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La maggioranza alla Camera ha detto “no” al salario minimo

Il salario minimo è un argomento che viene discusso da diversi anni in Italia. Il nostro Paese è uno dei 6 Stati su 27 dell’UE che non hanno ancora introdotto tale norma.

Nei Paesi in cui è previsto, i datori di lavoro sono obbligati a corrispondere ai lavoratori un salario che non sia inferiore a una cifra predeterminata. In Italia questo non è previsto e la disciplina dei salari è demandata a contratti collettivi nazionali del lavoro (CCNL).

Nei mesi scorsi si era discusso della possibilità della sua introduzione anche nel nostro Paese. Ma nella giornata di ieri è arrivato molto probabilmente lo stop definitivo: infatti, la maggioranza alla Camera ha votato “no” al salario minimo.

Bonus deputati interno Montecitorio

Il “no” della maggioranza al salario minimo

Ieri alla Camera dei Deputata è stata votata una mozione contro l’introduzione del salario minimo, che ha trovato la maggioranza di Governo compatto con 163 voti a favore. Nulla da fare per l’opposizione composta da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra, che ha raggiunto i 121 no. I 19 deputati del Terzo Polo ha deciso di astenersi.

Il testo della mozione 1/00030 (disponibile a questo link), impegna il Governo “a raggiungere l’obiettivo della tutela dei diritti dei lavoratori non con l’introduzione del salario minimo”, ma attraverso diverse iniziative alternative. Come ad esempio “l’estensione dell’efficacia dei CCLN” o con tavoli di confronto che assicurino “il pieno coinvolgimento delle parti sociali e del mondo produttivo”.

Bonus deputati interno Montecitorio e salario minimo

Dopo l’aumento per il “rimborso spese” tecnologiche dei deputati e la possibilità dell’aumento a 60€ per il limite del Pos, la maggioranza di Governo ha preso un’altra decisione che sta facendo discutere il pubblico sul web.

Sono diversi gli argomenti contro il salario minimo, simili a quelli che avevano portato all’abrogazione della scala mobile nel 1992. Una delle principali critiche riguarda il pericolo per un aumento dell’inflazione nel caso venisse introdotto nel mercato del lavoro. In più, il salario minimo danneggerebbe le imprese, visto che porterebbe a un aumento del costo del lavoro.

Nei Paesi in cui è stato introdotto, però, nulla di tutto questo è successo. Tanto da essere la norma in ben 21 su 26 Paesi dell’UE come abbiamo già accennato. Si va dai 363 euro della Bulgaria ai 1539 euro della Francia, fino ai 2313 del Lussemburgo. Le statistiche provengono da un rapporto dell’Unione Europe dello scorso luglio (link) e mostrano come in tutti i 21 Paesi UE dov’è stato previsto, il valore del salario minimo è stato aumentato dal 2012 al 2022.

Banconote degli Euro

E intanto, i salari italiani sono addirittura diminuiti rispetto al 1990, del 2.9% secondo l’OCSE. l’unico Paese dell’UE in cui gli stipendi sono calati in 20 anni invece che aumentare.

Sarà difficile vedere una misura simile nel prossimo futuro in Italia: viene sempre discussa, ma mai introdotta, anche nelle legislatura con una maggioranza di sinistra, come il recente Conte II. Molto probabilmente andremo avanti di CCNL e altre misure tampone.

Fonte: Ansa

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