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11-11: Memories Retold, Storie dalla Grande Guerra

11-11 Memories Retold storia grande guerra

La Grande Guerra

Oggi vi parliamo di 11-11: Memories Retold, uscito per PlayStation 4, Xbox e PC pubblicato da Namco Bandai. Un titolo che merita assoluta attenzione e che vogliamo caldamente consigliarvi in vista delle prossime uscite.
Quando noi avvertiamo il peso del passato, ci accorgiamo che, in un modo o nell’altro, ci sono vicende che non possiamo dimenticare. Legandosi a quel ricordo e alla bestialità dell’uomo, è dura scrollarsi di dosso quanto accade e coinvolge ognuno di noi. Sparare a un uomo è facile, lasciarlo in vita è più complesso.
11-11: Memories Retold racconta la storia di due uomini. Henry è un fotografo canadese innamorato perdutamente di Julia, la figlia del suo datore di lavoro; Kurt è un meccanico, un uomo forgiato dal ferro, un padre e un marito. A fare da cornice all’intero sviluppo dei personaggi e alla narrazione, c’è la Grande Guerra. La guerra che, a detta di molti, avrebbe messo fine a tutte le guerre. Invece, non fu affatto così.

Storie di guerra

11-11: Memories Retold è un’avventura grafica pubblicata due anni fa in occasione del centenario della Grande Guerra. Il suo scopo non è raccontare di buoni o cattivi né di presentarli come eroi.
Il ricordo è necessario per approcciarsi al futuro e migliorarlo, indipendentemente da quanto accada. Un lavoro del genere è stato apprezzato per la sua profondità di scrittura e narrazione. Coinvolgendo entrambe in una dolcezza rimarcata e comunque giustificata dagli eventi che Henry e Kurt vivranno nel corso di questo cammino, interfacciarsi con la Grande Guerra diventa più toccante.


Le storie di guerra, che apprendiamo a scuola o nel racconto di esse da parte dei figli di chi combatté in trincea in quel lungo e lastricato fronte formato da cadaveri e sangue, hanno il compito di riportare alla nostra attenzione quale sia effettivamente la potenza del ricordo.
In passato, tante altre produzioni hanno trattato il tema della Grande Guerra.
Valiant Hearts, dallo stesso autore, era un’esperienza a scorrimento che ci portava direttamente nelle battaglie campali più dure e impervie da più punti di vista. Invece, a prendersi l’onere di condividere il ricordo, fu un diligente corto d’animazione chiamato “Lo Steinway”, di Massimo Orioni.

La Tregua nella Terra di Nessuno

La vita, la sua essenza più intima legata agli affetti, è proprio il messaggio finale di queste testimonianze videoludiche e cinematografiche mirate a migliorare la nostra umanità.
Non serve replicare quanto sia importante, ma di certo è mancata in trincea in un modo che comprendiamo soltanto attraverso la lettura e vivendo esperienze differenti davanti allo schermo. Possiamo immaginare cosa abbiano passato quei ragazzi in ogni fronte d’Europa, sparandosi a vicenda per un pezzo di terra e per avanzare nel fango. Noi ricordiamo la Tregua di Natale, un momento che ha coinvolto i fronti più caldi nel primo anno di guerra.

Per “Tregua di Natale“, nello specifico, si tratta di veri e propri “Cessate il fuoco” non ufficiali avvenuti nel 1914. Alcune testimonianze raccontano anche di una tregua proprio nel fronte sud-occidentale fra austriaci e italiani, nel 1916. Giuseppe Ungaretti, al fronte, scriverà la sua poesia “Natale” per testimoniare quell’episodio.
La tregua però più famigerata fu fra i britannici e i tedeschi, a Yrpes. Considerate le pessime condizioni igienico-sanitarie all’interno delle trincee e le cataste di cadaveri in decomposizione, allo stesso modo ogni schieramento era in difficoltà. Difficoltà che, nel Natale del 1914, portò i tedeschi a intonare i tipici canti del Natale e gli inglesi, all’unisono, unendosi a quel canto, iniziarono a suonare le cornamuse in risposta a quelle voci.

Uscirono dalle trincee e tutti si strinsero le mani in segno d’amicizia e rispetto. Con i cappotti vennero poi realizzate delle porte improvvisate per giocare a calcio. Alcuni scambieranno bottoni e scarpe, mestoli e pentole; altri si fecero tagliare la barba dal nemico. Alla fine della giornata, quando il cannone mise fine alla tregua, si salutarono con amicizia e tornarono nelle trincee.
Poiché i vertici militari più rinomati e i generali non apprezzarono quella manifestazione e quel momento di pace, alcuni soldati vennero inviati in altri fronti caldi dell’Europa o in Medio Oriente. Il primo a parlarne fu il New York Times, seguito poi dai quotidiani britannici che raccolsero le testimonianze di quei soldati.
In misura minore, poi, nel corso della guerra, ci furono altre manifestazioni simili. A causa dell’utilizzo delle armi chimiche, si accantonò poi ogni tregua o fraternizzazione col nemico.

Le imposizioni che vennero prese dagli alti comandi di ogni schieramento per non permettere ai soldati britannici, francesi, tedeschi, italiani e austriaci furono per continuare a combattere e a guadagnare terreno.
Nonostante i sentimenti fossero simili e la Tregua di Natale, da sempre, porti con sé una meravigliosa storia di condivisione e umanità, la realtà della guerra è più triste di quanto immaginiamo e strugge ognuno di noi per la sua barbarie. Di queste testimonianze, però, abbiamo un ricordo che può farci comprendere che buoni e cattivi, in guerra, non esistono.
Esiste un ragazzo che punta un fucile verso un altro ragazzo, col dito che sfiora il grilletto, la paura negli occhi e il peso nel cuore. Eppure, davanti alla Tregua di Natale e tante altre manifestazioni simili, è davvero complesso riuscire a non essere emotivamente coinvolti.

La storia di Henry e Kurt

Tornando a 11-11: Memories Retold, ogni nostra parola scritta per descrivere il momento storico non lascia spazio a ulteriori interpretazioni. Il giovane Henry, un fotografo, parte per la guerra perché vuole essere un eroe e fare colpo sulla ragazza dei suoi sogni. Kurt, invece, parte per ritrovare suo figlio, disperso nella Terra di Nessuno, in Francia. Entrambi hanno due motivi differenti, l’uno diverso dall’altro.
Henry non ha idea di quello che lo attenderà una volta giunto in Francia. Si aspetta di essere un eroe, di fotografare i momenti di vittoria dell’esercito britannico. Al contrario, Kurt non si rende conto che la guerra è imprevedibile.
Di fronte a sé ha l’ignoto, la morte, il nulla. Come padre agisce d’impulso con la speranza di riportare a casa suo figlio, ma non sa effettivamente se riuscirà nell’impresa. Le promesse fatte a sua moglie e a sua figlia sono di cuore, spontanee e dolci. Eppure, sono fallaci. La guerra, la Grande Guerra non permette questa umanità.

Quando Henry e Kurt si incontreranno per la prima volta, in un tunnel sotterraneo, decideranno di collaborare. Se in un primo momento Henry è tentato da uccidere Kurt, in un secondo Kurt lo salverà spingendolo al sicuro. Insieme sopravviveranno per qualche giorno. L’interazione, poi, si estenderà ulteriormente.
Un gabbiano si poserà sulla spalla di Henry, mentre un gatto miagolerà a Kurt. Il titolo si aprirà in questo modo non solo in una visione intima, ma completamente a entrambe riuscendo a scalfire la profondità narrativa e di scrittura che è stata adeguatamente ben amalgamata al suo interno.
Siccome vogliamo evitare spoilers sul titolo, la loro amicizia li porterà fuori da quei tunnel e diverrà più importante di quanto si possa immaginare.
Kurt aiuterà Henry, Henry farà lo stesso con Kurt. Insieme collaboreranno per sopravvivere evitando di uccidersi a vicenda.

La grafica ricorda i colori degli acquerelli che si utilizzano per rappresentare un quadro impressionista. Le sfumature mutevoli, utili a farci capire quale sia lo scopo effettivo del titolo, sono pregevoli e attirano l’attenzione perché si mischiano con delicatezza al contesto dando una risonanza di passato come se si ricercasse realmente nella cronaca un dolce racconto. Cambiano in base all’istante che il videogiocatore vive e alle sensazioni dei protagonisti. Quando fallisce, lo schermo diventa rosso. Quello è il nostro sangue. Il motore grafico non è mai invadente. Nonostante alcuni piccoli cali di frame rate e texture non ben definite in alcune parti dell’esperienza, il racconto di Memories Retold non viene intaccato in alcun modo.
La narrazione procede lentamente e spesso può persino perdere di mordente, ma la sua essenzialità si miscela enormemente con l’intera struttura ludica. Non mira a essere divertente, ma si concentra a essere ben rappresentata.

L’elemento più esaltante risiede proprio nell’immersione, capace di trasportarci all’interno delle trincee, nei campi di battaglia e nei villaggi, nelle postazioni d’artiglieria e nei luoghi di costruzione di mezzi per la guerra. Luoghi che, se riguardiamo attentamente le foto dell’epoca, ricordano quegli spaccati che è complesso scordarsi e che troviamo nei libri di storia.
Sono ben rappresentati proprio per narrare quel momento e le sensazioni vissute da quei soldati provenienti da ogni angolo del mondo. Non è facile dimenticarsi quei colori grigi e opachi una volta conclusa l’esperienza. Di colori, in Memories Retold, ce ne sono tanti. Quelli che però ci hanno colpito risiedono tutti nei momenti più delicati e struggenti, ben condensati per smuovere nell’animo del videogiocatore il proprio animo.

Si ricerca la delicatezza e il contatto, la poetica di ogni respiro che ci coinvolge lasciandoci qualcosa che è imprevedibile, mirato alla coscienza e alle nostre sensazioni. Non è semplice gestirlo, non è facile rappresentarlo. L’immersione giunge al suo massimo quando il videogiocatore si ritroverà a scrivere delle lettere per i propri affetti, come se fosse lì, in una trincea.
Kurt invierà delle lettere a sua figlia e avrà la possibilità di mentirle, dirle la verità o raccontarle quello che ha visto durante il giorno per farle capire che, in un modo o nell’altro, tornerà a casa. Al contrario, Henry invierà delle foto a Julia per mostrarle quello che gli accade attorno per provare a dimostrarle che è ancora vivo, pronto a tornare da lei.

Le lettere, al fronte, erano sempre un momento di gioia. La corrispondenza era gratuita, salvo in alcune eccezioni, ed erano sempre controllate dagli ufficiali perché le informazioni importanti non venissero condivise e che tutto fosse visto come una grande vittoria dai famigliari dei soldati.
L’inserimento di questa meccanica, al contesto, l’ho trovata funzionale al senso d’immersione che è riuscita a garantire.
Scrivere una lettera era emozionante e la stessa sensazione d’attesa è stata ottimamente inserita in 11-11: Memories Retold, tanto da risultare incredibilmente emozionante. Avvertire l’attesa, la felicità della scrittura di una lettera e consegnarla personalmente al postino mi ha tremendamente scosso.
Le parole, a quel tempo, erano importanti quanto lo sono oggi. Immaginiamo la nostalgia di quei soldati al fronte, la tristezza che persuade loro, la paura di non tornare più a casa e che l’ultima lettera inviata sia, appunto, l’ultima.

11:11: Memories Retold racconta la storia di Henry e Kurt, due uomini diversi fra loro che, trovandosi a collaborare per sopravvivere alla Grande Guerra, diventano testimoni di quelle brutalità. Ancorati soltanto a quello che li attende a casa, le loro storie verranno comunque scritte dal videogiocatore come in tante altre avventure grafiche che sono state pubblicate in questa generazione.
Life is Strange n’è un esempio lampante, le narrazione della Telltale Games lo sono state nel passato con alcune produzioni godibili e importanti.
Ora aspettiamo la nuova generazione e altrettante storie pronte a emozionarci. Quando vengono narrate delle storie, pensiamo sempre a quello che potremmo vivere. Un comportamento naturale dettato dall’attesa e dalle aspettative.
11:11: Memories Retold è la prova incalzante di una maturità interiore ed esteriore, utile a mostrarci l’umanità anche quando il fumo e la cenere ci opprimono i polmoni.

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L'autore

Nicholas Maurizio Mercurio

Appassionato di videogiochi, film, fumetti e letteratura. Accanito seguace di From Software, da Dark Souls a Sekiro: Shadows Die Twice. Adoro gli fps, i giochi di ruolo e le avventure grafiche. Mente concentrata sul prossimo gioco, il prossimo articolo, speciale o approfondimento. E chissà, pure una recensione...

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