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Life is Strange 2, la recensione del nuovo titolo Dontnod

Life is Strange 2

Life is Strange 2 finalmente arriva alla sua conclusione

Poco più di un anno fa, dopo circa 3 anni dall’uscita del capitolo precedente, faceva il suo ingresso nel mercato videoludico il primo di una serie di episodi di uno dei videogiochi più attesi del 2018. Dontnod Entertainment, software house francese che durante gli anni ha saputo guadagnarsi la fiducia di milioni di persone, era pronta per dare in pasto Life Is Strange 2 ai videogiocatori di tutto il mondo, cosciente del peso che il titolo predecessore ha avuto nel mercato ma soprattutto negli animi di ogni persona che ha avuto l’occasione di mettere mano su esso. Vincitore di molteplici premi, il primo capitolo, con la sua impattante narrazione, la cura per il comparto tecnico e la voglia di emozionare chi si approcciava a tale opera, ha stupito chiunque, dai normali videogiocatori alla critica. Life Is Strange è stato un viaggio intenso e indimenticabile, unico nel suo genere, che è riuscito a tenere incollati i videogiocatori mediante una narrazione invidiabile e un gameplay rivoluzionario nella sua semplicità. Il modo in cui questo titolo abbia appassionato milioni di utenti è incredibile e l’idea di un sequel spaventava e non poco la community. Riuscire a creare un’opera differente e che non sembrasse una semplice copia del predecessore non era un lavoro per nulla semplice. Nonostante ciò, Dontnod ha deciso comunque di rischiare e dilettarsi in quella che è una vera e propria scommessa. Ma sarà riuscita nell’intento? Scopritelo insieme a noi di DrCommodore in questa recensione di Life is Strange 2! 

 

Dove tutto ebbe inizio

Prima di addentrarci all’interno della nuova opera di Dontnod, dobbiamo fare un breve excursus su di essa. Life is Strange 2 arriva dopo circa 3 anni dall’uscita del primo e, proprio come quest’ultimo, è suddiviso in 5 capitoli usciti ognuno a distanza di 3 mesi dall’altro, facendo durare questo lungo viaggio poco più di un anno. Perché è proprio questo che è Life Is Strange 2, un lungo viaggio in cui la crescita del giocatore va di pari passo con quella dei protagonisti.

Nonostante Life is Strange 2 si presenti come un sequel, con il primo capitolo ha poco e nulla in comune. La principale divergenza tra i due titoli sviluppati da Dontnod risiede proprio nei protagonisti che ci vengono presentati. Infatti, con questo nuovo capitolo, Max e Chloe, protagoniste del primo capitolo della saga, passano il testimone ai due fratelli messicani Sean e Daniel Diaz, abbandonando definitivamente la serie. Questo passaggio ha permesso a noi fruitori di vivere storie e avventure inedite e agli sviluppatori di esplorare nuovi orizzonti e di affrontare tematiche differenti rispetto al titolo precedente. È proprio questo il punto forte di Life is Strange 2, il quale osa a livello narrativo ancora più del primo capitolo affrontando temi diversi tra di loro e più complessi come l’odio razziale, le ingiustizie della vita, il passaggio dalla giovane età all’età adulta e molti altri, il tutto condito da una denuncia sociale e politica non indifferente. Citando un personaggio del gioco, “tutto è politica” e questo gli sviluppatori lo hanno dimostrato benissimo con quest’opera. Il videogioco, strumento nato con il principale scopo di intrattenere, ancora una volta si riconferma un mezzo fortissimo, abile ad emozionare e che può essere usato anche con il fine di denunciare le ingiustizie del mondo odierno.  

Il secondo capitolo però non si ferma solo alla semplice ma pungente critica, bensì va oltre sperimentando nuovi modi per comunicare ed esprimere emozioni. Spesso si ricorre a scene prive di dialoghi che, nonostante la loro semplicità, tengono incollato il videogiocatore allo schermo per svariati minuti solo per avere la possibilità di godersi quella determinata sequenza come se la vivesse in prima persona o per metabolizzare determinate sequenze parecchio pesanti ed emotive. Gli sviluppatori hanno colto alla perfezione il potere che le immagini possono avere, sfruttando tale caratteristica senza però abusarne.

Un viaggio inaspettato 

Come detto poc’anzi, Life is Strange 2 abbandona le avventure di Max e Chloe per seguire quelle dei fratelli Diaz, due ragazzi ispanici che vivono col padre Esteban a Seattle. I due fratelli, a seguito di un tragico incidente, si ritrovano a dover uscire dalla propria comfort zone scappando dalla loro città natale e lasciando di fatto la loro vita intraprendendo un viaggio che li porterà a doversi aiutare a vicenda per far fronte all’ingiustizia della vita. 

L’incidente, oltre a costringere i fratelli a scappare, sviluppò in Daniel, il fratello minore, una sorta di superpotere telecinetico, il quale sarà proprio la causa della loro fuga. Ci teniamo ad evitare spoiler sulla storia narrata in Life is Strange 2, quindi ci limiteremo a queste semplici informazioni che speriamo vi spronino a vivere in prima persona il titolo.  

Il punto forte di Life is Strange 2 non è però la trama, che spesso, anzi, risulta a tratti molto semplice, ma il modo in cui il team di sviluppo riesce a narrarla, trasmettendoci molteplici emozioni anche solo tramite sequenze prive di dialoghi. Il titolo, grazie anche ad un’impronta cinematografica, riesce pienamente nell’intento di emozionare il giocatore, grazie soprattutto ai personaggi presenti, i quali godono di una caratterizzazione sublime, che permette al giocatore di immedesimarsi ancora di più nell’opera. Ogni ingiustizia subita dai protagonisti, ogni litigio, ogni lacrima versata sarà quasi come viverla in prima persona. Life is Strange 2 non è solamente un viaggio per i due malcapitati tra le strade degli Stati Uniti, ma è anche un viaggio introspettivo per il videogiocatore, il quale, oltre a vivere una vita parallela nei panni dei fratelli Diaz, viene portato a riflettere su tematiche di un certo peso che spaziano dall’importanza della famiglia all’odio razziale, dalla difficoltà della vita alla valorizzazione di quest’ultima.  

La linea sottile che divide film e videogioco  

Questo nuovo capitolo di Life Is Strange non si discosta molto dalla formula vincente che Dontnod Entertainment ha già proposto negli anni. Proprio come per il titolo precedente, il team di sviluppo ha voluto dare al videogioco un’impronta quanto più cinematografica possibile, attuando una formula che permette di portare a casa una vittoria assicurata, pur andando a sacrificare un gameplay più accessibile alla maggior parte dei videogiocatori. Nonostante la casa di sviluppo riesca quasi alla perfezione ad attuare questa formula vincente, il titolo non è esente da difetti.

Malgrado l’ottima fattura della narrazione però, molto più matura e meglio gestita del precedente capitolo, caratterizzata da un ritmo quasi perfetto, la suddivisione in capitoli non migliora per nulla l’esperienza, anzi, si contrappone ad una narrazione quasi priva di difetti. Il gioco, distribuito in 5 episodi, ognuno di essi distanziato dal successivo di 3 mesi, ha accompagnato gli appassionati per più di un anno, andando però purtroppo a costringere i videogiocatori a dover ripercorrere gli avvenimenti degli episodi più datati. Una scelta che, a detta degli sviluppatori, avrebbe aiutato a sistemare alcune cose degli episodi non ancora rilasciati in base ai feedback ma che, purtroppo, non ha giovato all’opera finale durante il suo rilascio. Il ritrovarsi la storia suddivisa in piccoli frammenti – dalla durata anche abbastanza moderata che può andare dalle 2 alle 4 ore circa – influisce sulla ricezione generale dell’opera che sfortunatamente viene quasi messa in pausa ogni volta che si attende l’uscita dell’episodio successivo. È una formula attuata già per lo scorso capitolo e che è stata aspramente criticata dalla critica ma, nonostante ciò, Dontnod ha sfortunatamente deciso di riproporla anche per questo sequel. Inoltre, nonostante l’ottima narrazione, è innegabile come diverse sequenze siano semplicemente riempitive. Durante la durata complessiva del titolo, diverse volte si noterà come il team di sviluppo abbia tirato parecchio per le lunghe alcune sequenze solamente per raggiungere un monte ore maggiore.

Tolto questo difetto dato dalla suddivisione in episodi che, comunque, è stato superato ora che ogni capitolo è uscito e che il gioco completo è in commercio, la nuova opera di Dontnod presenta qualche altra carenza per quanto riguarda il gameplay. A differenza del primo capitolo, in Life is Strange 2 non avremo il controllo del protagonista con i superpoteri, in questo caso Daniel, bensì vestiremo i panni del fratello Sean attraverso il quale potremo solamente consigliare al fratello minore il miglior modo per utilizzare i poteri. In Life is Strange la possibilità di riavvolgere il tempo nei panni di Max era una caratteristica innovativa, su cui verteva tutto il gioco. La possibilità di mutare il corso degli eventi attraverso un semplice tasto rendeva molto più versatile un gameplay abbastanza statico di suo ed è innegabile come il successo del gioco risieda anche in ciòPurtroppo con questo secondo capitolo, dal punto di vista puramente di gameplay è stato fatto qualche un passo indietro. Difatti viene a mancare una formula che renda il titolo divertente anche da giocare e sfortunatamente non poter utilizzare direttamente in gioco Daniel non aiuta. Nonostante il gameplay non sia il punto forte di Life is Strange, è innegabile come un espediente come il superpotere di Max, assente in questo secondo, serva per permettere una maggiore fruizione del titolo che, ricordiamo, è pur sempre un videogioco. 

Life is Strange 2

Fortunatamente i difetti sopraccitati non rovinano l’ottimo titolo che di fatto Life is Strange 2 è, anzi, sono semplicemente delle scelte intraprese dagli sviluppatori per non cadere nella ridondanza e per non far risultare l’opera una misera copia del predecessore. Sotto molti punti di vista il nuovo capitolo osa molto rispetto al passato e lo si può vedere fin da subito soprattutto per quanto riguarda la rigiocabilità. Nonostante la possibilità di ripetere le azioni di Max, la varietà di scenari nel primo capitolo della saga non era chissà quanto approfondita. Ciò che di fatto Life Is Strange 2 fa è far sentire pienamente al giocatore l’importanza delle proprie scelte. Questo nuovo capitolo presenta molti più scenari differenti rispetto al passato, soprattutto per quanto riguarda il finale. Infatti, al culmine del nostro viaggio, ci troveremo di fronte a due finali che potranno concludersi a loro volta in altri finali differenti, trovandoci così davanti a 7 differenti scenari conclusivi, tutti differenti ma soprattutto soddisfacenti e fortemente influenzati dalle decisione prese dal videogiocatore e da come egli abbia vissuto il titolo. Infatti, oltre alla scelta intrapresa difronte ad un bivio, di rilevante importanza sarà anche il modo in cui il giocatore ha portato avanti il legame tra Sean e Daniel. Sul finale ci ritroveremo a capire come determinate scelte fatte durante tutto il viaggio abbiano cambiato effettivamente la conclusione della storia.

Life is Strange 2

In conclusione…

Dontnod con Life is Strange 2 riesce nuovamente a far breccia nei cuori dei fan, sfornando un’avventura grafica degna di essere giocata e che non può mancare nella collezione di ogni appassionato del genere. Rispetto al precedente capitolo, Life is Strange 2 risulta un’evoluzione del titolo in termini di trama, presentando tematiche molto più maturi e riuscendoli ad adattare egregiamente rispetto all’età dei due protagonisti. Purtroppo, però, a livello tecnico il nuovo capitolo non porta alcuna miglioria rispetto al precedente titolo, facendo anche qualche piccolo passo indietro per quanto riguarda il gameplay. Nonostante ciò, Life is Strange 2 rimane un gioco di ottima fattura, con una narrativa eccellente e dei temi maturi, che strizzano molto l’occhio sulla denuncia sia politica che sociale.
Il titolo non allude a nessun possibile sequel ma, visto quanto sia distaccato dallo scorso capitolo, non è da escludere un eventuale Life is Strange 3, magari senza la distribuzione a capitoli. Nel mentre noi ci divertiremo a provare ogni possibile finale disponibile.

VOTO: 7.8/10

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L'autore

Alberto Scuderi

Nato il 30 Marzo 2001, son cresciuto a pane e computer, accompagnato crescendo dalla mia fedelissima Xbox. Adesso sfrutto le mie conoscenze videoludiche per fingermi un giornalista sperando un giorno di poterne fare un lavoro, ma la passione che mi porto da sempre non è svanita.

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