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Chainsaw Man: i “Majin” nel folklore nipponico

Cosa sono i Majin dell'universo di Chainsaw Man? Scopriamolo tramite il foklore giapponese!

Nell’anime e manga Chainsaw Man vediamo le figure dei “Majin”, fondamentali per la trama dell’opera, ma cosa sono nello specifico e cosa rappresentano per lo shintoismo, la religione più antica del Giappone?

Nell’episodio 1×02 facciamo la conoscenza di Power, personaggio molto atteso e amato dai fan. E’ una Majin, un demone ha preso possesso del corpo di un essere umano, ricorda qualcosa? Non è la prima volta che sentiamo il termine Majin, un certo principe dei Saiyan Vegeta si lasciò possedere volutamente diventando, appunto, Majin Vegeta.

Power è un personaggio a dir poco folle, esagerato, una mina vagante, violenta, più che malvagia è selvatica, ferina. Il suo potere ha a che fare col sangue, in alcune occasioni si dimostrerà capricciosa e impulsiva, in altre addirittura gentile e empatica. È sicuramente un personaggio esuberante e imprevedibile, caratteristica che condivide con Makima, che passa dall’essere a dir poco inquietante a comportamenti gentili e dolci, che forse utilizza solo per sfruttare il suo fascino, o forse è davvero una brava persona, come si domanda Denji.

Power, il Diavolo del Sangue di Chainsaw Man

Un Majin, in Chainsaw Man, è un’entità demoniaca che ha stretto un patto con un umano, prendendosi qualcosa in cambio, e offrendo al posseduto i suoi poteri, almeno in parte.

Conserva le personalità sia del posseduto sia del possessore, alcuni possono trasformarsi temporaneamente in una forma demoniaca completa, si riconoscono dalla forma del capo, dei capelli, come per esempio nel caso delle corna di Power.

I Majin nello shintoismo

In romaji la traslitterazione dei kanji ma (魔) e jin (神) sta a indicare un termine composto da “demone, spirito malvagio” e “dio“, infatti il secondo ideogramma senza il prefisso “ma” sta a indicare “kami”, la parola che si usa per gli dèi veri e propri. Questo porta a una traduzione che significa “dio-demone“, a differenza di entità come Oni o Yokai i Majin non sono demoni veri e propri.

La traduzione più corretta sarebbe quella di “spirito-demone“, avendo gli dèi un’accezione positiva, i kami, per l’appunto, che sono oggetto di venerazione. Non parlando quindi di divinità si tratta di spiriti che ricordano in qualche modo il concetto di genio o daimon della mitologia greca, un’entità che si trova su un piano d’esistenza differente da quello umano e del mondo materiale, ma che si trova nello stesso mondo, nella stessa realtà.

Per i Greci il daimon aveva addirittura a che fare con l’attitudine personale e le proprie caratteristiche che ci distinguono dagli altri individui, era una sorta di spirito guida, di nume tutelare, che possediamo dalla nascita. Stesso discorso vale per il genius loci, entità del mondo spirituale che agisce su quello materiale, proteggendo e incarnando un luogo, un fiume, un bosco, qualcosa che ha a che fare con la natura, proprio come nella Principessa Mononoke dello Studio Ghibli.

Il Majin è tutto questo e anche qualcosa in più. E’ uno spirito, ma uno spirito demoniaco. Non protegge, non indirizza, possiede. Non è un kami, non è un oni, non è uno yokai, è qualcosa di più sottile nel suo significato e nel suo ruolo. Una volta posseduto un umano, la personalità del Majin si fonde con quella del suo ospite, cambiandolo, si tratta di una possessione demoniaca vera e propria, nel senso quasi occidentale del termine, con la differenza che il posseduto mantiene parte della sua razionalità e compie il più delle volte un patto conscio con lo spirito, per lo meno nelle tradizione esoterica nipponica. Ricorda in qualche modo un guardiano della soglia tra questo mondo e un altro, e tramite il patto con esso, si acquisiscono poteri inimmaginabili, al giusto prezzo. Il Faust di Goethe della letteratura Romantica tedesca, per esempio, evoca Mefistofele per avere la conoscenza, e anche in quest’opera è presente il concetto di patto con un’entità che proviene da un piano ontologico differente.

I Majin sono anche una razza aliena nell’universo 7 di Dragon Ball Super, ma questo è un altro discorso.

Mitsukuni sconfigge il demone scheletro

Le possessioni demoniache e gli esorcismi in Giappone

Nella cultura giapponese i Majin non sono gli unici responsabili di possessione. Non esiste solo la possessione di tipo demoniaco, ma anche di tipo divino, come avviene nel racconto del Kojiki (testo dell’VIII secolo d.C. sulla storia giapponese e cronaca più antica) nel quale si descrive la prima danza sciamanica eseguita nella storia dello shintoismo per richiamare la divinità solare Amaterasu da una grotta in cui si era nascosta, facendo piombare il mondo nelle tenebre. La sacerdotessa, nelle danze di questo tipo, fa suonare campanellini e sonagli con un ritmo ipnotico e ripetitivo, al fine di entrare in uno stato di trance sciamanico, e attirare a sé i kami.

Il Giappone è permeato e imbevuto di panteismo, il divino e il sacro sono connessi intimamente con tutte le cose materiali, e la materia non è solo materia, ma è il risultato di una personificazione, materializzazione, di una forza, di un’energia, di uno spirito.

Gli inugami, per esempio, secondo le credenze popolari, sono shikigami, numi tutelari, spiriti protettori e guide, che possono possedere un uomo garantendogli forza e robustezza, ma il posseduto inizia a comportarsi come un cane, e in certe zone del Giappone, come in Hokkaido, sono considerati simili alle kitsune, gli spiriti volpe.

I tengu sono altre creature, demoni uccello, demoni corvo, che spesso nel folklore vengono ritenuti responsabili della sparizione di bambini e di possessione demoniaca, oppure di controllo della mente tramite poteri magici sovrannaturali, hanno addirittura la capacità di comunicare tramite i sogni, per insegnare le loro arti agli uomini, tra cui arti marziali e kenjutsu. Il samurai leggendario Minamoto no Yoshitsune, vissuto tra la fine del periodo Heian e l’inizio del periodo Kamagura, imparò l’arte della spada proprio dal re dei tengu, Sojobo.

Una figura iconica negli anime e manga è quella dello yurei, un demone che assomiglia al concetto occidentale di fantasma, nel senso di spettro, ectoplasma che vive soltanto nel mondo eterico, ma con caratteristiche tipiche della cultura giapponese. E’ legato a un desiderio non realizzato in vita, a un rancore, a un rito funebre non propriamente eseguito.

L’aspetto tipico dello yurei è raffigurato da Maruyama Okyo ed è ormai parte dell’immaginario collettivo, nonostante le sue rappresentazioni risalgano a tre secoli fa, quindi in un periodo storico relativamente recente. Kimono bianco funebre del periodo Edo, un katabira, capelli neri lunghi, è sempre accompagnata la visione da fuochi fatui di colore violastro o bluastro detti hitodama.

Uno hyoirei, tipologia di yurei, può impossessarsi del corpo di un uomo in vita. Si esorcizza dopo aver risolto il conflitto che lo tiene ancora legato a questo mondo, tramite riti funebri adeguati, o comunicando appunto col mondo degli spiriti e dell’immateriale tramite una sacerdotessa.

Foto di una Miko, sacerdotessa shintoista

Il ruolo delle sacerdotesse è fondamentale per comunicare con il mondo degli spiriti, siano essi più simili a degli dèi benevoli, o più simili a demoni provenienti dall’abisso degli inferi più bui. Tramite una danza e uno stato di trance particolare, proprio come gli sciamani pellerossa, posso mettersi in contatto e fare da medium, da tramite, tra il mondo dei vivi e quello dei morti, ma anche quello degli spiriti e degli dèi, che nella tradizione shintoista non sono troppo distinti, e tutto è mutevole e imbevuto di sovrannaturale.

Il rito dell’esorcismo anticamente era svolto con la sacerdotessa nella modalità descritta nel Kojiki. Con la diffusione del buddismo nel quale il simbolo per eccellenza di purificazione è l’acqua gli esorcismi vengono eseguiti appunto tramite l’uso di quest’elemento. In ambito meditativo, come per esempio il takigyo, la meditazione è svolta sotto l’acqua incessante e fredda di una cascata. In poche parole, una bella doccia fredda rischiara sempre le idee, e scaccia via anche i demoni più ostinati.

Considerazioni

Questo potrebbe portarci a pensare che un insieme di credenze e di rituali siano un bagaglio culturale e folkloristico che è soltanto interesse esotico di appassionati, un feticcio per gli antropologi, da una parte, e un orgoglio e un amor di patria dall’altra. E’ sensato pensare e considerare che dietro alla facciata dell’insieme di usanze e miti e leggende popolari che vengono conservate per mero senso di tradizione e rispetto per la propria cultura d’appartenenza, per il proprio volk, ci sia dietro appunto uno spirito, un’intuizione, un’essenza, una ricerca di vitalità e di energia.

Le culture panteiste sono in qualche modo considerate arretrate rispetto a una visione del mondo, specie quella occidentale, regolata da un approccio razionalistico che abbiamo ereditato da Cartesio, per il metodo filosofico, e da Galileo, per il metodo scientifico vero e proprio.

Il panteismo è in sostanza vedere il divino in tutte le cose. Lo shintoismo, oltre a un bestiario mitologico vastissimo, rivela una particolare sensibilità e potenza espressiva. Questo tipo di espressività, di comunicazione attraverso la creatività di emozioni e forze che regolano sia la vita umana, sia quella naturale, è un sentire più sottile, intuitivo, e riguarda in qualche modo anche Chainsaw Man.

L’immaginazione di Tatsuki Fujimoto fa la sua buona parte, adattando il concetto di Majin e di possessione demoniaca ereditato dalla sua cultura d’origine alla sua personale creatività, soprattutto dal punto di vista del character design. Dimostra anche molta sensibilità e intuizione quando sottolinea il fatto che i Diavoli si nutrono delle paure delle persone.

E’ un sentire che deriva da una visione della realtà in cui il visibile e l’invisibile si fondono, hanno egual peso. Soprattutto, hanno peso le emozioni delle persone. Il rancore, nella concezione shintoista, è qualcosa che può addirittura impedire al tuo spirito di lasciare questo mondo, sono dunque importanti e hanno una potenza propria i desideri, le passioni.

Non si tratta di una visione religiosa superstiziosa e retrograda, per quanto poi nelle varie declinazioni molte credenze siano il risultato di ignoranza, dovuta a fattori storici, riguardo per esempio molte patologie di cui non si era a conoscenza, soprattutto nel campo delle possessioni demoniache e degli esorcismi, ma questo direi che riguarda anche la cultura cristiana e il mondo occidentale.

Il panteismo e il folklore dello shintoismo giapponese è qualcosa di estremamente intuitivo, che vede energia, personifica spiriti che sono parte fondante dell’animo umano e percepisce ciò che non può essere conosciuto razionalmente, sente la presenza di un dio, guardando un bosco, non vede solo alberi.

Leggi anche: Chainsaw Man 1×02, arrivano i primi tagli?

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