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Death Stranding Director’s Cut – Recensione: il domani è nuovamente nelle vostre mani

Nel recente 2019 ha fatto il suo debutto su PlayStation 4 un titolo molto peculiare, non adatto a tutti i gusti ludici, ideato da uno degli autori più influenti dell’industria videoludica e creatore di una saga leggendaria, quale Metal Gear. Parliamo di Hideo Kojima, che con il suo giovane studio Kojima Productions ha dato alla luce il fenomeno Death Stranding (di cui potete trovare la nostra recensione), un singolare progetto che avrebbe cambiato il modo di percepire il medium, capace come pochi altri di dividere l’opinione pubblica.

A distanza di due anni, dopo il suo rilascio per PC, Death Stranding ritorna in versione next-gen su PS5 con una nuova versione dedicata, ovvero Death Stranding Director’s Cut, che porta sulla nuova piattaforma di Sony tutto il fascino del setting voluto da Kojima con accorgimenti di natura grafica e tecnica e nuovi contenuti di gioco inediti.

Abbiamo passato di nuovo del tempo in compagnia di Sam Porter Bridges, ricollegando un’America mai così divisa da fenomeni paranormali, aiutati anche da nuove attrezzature, affrontando terreni impervi pur di connettere il paese e ripristinare le Città Unite d’America, e questa è la nostra recensione di Death Stranding Director’s Cut, esclusivo su PS5.

Death Stranding Director’s Cut: l’imponente titolo di Kojima con nuovi contenuti semplificativi

Abbiamo già avuto modo di approfondire la narrativa del titolo di Kojima, capace di un’intensità marcata sul piano emotivo e una messa in scena dal taglio spiccatamente cinematografico, complice anche la partecipazione di attori dal grande calibro e ospiti straordinari. Nelle seguenti righe ci concentreremo, dunque, sulle effettive novità dell’edizione, tra contenuti di gameplay, migliorie tecniche e aggiunte di narrativa.

Lo scopo di Sam Porter Bridges è quello di consegnare carichi in vari punti dell’America e riconnetterli alla rete chirale per risanare una società fratturata. Per farlo, utilizza le tecnologie fornitegli dalla compagnia Bridges che lo aiutano sempre più incisivamente allo scopo, con lo sblocco graduale di attrezzature atte a varie situazioni.

Nell’edizione definitiva in questione sono stati introdotti dei nuovi strumenti che permettono una progressione più semplificata, oltre che guide e suggerimenti rivisti, in ottica di aiutare i giocatori che si affacciano al mondo di Death Stranding per la prima volta. Ad esempio, tra le novità troviamo la Pistola Maser, utilizzabile in combattimento per stordire bersagli umani sfruttando una poderosa scossa elettrica, o anche un nuovo scheletro di supporto, non eccelso in potenza o velocità ma altamente versatile, che può contare su una batteria aumentata, il quale può tornare utile a Sam nelle prime fasi di gioco con consegne più impegnative.

Death Stranding Director’s Cut catapulta

Non solo Sam sarà quindi più forte già nelle prime battute, ma potrà contare strada facendo su alcune strutture innovative aggiunte a quelle che abbiamo imparato a conoscere, come ad esempio la Catapulta Cargo, utile costruzione attivabile con un CCP di livello 2 che permetterà di sparare il carico in nostro possesso ad ampie distanze, incluso di capsula e di paracadute per un dolce atterraggio, potendo recuperarlo nel punto d’arrivo che ci verrà prontamente segnato sull’interfaccia di gioco, al fine di garantire la salvezza del carico oltre aree che lo porrebbero a rischi. Oppure ancora i Ponti Chirali, nuovi tipi di ponte, ristretti e limitati, inutilizzabili sotto la cronopioggia, utili laddove non è possibile costruire un ponte classico, potendo così sfruttare terreni stretti o elevati, con il vantaggio che nessuna entità ostile, come ad esempio i muli, può attraversarlo.

Non finisce qui; tra le aggiunte di gameplay intrinseche troviamo ulteriori aiuti per la consegna di carichi e agevolazione dei percorsi, come ad esempio il Buddy Bot, uno dei robot che Sam programma per effettuare consegne autonome, e ora anche aiuto per trasporti che seguirà il protagonista automaticamente, con possibilità di personalizzazione delle istruzioni. Egli permette di trasportare merci per rimuovere l’incombenza a Sam, a patto che vi sia copertura chirale delle comunicazioni, poiché vincolato da essa, offrendo la possibilità di indirizzare il trasporto di materiali, carichi e strumenti verso una struttura.

Death Stranding Director’s Cut rampa

Il Buddy Bot può anche trasportare Sam ad una struttura vicina o ad un punto di destinazione, lasciando al giocatore il bello di godersi il panorama, diminuendo però la potenziale valutazione di consegna (massimo grado percepibile A) e lasciandolo in balia di eventuali pericoli. In alternativa, a bordo di un mezzo di locomozione, sarà possibile sfruttare le nuove Rampe di Lancio, che permettono a Sam di percorrere grandi distanze in aria grazie all’energia chirale, con la peculiare possibilità di eseguire dei trick aerei durante il salto, alquanto spettacolari a bordo di una moto.

Svago e extra

Tra i contenuti aggiuntivi di natura opzionale presenti in Death Stranding Director’s Cut troviamo il Poligono di Tiro, accessibile da un qualsiasi terminale di consegna centrale una volta sbloccato, che permette l’esercitazione in un poligono simulato offrendo sfide con le diverse armi presenti nel gioco e in diversi contesti, che possono riguardare anche esercitazioni classificate contro altri giocatori per il miglior tempo di completamento. Se invece si vuole passare del tempo in maniera alternativa, a patto di avere con sé le risorse necessarie, sarà possibile attivare una speciale struttura dedicata alle corse su mezzi di trasporto, di nostra proprietà o di cortesia, sul Circuito di Fragile, in cui stabilire tempi singolarmente, anche qui in varie sfide e anche in ottica classificata.

Quest’ultima attività è risultata sfiziosa per qualche minuto, ma non particolarmente interessante, non volendo essere qualcosa di cui si sentiva la mancanza, ma un discreto passatempo, specialmente se affrontato in ottica competitiva per stabilire il miglior tempo con gli altri giocatori. Stesso si può dire del Poligono di Tiro, che tuttavia ha in aggiunta la funzione di istruire intelligentemente il giocatore sulle bocche da fuoco che imbraccerà durante la storia.

Death Stranding Director’s Cut circuito

Sul fronte della personalizzazione, tra le novità di Death Stranding Director’s Cut sarà possibile cambiare il colore del pod del BB di Sam dalla stanza privata, mentre lo zaino può beneficiare di nuove migliorie, tra cui degli stabilizzatori evoluti con cui Sam può lanciarsi da grandi altezze e atterrare dolcemente a terra senza cadere e urtare il carico. Apprezzata è la possibilità di rivivere gli scontri con i boss in ogni momento dalla stanza di Sam, in cui mettersi nuovamente alla prova in sfide che conteranno anche qua dei punteggi che mettono il giocatore in competizione con i Sam di tutto il mondo.

Per le aggiunte alla narrativa base di gioco, troviamo una missione in una Fabbrica in Rovina, che riguarderà più di un incarico di consegna, in cui infiltrarci gradualmente alla ricerca di documenti importanti, che porterà Sam a compiere una missione furtiva alquanto citazionista che richiama la saga Metal Gear. Non parliamo di una grande estensione di racconto, ma aggiunge dei dettagli ulteriori sul mondo di gioco e i suoi retroscena, comprensibili anche grazie a nuovi file accessibili dal menù dedicato una volta sbloccati.

Nel complesso, abbiamo gradito le varie aggiunte, sbloccabili portando a termine nuove consegne o in concomitanza delle vecchie, soprattutto quelle di natura espansiva, mentre abbiamo qualche perplessità per quelle semplificative dell’esperienza, che in alcuni frangenti risultano troppo generose e rischiano di alterare l’esperienza originale in cui il nucleo del titolo risiede nella difficoltà dell’ingegnarsi per una consegna attraverso terreni ostici e minacce di varia natura, soprattutto se pensiamo che grazie al sistema Social Strand System, già sperimentato nella versione originale, molti aiuti arrivano da giocatori di tutto il mondo grazie alle loro strutture condivise.

Più bello di prima su PS5

Death Stranding Director’s Cut porta con sé un rinnovato comparto tecnico, atto a sfruttare le potenzialità di PS5, partendo dalle possibilità di rendering del titolo, che permetterà al giocatore di scegliere tra 2 modalità distinte. La modalità prestazioni permetterà una risoluzione in 4K upscalato e 60 fps, mentre la modalità fedeltà permetterà un 4K nativo con un frame rate inferiore, entrambe con il supporto all’HDR.

Per gli amanti del taglio cinematografico, sarà possibile abilitare anche il formato letterbox in 21:9, che dona alla scena una panoramicità ulteriore riscalando l’immagine originale e aggiungendo le bande nere su schermo, mantenendo l’aspect ratio nativo di 16:9. Grazie all’SSD di PS5, i caricamenti sono risultati praticamente istantanei in ogni occasione, una qualità molto apprezzata per un gioco vasto e complesso come Death Stranding, che per l’occasione, vanta anche di migliorie ambientali sotto il profilo sonoro, sfruttando a pieno l’audio 3D che permette di ascoltare distintamente ogni fonte sonora dell’ambiente che circonda Sam.

Death Stranding Director’s Cut poligono

Anche il DualSense vuole naturalmente la sua parte in Death Stranding Director’s Cut, e per l’occasione intervengono a supporto i trigger adattivi e il feedback aptico. I primi permetteranno di sentire con un’inerzia il peso dei carichi massicci di Sam, quando con i grilletti si proverà a bilanciare un trasporto consistente tra destra e sinistra; mentre il secondo restituirà vibrazioni precise in relazione alle azioni su schermo, favorendo coerentemente anche l’output tattile degli effetti ambientali intorno a Sam.

Per gli amanti della fotografia, troviamo una modalità foto migliorata, con nuovi filtri ed elementi che potenziano quella già vista nella versione base del gioco, che ricordiamo poter essere trasformata nella versione Director’s Cut su PS5 al costo di 10 euro, con la possibilità di trasferire il proprio salvataggio su next-gen, sfruttando il server interno di gioco.

Va tenuto a mente che Death Stranding Director’s Cut offre anche una Deluxe Edition, che comprende nuovi colori per la tuta e i guanti, ulteriori possibilità di personalizzazione della capsula del BB, nuove toppe per lo zaino, avatar esclusivi per il profilo PSN e un software affine dedicato al mini artbook e alla colonna sonora.

A proposito di quest’ultima, Death Stranding Director’s Cut, infine, offre una colonna sonora rinnovata, con alcuni pezzi davvero interessanti, come l’affascinante Goliath dell’artista Woodkid, consultabili insieme ai classici della versione base nel lettore musicale di gioco o innescabili automaticamente in vari momenti delle traversate.

Conclusioni

Death Stranding Director’s Cut è la versione definitiva di un’opera imponente già completa, che non aggiunge elementi strettamente importanti ai fini dell’interezza dell’offerta, ma rincara la dose con contenuti apprezzati lato svago e personalizzazione, concedendo tuttavia anche strutture e gadget talvolta troppo generosi, che semplificano alcune situazioni in cui viene richiesta pianificazione e gestione da parte del giocatore, ampliando il ventaglio delle possibilità a costo di risultare in un’esperienza troppo agevolata.

Nonostante ciò, anche per le ottime migliorie tecniche apportate per l’occasione, è impossibile non lasciarsi trasportare dall’affascinante mondo creato da Hideo Kojima, che se due anni fa irrompeva nel medium con la sua nuova e criptica opera, quest’anno ripropone il mastodontico titolo battezzando l’hardware di PS5 in maniera egregia, consigliato a tutti coloro che non hanno ancora sperimentato Death Stranding in prima persona su PS4 o PC, e coloro che hanno amato all’estremo l’avventura di Sam, che al costo di 10 euro possono portarsi a casa un upgrade equo in relazione ai contenuti, con un’esperienza sostanzialmente più facile e accessibile.

Death Stranding Director’s Cut

Voto - 9

9

Death Stranding Director’s Cut è l'edizione definitiva del singolare titolo di Hideo Kojima, in esclusiva PS5.

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Mirko Proietti

Mirko Proietti

Videogiocatore dal 1999, all'età di 3 anni la prima esperienza con Mega Drive e PlayStation in contemporanea. Predilige il genere Platform, ma da sempre mantiene una visione a 360 gradi del panorama videoludico. Laureato in comunicazione e orientato allo sviluppo tecnologico, cerca la completezza nella produzione del videogioco, che tende a considerare un'arte vera e propria.

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