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Final Fantasy 7 Rebirth

Final Fantasy 7 Rebirth, la recensione: un’epopea indimenticabile

“This Planet is still a kid. A little kid sick and trembling in the middle of this huge universe. Someone’s gotta protect it.”

L’operazione remake di Final Fantasy 7 non ha certo bisogno di presentazioni; dopo anni di attesa e di trepidante hype, nato prima a causa di una tech demo mostrata durante un’edizione dell’ormai compianto E3 e di un annuncio ufficiale poi, tutti i fan di quello che molti considerano il capitolo che ha rivoluzionato una saga, e, forse, l’intero mondo dei JRPG hanno finalmente potuto mettere le mani, ormai 4 anni fa, su quello che era il primo capitolo di una trilogia dedicata proprio al totale rifacimento – e non solo – di una pietra miliare capace di fare la storia del medium videoludico.

Final Fantasy 7 Remake riscosse ovviamente un enorme e meritatissimo successo sia tra la critica specializzata, sia tra il pubblico che tuttavia non apprezzò particolarmente né la natura simil-episodica del progetto, sia alcune storture narrative apportate dal team creativo; se sulla prima questione abbiamo già chiarito la sterilità totale della polemica, sulla seconda dovremmo aprire una lunghissima – e farraginosa – parentesi che tenteremo di riassumere nelle righe che seguono.

Ecco la nostra recensione di Final Fantasy 7 Rebirth!

Le modifiche apportate alla trama di Final Fantasy 7 dagli sviluppatori facevano prendere al titolo una direzione diversa ed imprevista rispetto all’originale, rendendo il prodotto una sorta di reinterpretazione, non esattamente un “semplice” remake; il finale del primo capitolo della trilogia, infatti, unito alla presenza dei Numen, dei guardiani del destino il cui scopo era proteggere il naturale corso degli eventi della timeline, sembrava fare da apripista ad una trama del tutto nuova, che andasse a chiudere quel cerchio aperto nel lontano 1997 ed ampliato da spin-off quali Crisis Core e Dirge of Cerberus, oltre che dal controverso lungometraggio Advent Children.

Tale scelta, seppur coraggiosa, non incontrò il gusto di numerosi fan, che avrebbero preferito un approccio alla narrativa più puro ed ancorato alla tradizione; la paura di trovarsi di fronte ad un Final Fantasy VII che, con tutti quei discorsi sul destino e sulle possibilità di rompere i legacci che incatenano le vite dei protagonisti su binari ben definiti, fosse più simile ad un altro prodotto di Square Enix, Kingdom Hearts, e non al meraviglioso JRPG capace di far innamorare numerosissimi videogiocatori, tra cui il sottoscritto, iniziandoli ad un mondo fino a quel momento sconosciuto o quasi.

Final Fantasy 7 Rebirth

Tuttavia le scelte del team di sviluppo non minarono in alcun modo la bontà di un titolo che si rivelò essere, sotto tutti gli altri punti di vista, semplicemente meraviglioso; la luce della celeberrima Chiesa dei bassifondi, simbolo di un pianeta voglioso di autodeterminarsi nonostante lo sfruttamento operato dalla Shinra, risplendeva più forte che mai, illuminando sia il buio a cui i poveri abitanti di Midgar erano abituati, sia il cuore di tanti videogiocatori, che finalmente si ritrovarono davanti a quella che può essere definita la miglior versione di un capolavoro senza tempo.

Rebirth, molto più di un sottotitolo

Dopo Remake, arriva Rebirth. Rebirth, rinascita; un titolo che, a dispetto delle apparenze, nasconde molto più di ciò che si crede. Perchè tutto, in questa seconda parte del progetto, rappresenta una rinascita; le terre di Gaia, mai così belle e dettagliate, sono rinate davanti ai nostri occhi grazie ad un lavoro mastodontico degli sviluppatori, così come lo sono tutti i personaggi, che in un modo o nell’altro alla fine di questo titolo non saranno quelli che lo hanno iniziato. C’è la rinascita di un Pianeta, che usa tutti i mezzi a propria disposizione, tra cui le famigerate Weapon, per difendersi dallo sfruttamento dell’energia mako; c’è la rinascita di Sephirot, mai così deciso a portare a termine il suo piano, e di Cloud, trovatosi a fare inaspettatamente i conti con il proprio oscuro ed opprimente passato.

C’è anche la rinascita della guerra, dell’amore, dell’ossessione, dell’abbandono, dei fantasmi del proprio passato; elementi questi che fanno da cardine all’intero gioco, e che verranno declinati in ogni modo possibile lungo il viaggio che ci porterà ai titoli di coda. Rebirth dunque è molto più che un semplice sottotitolo, ma rappresenta lo spirito dell’intero prodotto, in arrivo su PlayStation 5 il 29 febbraio. Un prodotto che, nonostante alcune incertezze dal punto di vista narrativo – ancora una volta relative in particolare al finale – rappresenta tutto ciò che i fan di Final Fantasy desiderano e meritano. Abbiamo avuto l’opportunità di giocare Final Fantasy 7 Rebirth in anteprima grazie ad un codice inviatoci da Square Enix, e possiamo finalmente dirvi la nostra su quello che si candida ad essere uno dei migliori videogiochi dell’anno, che dovrebbe essere messo di diritto alla voce sequel del dizionario.

Final Fantasy 7 Rebirth

Più di una semplice avventura

Come anticipato, la rinascita è uno degli elementi chiave su cui si fonda l’intero comparto narrativo di Final Fantasy 7 Rebirth. Dopo gli eventi di Final Fantasy 7 Remake, che hanno portato Cloud e soci – ricercati dalla Shinra dopo il presunto attentato al Presidente della compagnia – a fuggire da Midgar per sventare il nebuloso piano di Sephirot, più che mai deciso a portare avanti la missione presumibilmente iniziata da Jenova, ritroviamo il gruppo a Kalm, una tranquilla cittadina poco distante dall’oscuro teatro del primo capitolo, dove l’ex SOLDIER racconta – con numerosi dubbi – l’incidente di Nibelheim, dove il “vecchio” Sephirot lasciò spazio alla belva assetata di vendetta e sangue che conosciamo.

Terminato il viaggio tra i ricordi, gli Avalanche cominciano a comprendere che per trovare il One Winged Angel devono seguire dei misteriosi soggetti vestiti unicamente da un mantello nero; tali esseri, svuotati da qualsivoglia barlume di umanità, risultano essere null’altro che gusci vuoti, capaci di proferire solo pochissime parole che fanno riferimento ad una misteriosa Unione. La ricerca tuttavia si rivela tutt’altro che semplice, poiché il gruppo si ritrova costantemente braccato dai Turks, forze speciali della Shinra, e dal neo Presidente Rufus, sempre più deciso a far espandere la Shinra mediante la ricerca della Terra Promessa, luogo rilevato come la primaria fonte di quel prezioso Mako a cui possono accedere solo quegli Antichi di cui Aerith è l’ultima discendente.

Ovviamente la Shinra non è l’unica minaccia che Cloud e soci sono costretti ad affrontare; durante questa lunga epopea, infatti, Sephirot farà più volte la sua comparsa, e lo farà nella maniera più subdola possibile; egli, piuttosto che puntare allo scontro fisico, tenterà in tutti i modi di far vacillare la psiche di un Cloud sempre più confuso ed inerme. Tale aspetto è sicuramente un altro dei punti cardine dell’intera narrativa; il biondo protagonista infatti vedrà a poco a poco tutte le sue certezze sgretolarsi, mettendo in dubbio il rapporto con gli altri membri del gruppo, il suo passato e soprattutto sé stesso e la sua personalità, che in questo Final Fantasy 7 Rebirth risulta essere uno degli elementi chiave della sceneggiatura. I continui ed inquietanti flash di Cloud infatti, uniti a repentini cambiamenti di personalità dettati dall’influenza del villain, saranno il leit motiv dell’intera avventura, e la dualità del protagonista risulterà essere fondamentale nel dipanarsi degli eventi che porteranno ai titoli di coda.

Aerith Cloud e Tifa in Final Fantasy 7 Rebirth

Un’epopea introspettiva

Chiaramente Cloud non è l’unico personaggio a cui il creative director Tetsuya Nomura ha dato spazio; ognuno dei componenti del party, infatti, avrà la giusta attenzione, figlia anche di una caratterizzazione assolutamente superlativa. Tifa, Barret, Yuffie e soprattutto Aerith dovranno fare infatti i conti con i demoni che tormentano il loro passato, e che hanno contribuito a forgiare le loro personalità sotto ogni punto di vista. Sotto questo profilo, abbiamo apprezzato tantissimo l’attenzione riservata a quelli che solitamente vengono definiti quali comprimari; imbastire una narrazione che potesse intrattenere per le più di quaranta ore necessarie a portare a termine la main quest infatti era forse la sfida più ardua che il team di sviluppo si trovava ad affrontare, ed è stata sicuramente superata con enorme successo.

Final Fantasy 7 Rebirth infatti copre un’ampia porzione del materiale originale, che va appunto dalle prime sequenze post Midgar fino al climax della Città Dimenticata, tristemente nota a tutti i fan del gioco originale per QUELLA sequenza che fece prendere a Final Fantasy 7 il posto che meritava nella storia. La narrazione, in quella particolare fase, non era propriamente né ritmata né brillante, essendo la stessa appunto una fase di gioco intermedia utile ad approfondire il world building, a conoscere nuovi membri del party ed a preparare il terreno per la sequenza di cui sopra e per il plot twist che i videogiocatori che non si approcciano per la prima volta al titolo conoscono fin troppo bene.

Ebbene, seppur con alcuni momenti di stanca e con alcuni passaggi estremamente diluiti, gli sviluppatori sono riusciti nell’impresa; il lungo viaggio dei protagonisti infatti è ricco di eventi, molto ritmato, ed è utile soprattutto ad approfondire il carattere di tutte le parti in causa, villain compresi. Ognuno dei membri del party viene consacrato a qualcosa di più di un mero comprimario, e viene reso a tutti gli effetti un co-protagonista tramite un approfondimento caratteriale di assoluto spessore, capace di mettere a nudo tutte le fragilità di ognuno di essi e di chiarire con forza che il destino non vincola nessuno, e tutti possono cambiarlo a proprio piacimento, non c’è Numen che tenga.

Sephirot in Final Fantasy 7 Rebirth

Scelte narrative non sempre a fuoco, soprattutto sul finale

Ci sarebbe da intraprendere un discorso a parte su talune delle scelte narrative per cui hanno optato gli sviluppatori; scelte che non abbiamo particolarmente apprezzato in quanto troppo ancorate a quei classici stilemi giapponesi che alla lunga risultano essere fin troppo banali e decontestualizzati rispetto alla storia che si è scelto di raccontare. Una maggior maturità, e diverse scelte registiche in alcuni casi sarebbero state sicuramente più apprezzate, data la enorme qualità riservata alla caratterizzazione dei personaggi ed al world building, ampliato a dismisura grazie alle ricompense ricevute da Chadley ad ogni completamento delle tantissime missioni secondarie presenti nelle open map.

Tali scelte minano leggermente la qualità di un comparto narrativo di livello comunque altissimo, che nonostante – lo si ribadisce – alcuni momenti di stanca ed alcune fasi leggermente più banali di altre, riesce a tenere altissima l’attenzione anche di quei videogiocatori che conoscono a menadito Gaia e tutte le storie che il pianeta ha da raccontare. Nonostante ciò abbiamo notato come l’aver giocato a quel Crisis Core di recente rimasterizzato abbia inconsciamente tolto un po’ di pathos sia alla caratterizzazione di Cloud, sia alle fasi in cui si racconta il passato dell’ex SOLDIER; conoscere a menadito gli eventi che hanno portato il giovane a Midgar, il passato di Sephirot e l’importanza ricoperta dal redivivo (?) Zack Fair nell’universo di Final Fantasy 7 fa perdere un po’ di smalto alla narrazione, che nonostante sia stata ampliata a sufficienza soffre ancora della sindrome del “capitolo di mezzo” utile a mettere tutti i tasselli a posto prima del gran finale.

In sostanza dunque il comparto narrativo di Final Fantasy 7 Rebirth è da premiare, seppur con qualche piccola riserva. All’ottima caratterizzazione dei personaggi, espansa a dovere da una gran quantità di eventi giusto accennati nel gioco originale, fanno da contraltare alcune mancanze relative alla sceneggiatura ed alla regia, oltre ad alcune scelte discutibili di cui al momento non possiamo fare menzione. Una maggior cura di alcuni momenti avrebbe reso la sceneggiatura di questa seconda parte del progetto un vero gioiello; invece la stessa è “solo” ottima. Non che sia un male, sia chiaro, ma aspirare al meglio, soprattutto quando si parla di Final Fantasy 7, è sempre lecito.

final fantasy vii rebirth

Una rivoluzione silenziosa e riuscitissima

Dal punto di vista del gameplay, invece, Final Fantasy 7 Rebirth è, per chi vi scrive, il Final Fantasy che tutti i fan meritano. Liberatisi dalle gabbie virtuali imposte dalla claustrofobica Midgar, infatti, gli sviluppatori hanno dato sfogo a tutta la loro creatività, mantenendo l’ottimo impianto ludico del predecessore, infarcendo lo stesso di numerose ed importanti novità e soprattutto dando una risposta chiara e netta a chiunque avesse espresso dubbi relativamente alla costruzione delle mappe ed alla possibilità di enormi corridoi.

Come è noto infatti molti videogiocatori avevano paura che gli sviluppatori potessero riproporre gli enormi e spaziosi corridoi di Midgar anche in Final Fantasy 7 Rebirth; ciò avrebbe creato non poche perplessità, in ragione anche del fatto che il gioco originale apriva la sua mappa proprio una volta lasciato il dominio della Shinra. Appena lasciata Kalm tutte le perplessità sono state spazzate via alla sola vista di una lussureggiante pianura, piena zeppa di nemici, di segreti e di attività secondarie di rilievo.

Al posto di creare un enorme open world, gli sviluppatori hanno saggiamente optato per delle open map praticamente sconfinate, che tramite delle trovate di game design di assoluto rilievo sono capaci di stimolare il videogiocatore continuamente. Ognuna di queste mappe infatti è praticamente “dominata” da Chadley, che fa il suo ritorno anche in questo capitolo della saga, il quale proporrà una lunga sequela di attività che, se svolte, ci permetteranno di acquisire oggetti, materie e materiali unici.

Chocobo in Final Fantasy 7 Rebirth

Tali attività tuttavia non vengono presentate istantaneamente al giocatore, che invece per “sbloccarle” dovrà attivare delle particolari torri utili ad espandere non solo gli indicatori delle missioni sulla mappa di gioco ma anche la documentazione di Chadley, che darà interessantissimi retroscena sulla zona che ci si trova ad esplorare e sulla backstory della guerra tra la Shinra e la misteriosa nazione di Wutai. Una volta sbloccato un determinato quantitativo di dati, si avrà accesso a missioni – di caccia ma non solo – capaci di garantire ricompense uniche utili perlopiù a racimolare qualche guil o a creare nuovi oggetti mediante la trasmutazione, feature che permette di sintetizzare oggetti ed amuleti mediante i materiali acquisiti durante l’esplorazione.

I punti guadagnati dal completamento di queste subquest esplorative vi permetteranno inoltre di sintetizzare, parlando con Chadley, un certo numero di materie uniche non disponibili né presso i tanti rivenditori presenti, né nel mondo di gioco. Inoltre per sbloccare gli Esper presenti, a differenza del primo capitolo bisognerà trovare almeno 2 altari dedicati proprio all’invocazione ed analizzarli, per poi battere la creatura in battaglia. Sarà chiaramente possibile provare a battere l’Invocazione anche senza aver trovato alcun altare, ma la battaglia sarà estremamente complicata e praticamente impossibile da portare a termine.

Tra attività secondarie, Chocobo e missioni

Molte di queste subquest, che vanno dalle missioni di caccia alla ricerca di tesori, passando per un delizioso tower defense low poly che cita piuttosto apertamente il design spigoloso del Cloud originale. Per accedere ad ogni zona delle mastodontiche open map di Final Fantasy 7 Rebirth dovrete inoltre domare, tramite un minigioco improntato sullo stealth, un Chocobo; questi dolcissimi pennuti, oltre a permettervi di spostarvi in maniera più agile sulla mappa, avranno un’abilità unica a seconda della zona in cui ci si trova. Esattamente come nel gioco originale infatti, i Chocobo verranno divisi per colori, ed ognuno di questi avrà appunto una skill da sfruttare per raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili.

Il gruppo in Final Fantasy 7 Rebirth

Le raccolte di dati per Chadley dunque rappresentano una graditissima aggiunta ad una mappa che altrimenti non avrebbe avuto poi moltissimo da offrire; lo stratagemma utilizzato dagli sviluppatori è stato dunque utile a rimodernare le enormi mappe del gioco originale, donando loro una nuova vita ed una perfetta implementazione all’interno della struttura ludica. Ovviamente non aspettatevi una grandissima varietà, se non per quanto riguarda le missioni di caccia, ma lo ribadiamo, tale via era forse l’unica per poter sfruttare gli enormi spazi aperti del gioco originale.

Ovviamente le missioni di raccolta dati di Chadley non sono le uniche missioni secondarie disponibili; ognuna delle macro mappe presenti infatti presenta almeno 4 missioni secondarie, segnalate da un’apposita icona verde, che risultano essere più strutturate non solo ludicamente, presentando scontri contro nemici e boss unici, ma anche dal punto di vista della narrativa. Tali quest infatti presenteranno alcuni interessanti retroscena su molti dei personaggi che incontreremo, donando ancora più vita ad un mondo già costruito benissimo e ricco di attività.

Una main quest riuscitissima e varia

Anche la quest principale, seppur ancorata alla struttura piuttosto lineare già vista in Final Fantasy 7 Remake, presenta alcune novità assolutamente degne di nota, che risultano essere delle piacevolissime variazioni sul tema utili sia a spezzare il frenetico ritmo dell’azione, sia a donare giustizia a tutti i personaggi del party. Durante l’intera avventura infatti vi ritroverete ad affrontare sezioni simil platform, sezioni con enigmi ambientali dalla facile risoluzione o addirittura dei simpatici e semplici minigiochi. Queste variazioni sul tema, per quanto semplici e talvolta addirittura invasive, sono state particolarmente gradite dal sottoscritto, in quanto contribuiscono non solo a spezzare – come già anticipato – un ritmo talvolta frenetico, ma anche ad empatizzare molto di più con tutti i protagonisti di questa meravigliosa epopea.

final fantasy 7 rebirth open map

Alcune delle sezioni della main quest infatti, a partire dal monte Corel fino ad arrivare a quel Gold Saucer che tutti i fan di Final Fantasy 7 sognavano di vedere reso in questo modo, abbandoneranno gli opprimenti combattimenti onnipresenti nel primo capitolo per far posto a momenti utili non solo a far svagare il giocatore, ma anche a rinsaldare i rapporti tra Cloud e gli altri membri del party in game; il livello di simpatia di ognuno di essi, mostrato da un’emblematico smile colorato, sarà utile non solo a sbloccare alcune scelte “secondarie”, ma anche a sviluppare nuovi attacchi ed abilità sinergiche, feature di cui parleremo di qui a breve.

Rispetto al primo capitolo dunque, in Final Fantasy 7 Rebirth c’è tantissimo da fare; le tante attività presenti, unite a delle secondarie dalla qualità altalenante ma comunque ben strutturate, riescono a donare una nuova linfa ad un gameplay che risultava si ben strutturato, ma povero di varianti e soprattutto ancorato indissolubilmente alla claustrofobica Midgar ed a delle esigenze narrative che hanno finito per ricadere anche sull’impianto ludico.

Combat system che vince non si cambia

Il combat system di Final Fantasy 7 Rebirth è esattamente lo stesso visto nella precedente iterazione del brand; una sapientissima commistione tra un action ed un sistema a turni, esaltato dal sempre gradito utilizzo dell’ATB. Se infatti ognuno dei personaggi disponibili potrà sferrare attacchi base in ogni momento del combattimento, per utilizzare incantesimi, abilità e così via sarà invece necessario spendere una o più barre ATB. Nei combattimenti più impegnativi dunque, come quelli contro i boss, sarà dunque necessaria una buona dose di strategia ed una corretta alternanza dei tre membri del party in modo da avere sempre a disposizione l’utilizzo di un’abilità o una magia.

final fantasy 7 rebirth team attacks

Fanno il loro ritorno, ovviamente, anche le materie, il cui sistema di evoluzione risulta essere interamente mutuato dal predecessore; il corretto utilizzo e posizionamento di esse sarà ancor più fondamentale che in passato, e la loro evoluzione sarà fondamentale sia per bilanciare al meglio i membri del party, sia per far fronte agli scontri più duri che metteranno a dura prova anche i giocatori più hardcore. Data l’importanza data dagli sviluppatori ad ogni membro degli Avalanche, è consigliabile donare la giusta attenzione nello sviluppo di ogni personaggio e nel corretto equipaggiamento dello stesso, in quanto spesso vi ritroverete obbligati ad usare questo o quell’eroe in combattimento, senza possibilità di modificare il party a proprio piacimento.

Graditissima aggiunta è stata quella delle abilità sinergiche, già viste anche nel DLC INTERmission ma perfezionate a dovere in questa nuova iterazione di Final Fantasy 7. Queste non sono altro che degli attacchi combinati sferrati da due membri del party, utili o ad infliggere notevoli danni ai nemici, o ad infliggere alterazioni di stato o, ancora, ad aggiungere una barra ATB alle due già disponibili. Queste abilità vi verranno in aiuto anche nel momento in cui ci sarà un solo membro del party attivo in vita; infatti, tramite la pressione di un apposito tasto, sarà possibile chiamare in aiuto uno dei personaggi messi “in panchina”, per permettervi di ribaltare le sorti dello scontro.

Tali abilità potranno essere sbloccate sia tramite il raggiungimento di un determinato livello di simpatia, sia tramite un approfondito albero delle abilità – unico per ogni personaggio – legato a doppio filo sia ai punti esperienza di squadra, acquisibili tramite scontri con i boss o tramite il completamento di determinate secondarie, sia tramite l’aumento di livello delle armi equipaggiate da Cloud e compagni. Tali skill tree saranno inoltre espandibili mediante il ritrovamento o l’acquisto di alcuni manuali, e vi permetteranno sia di imparare nuove abilità, sia di migliorare alcune statistiche passive, sia appunto di sbloccare nuovi attacchi sinergici.

Final Fantasy 7 Rebirth Cloud e Aerith

Uno dei pochi lati negativi del combat system di Final Fantasy 7 Rebirth è rappresentato forse dalla poca accessibilità e debolezza di alcuni personaggi rispetto ad altri; se ad esempio utilizzare Red XIII o Yuffie in battaglia è un vero piacere, lo stesso non possiamo dire di personaggi più lenti e statici come Aerith o Barret, che risultano poco amalgamati almeno per chi vi scrive con la lucida frenesia del sistema di combattimento.

La componente ludica di Final Fantasy 7 Rebirth è dunque da promuovere a pieni voti; gli sviluppatori hanno saputo adeguare perfettamente le ovvie differenze intercorrenti tra la sezione ambientata a Midgar ed il resto del gioco, riuscendo a creare un sequel capace di stupire grazie a poche, ma decisive novità, in grado di svecchiare un gameplay già ottimo ma talvolta considerato troppo lineare.

Rimodernamento stupefacente, con qualche sbavatura

Artisticamente, escluse le questioni relative ad alcune scelte registiche che abbiamo già accennato in precedenza, Final Fantasy 7 Rebirth è praticamente ineccepibile. Gli sviluppatori hanno saputo ricostruire al meglio praticamente tutti i luoghi più emblematici del titolo originale, donando ai fan un viaggio nei ricordi e nella fantasia senza eguali. Vedere una Costa del Sol brulicante di vita, un Gold Saucer semplicemente incredibile sotto tutti i punti di vista, ed un tempio degli Antichi capace di stupire e strabiliare anche il giocatore più freddo è stato semplicemente incredibile, grazie ad un lavoro certosino capace di trasporre su schermo ciò che immaginavano tutti coloro che nel lontano ’97 decisero di intraprendere un’avventura spettacolare ed indimenticabile.

Anche il rifacimento estetico dei vari personaggi è semplicemente perfetto, oltre che in grado di donare giustizia ai meravigliosi design dell’epoca; la cura certosina riposta in questo capitolo del remake è semplicemente incredibile, e rappresenta un vero e proprio atto d’amore nei confronti del materiale originale della saga. Rivedere determinati boss o personaggi sotto una luce diversa non potrà non far felici i tantissimi fan del “capostipite” della saga.

Final Fantasy 7 Rebirth

Dal punto di vista meramente tecnico, la build da noi provata non presentava né problemi di frame rate, né qualsivoglia tipo di bug. Il titolo infatti, nonostante i tanti particellari ed effetti visivi presenti a schermo, riesce a mantenere i 30 o 60 FPS praticamente in ogni momento, senza mai compromettere la propria, elevatissima qualità visiva. Alcuni dei dettagli che si notano in modalità qualità tuttavia spariscono nella modalità prestazioni; tale problema, lo anticipiamo, è stato tuttavia brillantemente risolto dalla patch day one, che ha sensibilmente mitigato il problema anche quando si gioca a 60 FPS.

L’unico “difetto” che abbiamo riscontrato relativamente al comparto tecnico sta nel fatto che il titolo, nonostante sia un’esclusiva PlayStation 5, non ha quel colpo d’occhio che ci si aspetterebbe da un titolo presente solo su current gen; non sembra esserci stato, forse anche a causa della mole della mappa, un miglioramento netto rispetto al precedente capitolo, già semplicemente incredibile se rapportato alla potenza delle console old-gen su cui girava.

Ottime, come sempre, le animazioni di ognuno dei personaggi principali, siano essi protagonisti o villain, così come lo è anche il sistema di illuminazione, già esaltato a dovere nella nostra recensione di Final Fantasy 7 Remake. Di buona fattura anche il doppiaggio, sia esso in inglese o in giapponese, e la traduzione italiana, priva di sbavature di qualsiasi tipo. Discreto inoltre l’utilizzo dei grilletti adattivi e del feedback aptico del DualSense, utilizzati perlopiù nei vari minigiochi presenti. Inutile ribadire, come da tradizione, la perfezione della colonna sonora, che vede sia brani composti ex novo per l’occasione, sia brani tradizionali riarrangiati in maniera meravigliosa.

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In conclusione…

Final Fantasy 7 Rebirth, lo ribadiamo, è il Final Fantasy che tutti i fan del brand meritano. Grazie ad un comparto narrativo di tutto rispetto, la cui bontà è minata solo da alcune scelte piuttosto discutibili, e ad un impianto ludico capace di innovare pur restando ancorato fortemente sia a FF7 Remake sia all’opera originale, e di rivoluzionare senza snaturare il materiale di riferimento, il nuovo titolo Square Enix si candida ad essere uno dei migliori giochi dell’anno. L’operazione remake, per quanto poco chiara dal punto di vista strettamente narrativo, procede dunque a gonfie vele; per giudicare definitivamente la bontà della stessa tuttavia sarà necessario aspettare la chiusura del cerchio. La Reunion è vicina…

Final Fantasy 7 Rebirth

Narrativa - 8.7
Gameplay - 9.6
Comparto tecnico - 9.2

9.2

Voto

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Carlo D'Alise

Carlo D'Alise

Videogiocatore dagli indimenticabili tempi dello SNES. Praticante avvocato nel tempo libero, appassionato in particolare di Action, Soulslike ed RPG, ma in generale del videogioco in (quasi) tutte le sue declinazioni. Sono ad un panino dall'obesità.

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