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Un’IA interpreta “Never Gonna Give You Up” e apre a nuovi scenari musicali

Rick Astley nel video "Never Gonna Give You Up"

Jukebox di OpenAI: rickrolling 2.0 ma non solo

Chi si ricorda il rickrolling concorderà su quanto questo fenomeno sia stato al contempo il capostipite e l’apoteosi del clickbait, tanto che il video ufficiale di “Never Gonna Give You Up” oggi ha più di 688 milioni di visualizzazioni. Ma i ricercatori di OpenAI – l’organizzazione che sviluppa intelligenze artificiali cofondata da Elon Musk – hanno voluto rendere la formula ancora più intrigante. Così hanno creato un’IA – chiamata “Jukebox” – che interpreta la canzone “a modo suo”, generando parti inedite. Altro che l’IA che genera meme.

Tristi esperienze di rickrolling 1.0

Chiunque sia sopra una certa età – e qui va incluso l’autore dell’articolo – di rickrolling ne ha subiti parecchi. Al tempo giovani e ignari, era comune cascarci senza neanche capire cosa fosse accaduto e, semplicemente, passare al contenuto successivo – che poteva essere un’ulteriore trappola! Ora, grazie a Jukebox, i rickrolling saranno sempre nuovi e originali.

Ma questo algoritmo non si limita a fare il verso a Rick Astley, anzi: apre la porta a scenari del tutto nuovi e induce a interrogarsi sul futuro della musica.

OpenAI Jukebox

Perché Jukebox è molto più di un “generatore di Rickrolling”

Jukebox è in grado di generare musica grazie a un modello di rete neurale addestrato tramite un dataset di 12 milioni di canzoni, 600.000 delle quali in lingua inglese. Sono stati inclusi anche vari metadati per ciascuna canzone: artista, genere dell’album, anno, “mood” del brano, parole chiave delle playlist associate e testo. Grazie a questi, Jukebox è in grado di generare brani internamente più coerenti e che rispondano a un determinato genere. Inoltre, vincendo la sfida – tutt’altro che semplice – di sincronizzare il testo con la musica, lo hanno reso adattabile a basi musicali diverse dalla propria.

A differenza di ogni altra IA che crea musica, Jukebox non parte dalle note musicali, ma direttamente dal file audio delle canzoni nel dataset. Questo lo rende unico nel suo campo, perché in grado di ricostruire anche il cantato – sebbene a volte le parole siano incomprensibili – e le molteplici sfumature espressive della musica. Ma è stato anche il principale ostacolo per gli sviluppatori: i pezzi sono salvati in RAW, un formato non compresso che contiene molte più informazioni rispetto, ad esempio, a un file MIDI. Hanno dovuto quindi mettere in atto un sofisticato sistema, composto da tre passaggi: compressione, generazione del nuovo “brano” e infine decompressione.

grafico compressione - decompressione Jukebox
Graph: OpenAI.com

Gli input da fornire a Jukebox sono: artista, genere musicale e testo della canzone. In base a questi, è in grado di elaborare un brano inedito. Infatti, oltre a originalissime continuazioni di “Never Gonna Give You Up”, Jukebox ha già “composto” canzoni su ispirazione di Frank Sinatra, 2Pac, Katy Perry, Elvis Presley e molti altri. È possibile scegliere anche a quale genere musicale apparterrà la canzone: country, metal, pop, country metal (aspetta, cosa? No, non abbiamo sbagliato a scrivere), folk pop, jazz, eccetera.

Limiti, magagne, problemi legali e problemi etici di Jukebox

Jukebox è lontano dall’essere un prodotto finito: benché a volte i brani che produce siano anche orecchiabili, suonano quasi tutti parecchio “ovattati”. Inoltre, come dichiarato dagli stessi sviluppatori:

“Nonostante le canzoni generate abbiano una coerenza musicale locale, seguano tipiche sequenze di accordi e possano anche presentare assoli impressionanti, non si sentono strutture musicali familiari su una scala più ampia, come ritornelli che si ripetono. […] I nostri modelli sono anche lenti da campionare […]. Ci vogliono all’incirca 9 ore per processare un minuto di audio attraverso i nostri modelli e, pertanto, non possono ancora essere usati in applicazioni interattive.”

logo OpenAI

Ma non si tratta solo di problemi tecnici: quelli legati al copyright sono già reali, con ad esempio il rapper Jay-Z che, come afferma The Verge, a fine aprile ha intentato una causa per rimuovere dal web alcuni video deepfake, in cui un algoritmo simula il suo accento e il suo flow caratteristico su brani altrui (notevole, a tal proposito, la versione rappata del monologo “To Be, Or Not To Be” di Shakespeare).

Nel caso di Jukebox la questione si fa ancora più complessa, oltrepassando il diritto e sconfinando nell’etica. L’algoritmo parte dall’esperienza acquisita da 12 milioni di brani per crearne di nuovi: ma chi ne è l’autore? L’autore musicale con cui è stato allenato (che sia Rick Astley, Katy Perry o 2Pac), i suoi sviluppatori oppure esso stesso? In un futuro alla Black Mirror ascolteremo nuove canzoni di artisti già morti generate con l’intelligenza artificiale (come già successo, tra l’altro, per i manga)? O forse questa verrà utilizzata solo per supportare il processo creativo di artisti in carne e ossa, come immaginato dal team di OpenAI:

“Ci aspettiamo che le collaborazioni tra gli umani e il modello [di intelligenza artificiale] diano vita a un ambiente creativo ancora più stimolante.”

Se venisse sfruttata in questo modo potrebbe rivelarsi un’innovazione interessante, si tratterebbe solo di superare lo scetticismo iniziale. Ma se Jukebox dovesse “mettersi in proprio” come compositore, cosa ne sarebbe del valore artistico delle sue creazioni, per quanto belle? A chi potremmo dire “wow, questo tizio è davvero un genio”?

In fin dei conti, comunque, se solitamente ascoltate musica solo “perché vi piace” e siete disposti ad accantonare le questioni etiche, qualcosa come Jukebox potrebbe anche finire per diventare il vostro artista musicale preferito.

Cosa ne pensate? Vi fa rabbrividire questo scenario? Riuscite a immaginare di ascoltare musica generata da un IA? Fatecelo sapere nei commenti. Nel mentre, per rasserenarvi un po’, vi lasciamo il paper ufficiale di Jukebox e, soprattutto, la versione IA di “Never Gonna Give You Up” che tutti stavate aspettando. A nostro modestissimo avviso, non è niente male.

FONTE: OpenAI.com

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