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Film/Serie Tv Recensione

The Rain 3: la recensione

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The Rain, la terza stagione

La serie tv The Rain, con l’uscita della terza stagione nel 2020, segna la sua conclusione. Andiamo ad analizzare la fine di questo promettente teen-drama originale Netflix del 2018. L’ultima stagione si compone di soli 6 episodi, proseguendo immediatamente dal finale della seconda stagione.

Trama

Siamo giunti alla fine di questo viaggio, non nel migliore dei modi, infatti la trama prende una piega inaspettata, e non del tutto apprezzata. Dopo due stagioni, in cui i protagonisti hanno cercato una cura al virus che ha piegato l’umanità, scopriamo che un misterioso fiore apparso dal nulla può distruggerlo.

Rasmus, totalmente deviato dai poteri del virus, assume con estrema facilità il controllo dell’unica società adibita allo studio della cura. Una società, che si presuppone, quantomeno, essere in grado di arginare il virus, ma che si dimostra totalmente inutile e inefficace contro di esso.

Le mutazioni sulle persone, dovute sempre alla pioggia, risulteranno totalmente inutili. Poiché, i nuovi esseri umani mutati, non potranno fare nulla contro questo fiore e il suo miracoloso estratto.

Ciononostante, i personaggi restano davvero interessanti, ed è sempre un piacere seguire il gruppo di ragazzi in questo mondo apocalittico. Anche qui, tra alti e bassi, non tutti i personaggi “principali” saranno utili alla trama. Infatti, la maggior parte di loro sarà relegato a comparsa, facendo ruotare tutto attorno a Simone, Rasmus e Martin. I restanti, non principali, risultano totalmente inutili e inefficaci alla trama.

Personaggi

Negli ultimi 4 episodi vengono introdotti nuovi personaggi, divisi in due nuovi gruppi. Scelta altamente discutibile, soprattutto in un finale di serie.

Il primo, una piccola famiglia che per pura casualità ha scoperto il miracoloso fiore e il suo estratto. Riuscendo di fatto a vivere una vita tranquilla e come se nulla fosse successo, rifiutandosi però di condividere la loro scoperta con il resto del pianeta.

Il secondo, un gruppo di bambini che è riuscito a sopravvivere in un palazzo, senza risorse per anni.

Gli unici tre protagonisti trattati da questa stagione, sono il vero motivo per guardarla. Infatti, si entrerà in totale empatia con Simone, che si ritroverà da sola ad affrontare l’apocalisse. Martin, totalmente deviato dalla presunta morte di Simone, diventerà un umano mutato. E infine, Rasmus, crederà di essere una divinità.

Aspetti tecnici

Come ogni serie Netflix, anche The Rain ha la sua piccola sigla, fatta di momenti semplici ma con una ottima regia dietro, che pone fin da subito le carte in tavola: la pioggia che ricopre tutto.

Le riprese, sono veramente coinvolgenti, è veramente bello immergersi nella natura della Danimarca e della Svezia. Soprattutto per un teen-drama, generalmente ambientanti in città, essere persi nella natura, con il costante pericolo della pioggia, aiuta lo spettatore a calarsi nel pericolo del virus.

La sceneggiatura, purtroppo, non è al livello delle altre due stagioni. Solo Simone evolve coerentemente al suo passato, riuscendo a fermare il virus, o almeno in parte. Per tutti gli altri la situazione è davvero critica, tra personaggi che impazziscono a caso, e altri che vengono totalmente dimenticati, a tratti pietoso.

L’idea di aggiungere proprio nell’ultima stagione un potentissimo fiore capace di salvare l’umanità, giustificandolo con “l’uomo ha creato il virus, e la natura ha creato il fiore”, non è altro che un deus ex machina per risolvere con un misero escamotage un virus inarrestabile.

Conclusione

È davvero triste vedere una serie così promettente come The Rain concludersi in un modo così frivolo. Fin da subito era chiaro l’obiettivo di Simone: fermare la pioggia; ma ciò non è stato fatto. Infatti, nel finale semi-aperto, i sopravvissuti si metteranno in viaggio, non si sa verso dove, armati di un piccolo fiore.

La pioggia resta, come il virus, un pericolo per l’umanità. Di fatto, non si è concluso nulla, lasciando i protagonisti rimasti in balia degli stessi identici problemi del primo episodio della prima stagione.

Considerando nel giudizio finale la serie nelle sue tre stagioni, risulterebbe una misera sufficienza, dato il tragico scivolone della ultima. Ma soffermandoci solo sull’ultima, è impossibile non parlare degli evidenti e gravi problemi di cui soffre.

Voto: 4+

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