Il panorama dello streaming sta per cambiare nuovamente volto per gli utenti statunitensi. A partire dal 10 aprile 2026, Amazon trasformerà il suo attuale piano “Senza Pubblicità” nel nuovo Prime Video Ultra. Tuttavia questa mossa porta con sé un rincaro di 2 dollari, in quanto il costo mensile per eliminare gli spot passerà da 2.99$ a 4.99$ (da sommare alla quota base dell’abbonamento Prime). Per chi preferisce il pagamento annuale, sarà disponibile un’opzione a 45.99$, che offre un risparmio del 23% rispetto alla sottoscrizione mensile.
La vera rivoluzione riguarda però la qualità tecnica. Secondo quanto svelato da The Verge, con il lancio di Prime Video Ultra, Amazon riserverà lo streaming in 4K/UHD esclusivamente a questa fascia di prezzo. Gli abbonati “Ultra” beneficeranno inoltre di vantaggi pensati per l’uso intensivo: la possibilità di scaricare fino a 100 contenuti per la visione offline (un balzo enorme rispetto ai 25 precedenti) e la connessione simultanea di ben cinque dispositivi. A completare l’offerta ci sono le tecnologie Dolby Vision HDR e Dolby Atmos, garantendo l’esperienza cinematografica definitiva solo a chi deciderà di aggiornare il proprio piano.

Cosa cambia per gli abbonati Prime Video base
Anche il piano standard di Amazon Prime Video (quello che include la pubblicità) riceverà alcuni aggiornamenti, pur perdendo l’accesso alla risoluzione 4K. La novità più rilevante è il ritorno del Dolby Vision per i contenuti in 1080p, una funzione che era stata rimossa nel 2024. Inoltre, Amazon ha deciso di potenziare la flessibilità del piano base aumentando il numero di download massimi da 25 a 50 e permettendo la visione simultanea su quattro dispositivi (uno in più rispetto all’attuale limite di tre).
Nonostante questi miglioramenti, è chiaro che la strategia di Amazon sia quella di allinearsi ai competitor, spingendo gli utenti verso un livello di abbonamento premium per accedere alle tecnologie audio-video più avanzate. Sebbene queste modifiche siano attualmente confermate solo per il mercato degli Stati Uniti, la storia dei servizi di streaming insegna che simili ristrutturazioni tariffarie tendono a essere esportate globalmente nel giro di pochi mesi. Gli utenti internazionali, inclusi quelli europei, farebbero bene a monitorare la situazione in vista di possibili annunci per la seconda metà del 2026.
