Anime & Manga Recensione

L’Attacco dei Giganti – Capitolo 139 | A noi, tra 2000 anni

L'Attacco dei Giganti

L’Attacco dei Giganti giunge al termine col capitolo 139. Ecco le nostre impressioni!

Ci sono opere che sembra non vedranno mai la fine ed altre che, per fortuna o per sfortuna, arrivano ad una conclusione. Ci sono storie che con ogni singola pagina si fanno strada piano piano nel nostro cuore e che ci rimangono per sempre, che ci cambiano per sempre anche solo in una minima parte, che ci lasciano un messaggio che difficilmente riusciremo a dimenticare: questo è sicuramente il caso de L’Attacco dei Giganti.

L'Attacco dei Giganti

L’Attacco dei Giganti, capolavoro – ora possiamo dirlo – di Hajime Isayama, si è ufficialmente concluso dopo più di undici anni di serializzazione col capitolo 139. I giorni trascorsi tra il capitolo 138 e questo sono stati ricchi di impazienza, ansia forse e tanta, tanta curiosità. C’era chi, intimorito, aveva paura che Isayama rovinasse l’opera con un finale raffazzonato o troppo veloce e chi invece, scegliendo di fidarsi del maestro, manteneva un atteggiamento positivo.

E, alla luce di questo capitolo 139 de L’Attacco dei Giganti, possiamo dire che sono entrambi atteggiamenti corretti, perché come in ogni capolavoro che si possa definire tale è difficile che il pubblico possa essere d’accordo su tutto: molto sta alla soggettività del lettore, a come lui ha recepito certi personaggi e le loro storie, ma è innegabile che a prescindere dal suo finale, che vi sia piaciuto o meno, L’Attacco dei Giganti è stato uno dei capolavori manga del nostro tempo e che sicuramente lascerà il segno per tutti gli autori che verranno.

Il capitolo, come avevamo già supposto in un nostro articolo, è quasi totalmente incentrato su Eren. Era la cosa giusta da fare, visto che da quasi dieci capitoli non avevamo nessun tipo di introspezione sul protagonista. Qui lo vediamo dialogare con Armin, riuscire finalmente ad aprirsi e buttare fuori tutto ciò che ha tenuto sigillato dentro se stesso per così tanto tempo, mentre continuava ad avanzare.

Eren Yeager

Eren è stato, dal post time skip, un protagonista estremamente complesso e difficile da leggere. È stato pragmatico e spietato durante l’attacco a Liberio, crudele e meschino nel suo dichiarare apertamente il suo odio per Mikasa ed Armin nel capitolo 112, inflessibile nei suoi obiettivi. Ma, assieme a questo, abbiamo avuto anche un piccolo sguardo sul suo lato più fragile, pochi capitoli fa.

Il 131 è un capitolo da leggere assieme a questo perché sono l’uno lo specchio ed il completamento dell’altro. In quel capitolo de L’Attacco dei Giganti vediamo un Eren del passato (arrivati per la prima volta a visitare il mondo oltre l’oceano) piangere, tormentarsi di fronte a ciò che realizzerà, straziato dal peso di ciò che desidera e l’orrore che questo comporta.

Eren lo dice: quando ha scoperto che l’umanità oltre le mura esisteva ancora ne è rimasto deluso. È lui che ha desiderato far sparire tutto, è stato un suo desiderio, quello di proteggere Eldia anche se ciò significava sterminare buona parte del mondo conosciuto. Però, anche di fronte a questo suo desiderio, Eren piange: piange perché sa che per lui non andrà bene, e nel 139 ci ricolleghiamo nuovamente a questa immagine.

Eren piange, ancora una volta, perché infondo non desidera morire. Perché, anche se ha desiderato tutta questa distruzione, tutto ciò che vuole è continuare a vivere con Mikasa ed Armin. Ma sa che non c’è redenzione, non c’è via di fuga, perciò ha accettato di farsi carico del peso di tutti i peccati del mondo ed avanzare.

Ha avanzato, Eren, conscio del fatto che quella sua avanzata avrebbe realizzato un miracolo: un mondo libero, se non per lui almeno per i suoi amici. Un mondo libero dal potere dei giganti, dai conflitti causati da essi e nel quale finalmente ciascuno può decidere liberamente per il proprio futuro e disporre di sé stesso.

Gli Eldiani non sono più respinti e temuti da tutti come figli del demonio: ora possono lottare per i loro diritti, per la loro indipendenza – e tutto questo grazie al sacrificio di Eren.

Ymir, Eren e l’amore

Uno dei temi centrali de L’Attacco dei Giganti e che probabilmente mai ci saremo aspettati è l’amore.

Proprio così, in un mondo dilaniato da conflitti, odio e morte, il finale non è dettato da nessuna di queste cose, bensì dall’amore. L’amore che Ymir provava per re Fritz, l’amore che Mikasa prova per Eren, due sentimenti molto simili e che sono stati in grado di cambiare le sorti della storia umana.

Ymir non è riuscita ad essere libera a causa dell’amore che la legava a re Fritz. Un amore malato, che per tutta la sua vita non ha fatto altro che incatenarla, eppure lei ha sopportato: ecco perché tutto ciò che desiderava era di trovare qualcuno che riuscisse finalmente a liberarla dal peso del suo amore. Il bacio tra Eren e Mikasa, come avevamo supposto in un nostro articolo, simboleggia proprio questo.

L'Attacco dei Giganti

Mikasa, accettando il suo amore e soprattutto la fine di esso, ha liberato Ymir. Le ha mostrato un’altra via, perché il bacio di Mikasa non era dettato da niente se non da un genuino e puro amore che la Ackerman provava per Eren. Un amore in cui nessuno cercava niente se non la felicità dell’altro, finito in tragedia, così diverso da quello conosciuto da Ymir, perennemente schiava di un uomo che sfruttava soltanto il suo potere.

L’amore di Eren, in questo senso, è più silenzioso. È un amore nascosto, negato, perché Eren ha sempre saputo che in ogni caso non c’era modo di cambiare quel futuro che aveva visto, perciò ha continuato ad avanzare verso di esso, schiavo.

Schiavitù e Libertà

Sembra ironico, visto quanto Eren ha inseguito la libertà durante tutto L’Attacco dei Giganti, eppure il personaggio che meno di tutti era libero era proprio lui.

Eren non è mai stato libero: è sempre stato schiavo di qualcosa – che fosse il suo odio, un desiderio da realizzare, un futuro intravisto, il protagonista ha smesso di essere libero “quel giorno” in cui i giganti sfondarono le mura di Shiganshina. O forse neppure allora lo era davvero.

“Tu sei libero”, sono le prime parole che Grisha Yeager rivolge a suo figlio in quella enigmatica “tavola finale” (che ormai abbiamo assodato non essere davvero l’ultima tavola) del manga de L’Attacco dei Giganti, eppure Eren è stato tutto in vita sua, fuorché libero.  

Ha mentito, ha ingannato e ha sofferto sempre per qualcuno o per qualcosa. Il lavoro che Isayama ha fatto con questo personaggio è incredibile, perché proprio quando non pensavamo ci potesse stupire ancora vediamo un’altra parte di lui, ancora più dolorosa di quanto già visto.

Eren non è libero e mai lo sarà, ecco perché nonostante sia riuscito a comprendere la schiavitù di Ymir e il suo desiderio di libertà non è riuscito a realizzarlo: quel compito è spettato a Mikasa che, con la sua scelta dettata solo dall’amore, è riuscita a porre finalmente fine ad una schiavitù durata 2000 anni.

L’unico atto di libertà che Eren si è concesso è infondo il più tragico e disperato: ha voluto dire al suo migliore amico, almeno prima della fine, le sue vere intenzioni, così che una volta che la battaglia fosse finita lui potesse capire e andare avanti per non rendere vani i sacrifici e il sangue versato.

I problemi del capitolo

Nonostante l’intensità degli eventi e il modo sempre ottimo di Isayama di narrarli, il capitolo finale de L’Attacco dei Giganti non è esente da difetti. Questi riguardano soprattutto un punto che avevamo già sottolineato essere problematico al termine del commento del capitolo scorso.

La risoluzione della faccenda del Parassita è stata decisamente troppo veloce. Forse Isayama si è reso conto troppo tardi di non avere abbastanza tempo per chiudere bene quella parentesi, ma che bastasse uccidere Eren per distruggere di conseguenza il Parassita assieme a lui sembra un po’… Una forzatura.

Come è possibile che una creatura che rappresenta la volontà della vita stessa di andare avanti ed “aumentare” venga eliminata in questo modo, solo perché a venire ucciso è l’ospite? L’esplosione del Colossale sarebbe stata una fine molto più plausibile per il Parassita, tenendo conto che la sua sopravvivenza alla fine del capitolo 137 non è servita a nulla, in definitiva – e qui veniamo al secondo problema del capitolo.

Jean, Connie e tutti gli Eldiani trasformati in giganti sono ancora vivi. Molto bello, certo, ma… Non è forse tutto un po’ troppo bello? Isayama ha fatto una strage fino ad ora, è un sollievo che qualche personaggio sia riuscito a sopravvivere, ma se poniamo la questione all’interno dell’ottica del volumetto sembra tutto decisamente troppo veloce.

Leggendo L’Attacco dei Giganti mensilmente forse il problema non si nota, ma leggendo i capitoli 138 e 139 di fila, nel volume, quell’addio di Jean e Connie alla fine del 138 potrebbe far storcere il naso a qualcuno se consideriamo che… Beh, che torna tutto come se non fosse successo nulla una trentina di pagine dopo.

Si tratta di difetti minimi e naturalmente non rovinano l’opera, ma avrei preferito se gli Eldiani trasformati fossero morti, una volta eliminato il potere dei giganti.

La fine di un capolavoro

L’Attacco dei Giganti ha rivoluzionato il mondo dei manga negli ultimi dieci anni e non sarà certo un capitolo a rovinarne 138 di ottima qualità, nonostante alcuni fan siano rimasti delusi da questo finale.

È in realtà uno dei finali migliori che potessimo desiderare: forse è un po’ troppo buonista, ma in una serie in cui la disperazione è sempre stata all’ordine del giorno è bello vedere una luce di speranza, almeno alla fine di tutto. E quella speranza è costituita dai legami dei protagonisti: dall’amore, dall’amicizia, dal desiderio che almeno l’altra persona sia felice. Eren, Mikasa, Armin e tutti gli altri incarnano proprio questi sentimenti (e, a proposito, vi consigliamo la lettura del capitolo con questa ending in sottofondo). 

Sono un trio di protagonisti che difficilmente riusciremo a dimenticare, così come difficilmente riusciremo a dimenticare L’Attacco dei Giganti, così ricco di momenti iconici, personaggi splendidi e temi importanti trattati magistralmente da Hajime Isayama. Siamo partiti dal racconto del terrore e dell’essere oppressi e alla fine dell’avventura ciò che rimane è l’amore, di qualsiasi tipo esso sia, assieme al ricordo di legami indissolubili che, forse, prima o poi riusciranno a spezzare quei 2000 anni di odio.

Grazie per questi 139 capitoli, Hajime Isayama. È stato un bellissimo viaggio.

E voi Commodoriani, cosa ne pensate dell’ultimo capitolo de L’Attacco dei Giganti? Vi è piaciuto o avreste preferito un finale diverso? Fatecelo sapere con un commento!

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