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Ghost of Tsushima, analisi del periodo storico e del gameplay

Ghost of Tsushima è l’insieme che unisce tradizione e novità come proposta videoludica

Con uno sguardo all’Oriente spesso restiamo incantati dai fiori di loto spinti dal vento durante il periodo della fioritura. Avvolti da un’aura che non lascia intendere null’altro che una meraviglia esteriore che scalfisce la nostra interiorità, facendo sì che ogni sensazione vada ben oltre il solo miraggio. Ne abbiamo avuto prova in ulteriori produzioni videoludiche e trasposizioni cinematografiche. Pensando al Giappone, sovviene alla mente Samurai Warriors e il metodo di Koei per proporre il Periodo Sengoku in una chiave più adeguata a chi non conosce le tradizioni nipponiche.

Il Periodo Sengoku nella cultura popolare

Seppure sia ancora complesso determinare una coscienziosità a riguardo estrapolando con cura ogni riflessione, quel che veniva mostrato in Samurai Warriors era la guerra, la più sanguinaria di tutte durante un frangente storico che ha visto clan uccidersi a vicenda per il dominio incontrastato dell’isola del Sol Levante. Ricalcando il genere musou, portato in Occidente grazie a Dynasty Warriors, si ebbe una misura più analitica riguardo il Periodo Sengoku, che è stato trattato anche in altrettante trasposizioni videoludiche.

Total War: Shogun ne è l’esempio più prossimo, concentrato sulla strategia e l’attesa del nemico, di un suo passo falso per poi colpire e distruggerlo, conquistare quel pezzo di terra e dopo fondare delle strutture per incrementare le proprie risorse per fornirne alle proprie truppe. Come in qualsiasi Total War, in sostanza. A prendere poi una linea ancora più cruda e brutale per parlare del Periodo Sengoku, dimostrandone la crudezza, è stato Sekiro: Shadows Die Twice di From Software. A parere nostro, ha esteso il concetto di guerra fratricida esponendolo attraverso lo shintoismo e l’arte della guerra.

Ghost of Tsushima

Ma non solo: il suo gameplay, fondato su deviazioni e contrattacchi e colpi mortali una volta distrutta la postura, concepisce ogni mezzo pur di arrivare al concetto finale, che si stende totalmente con coraggio e determinazione nei confronti del videogiocatore e della sua esperienza, il punto focale. Accantonando per un istante le produzioni videoludiche, che sarebbero altrettante da citare, scalfiamo momentaneamente la delicatezza di una trasposizione cinematografica che parla del Giappone e di un suo uso e costume che ora, ripensandolo e avvicinandosi, appare remoto e quasi dimenticato.

Le Memorie di una Geisha, ispirato al romanzo di Arthur Golden, ha mostrato uno spaccato recente del Giappone che ha raggiunto il progresso grazie alla Restaurazione Meiji, che lo presentò al mondo avviando commerci senza però dimenticare le proprie tradizioni. Come rappresentato ne L’Ultimo Samurai, avvenne un cambiamento radicale che abbandonò i vecchi concetti ancora radicalizzati in maniera arcaica a quello che poi fondò il Giappone trattato ne Le Memorie di una Geisha.

Ghost of Tsushima

Essendo entrambe produzioni cinematografiche occidentali con alcuni dei più grandi attori orientali, hanno un punto d’incontro: la dolcezza all’interno della propria filosofia ispirata a divenire un quadro che palesa la complessità interna dell’intera tradizione nipponica. Se da una parte Tom Cruise vestiva i panni di un veterano di guerra incaricato di addestrare le truppe dell’Imperatore contro i ribelli ritrovandosi poi a combattere con quest’ultimi dopo la sua cattura, la piccola Chiyo imparava a diventare una Geisha e a sorprendere gli uomini più illustri del Giappone danzando come un fiore di loto spinto dal vento per ritrovare un po’ d’amore in un mondo che muta in maniera inevitabile a causa della guerra.

Nathan Algren abbraccia una cultura differente dalla sua mentre Chiyo n’è l’esempio portante e danza come un fiore di loto nel vento per meravigliare ciò che ha attorno, mostrandolo con l’arte che l’è stata insegnata sin da bambina. Due mondi si incontrano, paralleli e intensi nella loro profondità autoriale, capace di scalfire ulteriormente quanto si palesa in una danza capace di risultare profonda e suadente come se fosse intenzionata a mostrarsi con adeguatezza, adagio e senza fretta, come la vita in ogni respiro.

Le fallaci invasioni del Giappone…

Ghost of Tsushima, sviluppato da Sucker Punch, è l’insieme che unisce tradizione e novità come proposta videoludica di un altro momento storico ben antecedente al Periodo Sengoku e in quanto è stato mostrato nelle trasposizioni cinematografiche come L’Ultimo Samurai e Le Memorie di una Geisha. Basandoci su questo, è necessario comprendere adeguatamente quale sia il momento che vivremo a breve su PlayStation 4, andando a parlarne nello specifico. Un grande impero si espanse dall’Eurasia fino alle coste orientali della Cina, soggiogando al suo potere numerosi popoli differenti tra loro.

Il fautore di questo fu Gengis Khan, che si narrava fosse un uomo crudele, di brillante intelletto e determinazione, dedito alla guerra e alla conquista, alla supremazia del suo popolo. Conquistando la Cina, vendicò antiche sconfitte e ferite. Per chiarezza, l’Impero Mongolo si formò una volta che unificò le tribù turco-mongole e ogni regione. Fu il secondo impero per estensione e densità demografica, tanto da essere temuto persino nel cuore dell’Europa, che non riuscì a impedire che Kiev venisse conquistata e la Polonia venisse disgregata.

Ghost of Tsushima

Kublai Khan, nipote di Gengis Khan, fu il primo della Dinastia Yuan a diventare imperatore della Cina. A causa di un malcontento interno causato da Arig Bek, suo fratello, la guerra fu inevitabile: Kublai sognava che ogni popolazione sottomessa potesse essere utile all’incremento demografico della popolazione, mentre Arig Bek credeva nelle tradizioni e vedeva nelle conquiste un motivo per arricchirsi, vendicarsi e diventare più forte a discapito dei suoi nemici. Kublai ebbe la meglio, costringendo il fratello in catene fino alla sua morte, avvenuta dopo due anni. Convinto di potere tutto, di avere ormai il controllo di una fetta imponente del mondo allora conosciuto, spostò la sua attenzione verso Oriente, oltre il mare.

Per dimostrare la sua forza, decise di annettere il Giappone, all’epoca diviso e governato dagli shogun. Inviò un messaggero allo Shogun di Kamakura, ora una città nell’attuale prefettura di Kanagawa, che si affaccia sulla baia di Sagami. Ma il signore della guerra nipponico si rifiutò. In risposta, Kublai Khan preparò l’invasione del Giappone scegliendo un punto d’approdo nel nord. A causa di un violento uragano, in quella notte che avrebbe dato inizio all’invasione, l’armata del Khan venne ridotta di circa un terzo e fu costretta a ritornare in Corea.

ghost apertura

Deciso e convinto di conquistarla, Kublai Khan si riorganizzò una seconda volta. Inviò un altro messaggero e sette uomini a difenderlo. Lo Shogun dell’epoca, sempre a Kamakura, li decapitò dal primo all’ultimo. Nel frattempo, una lunga barriera era stata disposta lungo le coste occidentali del Giappone per contrastare l’imminente invasione dell’isola. Con una preparazione più scrupolosa, i mongoli assediarono Fukuoka. Numericamente superiori rispetto ai giapponesi, non riuscirono comunque a trovare una posizione che assicurasse loro una preparazione adeguata alla conquista dell’intera isola. In attesa di rinforzi, che non arrivarono mai a causa di un altro uragano, la seconda invasione dell’isola fu fallimentare.

Non per niente, quel vento venne soprannominato dai giapponesi come “Vento divino”, da qui l’idioma che spiega il significato di “Kamikaze” o “Shinpu tokabetsu tai”, urlo di guerra dell’Impero Giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale. Ai bambini giapponesi vengono raccontate queste leggende profetizzando ancora di quanto gli Dei siano benevoli con la loro terra e la proteggano da chi vorrebbe annientarla e distruggerla. Insomma, i mongoli non furono affatto fortunati nelle loro spedizioni in Giappone e vennero completamente annientati da ciò che non avevano considerato: il vento divino che protegge il Giappone.

Il fantasma di Tsushima…

Tsushima, che era nel bel mezzo del mare del Giappone, venne attaccata e invasa dai Mongoli per affacciarsi ulteriormente all’invasione. Ben prima dei tifoni e della sconfitta, il centro nevralgico fu Tsushima, difeso soltanto da un numero inefficiente di guerrieri. Trucidati assieme alla popolazione, storicamente nessuno ebbe scampo alla furia dell’Impero Mongolo. Cercarono comunque di resistere all’avanzata mongola, di resistere fino all’ultimo. Fu totalmente inutile.

Se non altro, la trama proposta da Sucker Punch inizia da qui. Con l’invasione dell’isola da parte dei mongoli, Jin, un guerriero addestrato all’arte della spada giapponese, sarà uno dei pochi sopravvissuti a combattere contro i mongoli. Deciso a sterminarli tutti, dal primo all’ultimo, potrà ricorrere alle tecniche samurai quanto a quelle dell’inganno, come uno shinobi. Personalizzato a regola d’arte, vestirà gli indumenti da samurai o da fantasma.

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Come mostrato nel gameplay reveal, in Ghost of Tsushima Jin potrà deviare e contrattaccare immediatamente il nemico o eliminarli silenziosamente. Per quanto ancora sia da provare pad alla mano e debba essere mostrato altro, troviamo che ancora molto debba essere chiarito e approfondito maggiormente. Dall’altra parte, invece, c’è un’esplorazione originale che attira ulteriormente la nostra attenzione in fatto di proposta, allargandosi ulteriormente a visitare ogni luogo disegnato fedelmente nella sua direzione artistica. La volpe, per esempio, consentirà di esplorare ulteriormente e ricercare determinati oggetti per approfondire maggiormente l’esperienza. Il vento sarà importante per orientarsi e comprendere dove si sta andando. Con un cavallo sarà ancora più facile, poi, esplorare la sconfinata isola di Tsushima occupata dai mongoli, optando per una maggiore attenzione a riguardo.

Il fiore di loto…

L’impatto visivo di Ghost of Tsushima, in quanto è stato ulteriormente mostrato, attira per la sua densità di colori e specifiche a riguardo. Permeando ulteriormente uno schermo senza icone, si estende a occhio nudo fino a rimpicciolirsi, riuscendo completamente a incantare. Dal cielo limpido, similare a quello reale, ai dettagli più specifici, come le foglie secche adagiate sul terreno o le ombre degli alberi e dei rametti. A lasciare di stucco è il modello poligonale di Jin che si muove come se fosse accompagnato dal vento, un passo dopo l’altro. Quanto ha attorno muta, cambia. Le abitazioni, distrutte dai mongoli, diventano un ricordo funesto. Il territorio, mostrato sulla mappa di gioco, è vasto e occupato. Strutturato bene, da quel che si è mostrato.

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La direzione artistica di Ghost of Tsushima si estende, mostra il meglio di sé durante l’esplorazione quanto sul piano tecnico. I colori, da quanto si è visto, sono incredibilmente convincenti e vivi. A colpirci ulteriormente è stato il livello di cura a colpo d’occhio, capace di concentrarsi maggiormente in svariate e strutturate analogie che non lasciano spazio a interpretazioni ulteriori. Quel che è stato mostrato, all’interno dell’impatto visivo, è un accompagnamento ulteriore all’interno di una terra che conosciamo bene grazie a tante produzioni, ma che continua a sorprenderci attraverso ogni sua proposta, diramazione e intensità mirata a farci comprendere quanto può essere dettagliata e incredibile la cultura nipponica in ogni sua sfaccettatura. Come un fiore di loto spinto dal vento, attendiamo il momento di averlo per le mani e giocarlo.

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