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Ghost of Tsushima, la recensione: il vento di Sony soffia impetuoso su PlayStation 4

Ghost of Tsushima

Tra onore e samurai in Ghost of Tsushima

Che cos’è l’onore? Rispettare un codice? Essere umili a se stessi? Proteggere gli innocenti? In quanto samurai dovremmo saperlo, o forse dovremmo mettere in discussione il nostro operato per salvare la nostra patria. Ghost of Tsushima ci pone di fronte a questi interrogativi, durante il periodo della prima invasione mongola in territorio nipponico, nei panni di Jin Sakai, un samurai e nipote del lord dell’isola di Tsushima che lo ha addestrato tramandandogli tutto il sapere sulla disciplina della spada. La nuova esclusiva di Sony vuole raccontare le crude vicende del periodo feudale con acume, senza lasciare nulla al caso e portandoci direttamente in prima linea, ricreando con perizia le atmosfere che rendono proprio tale periodo affascinante per molti aspetti.

Andiamo a scoprire dunque, l’ultima fatica open world di Sucker Punch nella sua interezza e se è riuscita ad imporsi nel panorama videoludico come esclusiva di spicco di questa generazione, ormai agli sgoccioli, e siglare definitivamente l’estate più calda dell’azienda giapponese insieme a The Last of Us Parte 2.

Il viaggio di Jin Sakai

Ghost of Tsushima si apre con l’invasione da parte dei mongoli sull’isola a sud-ovest del giappone in quella che sarà ribattezzata la battaglia di Komoda, che ha portato alla disfatta di molti samurai nel tentativo di difendere il territorio. Prenderemo parte anche noi alla guerra insieme a nostro zio, lord Shimura, nonché jitō (capo del territorio designato dallo shōgun) dell’isola. Nel conflitto generale daremo il massimo, finendo con il cedere alla pressione mongola. Tuttavia non verremo uccisi, ma solo sconfitti, prossimi a perire per le ferite subite. La sorte di lord Shimura sarà ben diversa, catturato dal Khan (signore) del popolo mongolo che si stanzierà sull’isola di Tsushima, espandendo il proprio dominio e schiavizzando la popolazione giapponese locale.

Verremo tratti in salvo da una giovane donna di nome Yuna, che ci aiuterà a scappare dalla zona invasa e a recuperare la nostra preziosa katana del clan Sakai in cambio di un aiuto per salvare suo fratello, catturato dai mongoli. Accetteremo di aiutarla, dando però priorità al salvataggio di nostro zio dalle grinfie del Khan, tentando un attacco frontale al suo nuovo forte, onorando il prezioso codice dei samurai. Inizierà quindi un combattimento tra Jin e Khotun Khan, antagonista della vicenda, che ci distruggerà in pochi colpi, offrendoci di unirci a lui e rivoltarci contro il popolo di Tsushima. Rifiutando, verremo scaraventati giù dal ponte in cui si è svolto il combattimento. Con le poche forze rimaste, ci rincontreremo con Yuna, che ci supplicherà di aiutare suo fratello Taka, abile fabbro che a sua detta potrà aiutarci nell’impresa di liberare definitivamente lord Shimura. Jin capisce ben presto di aver bisogno di alleati che possano supportarlo nella grande operazione di salvataggio, e si lancerà alla ricerca di vecchie conoscenze abili in battaglia con dei legami più o meno solidi con il clan Sakai.

Ghost of Tsushima Jin

Da questo punto in poi avremo campo libero su come procedere nei panni di Jin. Muovendoci nella vasta terra di Tsushima potremo esplorare ogni angolo e avviare diverse attività, tra cui quelle dedicate al viaggio di Jin, che rappresentano le principali, e i racconti di Tsushima, relegati ad incarichi secondari che possiamo ottenere dagli abitanti dell’isola. Vi sono poi i racconti mitici, riguardanti le leggende e dicerie locali che porteranno risvolti particolari con laute ricompense per Jin in termini di oggetti e abilità.

Andando alla ricerca dei probabili alleati di famiglia per la lotta agli invasori, dovremo aiutarli nelle loro vicende personali che tratteranno diverse tematiche legate al periodo. Una volta aiutati tra un’indagine e un combattimento in una zona insediata dai mongoli, otterremo il loro favore, facendo un passo in avanti verso la grande imminente battaglia. I nostri metodi di approccio nel mentre, inizieranno a mutare per trarre massimo beneficio dalle operazioni più delicate. Soprattutto grazie a Yuna, astuta ladra, capiremo ben presto che in alcune situazioni gli approcci frontali divengono ben presto inutili e rischiosi per la salute altrui, mentre agire nell’ombra può essere la chiave per un trionfo senza troppi rischi. Inizialmente Jin sarà combattuto sull’infrangere il codice dei samurai per salvare il suo popolo, accettando infine la via dello spettro, ma lasciando a noi per ultimi la decisione finale sull’approccio alle varie situazioni che ci si pareranno davanti.

Jin Sakai

Per liberare l’isola di Tsushima, vedremo il nostro protagonista intraprendere un percorso graduale, piegando lo stretto codice di famiglia a nostro vantaggio e guadagnando il titolo di spettro tra la gente, andando di fatto contro gli insegnamenti preziosi dello zio e il retaggio della famiglia Sakai. Fedeli al nostro signore ma inclini a proteggere i più deboli nel modo migliore, ci troveremo a dover gestire un dualismo spirituale e tecnico non di poco conto, considerando l’impatto decisionale sul gameplay stesso. La definizione di onore, appresa nelle prime battute di gioco, recita di rimanere fedeli al codice e a noi stessi, tratta da tre virtù fondamentali che muovono le gesta di Jin. Onore al signore, controllo delle emozioni e protezione per i più deboli, quest’ultima scelta da Jin stesso, deviando da quella scelta da suo padre, il quale prediligeva la protezione del clan e la sua eredità.

Samurai o Spettro?

Apprendiamo tutto ciò da un flashback di un giovane lord Sakai in allenamento con lord Shimura in cui impareremo le basi del combattimento all’arma bianca. Insieme alla nostra fedele katana, spada leggendaria del clan Sakai che ha posto fine a guerre e salvato innumerevoli vite, potremo scontrarci direttamente con i mongoli, intraprendendo un percorso onorevole dettato dal rigido codice dei samurai, che impone tra le altre cose, di guardare negli occhi il nemico prima di giustiziarlo.

Il primo approccio che ci verrà presentato infatti, riguarderà gli scontri diretti uno contro tanti. Avremo a disposizione degli attacchi leggeri, più rapidi ed efficaci contro dei nemici privi di grandi corazze che vanno a influire direttamente sulla salute nemica, e quelli pesanti, più lenti ma più potenti, in grado anche di danneggiare la postura nemica per far barcollare i mongoli. I nemici infatti, avranno una barra della salute che diventerà visibile quando raggiungerà livelli critici e una barra della postura visibile solo durante i colpi pesanti, che possiamo sfruttare a nostro vantaggio per renderli inermi per qualche secondo.

Ghost of Tsushima Combat

Vi è una discreta varietà di avversari, ognuno dei quali sarà debole a una delle forme a nostra disposizione durante i combattimenti, che possiamo cambiare a piacimento. Le forme corrispondono all’assetto combattivo adottato che cambierà il modo in cui destreggeremo la katana, un po’ come avviene in Nioh. Ad esempio, con la forma della pietra avremo vita più facile contro gli spadaccini mongoli, mentre con la forma dell’acqua saremo in grado di prevalere senza troppi problemi contro i difensori mongoli muniti di scudo. Lo sblocco delle forme avverrà in maniera graduale, grazie alle osservazioni o uccisioni dei capi di ogni accampamento, veri e propri mini boss da sconfiggere e molto più resistenti delle truppe mongole più comuni.

Naturalmente attaccare indiscriminatamente non porterà risultati concreti, anzi. Per trarre il massimo dal sistema di combattimento stratificato di Ghost of Tsushima occorre parare i colpi in entrata, e farlo con ottimi riflessi, in modo da portarci in vantaggio sulla guardia nemica deviando l’intero attacco. Alcuni attacchi in arrivo sono contraddistinti da un bagliore rosso che indica l’impossibilità di parare tale attacco. In questo caso è necessario schivare prontamente. Se decideremo di approcciare agli scontri come un vero samurai, sarà possibile farlo attraverso il “confronto”, ovvero una funzionalità che ci permette di affrontare faccia a faccia un nemico in uno stallo di grande impatto scenico in cui la lama più rapida trionferà. Ci basterà attendere l’avversario al varco e prima che possa colpirci, estrarre la katana annientandolo con un colpo mortale, per poi passare ai mongoli rimanenti in una battaglia classica. Vincere un confronto ricaricherà completamente la “determinazione” di Jin in più slot che può essere utilizzata per curarsi o avvalersi delle abilità da combattimento. È possibile altresì ricaricarla in combattimento grazie a parate ben eseguite e uccisioni, inclusi i colpi di grazia ai mongoli esanimi.

Ghost of Tsushima Combat

Se sceglieremo la via dello spettro, il metodo di gioco cambierà radicalmente, dovendo dare priorità alla furtività con tutto ciò ad essa collegata, favorendo l’astuzia e la brutalità e sacrificando il codice dei samurai. Potremo nasconderci nell’erba alta, intrufolarci da finestre e botole, oppure strisciare sotto alcune abitazioni, senza dimenticare la possibilità di arrampicarsi e compiere uccisioni furtive, anche dall’alto, oppure sfruttare l’arco per uccidere a distanza e silenziosamente. Sarà possibile anche ricorrere a strumenti e trucchi per favorire le incursioni furtive, in cui degli indicatori di allerta ci segnaleranno il campo visivo dei mongoli in relazione alla nostra posizione. Per trarre il meglio dall’esperienza stealth, sarà possibile attivare la modalità “ascolto attento” con la pressione del touchpad del controller, dove potremo osservare attentamente le sagome dei mongoli e i loro movimenti anche attraverso oggetti solidi.

In entrambe le vie percorribili ci verranno in aiuto vari strumenti da combattimento – a corto raggio e a lungo raggio rispettivamente richiamabili con i tasti R2 e L2 – e abilità, il tutto potenziabile in un sistema di crescita molto vasto e di facile apprendimento, stratificando un’offerta ludica all’apparenza molto classica. L’esperienza che guadagneremo è rappresentata dalla fama che è possibile ottenere per ogni nostra azione rilevante sull’isola di Tsushima. Salendo di livello, oltre che ottenere più salute e determinazione massima, è possibile sbloccare delle tecniche relative allo spettro e per ogni livello è possibile ottenere vari punti tecnica, che potremo spendere nei vari alberi abilità per migliorare Jin in ogni suo aspetto, tra cui abilità con la katana e in tecniche utili in diverse situazioni, come ad esempio quella atta a spaventare gli avversari vicini dopo un colpo mortale, più efficace se il bersaglio dell’uccisione è un capo mongolo. La ferocia dell’approccio ai combattimenti di Jin dunque, influirà sul comportamento degli avversari, che spesso e volentieri tenteranno la fuga dopo averci visti massacrare i compagni brutalmente, talvolta implorandoci pietà. Sarà addirittura possibile investire i propri punti in tecniche esplorative, potenziando il vento guida che può condurci verso punti di interesse utili, come ad esempio le sorgenti termali che Jin può sfruttare per aumentare la sua salute massima. Liberare accampamenti, aiutare la popolazione e riconquistare l’isola dall’invasione mongola garantirà al nostro protagonista una crescita notevole, sotto tanti punti di vista tangibili nel gameplay.

Ghost of Tsushima Menu

Sarà inoltre possibile potenziare il nostro equipaggiamento presso i villaggi, per aumentare la capienza di frecce e oggetti letali, o per aumentare i danni inflitti dalla katana, o ancora la silenziosità e la velocità di uccisione furtiva del tantō (arma da taglio a corto raggio simile a un pugnale), ma anche potenziare le difese delle nostre armature che cambieranno anche d’aspetto nel processo, conferendo diversi bonus. Per accedere a questi miglioramenti avremo bisogno di specifici materiali sparsi per Tsushima che potremo raccogliere durante le nostre grandi esplorazioni.

Il combat system di Ghost of Tsushima nel complesso, ci ha ricordato alla lontana quello di Sekiro: Shadows Die Twice, eccezion fatta per l’assenza del blocco della visuale sul bersaglio, poiché saremo quasi sempre circondati da molti nemici, un po’ come negli Assassin’s Creed (da cui si lascia sedurre negli approcci furtivi) più datati, con la differenza che lasciarsi circondare può rivelarsi estremamente letale, poiché i mongoli non attenderanno per colpire, ma attaccheranno costantemente, annientando di fatto il nostro ritmo dei colpi e la possibilità di insistere in una combo. L’azione complessiva si svolge molto rapidamente e i colpi inflitti ai nostri danni avranno un valore elevato. Parliamo di circa 3 – 4 colpi per finire al tappeto in difficoltà normale, rivelandosi non troppo semplice in alcuni frangenti. Sotto questo aspetto, è possibile iniziare la partita scegliendo tra tre diverse difficoltà crescenti in base al gusto personale del giocatore.

Ghost of Tsushima Menu

L’isola di Tsushima

Nel vasto mondo aperto imbastito da Sucker Punch non mancano i collezionabili, nascosti in ogni anfratto del territorio giapponese, che si rivela più grande e diversificato per zone di quanto sembri. Potremo spostarci grazie al nostro fidato cavallo, richiamabile con un fischio in ogni occasione, che potremo scegliere tra 3 esemplari di colorazione diversa e a cui daremo un nome tra i 3 predefiniti, pregni di significato uniti al contesto storico. Durante l’esplorazione possiamo utilizzare alcune funzioni attraverso l’utilizzo intelligente del touchpad, tra cui richiamare il vento che indicherà la direzione da seguire per la posizione del prossimo obiettivo contrassegnato sulla mappa di gioco, in assenza di una vera e propria minimappa in-game che lascia spazio alla scena senza interfacce invasive di sorta. Sempre con l’ausilio del touchpad sarà possibile estrarre e suonare il flauto o sfoderare e rinfoderare la katana per dare un tocco scenico in più che non fa mai male in produzioni di questo calibro, che puntano molto sulla spettacolarizzazione del periodo di riferimento.

L’isola di Tsushima è ben costruita e divisa in 3 macroaree principali dall’estensione notevole che corrisponderanno a 3 grandi atti in cui si svolgerà la storia di Jin, che presenta una scrittura molto tradizionale in linea con le esigenze narrative volute da Sucker Punch, e che offre qualche colpo di scena inaspettato e momenti cruenti, ma anche divertenti e scanzonati atti a spezzare la seriosità della vicenda; il tutto senza toccare vette di qualità inedita, seppur offrendo una base solida su cui costruire l’impianto ludico del titolo, anche attraverso flashback interessanti. È possibile percepire chiaramente una zona di Tsushima dall’altra, grazie a una grande varietà di biomi e costruzione ambientale, in cui è impossibile non lasciarsi cullare dal vento durante le traversate a cavallo, specialmente per le praterie rigogliose e sterminate dell’isola.

Ghost of Tsushima Horse

Il nostro percorso sarà sempre disseminato da cose da fare che attireranno la nostra attenzione, spesso attraverso delle colonne di fumo emergenti, tra spedizioni mongole che tengono degli ostaggi, villaggi da liberare, incarichi di persone in difficoltà e punti di interesse nascosti in gran quantità che faranno la felicità di ogni esploratore completista. Seguire alcuni animali selvatici, volpi e uccelli dorati, ci porterà a scoprire dei luoghi interessanti come dei santuari, in cui poter eseguire delle azioni speciali per ottenere degli elementi particolari, come ad esempio degli amuleti equipaggiabili che ci conferiranno dei bonus, o sbloccare slot aggiuntivi per l’equipaggiamento. Le zone considerate più importanti, come villaggi e accampamenti, saranno raggiungibili istantaneamente una volta visitati per la prima volta, grazie al viaggio rapido che risparmierà molte (spettacolari) traversate in caso di backtracking. Dato il periodo e la costruzione maniacale del territorio, non possono mancare le leggende che permeano tale angolo di mondo, e sta a noi captare le dicerie locali per scoprire verità nascoste, che spesso porteranno a scoperte e ricompense dal grande valore.

Durante le missioni sarà la prassi quella del dover indagare sui luoghi interessati dalle vicende, cercando indizi utili per arrivare all’obiettivo. Spesso, prima di ogni grande approccio a un forte o a una specifica area, dovremo scrutare i dintorni per individuare eventuali punti strategici per rendere più semplice l’assedio, in cui sarà possibile sfruttare alcuni elementi ambientali per ottenere vantaggi tattici, come i barili esplosivi o i nidi d’ape. Durante le lunghe traversate in compagnia dei nostri alleati potremo decidere come rispondere ad alcune domande, aprendo a nuove linee di dialogo che non influiscono sulla trama in senso stretto ma che arricchiscono la conoscenza del giocatore e regolano il rapporto tra Jin e gli altri comprimari, che abbiamo trovato nel complesso ben costruiti e riconoscibili. Va sottolineata la qualità di alcune side quest, soprattutto i racconti mitici, che sanno arricchire la storia di lord Sakai con spunti interessanti al pari di una missione principale, dando forma a un’esperienza coerente con l’insieme e sempre avvincente, seppur con qualche alone di ripetitività.

Ghost of Tsushima Trees

Tecnica samurai

Il tentativo di Ghost of Tsushima di trasporre la leggenda dei samurai nella sua visione videoludica più profonda è riuscito, ma solo in parte. L’impatto scenico della produzione è semplicemente incredibile quando si tratta di attraversare Tsushima per le grandi praterie, in cui il fogliame mosso dal vento è sublime alla vista e la luce accecante del sole ci trasmette una calma quasi glaciale, illuminando il territorio e il nostro cammino. Non godono della stessa bellezza i centri abitati, presentandosi forse un po’ approssimativi, con la maggior parte degli edifici che non godono di particolari dettagli e che tendono a ripetersi nella struttura interna ed esterna. Il level design di alcuni percorsi anche risulta essere molto basilare, seppur funzionale ai momenti più lineari e guidati dell’esperienza.

Con nostro piacere, abbiamo potuto constatare che, rispetto ai primi trailer di gioco mostrati, i combattimenti si sono rivelati più frenetici, lasciando spazio sia al gameplay puro e veloce che alla scenicità degli scontri. È obbligatorio in tal senso, sottolineare la spettacolarità dei duelli contro i boss, veri attimi di sfida e spettacolarizzazione resi alla perfezione con tanto di telecamera ben posizionata, dove conta solo l’abilità individuale con la katana.

Ghost of Tsushima Sun

Ciò che concerne l’ambiente più naturale della produzione è meritevole di lode, anche se vale la pena notare un certo downgrade rispetto a quanto mostrato negli scorsi anni durante le presentazioni ufficiali. Nel nostro caso, la prova di Ghost of Tsushima si è svolta su PlayStation 4 Slim, in cui abbiamo potuto rilevare non pochi problemi al frame rate che in alcune situazioni fa davvero fatica a rimanere ancorato ai 30 al secondo in 1080p. Nella fattispecie, i problemi più vistosi si hanno all’interno delle zone abitate e durante gli scontri con più persone, ed è davvero compromettente avere dei cali durante il fulcro del gameplay primario. Non è stata rara la sconfitta durante un conflitto per dei cali piuttosto evidenti che hanno conseguentemente inficiato sulla reattività di Jin nelle azioni. Tuttavia vogliamo dare il beneficio del dubbio, confidando in patch correttive a ridosso del lancio ufficiale il 17 luglio che possano alleviare questo problema di fluidità specifica. Vale la pena sottolineare che il gioco non ha presentato bug compromettenti di sorta durante la nostra lunga prova, ma solo qualche piccola e saltuaria anomalia nella gestione della IA e qualche problema posizionale dei modelli umani ostili durante alcuni assassini furtivi.

A conti fatti, i campi aperti immersi nella natura sono il luogo in cui Ghost of Tsushima dà il meglio di sé, giocando con il vento e con effetti di luci e ombre impeccabili, grazie a una direzione artistica di grande pregio capace di rendere memorabile ogni scorcio e ogni traversata.

Ghost of Tsushima

Come abbiamo avuto modo di sottolineare, i combattimenti presentano una cura particolare, soprattutto per quanto riguarda le animazioni, aspetto sul quale il team di sviluppo ha chiaramente dedicato più tempo, sempre di buon livello e mai fuori posto, che però si scontrano talvolta con qualche cancellazione innaturale e con una telecamera non sempre reattiva e precisa in relazione al personaggio, in aggiunta ad attacchi direzionali con la katana che fanno fatica ad andare a segno contro le figure non umane, come cani e orsi. Nonostante la buona varietà dei nemici, dopo un po’ di tempo passato a combattere diviene semplice intuire gli attacchi e i ritmi di ogni avversario, diventando presto prevedibili e che tenderanno a ripetere le stesse mosse che si aggirano intorno a tre per nemico, confezionando un’intelligenza artificiale non proprio brillante, neanche quando si tratterà di cercarci dopo un approccio furtivo andato male.

Le cutscene sono di buona fattura, specialmente quelle dal chiaro stampo cinematografico prerenderizzate, mentre durante quelle incentrate sui dialoghi tra persone è possibile notare dei modelli dei personaggi qualitativamente sottotono rispetto a produzioni più blasonate, con delle animazioni facciali non proprio brillanti che mancano spesso di espressività e riportano un labiale non sempre sincronizzato con i sottotitoli di gioco. Sarà possibile in tal senso, selezionare la lingua parlata tra le principali lingue europee, inclusa quella italiana, o il giapponese, che ci è sembrato ottimamente calzante vista la natura dell’opera, lasciando i sottotitoli in lingua nostrana. Sarà possibile attivare a discrezione del giocatore una piacevole modalità ispirata al celebre regista Akira Kurosawa che applicherà un filtro bianco e nero in stile pellicola al titolo, il quale riprenderà i tratti dei vecchi film d’autore con dialoghi parlati in giapponese, adattando coerentemente sia il visivo che l’uditivo, il che farà sicuramente la felicità degli appassionati del cinema di genere.

Qualche texture sporcata non ha impedito a Ghost of Tsushima di impressionarci sul fronte estetico, lasciandoci a bocca aperta per più di una volta con dei fondali suggestivi dalla forte potenza visiva, anche se è davvero un peccato che alcuni momenti concitati siano sporcati da un frame rate così instabile. Per i possessori di PlayStation 4 Pro tuttavia, due impostazioni grafiche sono possibili, ovvero la prima che consente un frame rate migliore e consigliata per chi usufruirà del titolo su uno schermo in Full HD e la seconda dedicata ai possessori di schermi in 4K che sfrutterà la risoluzione 4K dinamica. Per immortalare i momenti migliori è disponibile una modalità foto colma di opzioni per assettare la scena come si preferisce, sfruttando una miriade di elementi a disposizione dell’utente per ricreare dei momenti di grande impatto estetico.

Sul fronte sonoro, grande cura è stata riposta nei rumori dati dallo sfregamento delle lame e dai fendenti, e nella resa del suono del vento (proiettabile anche attraverso il DualShock 4) che muove la natura, dove è presente anche il meteo dinamico e il ciclo giorno/notte. Una imponente colonna sonora infine, accompagna i momenti più spettacolari, rafforzando l’atmosfera orientale che permea l’intera produzione. Siamo in ogni caso di fronte all’opera più completa e stratificata dedicata ai guerrieri del sol levante, fedele nello spirito e nella realizzazione concreta, in cui nei panni di Jin Sakai ci sentiremo parte di qualcosa di davvero grande, e tutto alla nostra portata, guidati dal vento e in pace con la nostra terra, proprio come un lord che si rispetti.

Conclusioni

Ghost of Tsushima è potenzialmente il punto più alto raggiunto dai ragazzi di Sucker Punch fino ad oggi, controverso sotto certi aspetti e incredibile sotto altri. Se da un lato abbiamo una direzione artistica e una coreografia di qualità eccezionale, dall’altra abbiamo delle piccole imperfezioni tecniche più o meno marcate legate al combattimento, che per quanto appagante, ben coreografato e stratificato, si scontra inevitabilmente con un’ottimizzazione non proprio brillante che assesta un bel colpo all’esperienza. La crescita di Jin copre ogni aspetto della sua indole di samurai e spettro e le occasioni per sfruttare i vari kit a sua disposizione non mancano, segno questo di una grande attenzione del team di sviluppo, che ha anche reso il protagonista estremamente piacevole da controllare in ogni situazione, sia a terra che a cavallo. La caratterizzazione dei personaggi tuttavia non è il piatto forte dell’opera, che in tal senso osa poco e si attiene a una scrittura abbastanza lineare sia dei comprimari che della trama stessa, pur lasciandosi apprezzare ampiamente per le circa 20 ore per portarla a termine. Cavalcare per chilometri mossi da un vento senza fine è un’esperienza come poche se ne vedono oggi, affrontando una guerra storica che ha cambiato radicalmente Jin, costretto a mutare approccio e pensiero per una possibilità di vittoria, che lo segnerà per il bene della sua terra.

La produzione riesce a mescolare sapientemente molti generi per creare qualcosa di funzionale ed efficace, non innovando in alcun modo ma divertendo e appagando, capace di offrire l’esperienza dedicata ai samurai più completa e profonda di sempre, incarnandone la giusta essenza. In molti frangenti ci è sembrato che Sucker Punch abbia ripreso alcuni elementi di gameplay che hanno consolidato un’altra storica esclusiva PlayStation come Sly Cooper e che ben si sposano con l’impianto di Ghost of Tsushima, segno che quella del procione ladro è stata un’esperienza preziosa per il team, che vuole omaggiare quella magica trilogia con meccaniche tutt’oggi funzionali. Per lo studio di sviluppo americano, Ghost of Tsushima si è rivelato un ottimo esercizio di stile, laddove non era semplice cogliere ogni aspetto del periodo giapponese, regalandoci un’esperienza che va vissuta in prima persona, specialmente se fan dei leggendari guerrieri orientali e degli stilemi dell’epoca di riferimento, in un open world convincente e vivo. Pronti a difendere Tsushima guidati dal dolce suono del vento?

Pro

  • Trasposizione ludica del contesto eccellente e d’impatto
  • Tanti contenuti e personalizzazione dell’esperienza
  • Direzione artistica maestosa
  • Colonna sonora imponente

Contro

  • Telecamera non sempre precisa nei combattimenti e frame rate incerto
  • Senso di derivazione e ripetitività costante
  • Level design delle missioni non entusiasmante

VOTO: 8.5

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L'autore

Mirko Proietti

Videogiocatore dal 1999, all'età di 3 anni la prima esperienza con Mega Drive e PlayStation in contemporanea. Predilige il genere Platform, ma da sempre mantiene una visione a 360 gradi del panorama videoludico. Laureato in comunicazione e orientato allo sviluppo tecnologico, cerca la completezza nella produzione del videogioco, che tende a considerare un'arte vera e propria.

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