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Il futuro dei multiplayer è free-to-play

free-to-play

Ogni anno la componente multigiocatore nei videogiochi diviene sempre più importante. Mai come negli ultimi 5 anni il proliferare di videogiochi basati sul multiplayer sta conquistando spazio nel panorama videoludico; la corsa all’utenza e alla fama, però, ha portato a una saturazione del mercato.

Forse le nuove generazioni di giocatori stanno perdendo la bellezza di una campagna single player, ma è altresì vero che stanno dando un enorme contributo all’industria. O, almeno, per quanto concerne il gaming online. Evitando excursus sulla calcificazione del multigiocatore di massa e l’effetto che esso ha indirettamente impresso nel mercato, il boom è avvenuto definitivamente nel 2017 a opera di Epic Games. Nonostante la noia che pervade gli spiriti al solo sentirlo nominare, non possiamo esimerci dal dare a Cesare ciò che è di Cesare: Fortnite è riuscita a imporre i propri standard, grazie alla sua viralità, influenzando le software house intente a inserirsi nel complesso mondo di videogiochi multigiocatore.

La formula del free-to-play si è (quasi) sempre rivelata vincente, in particolare quando la componente “pay” non ha effetti diretti sull’esperienza di gioco altrui. Possono essere citati decine di esempi, ma la formula più pura rimane quella dei MOBA Dota e League of Legends. Formula direttamente adottata a più riprese dagli sviluppatori negli ultimi anni, in cui l’utenza si è abituata a determinati standard.

League of Legends
Mappa di League of Legends

Aldilà dell’incredibile lavoro compiuto da Riot e Valve, ciò che è sempre mancata all’offerta videoludica è un’esperienza mainstream che potesse attirare milioni di giocatori casual. Vi sono stati precursori, come Battlefield Heroes, FIFA World e Warface (quest’ultimo ancora in vita, seppur arrancante). Ciò che mancava ai titoli simili a quelli citati è la qualità di gameplay. Qualità culminata nella ricercata complessità e realizzazione dei MOBA targati Valve e Riot.

Poche chiacchiere: tutti, almeno una volta, abbiamo criticato un titolo per la scarsa realizzazione paragonandolo a un free-to-play. Oggi sembra impensabile muovere tali critiche, vista la qualità dei giochi gratuiti attualmente disponibili per i nostri dispositivi di gioco. Fortnite, Apex Legends, Call of Duty: Warzone, Warframe, Destiny 2. Sono alcuni dei titoli giocabili, i quali godono del lavoro di team di sviluppo più che navigati nel settore.

Call of Duty Warzone
La modalità Battle Royale di Call of Duty Modern Warfare

L’asticella della qualità continua a crescere

Cosa ha reso, e rende, tali giochi degli ottimi prodotti di intrattenimento videoludico? Indubbiamente il processo di sviluppo. Ognuno di essi è pensato e ideato secondo gli standard di un Tripla A, nonostante debbano essere poi rilasciati gratuitamente al pubblico. Detto così sembra una follia, ed effettivamente lo è. O, almeno, lo era sino a pochi anni fa, quando non si aveva la maturità odierna sulla monetizzazione post lancio di un gioco gratuito.

Torniamo indietro nel tempo di una decina di anni, quando tutti eravamo chiusi su giochi come Combat Arms e Metin 2. Oltre a ricordarci le ore buttate con i nostri amici, una cosa non si toglierà mai dalle nostre menti: i netti vantaggi dei giocatori che pagavano. Armature con difesa impenetrabile, armi da fuoco esageratamente forti e bonus a non finire. Questi vantaggi, paragonati alla lenta progressione dei giocatori non paganti, alla lunga rendevano frustrante la prosecuzione di gioco.

Si tratta di meccanismi molto diffusi, in passato, nel mercato videoludico cinese. Era una formula che ha sempre funzionato, ma oggi improponibile. L’utenza è ben disposta a scaricare un videogioco gratuito, un po’ meno a pagare per netti vantaggi. Da qui il bisogno di reinventare la monetizzazione e guadagnare un’ampia fetta d’utenza. Nascono quindi i cosmetici acquistabili con valuta reale, il cui acquisto non dona alcun tipo di “boost” nel gameplay.

TERA
MMORPG di Krafton

Nuova strategia di monetizzazione

Ma ciò non bastava, si sentiva il bisogno di creare qualcosa che potesse invitare gli utenti a spendere, ma non costringerli a riversare grandi quantità di denaro per un cosmetico esclusivo. Epic Games è forse la madrina di un nuovo elemento di monetizzazione rivelatosi più che vincente: il Battle Pass (o pass battaglia, in italiano). Questo sistema è un ibrido tra i “booster subscription” cinesi e i cosmetici dei free-to-play pre-Fortnite; si tratta di un abbonamento relativamente economico che, progredendo nel gioco, rilascia alcune ricompense estetiche per il giocatore. Ciò permette alla casa di sviluppo di guadagnare anche dagli utenti che non vogliono spendere grandi quantità di denaro, ma alle quali non dispiace pagare una piccola somma per qualche ricompensa.

Anche i più taccagni prima o poi si ritroveranno a lasciare 10 euro per acquistare il pass, in quanto il tutto si basa su uno dei principi di persuasione più conosciuti e usati sul mercato: il principio di reciprocità. Per farla breve, quando una persona riceve qualcosa di gratuitamente diviene più propensa a ricompensare a sua volta. Nel caso dei videogiochi gratuiti, ciò si traduce in un acquisto in-game. Una formula tanto semplice quanto efficace, la quale permette di rientrare dall’investimento e, a lungo termine, guadagnare. Ciò funziona soprattutto per via della natura gratuita dei titoli, la quale ne permette un’ampia diffusione globale.

Progetto rinascita per alcuni titoli

Se n’è accorta Epic Games, ci sono arrivate EA e Activision, senza dimenticarci di Bungie. Quest’ultima, in particolare, dopo aver tagliato gli accordi con Activision Blizzard ha deciso di rendere gratis la versione base di Destiny 2, monetizzando con alcune espansioni che ampliano l’offerta ludica del titolo. Ciò ha permesso agli sviluppatori di recuperare utenti globalmente. La stessa EA, finanziatrice di Apex Legends di Respawn Entertainment, sta valutando di rendere Anthem gratuito in seguito a un completo rework del titolo (rivelatosi un enorme flop). Si vocifera inoltre di un nuovo Call of Duty completamente gratuito in arrivo nei prossimi due anni.
Oltre a essere un efficiente metodo di lancio, si sta rilevando utile anche alla rinascita di alcuni titoli che hanno subito un calo fisiologico di giocatori o hanno avuto poca fortuna. Il futuro dei videogiochi multigiocatore è free-to-play, e gli ultimi 3 anni sono la prova lampante del potenziale economico generabile da un titolo rilasciato gratuitamente. Tra qualche anno sono certo che sarà raro pagare un titolo basato esclusivamente online; FIFA potrebbe essere tra i candidati, a meno che non voglia adoperare la manovra attuata da Konami con PES, ovvero il rilascio di una versione Lite gratuita del gioco comprendente la modalità multigiocatore. Un paradosso il mondo “f2p”, in cui i guadagni continuano a crescere nel tempo.

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L'autore

Simone Mascia

Incantato sin da bambino dall'Arte Videoludica, oggi studia Scienze della Comunicazione e scrive analizzando l'industria. Il suo obiettivo è migliorarsi ogni giorno per offrire un'informazione chiara e concisa, sperando che il suo forte sentimento per questa arte venga recepito da tutti.

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