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Intelligenza artificiale vince un concorso artistico, l’opera va considerata arte?

Da qualche tempo a questa parte sono spopolati sul web dei software che permettono di generare delle immagini partendo da un testo (basti pensare a Dall-e 2, Dall-e mini e Midjourney). Questi programmi lavorano grazie a un’avanzata intelligenza artificiale che svolge in sostanza tre operazioni: ricerca in memoria delle immagini che rappresentano il testo, le elabora, quindi le compone in una singola opera.

Le figure così generate però possono essere considerate opere d’arte? La domanda, che appare in un primo momento banale, in realtà assume una grande importanza nel momento in cui l’immagine così sintetizzata vince un concorso artistico, come è accaduto qualche tempo fa in America.

L’immagine della discordia

Proprio in Colorado, il 29 agosto scorso un’opera, intitolata Theatre d’Opera Spatial, generata dal software Midjourney e firmata dall’artista Jason Alley ha vinto il primo premio di una manifestazione artistica locale. Sin da subito, l’accaduto ha generato sui social un aspro dibattito circa la legittimità della vittoria: da una parte chi accusa l’autore di aver distrutto l’arte, dall’altra invece chi lo difende a spada tratta sostenendo che anche quella “fotografia manipolata digitalmente” sia un’opera d’arte vera e propria.

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Theatre d’Opera Spatial

Allen, come dichiarerà poi in seguito, ha raggiunto il suo scopo: stimolare il dibattito intorno alle nuove frontiere dell’arte e al cosiddetto “vanishing point”, ossia quel punto di non ritorno in cui l’arte si trasforma in merce. Questo processo di mercificazione dell’arte in realtà era già stato criticato da Piero Manzoni nel 1961 con la sua opera “Merda d’artista”, 90 barattoli di latta, simile a quelli utilizzati per conservare il cibo, contenenti (forse) le feci dell’artista.

A differenza della critica di Manzoni, quella operata da Allen pone una serie di quesiti a cui cercheremo di rispondere in questo articolo: le immagini sintetizzate grazie a una intelligenza artificiale possono essere considerate opere d’arte? Come si comporta il diritto d’autore in questi casi? E da ultimo, Che impatto hanno queste opere sul mondo dell’arte?

Possiamo considerare arte le opere create dall’intelligenza artificiale?

Per poter comprendere meglio la questione è necessario indagare in primo luogo sul significato del terminearte”. Secondo il vocabolario Treccani, “nell’ambito delle cosiddette teorie del bello o dell’estetica”, l’arte è “un particolare prodotto culturale” che varia “secondo le diverse epoche e i diversi orientamenti critici”.

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Parte dei barattoli di “Merda d’artista”

Secondo questa definizione, il concetto di “arte” è intimamente connesso a quello di essere umano”: solo l’uomo, infatti, può plasmare a suo piacimento la cultura. Per esser precisi a plasmare la cultura non è tanto il singolo individuo, quanto l’intera società.

Compreso questo, lo studio prosegue seguendo due percorsi distinti: da una parte si cerca di comprendere se una IA possa essere paragonata a un essere umano, questo perché, come abbiamo già detto, l’uomo è l’unico a poter creare la cultura; dall’altra invece si indaga se la società percepisca le opere create da una intelligenza artificiale come arte, oppure no.

LEGGI ANCHE: Facebook: l’intelligenza artificiale scambia un uomo di origini afroamericane per una scimmia.

L’intelligenza artificiale come essere umano

Nel tempo attuale, noi non ci sentiamo sicuri di affermare che una IA sia paragonabile a un essere umano. Infatti le IA, per quanto avanzate possano essere oggi, non sono provviste di quella caratteristica essenziale che connota l’uomo, ossia il libero arbitrio. Per comprendere meglio questo aspetto, possiamo paragonare un’intelligenza artificiale a un treno che segue solo il percorso tracciato dai binari, senza mai poter deviare. Ciò è dovuto al fatto che le IA non sono altro che macchine programmate in anticipo per rispondere a stimoli esterni.

Questo discorso non vale però per il futuro: nel momento in cui l’uomo riuscirà a creare un’intelligenza artificiale dotata di libero arbitrio (quindi libera dai vincoli della sua programmazione) allora questa dovrà essere riconosciuta come essere umano vero e proprio. Quando arriverà questo momento sarà anche necessario riformare al livello legale la nozione stessa di persona.

Detto brevemente, il nostro codice civile distingue le persone dalle cose attribuendo solo alle prime la capacità giuridica, ossia l’idoneità di essere titolare di diritti e di obblighi. Le persone acquisiscono la capacità giuridica con la nascita, ossia l’inizio della vita fuori dell’utero che corrisponde a quando il neonato compie il suo primo respiro. Bisognerà quindi adattare questo concetto alla luce di una futura vita informatica.

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La concezione della società

Riferendoci sempre al caso del Theatre d’Opera Spatial possiamo facilmente notare come il pubblico si sia spaccato in 2: una parte è favorevole alla decisione dei giudici di gara, un’altra invece è contraria. Queste prese di posizione nette delineano che l’idea di considerare arte un’immagine creata da una intelligenza artificiale non si è ancora sedimentata nella società americana (noi crediamo, però, che anche le comunità europee si trovino nella stessa condizione).

Per capire però se la società americana è più propensa o meno a considerare il Theatre d’Opera Spatial un’opera d’arte è necessario vedere un altro caso (che si ricollega, in parte, anche al discorso fatto nel precedente paragrafo): nel 2019 Stephen Thaler, studioso e ricercatore nel campo delle intelligenze artificiali, ha cercato di far brevettare dei progetti a nome di una IA. Come ci si potrebbe aspettare la richiesta di brevetto è stata rigettata, non perché il progetto in sé non fosse valido, bensì perché solo un uomo può detenere un brevetto (qui per leggere il caso completo).

Ciò su cui ci si deve soffermare è che un brevetto realizzato sulla base di un progetto creato da una IA resta comunque un brevetto, fermo restando che questo deve essere attribuito a un essere umano per essere considerato valido. Facendo un’analogia quindi anche un’opera creata da una intelligenza artificiale può essere considerata arte, a patto però di non considerare la macchina come autore.

Le immagini generate da una IA hanno un problema col diritto d’autore

Che siano viste come arte o meno, le immagini create dalle IA devono comunque rispettare le norme sul diritto d’autore e non è certo che lo facciano.

I programmi come Dall-e 2, Midjourney o Stable Diffusion, infatti, utilizzano milioni di set di foto e illustrazioni per trasformare il testo inserito in un’immagine vera e propria e, molto spesso, queste opere sono coperte e tutelate dal diritto d’autore (per utilizzarle serve ottenere il permesso di chi detiene i diritti altrimenti sono guai).

Il fatto che non si sappia quali immagini l’IA utilizzi per sintetizzare i suoi disegni (anche perché gli stessi gestori degli algoritmi non hanno interesse a rivelarlo), ha portato alcune piattaforme, tra cui la famosa agenzia fotografica Getty Images, a vietare il caricamento e la vendita di immagini create attraverso un algoritmo di sintesi.

L’Amministratore Delegato della società Craig Peters ha commentato questa decisione affermando che Getty Images vuole proteggere i propri clienti da qualsiasi questione che riguardi la proprietà intellettuale delle foto acquistate.

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Un collage di opere create con Stable Diffusion

Come ha reagito il mondo dell’arte?

Da quando i software di sintetizzazione delle immagini sono esplosi a livello di popolarità, la comunità artistica internazionale si è sollevata contro questo fenomeno.

Lo scorso settembre il sito Fur Affinity, una piattaforma abbastanza famosa dedicata alla raccolta di arte e fumetti appartenenti al genere furry, ha deciso di eliminare dai propri server tutte le immagini generate da una intelligenza artificiale perchè “peccano di merito artistico” e al fine di “supportare gli artisti e i loro contenuti”. Questa presa di posizione è stata seguita anche da altre piattaforme, tra cui Newgrounds e InkBlot: entrambe hanno infatti deciso di bandire definitivamente questo tipo di contenuti.

Anche DeviantArt, una delle comunità artistiche più celebri sul web, sta ricevendo forti pressioni dagli utenti per fare lo stesso. Per fare un esempio, l’utente Zakuga Art, attraverso un post su Twitter, si è lamentato di come su DeviantArt vengano caricate sempre più immagini generate da IA. A riprova di ciò, l’artista ha allegato al tweet lo screen della front page del sito, evidenziando come ben 10 immagini su 25 siano state generate attraverso software.

Conclusioni

Al termine di questa indagine possiamo trarre delle importanti conclusioni. La prima è che è possibile rilevare una spaccatura nella società circa il considerare le opere generate da una intelligenza artificiale arte. In questa diatriba molti artisti vogliono escludere questo tipo di immagini dalle piattaforme loro dedicate, molto probabilmente per ragioni economiche (se il mercato delle immagini digitali cresce, i loro introiti ne risentono). Servirà aspettare del tempo prima che il conflitto si smorzi.

In secondo luogo, possiamo rilevare come il funzionamento di questi algoritmi di sintesi sia tutto sommato oscuro, ciò getta un’ombra di sospetto circa la liceità delle immagini generate e crea della criticità sul rispetto della proprietà intellettuale. Per risolvere questo problema basterebbe che chi detiene l’algoritmo lo renda pubblico, ma così facendo si rischia di scoperchiare il vaso di Pandora (se almeno una delle immagini che l’intelligenza artificiale usa dovesse essere coperta da diritto d’autore, allora gran parte delle opere sintetizzate rischierebbero di finire sotto processo).

Da ultimo, vedendo il tenore delle immagini generate si possono facilmente intuire le grandi potenzialità che questi programmi hanno. Per questo motivo ci aspettiamo di vedere grandi cose già a partire da un futuro prossimo.

Fonti: Wired, il Post, Waxy

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