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Netflix ha due nuovi concorrenti (e sono entrambi in mano a Disney)

Il primato di Netflix è in pericolo?

L’arrivo di Disney Plus, la nuova piattaforma streaming della casa di Topolino ha creato non pochi allarmismi nel mondo dello streaming, ed in particolare nei piani alti di Netflix.

Complice anche un calo di abbonati nel secondo trimestre dell’anno (poi arginato, ma che sul momento aveva causato un pericolosissimo -14% in Borsa) il colosso di Los Gatos adesso deve guardarsi bene anche dai nuovi rivali di casa Disney.

Quello che probabilmente i più non sanno (ma che sicuramente non sarà passato inosservato agli occhi degli analisti a stelle e strisce) è che la battaglia di Disney contro il gigante dello streaming sta procedendo su due fronti distinti. Ed entrambi pericolosi.

Con l’acquisto della 21st Century Fox, infatti, oltre ad un vasto portfolio di assets e diritti cinematografici (tra i quali spiccano, senza alcun dubbio, i tanto agognati personaggi Marvel) Disney ha fatto sua anche la quota di Hulu in mano a Fox, assumendo, di fatto, il controllo della società forte del 60% adesso in suo possesso.

La notizia più interessante di questa ulteriore acquisizione è la volontà di portare Hulu in altri mercati. Il servizio ad oggi è disponibile solo negli Stati Uniti ed in Giappone.

Ma cos’è Hulu?

A differenza di Disney Play, della quale abbiamo già parlato a sufficienza, complici anche i tanti progetti in arrivo già annunciati, quello di Hulu è un mondo sconosciuto ai più. Fondato nel 2007, il servizio permetteva la visione di centinaia di episodi delle più disparate serie tv statunitensi, spesso a sole 24 ore di distanza dalla messa in onda televisiva. La sua versione base era offerta in forma gratuita, mentre un abbonamento mensile, Hulu Plus, permetteva la visione su dispositivi mobili (a dire il vero, all’epoca, ancora poco diffusi) ed altri vantaggi.

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Con il passare degli anni l’azienda ha modificato i suoi piani, adattandosi alle esigenze del mercato. Il piano base viene adesso offerto a 5,99$, mentre la versione premium, ora chiamata Hulu with Live TV, al prezzo di 39,99$ offre, com’è facile evincere dal nome, anche la possibilità di guardare i canali televisivi in diretta streaming.
Dal 2011, inoltre, la piattaforma ha iniziato a produrre contenuti originali (Casual, 11.22.63The Handmaid’s Tale, Marvel’s Runaways ) da affiancare alla ricca offerta di serie tv e film.

Rivali diretti e nuove strategie

Disney si trova adesso nell’invidiabile posizione di poter dare battaglia a Netflix. Disney Plus arriverà con un nutrito catalogo di serie originali, tratte dai franchise più in voga del momento, Marvel, Pixar e Star Wars su tutti .Se si pensa inoltre che nell’ultimo anno Hulu ha speso solo 3 miliardi per la produzione di contenuti originali, a fronte degli 8 usati da Netflix, si capisce bene come mai Bob Iger, CEO Disney, voglia puntare così tanto sul lancio internazionale del nuovo servizio. Bisognerà però fare attenzione. Netflix conserva ancora una posizione dominante sul mercato perché, oltre alla forza del bran, ,riesce anche a rivaleggiare, contemporaneamente, con entrambi i servizi in mano a Disney.

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Se da un lato Disney Plus pare si voglia concentrare sulla produzione di contenuti originali, Hulu, anche per non fare uno sgarro all’utenza statunitense fidelizzata da ormai 10 anni, dovrà continuare a proporre prima ancora che le trasmissioni in diretta, il suo vastissimo catalogo di serie tv.

Diciamocelo, da quando esistono le smart tv, i decoder, e la possibilità di registrare anche più trasmissioni contemporaneamente gli ascolti in diretta hanno subito un drastico calo, in favore della trasmissione differita. La comodità di avere gli episodi appena usciti subito on demand e senza fatica è troppo grande (ed è ciò che ha fatto la fortuna di Hulu e degli altri servizi streaming).

Cosa offre Netflix?

In questo senso Netflix ha dalla sua entrambe le cose. Le blasonatissime produzioni originali sono supportate da un vasto catalogo di serie pronte per essere maratonate. Il rilascio avviene in maniera più graduale, è vero, complice anche il dover gestire più accordi internazionali per ogni declinazione del suo servizio, una per ogni Stato.

E quello degli accordi internazionali potrebbe essere il vero problema di Hulu. Se infatti Disney Plus ospiterà (almeno per ora e da come sembra) solo produzioni originali, quindi pienamente prodotte, sviluppate e gestite da Disney stessa (o da chi per lei), il servizio di Randy Freer ospita centinaia di prodotti diversi, ciascuno dei quali in mano ad una casa di produzione.

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E come ben sappiamo, queste case spesso tendono a vendere i loro prodotti al miglior offerente, che spesso differisce da nazione a nazione. Gestire questa fitta rete di accordi sarà probabilmente lo scoglio più grosso per il servizio, il quale dovrà affacciarsi necessariamente in modo graduale nel mercato internazionale. Un po’ come ha fatto Netflix, insomma. Solo con qualche (troppo) anno di ritardo.

Discorso ancora più complesso quello della Live TV . Il servizio, almeno in suolo statunitense, lascia il tempo che trova (visto che negli USA tutte le principali emittenti hanno una piattaforma web che trasmette in diretta per chiunque sia – o pretenda di essere – su suolo americano) e la sua gestione sarà ancora più complicata nella variante internazionale.

Di nuovo, mettere assieme i principali competitor della reti broadcast (o, peggio ancora, cable) sarà un grosso problema, anche solo per la miriade di emittenti, di società, di joint venture, ciascuna delle quali ha specifici contratti tra di loro e tra i diversi mercati internazionali.

Il gioco varrà la candela?

Disney Plus si presenta come un servizio più tradizionale, potremmo dire anche di nicchia, con un target ben definito (dal quale, siamo sicuri, trarrà ingenti guadagni grazie soprattutto agli aficionados), tuttavia siamo sicuri che gli i ricavi di questa (non così) piccola parte di mercato saranno sufficienti a ripagare le spese? La pirateria è sempre all’agguato e per riuscire a smuovere l’utenza atrofizzata su altri servizi servirà innanzitutto una massiccia campagna di marketing, il che significa costi sempre maggiori. Già preventivati, sicuramente, ma pareggiabili? Questa è tutt’altra domanda.

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Hulu invece, in queste sue nuove vesti internazionali si presenta come il servizio più innovativo, soprattutto per le utenze internazionali. A nessuno fa piacere aspettare anche anni tra l’aggiunta di una stagione e della successiva, come avviene spesso e volentieri su Netflix (a causa della sopracitata fitta rete di accordi). Riuscire a portare gli episodi on demand subito dopo l’uscita televisiva sarebbe un bel vantaggio per le utenze internazionali, anche se è un grosso rischio.

Sia perché, ad esempio, in Italia non abbiamo una cultura televisiva come quella degli Stati Uniti, dove il palinsesto del primetime è pieno di serie tv, la cui trasmissione viene rispettata e valorizzata, ma anche a causa delle precarie condizioni delle linee internet italiane (motivo per il quale nemmeno provo ad intavolare un discorso relativo alle tv in diretta nel nostro Paese. RaiPlay e Mediaset Play sono dei buoni punti di partenza, ma siamo lontani anni luce da servizi efficienti, complice anche la carenza di contenuti). Ultimo, ma non per importanza, il sempre presente problema dei diritti.

Alcune conclusioni guardando al futuro

Tirando le somme, è apprezzabile (ed in un certo senso anche preoccupante in termini di monopolio) lo sforzo di Disney per proporre i suoi servizi streaming, o reinventare quelli di cui entra in possesso, per battagliare il colosso Netflix. Una sfida che fin’ora si era giocata esclusivamente sul territorio statunitense ma che man mano sembra destinata ad arrivare anche nei mercati del resto del mondo. Ne gioiranno i consumatori: più concorrenza significa più contenuti, ma anche la speranza di tariffe più vantaggiose, dovute al tentativo delle aziende di accaparrarsi più clienti proponendo sconti e benefits. Sulla carta vincono tutti, direte voi. La faccenda è però più complicata e solo il tempo ci permetterà di capire quale strategia avrà la meglio.

Per adesso è Disney che sta inseguendo (alla guida di un potente mezzo alimentato dai miliardi che fattura, è vero, ma è sempre indietro) e Netflix ha più di qualche lunghezza di vantaggio. Vedremo se con il passare degli anni le cose resteranno così o le posizioni si invertiranno. Per adesso non possiamo fare altro che stare comodi ed aspettare le prossime mosse delle due imprese.

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Gabriele Pati

Gabriele Pati

Cresciuto con libri di cibernetica, insalate di matematica e una massiccia dose di cinema e tv, nel tempo libero studia ingegneria, pratica sport e cerca nuovi modi per conquistare il mondo. Vanta il poco invidiabile record di essere stato uno dei primi con un account Netflix attivo alla mezzanotte del 22 ottobre 2015.

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