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L’Attacco dei Giganti – Capitolo 138 | Avremo un degno finale?

Penultimo capitolo per L’Attacco dei Giganti!

Vi ricordate quando poco tempo fa abbiamo provato a speculare su come sarebbe finito L’Attacco dei Giganti, analizzando diverse teorie e possibili piste sul futuro del manga? Bene. Quasi nulla di quello che avevamo supposto si è realizzato e Isayama è riuscito ancora una volta a stupire i fan.

Come per lo scorso capitolo anche il 138 ha diviso il fandom, tra chi lo ha apprezzato e chi invece lo considera una conclusione affrettata e che soprattutto lascia troppi interrogativi aperti. Primo tra tutti, il punto di vista di Eren, che non vediamo da quasi dieci capitoli, a seguire i dubbi sul figlio di Historia e sul personaggio di Ymir.

Rispetto a quest’ultimo interrogativo, niente panico: la presenza di Ymir che sorride alla fine del capitolo è abbastanza enigmatica, perciò penso che Isayama farà il punto sul suo personaggio nel prossimo.

Il 138 è stato intenso, ricco di drammaticità e con esso possiamo ormai intravedere il finale della serie che arriverà col 139.

Eren è morto, immaginavamo tutti sarebbe successo se non in questo capitolo nel prossimo, e come avevamo supposto è stata Mikasa a dargli il colpo di grazia. Era prevedibile che sarebbe stata lei, ciò che non potevamo aspettarci però è il modo con cui Isayama ha rappresentato la scena decisiva della sua opera.

Mikasa è un personaggio complesso e discusso, secondo alcuni addirittura uno dei peggiori dell’opera perché non ha un’evoluzione all’altezza degli altri: rimane sempre uguale a se stessa, sempre a correre dietro ad Eren per proteggerlo, a chiamare il suo nome ed aggrapparsi alla sua presenza come fece quel giorno in cui lo incontrò per la prima volta. Il capitolo 138 capovolge completamente quell’immagine che avevamo di Mikasa.

Eren e Mikasa

Il rapporto tra Eren e Mikasa è uno dei più forti e belli di tutto il manga ed è al centro del capitolo 138. Qui il tormento che Mikasa prova da diversi capitoli viene a galla e, sempre tra queste pagine, trova la sua risoluzione.

I sentimenti di Mikasa non sono mai stati un mistero per nessuno. Lei ha sempre sperato si potesse trovare una soluzione pacifica, un modo per fermare Eren che non fosse ucciderlo, fin dal capitolo 125, nel quale chiede ad un Armin confuso e disperato “cosa dovrebbero fare adesso“. Anche nel 133 non dice di volere uccidere Eren: lei vuole portare il peso dei suoi peccati con lui.

Ancora aggrappata al desiderio di proteggere Eren e al sentimento che prova per lui, Mikasa ha continuato a sperare ci fosse un’altra strada, un’altra soluzione.

I desideri però non bastano per cambiare la realtà e i personaggi questo lo sanno fin troppo bene, Mikasa ed Eren ne sono la definitiva conferma.

Il loro rapporto è pieno di silenzi, di cose non dette e conversazioni sviate: sono la personificazione di un doloroso “se solo avessi agito diversamente…”, “se solo avessi risposto in un altro modo…” che potrebbe caratterizzare qualsiasi situazione, anche nella vita reale.

Quante volte ripensiamo a dei litigi con persone? Quante volte ci soffermiamo a riflettere su di un addio, pensando a ciò che avremo potuto dire per fare andare diversamente le cose? È esattamente ciò che pensa Mikasa nella prima metà del capitolo.

Mikasa è tormentata, in lacrime e piegata da tutto ciò che sta succedendo e fin dalle prime pagine c’è un elemento che colpisce moltissimo: lei soffre all’idea che le ultime parole che potrebbe avere sentito da Eren siano “ti ho sempre odiata”.

È comprensibile, visto ciò che li lega, e basta a rendere la situazione ancora più drammatica e dolorosa di quanto già non sia anche per i lettori, perché è impossibile non immedesimarsi in qualcosa del genere, che tutti abbiamo provato almeno una volta.

Levi le urla di rimettersi in sesto, che loro due sono gli unici che possono uccidere Eren, ma tutto ciò a cui Mikasa riesce a pensare – oltre al dolore alla testa – è che vorrebbe tornare indietro.

Vorrebbe solo tornare a casa dove tutto ciò che facevano non era che correre e sognare.

Un lungo sogno

Tutti ci aspettavamo che Isayama si ricollegasse al capitolo uno. Quello che non pensavamo è che le citazioni sarebbero state ben due!

Se nel capitolo uno quello a svegliarsi piangendo da un “lunghissimo sogno” era Eren, nel 138 è Mikasa, anche se la scena in questo caso è una sorta di what-if, che si svolge nell’immaginazione di Mikasa, un po’ come avviene in Lost Girls – una realtà fittizia in cui la ragazza si rifugia perché la realtà è troppo dolorosa da affrontare.

Mikasa si sveglia ma, con un parallelismo col primo capitolo, stavolta è Eren a chiederle “perché stai piangendo?”.

Scopriamo, col breve dialogo tra i due, che in questo “mondo ideale” Mikasa ha risposto diversamente alla domanda di Eren nel capitolo 123 (“che cosa sono io per te?”), proponendogli di fuggire e vivere insieme i quattro anni che rimanevano al ragazzo senza pensare alla guerra, a Marley né ad altro. È stata una decisione sofferta da parte di entrambi, talmente tanto che sembra avessero deciso di non parlarne mai più: Mikasa lo abbraccia, scusandosi per avere riportato fuori l’argomento.

A quel punto Eren le chiede di promettergli che alla sua morte getterà quella sciarpa. Eren ha solo quattro anni da vivere, ma Mikasa vivrà ancora molto a lungo, per questo desidera che lei possa essere felice, libera dal suo ricordo. La sciarpa simboleggia proprio il legame tra i due, ciò che li lega e che Mikasa rifiuta di lasciare andare.

Già durante l’arco di Castel Utgard quando Eren viene portato via da Reiner e Berthold, Mikasa indossa la sciarpa e la stringe, chiedendosi come mai Eren si ostini a lasciarli sempre indietro. Anche in quel capitolo l’indossare la sciarpa simboleggiava la volontà di Mikasa di non lasciare andare Eren.

E negli ultimi capitoli la Ackerman ha rifiutato di indossare la sciarpa nonostante la portasse con sé. Forse ciò simboleggia la confusione che prova rispetto ad Eren e a ciò che sta facendo. Ma adesso Mikasa ha deciso: non ha intenzione di dimenticare Eren e ciò che lui ha fatto per lei, ma ha il dovere di fermarlo proprio in virtù del loro legame. Indossa la sciarpa e si getta tra le fauci del gigante per dargli il colpo di grazia.

“Ci vediamo, Eren…” gli dice prima di mozzargli la testa, e sembra di rileggere il primo capitolo dell’opera.

Fin dove ha visto Eren?

Una delle lamentele più avanzate riguardo il capitolo 138 è, come abbiamo detto, il mancato approfondimento di Eren. È vero che non abbiamo un suo monologo da parecchio, però non bisogna sottovalutare quello che Isayama riesce a comunicare con uno sguardo dei propri personaggi.

La terzultima tavola del capitolo, in cui Eren apre gli occhi e guarda Mikasa per l’ultima volta mentre lei sta per tagliargli la testa, in questo caso, vale più di tutti i dialoghi che avrebbero potuto essere inseriti.

Eren ha gli occhi stanchi e rassegnati di chi vede accadere un futuro che ha cercato a tutti i costi di evitare.

Fino ad ora non sapevamo fino a dove Eren avesse visto nel futuro. Dopo questo capitolo possiamo supporre che Eren abbia visto tutto, fino al momento in cui Mikasa gli ha tagliato la testa al termine della battaglia.

E ha gli occhi stanchi di chi ha provato ad evitare quel futuro, almeno in minima parte. Ora quel dialogo così strano e apparentemente fuori contesto del capitolo 123 ha finalmente un senso: “che cosa sono per te”, chiede Eren a Mikasa. E lei non riesce a rispondere sinceramente, nascondendosi dietro un classico “sei la mia famiglia”

Quella scena che a lungo abbiamo ignorato è stata in realtà decisiva: se solo Mikasa avesse risposto diversamente il futuro sarebbe potuto cambiare.

“Non riesco a fare a meno di pensare che se io quella volta… Avessi risposto in maniera diversa… Forse le cose sarebbero andate diversamente…

Se Mikasa avesse messo a nudo i propri sentimenti di fronte ad Eren, forse lui avrebbe abbandonato tutto per fuggire con lei, perciò questo rimpianto non abbandonerà mai la Ackerman. Ma il passato non si può cambiare, e tutto ciò che può fare è aggrapparsi ad un futuro immaginario, diverso, perché la realtà è troppo dolorosa da vivere e così sogna un’ultima volta dei giorni felici con Eren mentre lo uccide.

Eren non è riuscito a cambiare quel futuro nonostante ci abbia provato, se non per se stesso almeno per proteggere Mikasa da quel pesante compito.

Ha provato a far parlare Mikasa nel 123, ha provato ad allontanarla nel 112 dicendole di odiarla perché l’ha sempre vista come una schiava, ha tentato di toglierle la sciarpa – simbolo del loro legame – ma niente di tutto questo ha funzionato e il futuro che il ragazzo ha visto si è avverato. Ed Eren non può fare altro se non stare a guardare mentre Mikasa lo uccide, con gli occhi rassegnati di chi aveva già visto tutto.

Il parassita

Altra rivelazione che pochi si aspettavano: l’esplosione non è bastata a far fuori il parassita che, messo alle strette, ha rilasciato un gas per far trasformare tutti gli Eldiani presenti (eccetto Shifters ed Ackerman) in giganti. Tutto in virtù di quell’istinto di “aumentare” e di continuare a vivere del quale Zeke ed Armin hanno parlato nello scorso capitolo.

Non è necessario un urlo – come nel caso di Zeke – né un altro catalizzatore per avviare la trasformazione. È il parassita ad avere donato quel potere ad Ymir e dato vita all’enorme potere dei giganti, quindi è logico che non sia sottoposto alle stesse limitazione dei personaggi della serie.

Sotto lo sguardo sconvolto dei protagonisti e di noi lettori Jean, Connie, Gabi e tutti gli altri Eldiani si trasformano in giganti per proteggere il parassita. Falco urla in preda alla disperazione e promette ai suoi genitori che “renderà fiero il suo fratellone” in una toccante scena nella quale li abbraccia per la prima volta.

Annie rivede finalmente suo padre, ma proprio nel momento in cui gli si avvicina per abbracciarlo ecco che l’uomo si trasforma. Anche Pieck riabbraccia suo padre, ma è subito trascinata via da Mikasa.

Non c’è tempo per i ricongiungimenti o per la pace, anche se momentanea. L’inferno non è finito ed Isayama come suo solito ci strappa via qualsiasi barlume di speranza.

Vengono trasformati in giganti puri anche Jean e Connie, che guardano i compagni rimasti allontanarsi sul gigante di Falco. Hanno molti rimpianti ma, dice Connie, è grazie al discorso che Jean fece “quel giorno” che sono riusciti a salvare il mondo, chiaro riferimento al discorso di Jean prima che tutti scegliessero il Corpo di Ricerca.

Proprio in questa parte del capitolo ci sono però i maggiori problemi.

I problemi del capitolo 138

Tutti eravamo convinti che l’esplosione di Armin sarebbe bastata per eliminare il parassita, ma non è stato così. Il parassita è ancora lì e ha causato la trasformazione di quasi tutti gli Eldiani presenti sul campo di battaglia.

Narrativamente questo crea diversi problemi, perché con un solo capitolo rimasto sembra molto difficile risolvere il “problema parassita” e concludere tutte le linee narrative rimaste aperte. Se a questo ci aggiungiamo la supposizione che gli Eldiani trasformati in giganti possano tornare umani attraverso l’eliminazione di Eren o del parassita stesso, c’è fin troppa carne al fuoco per chiudere il manga in un solo capitolo.

Personalmente, per quanto triste sia la morte di tutte quelle persone, preferirei che nessuno di loro tornasse umano. Forse l’unica che potrebbe salvarsi è Gabi, qualora Reiner si facesse mangiare da lei, ma riguardo Annie e Pieck – anche loro alla fine del “mandato – non penso si faranno mangiare da Connie e Jean per salvarli. Soprattutto, dopo quella splendida tavola “conclusiva”, per i due personaggi pensare di riportarli in vita sarebbe una scelta davvero di pessimo gusto.

Staremo a vedere come Isayama risolverà il problema del parassita e del potere dei giganti in un solo capitolo.

Verso il finale

L’Attacco dei Giganti, nel bene o nel male, sta per giungere alla conclusione. Tra chi è soddisfatto e chi avrebbe voluto di più – soprattutto da quest’ultimo capitolo – bisogna comunque riconoscere ad Hajime Isayama il merito di avere creato una storia completa, in cui prima o poi tutto torna e si ricollega al resto del quadro, come un puzzle in cui solo alla fine si può riuscire a vedere il quadro d’insieme.

Il 138 e le citazioni al suo interno (prima tra tutti il discusso “ci vediamo, Eren” con cui si apre il manga) sono solo l’ennesima conferma delle grandi capacità dell’autore. E non si tratta solo della narrazione in sé, ma anche dei personaggi, perché con sole 45 pagine Isayama è riuscito a dare a Mikasa la spinta che le serviva per entrare definitivamente nel nostro cuore. È lei la grande protagonista di questo capitolo.

Cosa possiamo aspettarci dal prossimo capitolo? Sicuramente che si metta un punto alle vicende del parassita, speriamo anche un confronto finale tra Eren, Mikasa ed Armin, magari nei Percorsi visto che sono un luogo in cui la morte e lo scorrere del tempo non esistono, chissà.

Voi cosa vi aspettate dal prossimo capitolo? Cosa significherà davvero l’ultima tavola che era stata mostrata tempo fa e che dovrebbe chiudere il manga (se volete vederla e leggere le teorie a riguardo la trovate qui)?Questo vi ha lasciati soddisfatti o avete delle riserve? Fatecelo sapere con un commento!

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Daniela Reina

Daniela Reina

Studentessa, nel tempo libero viaggia attraverso tempo, spazio e mondi di fantasia in compagnia di qualche buona lettura o serie. Il suo manga preferito è Berserk, l'anime Neon Genesis Evangelion.

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