco sembri essere uscita direttamente da Resident Evil 4. Nonostante questa sorta di derivatività però, Village riesce sempre a tenere altissima l’attenzione del giocatore e a non annoiare praticamente mai, grazie a quella che definiremmo un’ottima evoluzione degli elementi storici della saga, che gli sviluppatori hanno plasmato a loro piacimento, creando un qualcosa di classico ma allo stesso tempo estremamente moderno sotto tanti punti di vista. 

Artwork Ethan Resident Evil Village

Oltre a questa varietà di gameplay, come dicevamo in Village vi è anche la possibilità di approcciare i nemici secondo le vostre esigenze. L’arsenale a disposizione di Ethan è enorme, nonché estremamente diversificato, ma, soprattutto di fronte alle orde di temibili Lycan che cercheranno di farvi fuori, la soluzione migliore può essere il nascondersi in attesa di tempi più favorevoli per proseguire, senza però mai sottrarsi agli scontri a fuoco che, in questo capitolo, ricoprono un ruolo preponderante rispetto al corpo a corpo, relegato a semplice contorno rispetto al precedente capitolo. Per fortuna, come dicevamo, questa “necessità” degli scontri a fuoco è controbilanciata dalla presenza di un gran quantitativo di armi, ognuna coi suoi pregi e i suoi difetti. L’attenzione riposta nel gunplay di RE Village è ottima, ed il feeling risulta ben diversificato da arma ad arma, grazie anche ad una sapientissima gestione dei grilletti adattivi del DualSense. Ogni arma, anche dello stesso tipo, richiederà una diversa intensità della pressione del grilletto destro; intensità che verrà modificata in base alle modifiche che apporteremo al nostro arsenale. Per intenderci, evolvere il calcio o il grilletto di un fucile in qualcosa di più performante, allenterà e non di poco la resistenza del grilletto. Una feature che per alcuni potrà sembrare un’inutile aggiunta, ma che invece aumenta e non di poco l’immersività degli scontri. 

Scontri che, inoltre, vengono esaltati da un level design di assoluto valore, che si sviluppa non solo in orizzontale ma anche in verticale; altra dimostrazione questa del fatto che il gameplay sia in qualche modo asservito, o comunque ben amalgamato, alla narrazione. La presenza degli agilissimi Lycan infatti, capaci di spostarsi di tetto in tetto, permette anche ad Ethan di sfruttare la verticalità di alcune ambientazioni, e di trarre un seppur piccolo vantaggio dalle potenzialità che offre la mappa. Mappa che, rispetto a RE7, offre non solo un gran quantitativo di luoghi diversi, ma che risulta essere più aperta e divertente da esplorare sia per proseguire nella trama principale, sia per raccogliere tutte le armi, i documenti ed i segreti presenti.

Proprio riguardo a questa “raccolta”, c’è da segnalare una novità che riguarda l’inventario, giustificata anche dalla presenza del Duca, mercante che in più di un’occasione ha fatto la differenza tra la vita e la morte. A differenza di quanto accadeva a Casa Baker infatti, non sono più presenti le casse per il deposito di oggetti, ed i vari tesori trovati non andranno ad occupare gli slot disponibili nell’inventario ma saranno relegati ad una diversa schermata, che vi permetterà di averli sempre con voi. Tutto quanto trovato, siano essi armi, tesori, proiettili e così via potrà essere venduto al Duca, che vi ricompenserà con dei Lei utili sia all’acquisto di risorse, sia al potenziamento delle armi da voi raccolte. Chiaramente non è tutto oro quel che luccica, in quanto il limitato spazio dell’inventario vi obbligherà, in caso di ritrovamento di un’arma particolarmente rara, a scartare qualcosa per far posto al nuovo oggetto; tale scarto sarà permanente, e non ci sarà più alcuna possibilità di raccogliere quanto perso. Ciò aggiunge una buonissima dose di strategia al gameplay, che richiederà dunque un’ottima gestione dell’inventario e delle risorse che vorrete portare con voi. 

Duca Resident Evil Village

Ma il Duca, oltre a potenziare le armi ed a permettervi di acquistare risorse, sarà anche fondamentale per il potenziamento di Ethan. Ad un certo punto del gioco infatti, il simpatico mercante vi offrirà l’opportunità di cucinare alcune prelibatezze, previo ritrovamento di alcuni ingredienti, che se consumate andranno ad aumentare degli specifici parametri di Ethan. Chiaramente il ritrovamento di tali ingredienti occuperà un posto nel vostro inventario, quindi prima di mettervi a caccia vi converrà fare parecchia attenzione. 

In sostanza dunque il gameplay di Resident Evil Village è al contempo un omaggio ai vecchi capitoli della saga, ed un’enorme evoluzione del suo predecessore; se infatti quest’ultimo alla lunga rischiava di annoiare, lo stesso non si può dire di Village, che grazie ad un’ottima varietà di situazioni, ad una mappa enorme ed interconnessa, ad un gunplay di tutto rispetto, ad una serie di divertentissime bossfight e ad alcune aggiunte particolarmente interessanti, riesce ad essere una vera e propria perla, e ad entrare di diritto nell’Olimpo del brand Capcom. 

Il RE Engine è spettacolare, ma.. 

Dal punto di vista tecnico, Resident Evil Village si assesta su livelli altissimi, ma non perfetti. L’ottimizzazione permessa dal RE Engine è enorme, e conferma come il motore proprietario di casa Capcom riesca ad essere un vero e proprio mostro, adattabile e scalabile a seconda delle esigenze. Il colpo d’occhio è meraviglioso, così come il design di ambienti, esaltati dal ray tracing che in questo titolo reputiamo essere praticamente obbligatorio, personaggi secondari e nemici. Nonostante ciò però, alcune texture risultano essere piuttosto sbiadite se viste da vicino, e negli esterni il dettaglio sembra essere leggermente sacrificato. Tutt’altra storia gli interni, che come già anticipato beneficiano enormemente delle potenzialità delle console di nuova generazione, venendo esaltati enormemente dal ray tracing. Ottima anche la cura del dettaglio, così come il frame rate; durante la nostra prova, nonostante avessimo il ray tracing attivo infatti, il gioco ha sempre girato a 60 FPS. Se vi è stato qualche calo, non lo abbiamo assolutamente notato. Ottimo anche l’utilizzo del DualSense, come già anticipato in precedenza, ed il sound design, che contribuisce enormemente alla creazione di un’atmosfera da brividi. Sotto questo punto di vista, poteva essere fatto qualcosa in più per le armi, il cui suono non da particolari soddisfazioni, ma stiamo parlando di dettagli che non inficiano assolutamente l’esperienza di gioco. 

Castello Dimitrescu Resident Evil Village

In conclusione.. 

Resident Evil Village è la perfetta evoluzione del suo predecessore, ed è senza dubbio alcuno uno dei migliori capitoli della storica saga di Capcom. Gameplay e narrazione sono estremamente validi, e si uniscono per dar vita ad un’esperienza unica, divertente, varia, e per certi versi indimenticabile. Questo titolo rappresenta infatti la summa di tutto ciò che il brand ha da offrire, racchiudendo in sé sia l’anima action, sia quella lenta e ragionata dei primi capitoli di Resident Evil, ed offrendo una varietà di situazioni praticamente enorme.  Peccato per alcune piccole mancanze relative proprio all’impianto narrativo, che necessitavano forse di un passaggio in più per essere apprezzate meglio. Anche dal punto di vista puramente tecnico, al netto di qualche imperfezione, il titolo riesce a brillare grazie ad un sempre ottimo RE Engine, esaltato dalle console di nuova generazione. Se dunque prima eravamo in trepidante attesa per l’ultimo capitolo di questa “saga nella saga”, ancora non confermato ma praticamente certo, adesso non stiamo più nella pelle.

VOTO: 9.2

L'autore

Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.

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