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I fumetti non valgono quanto i romanzi? Rispondiamo a Piero Dorfles

Come ciclicamente capita, il mondo di videogiochi, cartoni animati e fumetti si ritrova spesso all’interno di una bufera di polemiche, dichiarazioni screditanti e critiche infondate.
Ciò è successo di nuovo per gli ultimi, i quali sono stati ridicolizzati in diretta nazionale su Rai 3 da Piero Dorfles nel programma televisivo Le Parole.

Le parole, precedentemente Le parole della settimana, è un talk show televisivo italiano condotto da Massimo Gramellini, trasmesso il sabato nell’access prime-time di Rai 3. Il programma, inizialmente, era una rubrica contenuta all’interno della trasmissione Che tempo che fa condotta da Fabio Fazio. Successivamente, a partire dall’autunno 2016, è diventato una trasmissione autonoma nella quale vengono analizzate le parole dei fatti di costume, di cronaca e di attualità avvenuti nel corso della settimana appena trascorsa, dove vengono commentate insieme a degli ospiti presenti in studio.

Nella puntata di Sabato 08 Gennaio 2022 è stato invitato Piero Dorfles, giornalista professionista dal 1975 divenuto noto al grande pubblico grazie alla sua partecipazione al programma televisivo di Rai 3 Per un pugno di libri.
Lo scopo della sua partecipazione era principalmente quello di pubblicizzare l’uscita del suo nuovo libro, intitolato Il lavoro del lettore.

Approfittando della presenza di Piero Dorfles, il programma ha tenuto un breve Q&A all’interno del quale il pubblico da casa poteva porre alcune domande al noto giornalista e scrittore.
È proprio in quest’istanza che sono avvenute le dichiarazioni controverse, in seguito ad una domanda relativa ai fumetti.
Nella fattispecie, la domanda fu la seguente:

Caro Piero, chi in un anno legge dieci fumetti e cinque manuali di cucina può dire di aver letto quindici libri?
I libri si contano o si pesano?

Massimo, spettatore del programma Le Parole

Tra l’altro abbiamo modo di pensare che questo fantomatico Massimo sia proprio il conduttore del programma Massimo Gramellini, il che sarebbe molto grave.
Un conto sarebbe una domanda genuina o velatamente polemica da parte di uno spettatore, un altro sarebbe se il presentatore stesso si rendesse protagonista di situazioni imbarazzanti come questa, volte solo a seminare zizzania senza proporre nulla di costruttivo.

Al che, Piero Dorfles ha risposto:

I libri si possono anche contare, però bisogna stare un po’ attenti.
Ci sono età in cui le letture valgono in modo diverso; io sono convinto che il famoso topone Geronimo Stilton sia un’ottima lettura per chi è giovane e, per certi versi, se dessimo lo stesso valore a chi, a cinquant’anni, legge Geronimo Stilton forse sbaglieremmo misura.
Dall’altra parte c’è l’idea che, tutto sommato, se uno legge tanti fumetti ha comunque letto qualcosa.
La risposta è: Purtroppo no.
Questo perché sono due modi diversi di confrontarsi alla lettura. Leggere un romanzo è un lavoro più complesso; bisogna imparare a maneggiare qualcosa di molto più lungo, molto più impegnativo. Non è come il fumetto.
Quindi, secondo me, non si possono pesare i fumetti come se fossero romanzi, non è la stessa cosa.
Se vogliamo lasciare che i giovani abbiano la loro strada personale per arrivare in modo felice alla lettura bisogna lasciarli leggere quello che vogliono, non imporgli letture “adatte” alla loro età.
[…] Però la realtà è che nel leggere i 49 racconti di Hemingway iniziavo ad affacciarmi ai problemi della sessualità ed è stato molto istruttivo, molto meglio che leggere un brutto fumetto topografico.

Piero Dorfles a Le Parole
Piero Dorfles Rai 3

Dalle sue dichiarazioni si possono prendere molti spunti interessanti sui quali discutere.
Innanzitutto c’è la consapevolezza che fumetto e romanzo sono due tipologie di prodotti e medium diversi, e che quindi cercare di paragonarli forzatamente risulterebbe incoerente e fallace logicamente.
Inoltre, il voler proporre una politica più propositiva nei confronti della lettura in generale è sicuramente un fattore positivo.

Dall’altro lato, tuttavia, il suo sostenere che leggere i fumetti non equivalga a “leggere qualcosa” e che sia meglio leggere un romanzo piuttosto che un “brutto fumetto topografico”, rendendo implicito il fatto che lui consideri questi ultimi come una perdita di tempo, risulta in una banalizzazione e ridicolizzazione dell’arte del fumetto.
Affermando ciò, sembra che Piero Dorfles abbia in mente, in maniera molto stereotipata, l’equazione secondo la quale un fumetto sarebbe una lettura infantile e adatta solo in certe fasce d’età. Sembra quasi che, all’interno del suo ragionamento, la sua conoscenza sull’argomento si limiti ai famosissimi fumetti della Disney come, per esempio, Topolino. Quest’ultimi sono, si, fumetti rivolti principalmente ad un target molto giovane, ma ciò non implica che non vi sia un lavoro artistico e fantasioso nel produrli.

Sostenere, inoltre, da parte di Piero Dorfles che leggere un romanzo “è un lavoro più complesso”, tradisce un preconcetto generico dettato da una certa ignoranza riguardo al settore e alla profondità di temi trattati che esso è in grado di raggiungere.
Senza dover scavare troppo nello specifico, opere come quelle di Zerocalcare o quelle di Naoki Urasawa, giusto per citarne alcuni, sono quanto di più lontano vi sia dal concetto di infantile.

Questa vicenda, per quanto meno grave e offensiva di altre, come per esempio il famigerato servizio sui manga delle Iene di qualche anno fa, denota ancora oggigiorno una certa ignoranza nei confronti della Cultura Nerd da parte del pubblico generalista e delle generazioni più attempate.

Il problema di fondo risiede nel fatto che, nonostante siano più o meno consapevoli di non aver la conoscenza di base per poter argomentare a riguardo, molte figure si sentano autorizzate a parlarne lo stesso, seminando zizzania e portando alla luce questo mondo solo per evidenziarne dei presunti lati negativi. Mai per proporne un’analisi contestualizzata e volta a capire le motivazioni dietro a questo boom dell’editoria fumettistica.

Ciò che si evince da questo breve spezzone di trasmissione su Rai 3 da parte di Piero Dorfles è che sembra, lui come la maggior parte dei suoi coetanei, non essere a conoscenza che negli ultimi venticinque anni i fumetti hanno molte volte saputo raccontare la realtà quotidiana, presente e passata in modo efficace quanto e a volte più dei saggi o romanzi.

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La verità è che ci sono fumetti e fumetti, così come ci sono romanzi e romanzi. Trascurare queste sfumature non dimostra altro che superficialità e pregiudizio. Evidentemente, per Piero Dorfles non è questione dell’opera, ma del medium al quale appartiene.

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Matteo Comin

Matteo Comin

Sono Matteo, scrivo da Desenzano (BS), Studio Scienze della comunicazione e lavoro in un cinema multisala. Sono appassionato, come tutti voi, di tutto ciò che riguarda la cultura nerd, in particolar modo di anime e manga.

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