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Curiosità

Si chiama Hitler ma non può usare il suo nome sui social, la storia di un giornalista panamense

Hitler

Il disagio di un giornalista panamense di nome Hitler.

Nel 2010, Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte scrissero una pièce teatrale chiamata Le Prénom. Nel 2012, basarono su questa pièce un film omonimo, arrivato in Italia come Cena tra Amici. Questo film vinse 2 Premi César (i David di Donatello francesi), Miglior Attore non Protagonista e Miglior Attrice non Protagonista. Da questo film fu poi basato il film italiano Il Nome del Figlio del 2015 diretto da Francesca Archibugi e scritto dalla stessa regista e Francesco Piccolo.

In questi film c’è una scena particolare nella quale un personaggio, la cui moglie è in dolce attesa, dice agli altri il nome del suo futuro figlio… Adolphe. Il personaggio si giustifica dicendo che è il nome del protagonista di un romanzo di Benjamin Constant, ma i suoi amici tentano di dissuaderlo poiché somiglierebbe al nome del dittatore tedesco. Dopo una lunga discussione, il futuro padre dichiara che cambierà nome… in Adolf, dicendo che suo figlio darà una nomea nuova a quel nome. In seguito viene rivelato che era solo una burla (nel remake italiano il nome era Benito, dal romanzo breve di Herman MelvilleBenito Cereno“).

Cosa c’entra con questo discorso?

Vi abbiamo parlato di questi film per introdurvi ad una situazione quasi paradossale. Un padre che ha avuto un’idea simile: un uomo panamense ha infatti chiamato il figlio Hitler. Avete letto bene, il figlio, ora giornalista di 50 anni, si chiama Hitler Cigarruista.

Direttore di El Capital Financiero, il señor Hitler ha spiegato, in un’intervista a El Pais, che suo padre voleva dimostrare che poteva esserci un Hitler buono. Rivela anche che come nome gli ha dato molte seccature e che pensava di cambiarlo molte volte. Non è mai andato fino in fondo data la spaventosa burocrazia tra cambio di nomi sul diploma e documenti vari.

Sorprendentemente in Germania, paese che visita spesso, si sono limitati a fargli qualche domanda, come quando nella tua carta d’identità come data di nascita hai 11 settembre e vai negli Stati Uniti d’America. Ha raccontato che la prima volta che si recò all’ufficio doganale per le scartoffie burocratiche, vari agenti rimasero stupefatti e divertiti.

Ha visitato l’ambasciata israeliana a Panama per celebrarne l’anniversario, ma non osa ancora mettere piede in Israele: «È un tema sensibile, non mi faccio illusioni».

Il señor Hitler come vive su Internet?

Male. Su Twitter e LinkedIn non ha avuto molti problemi a registrarsi, ma su Google e Facebook si.

Quest’ultimo, che non permette ovviamente l’utilizzo di certi termini offensivi o allusivi, ha impedito al giornalista di iscriversi. L’uomo se n’è fatto una ragione e ha quindi usato il nome del figlio: Carlos. Uniche conseguenze sono le prese in giro dei colleghi, suoi conoscenti da tempo, che lo chiamano scherzosamente “Carlos“.

Con Google, invece, è stato tutto un altro paio di maniche. Il servizio di posta elettronica Gmail impedisce di registrarsi usando parole degradanti o insulti. Senza contare le email che tornavano indietro ai mittenti: Un’impiegata di Google, che doveva invitarlo ad un evento, ha inutilmente provato a inviargli un’email contenente il suo nome, ma, secondo i filtri dell’azienda, utilizzare il termine Hitler era bullismo e quindi non arrivava mai al destinatario. Gli articoli dell’uomo su El Capital Financiero hanno ovviato a questo problema.

Come vive la sua vita, lavoro e internet a parte?

Sempre male, ma è abituato agli svantaggi. La gente pensa che l’abbia scelto lui o che abbia una famiglia fascista. A partire dal prete che l’ha battezzato: Si è rifiutato di battezzarlo come Hitler, quindi il nome di battesimo è José Hitler. Ha detto a suo padre che ha fatto un grosso sbaglio a chiamarlo così, visto che non aveva idea delle atrocità del nazismo. Il padre si è difeso dicendo che, se fosse stata una questione ideologica, avrebbe dato ai suoi fratelli dei nomi tedeschi (chiamati invece Siria Araí e Andrés Avelino).

Anche se, nel caso dei fratelli minori, l’intervento della madre è stato provvidenziale: ha giurato al padre, alla nascita del fratello, che se avesse dato anche a lui un nome bizzarro, avrebbe strappato il certificato anagrafico e l’avrebbe registrato con il proprio cognome e un altro nome.

Unico vantaggio di questa vicenda? Così commenta il señor Hitler: «Nessuno si dimentica del mio nome. Diverse persone a distanza di 20 anni si ricordano di me. Questo non succede con un Pedro qualunque».

Raccomandiamo al signor Hitler Cigarruista l’ascolto della canzone Gimmi I degli Elio e le Storie Tese, potrebbe trovarla estremamente esilarante. O magari di tirarsi su il morale guardando Jojo Rabbit.

FONTE

Commodoriani, cosa ne pensate di questa vicenda? Scrivetecelo in un commento qui sotto.

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