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The Last of Us Parte II, la recensione: il vero mostro è l’uomo

The Last of Us Parte 2 header

Ecco a voi la recensione di The Last of Us Parte II! 

“Giuramelo. Giurami che tutto ciò che mi hai raccontato sulle Luci è vero”
“Lo giuro”
“Ok”

Sono passati anni da quando abbiamo ascoltato queste parole. Parole che, volenti o nolenti, hanno dato vita ad uno dei finali più veri, crudi e controversi mai visti in un videogioco. Parole, e gesti, che distruggono la speranza sia della razza umana, sia di una ragazza che dopo aver vissuto indicibili violenze e drammi, credeva di aver trovato il suo scopo, il suo posto nel mondo, sacrificandosi per il bene comune. Parole che nascondono un inganno egoista, ma per certi versi comprensibile, che rispecchia appieno l’indole più nascosta e terribile dell’essere umano. Un inganno perpetrato da un uomo, un padre, che pur di non rivivere il suo momento più buio ha deciso di togliere al mondo la possibilità di sopravvivere. Un inganno che, a modo suo, fece la storia del videogioco, sconvolgendo sia le basi dello storytelling del medium, sia la mente ed il cuore dei tanti videogiocatori che decisero di vivere le vite di Joel ed Ellie in The Last of Us.

Si badi, parliamo di “vite” e non di avventure non a caso. Perché ciò che ha fatto grande The Last of Us non è stato il gameplay, sicuramente ottimo come da tradizione Naughty Dog, né tantomeno il comparto tecnico, che riuscì a spremere a dovere la PlayStation 3; ciò che ha fatto grande The Last of Us è stato il racconto di due vite, ognuna con i suoi drammi, unitesi in un mondo che non permette legami. Un mondo caduto in rovina a causa di un parassita, il Cordyceps, che ha infettato il corpo di alcuni e le menti di altri, dando libero sfogo alle pulsioni più sfrenate dell’animo umano. Un mondo in cui la vera piaga non sono gli infetti ma gli uomini.

Mai in un videogioco si era visto un racconto così potente, così vero, in cui ogni azione ha un peso ed una conseguenza; per questo motivo, quelle parole e quel finale restano uno dei momenti più alti toccati dal medium negli ultimi anni.

Fatta questa premessa, potete dunque immaginare la gioia provata da tutti quelli che, durante la PlayStation Experience del 2016, videro che Naughty Dog aveva intenzione di dare un seguito a quelle parole, pesanti come un macigno. Un cartello con il simbolo delle Luci, una chitarra, una melodia malinconica ma allo stesso tempo sognante, e poi.. Ellie. The Last of Us Parte II era finalmente realtà.

Realtà che tuttavia, nel corso del percorso di avvicinamento al titolo, ha dovuto fare i conti con un numero eccessivo di polemiche, dettate da leak, politiche giudicate troppo “inclusive” e così via. Polemiche che altro non sono se non la materiale dimostrazione del fatto che la società fittizia immaginata dal team di sviluppo non è poi così lontana dalla vita vera, seppur con i dovuti termini di paragone.

Nonostante i leak, le polemiche, i rinvii dettati da fattori interni ed esterni, la morsa che The Last of Us Parte II ha sui giocatori non è scemata; il 19 giugno tantissimi gamer potranno infatti mettere le mani su uno dei titoli più attesi degli ultimi anni, che segnerà il commiato di Naughty Dog all’attuale generazione di console. Noi, che abbiamo avuto la fortuna di poter provare il titolo in anteprima, siamo pronti a dirvi la nostra. Abbiamo imbracciato il nostro fucile, e ci siamo immersi in un titolo che a modo suo farà la storia della current gen. Pronti a scoprire cosa ne pensiamo?

La storia di una vita, la brutalità della realtà

The Last of Us Parte II, esattamente come il primo, racconta la storia di una vita. La vita di Ellie, smarritasi moralmente dopo aver appreso che il suo dono non può essere utile all’umanità. Una vita costellata di pregiudizi, di conflitti morali, di voglia di rivalsa, di rancore serbato nei confronti di chi non le permette di essere ciò che realmente è. Una vita che, nonostante tutto, sembra aver acquisito una parvenza di normalità; normalità scandita da una routine ben precisa, utile a difendere Jackson, il piccolo locus amoenus in cui Ellie e Joel si sono stanziati, dagli attacchi delle orde di infetti.

Ellie però non è più una ragazzina. Ellie è cresciuta, è diventata una donna; una donna che vuole prendersi le sue responsabilità, che vuole essere indipendente e che vuole fuggire dalla gabbia d’oro in cui è stata inconsapevolmente rinchiusa da Joel. L’uomo infatti si comporta esattamente come un padre ossessionato dalla vita della propria figlia: protettivo, maniacale, onnipresente. Un comportamento giustificato, secondo alcuni. D’altronde, Joel ha rinunciato alla salvezza dell’umanità, compiendo una scelta orribile, pur di poter avere Ellie al suo fianco. Tuttavia Ellie non è e non sarà mai Sarah, né potrà mai sostituirla. Anzi, forse la Ellie che vediamo in questo seguito non è neanche la vera Ellie; è, per citare il superbo Alan Moore, “il risultato di ciò che gli è stato fatto”.

La vita a Jackson tuttavia scorre tranquilla, e, nonostante i pregiudizi di alcuni retrogradi abitanti, Ellie riesce ad integrarsi al meglio nella cittadina, provando a vivere come una ragazza normale. La rabbia, la violenza e l’odio sembrano aver fatto spazio ad amicizie e primi amori, uniti a drammi adolescenziali propri dell’età della giovane donna. La pace tuttavia, nel mondo di The Last of Us, è nient’altro che una mera illusione. A sconvolgere la vita di Ellie, della sua amica Dina ed in generale di tutta Jackson non sarà un’orda di Clicker, ma, ovviamente, l’onnipresente malvagità del peggiore dei demoni: l’essere umano.

The Last of Us Parte II

Quest’evento, di cui non faremo menzione, influenzerà la vita, il carattere e la morale di Ellie; la ragazza, che stava iniziando ad abituarsi ad una pseudo-normalità, si ritroverà catapultata in una spirale di violenza, e, mossa dalla voglia di vendetta, intraprenderà un viaggio che la porterà a Seattle. La città, una vecchia ZQ strapiena di Infetti, è un dedalo di strade inghiottite da una natura incontrollata, finita sotto il giogo del Washington Liberation Front, i cosiddetti Lupi, il gruppo militarizzato che ha dato il via ai tragici eventi che fanno da apripista al titolo. La città è tuttavia contesa dai Serafiti, un gruppo di inquietanti fanatici religiosi che ha mosso guerra al WLF.

Seattle non è però solo uno sfondo, né una mappa da esplorare.  Seattle, nella sua terribile decadenza, è una città viva, ricca di storie da raccontare; storie orribili, di persone comuni che non potevano più sopportare una vita fatta di stenti, di fughe da Infetti e di violenze di ogni sorta. Storie di persone che preferiscono morire, piuttosto che non vivere. Storie che avrebbero potuto prendere una piega diversa, se solo Joel avesse fatto una scelta meno egoista.

Queste sono, in estrema sintesi, le premesse che daranno inizio al viaggio di Ellie. Un viaggio sofferente, crudo, violento, fatto di scelte morali complicate e pesanti, che segnerà profondamente sia la ragazza, sia il giocatore. Un viaggio che rappresenta una dura panoramica sulla società, una metafora incredibilmente realistica, diretta ed efficace del mondo che sta al di là dello schermo.

Ma quello di Ellie non è l’unico viaggio di cui si parla in The Last of Us Parte II. La vendetta, forza motrice dell’intero apparato narrativo, così come la morale che sta dietro ad ogni azione compiuta, viene analizzata da due punti di vista diversi: quello di Ellie e quello di Abbie, una donna appartenente al WLF le cui vicende si intrecceranno pesantemente con quelle della ragazza.

The Last of Us Parte II

Non ci sono scelte giuste né sbagliate, solo scelte

Questo espediente ludico-narrativo non fa altro che dare ancora più risalto all’idea che Naughty Dog ha voluto esprimere con questo titolo, ed in generale con l’intera saga di The Last of Us: non esistono scelte giuste né sbagliate, esistono scelte che, in quanto tali, hanno delle conseguenze che vanno accettate. Il discorso delle scelte può essere esteso in maniera più generica all’intera logica del “buoni o cattivi”. Non esistono né buoni né cattivi: esistono esseri umani, che, in base alle loro personalissime storie, agiscono in un determinato modo. Prima di giudicare le loro azioni, bisogna valutare cosa li ha portati a quel punto, quali sono le reali motivazioni che li spingono ad agire.

Questa sorta di eterna dualità non è però l’unico cardine su cui si fonda il titolo; l’altro punto centrale della narrativa è quello relativo alla metamorfosi, che si congiunge a doppio filo con quanto detto poc’anzi. La metamorfosi di Ellie, giustificata dai tanti flashback presenti oltre che dagli eventi del presente, è tanto marcata quanto oscura. Le vicende che portano la ragazza alla presa di coscienza del proprio “io” segnano un cambiamento netto nel carattere del personaggio, che, consapevole dell’impossibilità di vivere una vita normale, abbraccia appieno il suo lato più “dark”. Metamorfosi che, inevitabilmente, toccherà anche Abbie, Dina e tutti gli altri protagonisti del titolo, in maniere sempre diverse. Insomma, i messaggi che il team di sviluppo ha voluto mandare sono tanti e complessi; ma, sotto questo punto di vista, The Last of Us Parte II riesce a veicolarli in maniera molto più potente, seppur meno diretta, del suo predecessore.

The Last of Us Parte II

La narrativa di The Last of Us Parte II è dunque un vero e proprio capolavoro di scrittura, capace di distruggere emotivamente il giocatore in più di un’occasione, trascinandolo in una brutale spirale di violenza e crudeltà. I dialoghi ben scritti e doppiati magistralmente, la sublime caratterizzazione dei personaggi e soprattutto la trattazione di tematiche profonde, umane e quantomai tangibili e reali fanno di questo prodotto un must, una colonna portante dell’industria videoludica che, probabilmente, dovrà ancora una volta riconoscere tanti, tantissimi meriti ai ragazzi di Naughty Dog.

L’evoluzione e la sublimazione del gameplay

Il gameplay di The Last of Us Parte II è, senza troppi giri di parole, la sublimazione di quanto già visto nel primo capitolo della saga. Il lavoro fatto da Naughty Dog dal punto di vista ludico è semplicemente incredibile; la software house ha perfezionato tutti gli aspetti claudicanti del predecessore, rendendo questo titolo un piacere da giocare. Ma andiamo con ordine.

Rendere Ellie la protagonista del gioco si è rivelata una scelta assolutamente vincente. La macchinosità e la pesantezza dei movimenti di Joel ha infatti lasciato spazio ad un personaggio agile, scattante, capace di muoversi con grande rapidità e di superare ostacoli in maniera molto più agevole rispetto al passato. La fluidità dei movimenti della ragazza, a primo impatto già parecchio apprezzabile, risulta essere un vero e proprio punto di forza se inserita all’interno del semi-open world ideato da Naughty Dog. Seattle, così come le altre zone esplorabili, si sviluppano non più seguendo una struttura volgarmente definita “a corridoio” ma espandendosi sia in orizzontale che in verticale; un level design simile, per ovvie ragioni, ha donato una varietà al gameplay che nel primo The Last of Us era totalmente assente. Dimenticate dunque le tediose sezioni in cui dovevate recuperare una scala o un asse per superare un passaggio apparentemente inaccessibile; potrete saltare di balcone in balcone, di tetto in tetto, attraversare cunicoli strettissimi e scavalcare recinzioni che per Joel sarebbero state nient’altro che un invalicabile ostacolo.

L’agilità di Ellie, come già anticipato, ha permesso al team di sviluppo di concentrarsi molto di più sul level design rispetto al passato. L’intera mappa è quasi totalmente esplorabile in lungo e in largo, così come edifici apparentemente inaccessibili possono essere visitati rompendo ad esempio i vetri di una finestra. L’interazione ambientale è infatti un elemento preponderante nel gameplay, che dona varietà ed innovazione ad una formula che in passato risultava essere si valida, ma eccessivamente schematica e rigida. A beneficiarne dunque non è stata solo l’esplorazione, ma anche i vari enigmi ambientali che risultano finalmente essere validi, grazie ad una varietà di approccio mai vista in passato. Ci è capitato ad esempio di dover raggiungere il tetto di un edificio, che aveva il soffitto composto da vetrate; nello stabile c’era un cavo che poteva fare al caso nostro, ma portarlo fuori risultava impossibile. La soluzione? Sparare alla vetrata, o romperla con un mattone, e lanciare il cavo in modo da renderlo un’efficacissima fune utile a scalare il muro esterno dell’edificio. La rottura del vetro ha tuttavia allarmato gli Infetti della zona, che, attratti ed allertati dal rumore del vetro e degli spari, hanno cominciato a perseguitarci. Solo dopo aver fatto piazza pulita ci siamo accorti che il tetto di tale edificio poteva essere raggiunto anche scalando le carcasse di automobili presenti sul lato opposto dell’edificio in questione. Insomma, nessuno schematismo, tanta inventiva.

The Last of Us Parte II

Il sublime level design del titolo tuttavia non è solo fine a se stesso; ogni edificio infatti nasconde un segreto, una testimonianza, delle risorse da recuperare o solo un ammasso di spore ed Infetti che cercheranno di dilaniare le vostre carni. Per avere vita facile dovrete dunque recuperare quante più risorse possibili, in modo tale da non rischiare di ritrovarvi sprovvisti di munizioni o di cure durante gli eventuali scontri a fuoco che dovrete affrontare.

In The Last of Us Parte II torna, ovviamente, la meccanica dello scavaging e del conseguente crafting. Tanti saranno gli oggetti e le munizioni che potrete creare, previa acquisizione delle risorse necessarie, tramite un apposito ed intuitivo menu. Ovviamente, ci sono state alcune interessanti aggiunte anche sotto questo profilo, che vanno ad unirsi a quanto detto fino ad ora riguardo al level design. Infatti, la varietà d’approccio riguardo l’esplorazione si ritrova anche durante gli scontri sia con gli umani, sia con gli Infetti. Una volta localizzati i nemici infatti, potrete decidere di proseguire come meglio credete: potrete far fuori tutti in stealth, farvi strada a suon di proiettili, o procedere in modo più ragionato. Potreste ad esempio piazzare delle trappole esplosive sulle finestre per poi attirare lì i tanti Infetti presenti all’interno dell’edificio, facendo piazza pulita; ancora, potreste lanciare delle frecce incendiarie in un punto della mappa, facendo raggruppare lì i nemici per poi fuggire indisturbati. Insomma, l’arma più potente di The Last of Us Parte II, sotto questo punto di vista, è la vostra creatività.

Infetti, umani. Il nemico è ovunque

Continuando a parlare degli scontri che ci troveremo ad affrontare, non possiamo non fare una breve menzione ai tanti nemici che troverete lungo il vostro cammino ed al modo in cui essi interagiscono con voi.
In The Last of Us Parte II tornano, ovviamente, gli Infetti, divisi come sempre in base al grado di gravità di CBI (Cordyceps Brain Infection); oltre ai Runner, agli Stalker, ai temibili Clicker, ed agli enormi Bloater, troviamo un nuovo tipo di Infetto, ancora più disgustoso e letale degli altri, lo Shambler. Queste deformità che sembrano esseri in via di decomposizione sono stati totalmente soggiogati dal Cordyceps ed aggrediranno Ellie lanciandole contro delle Spore che rilasceranno poi una nube venefica. Nube venefica che può essere però sfruttata per nascondersi dai vigili occhi nemici e fuggire dagli scontri più ardui, pagando un prezzo piuttosto alto per quello che riguarda la salute della ragazza, che verrà rapidamente danneggiata.

The Last of Us Parte II

Passando invece ai veri “villain” del mondo creato da Naughty Dog, gli umani, in The Last of Us Parte II ci ritroveremo essenzialmente a combattere contro due fazioni militarizzate, i Lupi (WLF) e gli inquietantissimi Serafiti, o Iene. Queste due “bande” sono state caratterizzate e tratteggiate in ogni minimo dettaglio dal team di sviluppo, che le ha distinte non solo tramite il design, ma anche e soprattutto tramite i comportamenti tenuti durante le ronde e gli scontri. A differenza dei Lupi, impulsivi ed istintivi, I Serafiti sono freddi, temibili, non comunicano tra loro con le parole ma tramite degli inquietanti fischi che segnalano o meno la presenza di nemici nella zona; a causa del loro credo conservatore, questi prediligono l’utilizzo di arco e frecce piuttosto che delle armi da fuoco, il cui utilizzo da parte loro viene giustificato anche dal punto di vista narrativo. Nel caso in cui le Iene dovessero trovare un loro compagno morto, non si scomporranno più di tanto e continueranno a compiere in maniera fredda e distaccata il loro dovere. Insomma, avrete compreso come i ragazzi capitanati da Neil Druckmann abbiano speso tantissime risorse anche nel world building, caratterizzando in maniera differente i nemici presenti e donando addirittura un nome proprio ad ognuno di loro, cani compresi. Ad ogni uccisione compiuta da Ellie sentiremo infatti i Lupi urlare il nome del caduto con la voce rotta dal dolore causato dalla perdita subita

Ognuno dei mob fino ad ora descritti è mosso da un’intelligenza artificiale semplicemente perfetta, forse la migliore mai vista in un videogioco. Ognuno dei nemici verrà allertato da ogni minimo movimento scomposto compiuto dalla giovane Ellie. Le ronde non seguono pattern fissi, ma variano in base ai punti d’interesse della zona. Una volta scoperti, vi ritroverete immediatamente accerchiati da uomini assetati di sangue, e, probabilmente, avrete la peggio negli scontri a fuoco a causa dei proiettili che arriveranno da ogni dove. Non credete però che nascondersi in un cunicolo o sotto alla carcassa di un camion possa farvi avere vita facile; i mob infatti controlleranno ogni singolo angolo della mappa, abbassandosi per setacciare anche i cosiddetti punti ciechi. Non rare sono state le volte in cui, nascosti sotto un veicolo, un Serafita ci ha letteralmente trascinato fuori per porre fine alla nostra esistenza. Per farla breve dunque, tutti quelli che lamentavano un’eccessiva permessività nell’intelligenza artificiale del primo The Last of Us non potranno muovere critica alcuna a questo seguito, che fa sfoggio di pattern comportamentali vari e studiati come mai prima d’ora. Speriamo che il lavoro fatto dagli sviluppatori possa segnare un nuovo standard in merito all’IA, che da sempre rappresenta un problema più o meno grave nelle tante iterazioni del medium.

The Last of Us Parte II

L’agilità di Ellie ha inoltre permesso di donare estrema varietà agli scontri corpo a corpo, che non sono più l’extrema ratio da utilizzare nel caso in cui vi troviate senza munizioni, ma una vera e propria arma da utilizzare in tantissime situazioni. La velocità di movimento della giovane ragazza, unita al suo fido coltello, rendono possibile non solo attaccare ed uccidere rapidamente gli avversari, ma anche e soprattutto schivare agilmente i loro colpi. La meccanica della schivata è stata una delle aggiunte più gradite del titolo, ed ha finalmente reso giustizia ai tanti combattimenti corpo a corpo, che molte volte termineranno con una brutale e violentissima finisher “ambientale”; se qualche secondo prima dello scontro avevamo infatti rotto una finestra, il vetro appuntito potrà essere utilizzato da Ellie per tagliare la gola del malcapitato di turno. Tale feature è una delle dimostrazioni più palesi della cura che Naughty Dog ha riposto in questo incredibile progetto.

Un realismo senza precedenti

Altro aspetto degno di nota è quello riguardante l’esasperato ed esasperante realismo che permea l’intero gameplay del titolo. Il gioco infatti, a differenza del suo predecessore, vi farà immergere in un mondo che non vorrà lasciarvi scampo, neanche nei momenti che prima potevano essere considerati come “tranquilli”. Pensiamo ad esempio al banco di lavoro utile a modificare le armi: se nel primo TLoU il gioco veniva messo in pausa durante l’operazione, in questo seguito ben potrebbe accadere che durante la dettagliatissima opera di modifica veniate attaccati da quell’unico Stalker che avete dimenticato di eliminare qualche minuto prima. Anche lo switch tra le armi è stato reso più lento: se vorrete infatti usare delle armi non equipaggiate, si avvierà un’animazione parecchio coerente con la realtà, tramite la quale Ellie pescherà la bocca di fuoco dal suo zaino. Tale animazione porta un notevole svantaggio negli scontri, dato che la protagonista rimarrà immobile e quindi vulnerabile agli attacchi di Infetti o nemici. Addirittura, se verremo attaccati dai Serafiti e dalle loro appuntite frecce, dovremo togliere le suddette dal nostro corpo tramite la pressione del tasto R1, pena una lenta ma costante perdita di salute; anche in questo caso, dovremo scegliere bene il momento in cui compiere tale operazione, poiché essere vulnerabili, a Seattle, vuol dire essere morti.

Il realismo di cui sopra si avverte anche durante lo shooting, che risulta essere giustificatamente impreciso. Ogni colpo verrà infatti influenzato sia dalla balistica, sia dalla distanza dal nemico, sia dal rinculo, sia dalle varie modifiche apportate all’arma utilizzata. Dimenticate quindi la mira precisa ed arcade vista in altri titoli, e date il benvenuto ad un sistema di shooting sporco, impreciso, ma incredibilmente realistico, che si modifica in base all’arma attualmente equipaggiata.

The Last of Us Parte II

Rispetto al suo predecessore, l’atmosfera di The Last of Us Parte II risulta essere molto più oscura e degradata, con fortissime “vibes” da survival horror non inquinato da costanti e ripetuti jumpscare. Durante tutto il percorso che ci ha portato ai titoli di coda abbiamo infatti provato un costante senso di ansia e di genuina paura; anche sotto questo punto di vista il lavoro fatto da Naughty Dog è semplicemente eccellente, nonché funzionale sia al gameplay, sia soprattutto al comparto narrativo.

Di conseguenza non possiamo fare altro che inchinarci innanzi allo splendido gameplay ideato da Druckmann e soci. Un titolo così profondo, variegato, divertente, ricco di spunti interessantissimi e pensato e studiato sin nei minimi dettagli fa bene ai videogiocatori e soprattutto all’industria videoludica. Un gameplay che non risulta essere un mero strumento per raccontare una storia, quanto piuttosto un elemento funzionale ad essa, che si lega a doppio filo con la narrativa dando vita ad un blocco solido, indimenticabile e per certi versi unico.

Cruda meraviglia visiva

Concludiamo l’analisi di The Last of Us Parte II parlando del titolo dal punto di vista prettamente tecnico. Questo paragrafo potrebbe chiudersi qui ed ora, con un semplice “è perfetto”.  Si, perché il titolo Naughty Dog offre, insieme a Red Dead Redemption 2, la miglior esperienza visiva mai vista su console. I modelli poligonali, le animazioni, le texture e l’ottimo sistema di illuminazione sono praticamente perfetti, per non parlare delle espressioni facciali dei tanti protagonisti, che sono quanto di più vero si sia mai visto in un videogioco. I tanti ambienti presenti, oscuri, grigi, ammantati da nient’altro che una fioca luce, sia essa della vostra fida torcia o del sole, contrapposti a quelli dei flashback più luminosi, pacifici e sognanti, sono l’esempio più fulgido di una direzione artistica di altissimo livello, che raggiunge l’eccellenza se si guarda l’enorme mole di dettagli presente all’interno del titolo. Anche la violenza, uno dei cardini del titolo, viene rappresentata nella maniera più reale possibile; la voglia di mostrare gli aspetti più oscuri e reconditi dell’animo umano è palese, e risulta perfettamente riuscita. Anche in questo caso, dunque, la direzione artistica e la più efficace rappresentazione della violenza vista fino ad oggi in un videogioco vanno ad unirsi a quel solido blocco di cui parlavamo in precedenza, risultando essere non mera spettacolarità utile ad attrarre le masse ma piuttosto un metodo funzionale per raccontare ciò che la software house ha voluto raccontare.

The Last of Us Parte 2

Parlando invece di aspetti strettamente tecnici, il gioco gira a 30 FPS rocciosi ed a una risoluzione massima di 1440p su PlayStation 4 PRO, console su cui abbiamo effettuato la nostra prova. La risoluzione upscalata non fa altro che valorizzare ancora di più l’eccellente lavoro compiuto da Naughty Dog dal punto di vista prettamente grafico. Le ventole della nostra console tuttavia, durante l’intera durata del titolo, hanno prodotto una quantità eccessiva di rumore, che risulta essere quantomeno parzialmente giustificato dalla pesantezza e dalla robustezza del motore grafico e dalla mole di interattività ambientale presente. Nonostante questa “pesantezza” i caricamenti sono praticamente assenti; le uniche volte in cui dovrete attendere poco più di 3 secondi sarà quando andrete incontro alla morte. Ciò denota un lavoro di ottimizzazione di altissimo livello, che dovrebbe essere preso a modello da tantissime altre software house. Ottimo anche il sonoro, curato in ogni singolo dettaglio, ed il doppiaggio che risulta essere ancora una volta di livello eccelso sia in inglese sia in italiano. Menzione d’onore per la colonna sonora, che contiene anche alcuni brani parecchio noti; vibrante, malinconica, piena di composizioni iconiche che ben si amalgamano con l’atmosfera del gioco. In sostanza, dunque, il comparto tecnico di The Last of Us Parte II non ha alcun tipo di difetto.

Il vero mostro è l’uomo

The Last of Us Parte II è, senza alcun dubbio, uno dei migliori giochi della generazione. Un titolo controverso, crudo, che sviscera tematiche attualissime in maniera elegante e particolarmente d’impatto. Un videogioco nel senso più puro del termine, ed allo stesso tempo, una delle opere più cinematografiche viste fino ad oggi, ove ogni singolo elemento, già di per sè valido, diviene essenziale e funzionale alla creazione di un mondo e di un prodotto unico ed indimenticabile. Un prodotto che ha ricevuto sin troppe critiche, a nostro parere ingiustificate, e che rappresenta il punto più alto toccato da Naughty Dog e, forse, dall’attuale generazione di console. Un commiato a PlayStation 4 ed alla current gen che non può non essere giocato dagli appassionati di un medium che ha dimostrato ancora una volta di poter e di saper veicolare messaggi potenti, pesanti, e soprattutto veri. Parlare di verità potrebbe essere eccessivo, secondo alcuni: d’altronde nel mondo reale non ci sono Clicker e Runner. Vero, ma se pensate questo, non avete compreso il significato di un titolo come The Last of Us Parte II. Perché questo titolo, questa storia, questo mondo fittizio ma estremamente realistico ci dimostra, in maniera poco retorica e molto efficace, che il vero mostro è l’uomo.

PRO:

– Narrativa cruda, ermetica, ma sublime, capace di esprimersi anche senza parole

– Gameplay spettacolare

– Direzione artistica pregevole

– Tecnicamente perfetto

CONTRO:

– Non tutti potrebbero apprezzare alcune scelte (si, non è un vero e proprio difetto, lo sappiamo)

VOTO: 10

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L'autore

Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.

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