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Final Fantasy 7: tributo ad una fioraia dei bassifondi

Lo dirò senza girarci troppo attorno: Aerith Gainsborough ora come ora è probabilmente il miglior personaggio del progetto dei Remake di Final Fantasy 7 e ancora prima ho detto che avevo tante, tante cose da dire, quindi eccoci qui. Perché tra il primo e il secondo gioco questa ragazza fa un percorso tanto doloroso quanto bello e… D’ispirazione. Aerith è un’ispirazione, è un treno di allegria e vita che coinvolge tutte le persone che le stanno attorno in modo così bello che non potete non considerarla adorabile e in questo Remake, soprattutto in Rebirth, è più viva ed entusiasta che mai.

Dall’esterno Aerith sembra lo stereotipo della ragazza vestita di rosa e a cui piacciono i fiori. In parole povere, l’emblema della femminilità eccessiva che e me e penso anche alla mia generazione di nati tra la fine degli anni ’90 e gli inizi dei 2000 piace ben poco. Sembra ingenua, indifesa, femminile… Una principessa delle fiabe.

Bastano, peò, le prime dieci ore di Final Fantasy 7 per farci rendere conto che non è assolutamente così e che in realtà questa ragazza che vende fiori col carretto e si prende cura dei bambini è molto più forte e indipendente di quanto sembra, che riesce a tenere testa praticamente a chiunque con sarcasmo, umorismo e tantissima forza di volontà. Una delle prime cose che il Progetto Remake fa “meglio” dell’originale è proprio riuscire a rafforzare questo concetto, nel personaggio di Aerith. La vediamo più spigliata, più aperta ed espansiva, meno riservata ed “eterea” rispetto all’originale.

Final Fantasy 7 Rebirth Aerith

Un’altra cosa che mette in chiaro il Progetto Remake è che Aerith non è una santa. Forse per il suo character design o per il suo atteggiamento, attorno ad Aerith c’è sempre questa aura di “santità”, come fosse perfetta, eterea, pura ed innocente, quando in realtà non è assolutamente così. Nomura ce lo dice esplicitamente in diversi dialoghi inseriti nei due Remake fino ad ora usciti, mettendo in chiaro come Aerith sia una ragazza perfettamente normale con le sue paure, le sue insicurezze, il suo rancore celato ma mai dimenticato: emozioni positive e negative che si fondono, rendendola di fatto ancora più vicina ai lettori.

L’ultima degli Antichi è in grado di provare rabbia, invidia, gelosia ma al tempo stesso riesce a star male per queste sensazioni, cercando costantemente di non farsi controllare da loro e di trovare la propria forza in altri sentimenti, ben più positivi.

Aerith ci dimostra, ora più che mai, che arrabbiarsi è perfettamente umano, che pensare a cose che non vorremo non è di per sé un peccato, se riusciamo a non farci condizionare da tali pensieri negativi. La cosa più importante che ci lascia l’Antica, anzi, è il fatto che la vera forza è riuscire a rimanere gentili, riuscire sempre a tendere la mano verso qualcuno, a chiedersi come potrebbero sentirsi gli altri invece di chiuderci nel nostro dolore rifiutando di comprendere quello degli altri.

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Aerith è allegra, le piace “stuzzicare” le persone in mille modi, si diverte a prendere in giro Cloud come se fossero due bambini ed è entusiasta di qualsiasi cosa si veda a schermo: per qualsiasi panorama, luogo visitato, evento sconosciuto o dinamica particolare lei avrà sempre pronto un commento colmo di ammirazione proprio di chi sta scoprendo il mondo per la prima volta con l’entusiasmo di un bambino.

Un elemento caratteristico del personaggio già in Final Fantasy 7 originale e qui ancora più presente è proprio l’immenso e profondo amore che prova nei confronti della vita e di tutto ciò che la circonda. Riesce a vedere e vivere tutto come un miracolo, come una benedizione di cui si sente immensamente grata. Una delle modifiche più evidenti in Rebirth, ossia il suo dialogo col resto del party a Cosmo Canyon, è assolutamente esplicito da questo punto di vista e si erge come una delle scene più belle dei quattordici capitoli che compongono il gioco.

Non so a voi, ma nel vecchio Final Fantasy 7 Aerith mi è sempre apparsa come un personaggio apparentemente spensierato ma circondato, in realtà, da un enorme velo di fragilità, malinconia e tristezza veramente difficile da ignorare o rimuovere, e soprattutto sul finire della sua avventura ciò era particolarmente evidente e mi ha sempre spinto a cercare di comprenderla di più, di capire meglio come potesse sentirsi, cosa potesse pensare nel corso della sua avventura per sentirsi così sola pur essendo circondata da compagni.

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L’essere l’ultima dei Cetra mi appariva come nient’altro se non un veicolo narrativo attraverso cui gli autori avevano deciso di rendere questa solitudine che Aerith aveva sempre provato nei suoi pochi anni di vita e che, Cetra o no, lei ha continuato a provare fino alla fine nonostante la vicinanza del resto del gruppo. I Remake, però, cambiano decisamente le carte in tavola, prendendo le basi del personaggio gettate nell’originale, rimescolandole e sviluppandole per renderle più belle e positive, spostando il fulcro del personaggio dalla solitudine del “io sono da sola” a quel meraviglioso “nonostante tutto”.

Nonostante tutto, lei è felice. Nonostante tutto, ha trovato dei compagni. Nonostante tutto, Aerith è grata di aver resistito e di aver creduto che il domani potesse essere migliore.

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I due giochi realizzati da Nomura rendono quanto mai palese ed evidente come Aerith sia… Molto di più. È molto di più dei demoni che combatte, delle paure che nasconde e delle battaglie che ha perso. Aerith è una persona che si porta dietro tanti dolori, ma che nonostante tutto riesce a sentirsi grata e ricompensata per ciò che possiede, piuttosto che soffrire per ciò che non ha.

La molla che attiva il cambiamento è il fatto che Remake ci mostra la ragazza legare molto di più con gli altri membri della squadra: Cloud è lì a prometterle che la proteggerà, Tifa è sempre stata la prima a tenderle la mano e rassicurarla, Red XIII le offre “la zampa” di qualcuno che ha vissuto dei dolori molto simili ai suoi. Tutti i membri del gruppo, nessuno escluso, ha un elemento che rende speciale e unico il rapporto con Aerith e questo, oltre a rendere più realistica la costruzione del rapporto, ci aiuta anche a sentirci molto più vicini all’Antica rispetto a Final Fantasy 7 originale.

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Tutto questo potrà sembrare banale ma basta affinché lei apra piano piano il suo cuore, abbassi le difese che inconsciamente teneva piuttosto alte e inizi ad amare quelle persone che le hanno dato così tanto semplicemente tendendole la mano. Ha sofferto tanto ed è stato tremendamente difficile, ma proprio grazie a quelle persone che ora le sono attorno, Aerith decide che vuole continuare a vivere impegnandosi ad essere giorno dopo giorno la versione migliore di sé, per stare vicina a quelle persone speciali esattamente come loro hanno fatto con lei.

Il senso del percorso che Nomura ha deciso di far fare al personaggio alla fine era proprio questo: era Aerith che, invece di sentirsi triste e sola dice di essere grata e felice di essere viva. Di essere felice di aver resistito, di non aver mai mollato, di aver continuato ad impegnarsi e di avere infine trovato delle persone che vuole proteggere con tutto il cuore e che sa farebbero lo stesso per lei.

Ciò che Aerith ci lascia sono proprio la bellezza e la speranza racchiuse in questo percorso, assieme al sorriso sulle labbra di chi ha vissuto capendo che bisogna amare tutto, ogni giorno, nonostante tutto, perché prima o poi ne verrà la pena. Perché finché si è vivi c’è sempre la possibilità di migliorare e migliorarsi. Perché essere vivi, prima o poi, significa aprire e affidare il proprio cuore alle persone e sapere che, prima o poi, anche gli altri faranno lo stesso con noi e ci affideranno il loro.

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Che la morte non è la fine di tutto e che la vera forza non sta nella paura o nell’odio, ma in ciò che si trova dentro il nostro cuore. Che bisogna essere gentili, ma senza mai far pesare agli altri il nostro dolore. Che l’entusiasmo di vivere è una cosa meravigliosa da possedere. Che essere fragili non significa essere deboli, e che provare emozioni negative non ci rende cattive persone.

La storia di Aerith, tra Final Fantasy 7 originale e i due giochi che per ora compongono il progetto Remake, ci dice queste e tante altre cose. Ce le consegna con affetto, con amore, per provare a lasciarci un sorriso. Perché, nonostante il dolore, dobbiamo comunque essere grati di ciò che abbiamo avuto e possediamo tutt’ora.

Perciò penso che ogni tanto, che sia prima o dopo l’esperienza di Rebirth, penso sia il caso di fermarci a “ringraziare” dal profondo del cuore questa fioraia dei bassifondi per tutto quello che in ventisette anni di Final Fantasy 7 ha cercato di lasciarci, insegnarci e fatto provare. Qualsiasi cosa accadrà o ci riserverà il futuro, Aerith Gainsborough sarà sempre lì a ricordarci che dobbiamo sentirci grati, nonostante tutto.

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Daniela Reina

Daniela Reina

Nel tempo libero viaggia attraverso tempo, spazio e mondi di fantasia in compagnia di qualche buona lettura. Il suo manga preferito è Berserk, l'anime Neon Genesis Evangelion.

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