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Tecnologia, guerra e il loro strano rapporto

La guerra è una delle attività più antiche del genere umano e costituisce, assieme alla pace, il modo più antico con cui l’individuo si rapporta con i propri simili. Per questa ragione, il genere umano ha ricercato sempre nuove tecnologie per cercare soggiogare il prossimo, in un’eterna lotta per la supremazia.

Lo scopo di questo articolo è quello di cercare di ricostruire, nel tempo presente, il ruolo della tecnologia nella guerra, con speciale riguardo nei confronti dell’attuale conflitto tra Russia e Ucraina.

La guerra come condizione dell’essere umano

Il termine “guerra”, dal longobardo “werra”, indica un conflitto aperto e dichiarato tra 2 o più gruppi organizzati, come gli Stati, le tribù etniche o i gruppi religiosi.

Secondo il filosofo inglese Thomas Hobbes, la guerra totale rappresenta la condizione dell’uomo nel periodo antecedente alla società; infatti nello Stato di natura l’essere umano può rapportarsi con i propri simili solo attraverso la legge del più forte, determinando quindi una guerra tutti contro tutti.

Sempre secondo il pensatore, l’uomo riesce a raggiungere la pace solo attraverso un contratto sociale con i suoi pari che stabilisce delle regole rispettate da tutti i contraenti: nasce la società. Con la formazione dello Stato di diritto la parola “guerra” assume il significato prima descritto, ossia quello di scontro tra gruppi organizzati.

Per fare una metafora videoludica, passare dallo Stato di natura a quello di diritto è come passare dalla modalità deathmatch classica al deathmatch a squadre.

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Il rapporto tra guerra e tecnologia

A partire dai primi anni 2000, abbiamo assistito ad una progressiva digitalizzazione delle informazioni: grazie allo sviluppo della tecnologia e delle infrastrutture per la trasmissione di dati informatici (da ultimo la fibra ottica), in Italia, così come nel mondo, gran parte delle comunicazioni pubbliche e private avvengono attraverso la rete. Un esempio del passaggio dall’analogico al digitale è costituito dalla PEC (Posta Elettronica Certificata) che permette di inviare comunicazioni via mail aventi effetti legali.

In questo scenario hanno assunto sempre più rilievo i cosiddetti “Big Tech”, ossia l’insieme delle più grandi società tecnologiche, che da sole riescono a gestire la quasi totalità del mercato (ad esempio Meta, Google, Microsoft…).

Ovviamente questa “rivoluzione” digitale ha modificato anche il modo il modo di fare la guerra, la prova più recente si ritrova nella triste vicenda che si sta svolgendo in Ucraina.

meta instagram russia

Il controllo dell’informazione

Una delle prime esigenze che uno Stato deve affrontare quando entra in guerra è quello di riuscire a mantenere la situazione interna stabile, questo perché in caso scoppiassero delle rivolte intestine le forze militari sarebbero indebolite. A tal fine, vengono manipolate le informazioni sia in entrata che in uscita dal Paese con la censura, le fake news o limitando l’interazione della popolazione con la notizia (in pratica uno shadowban). Queste pratiche portano ad una forte polarizzazione delle informazioni, dove chi non si allinea alla narrazione del sistema viene eliminato.

Esattamente in questo schema rientra la decisione di molte Big Tech di limitare l’utilizzo dei social network ai media russi, formalmente presa per prevenire la diffusione di propaganda pro Russia e disinformazione circa l’invasione dell’Ucraina. Ad esempio Google ha bloccato in Europa tutti i canali collegati al Governo russo, più precisamente quelli controllati da RT, un’emittente televisiva internazionale, e da Sputnik, un’agenzia stampa, entrambe legate al Cremlino.

Questa scelta è stata intrapresa anche da TikTok e da Meta, che hanno eliminato in Europa gli account ufficiali delle società sopra menzionate, ma non negli Stati Uniti. Twitter, invece, ha iniziato ad aggiungere avvisi sotto tutti i tweet provenienti da tutti quegli account collegati al Governo russo. Oltre a ciò, tali profili non saranno più indicizzati nel motore di ricerca del social network.

Google-Ucraina

Sul fronte politico, l’Unione Europea ha interdetto sul proprio territorio RT e Sputnik, accusate ufficialmente di diffondere fake news e propaganda pro Russia.

A fronte di questi attacchi Mosca ha risposto oscurando Facebook, Instagram e Twitter sul suolo nazionale perché coinvolte in attività “estremistiche”. In loro sostituzione, la Federazione russa ha aperto Rossgram, una piattaforma social creata ad hoc per combattere questa guerra mediatica.

Da questa recente esperienza abbiamo capito che la polarizzazione delle notizie può avvenire solo con mezzi di trasmissione proprietari, non ci si può affidare a enti fuori della propria area di influenza. Inoltre, l’attuale campo di battaglia non è più il mondo reale, ma il web; da ciò consegue che solo le grandi potenze mondiali possono opporsi efficacemente alla narrazione delle Big Tech, le quali hanno il monopolio dell’informazione (per lo meno in occidente).

Da ultimo, uno Stato che impone o che permette la censura per controllare l’opinione pubblica può definirsi davvero democratico?

Guerra russia Rossgram

L’importanza strategica di internet

Continuando il discorso iniziato prima sulla digitalizzazione dei dati, è cosa oramai certa che ciò abbia influenzato anche il campo militare, anzi è molto probabile che questa tecnologia si sia originata prima qui (come spesso accade), per poi estendersi anche all’ambito civile.

Le comunicazioni digitali infatti presentano molti vantaggi rispetto a quelle tradizionali: sono istantanee, possono escludere con facilità le persone non interessate e possono raggiungere il destinatario potenzialmente in ogni angolo della Terra. È necessario però ricordare che anche questo mezzo di trasmissione ha dei limiti, ad esempio la necessità di una serrata infrastruttura o la complessità dei sistemi di sicurezza a protezione del messaggio inviato.

Ciò premesso, si può capire la ragione per cui la Russia si è tanto preoccupata di distruggere la rete internet ucraina. Così facendo, l’invasore ha raggiunto un duplice scopo, ossia ostacolare le comunicazioni militari e di conseguenza minare l’efficacia dell’esercito rivale e quelle civili al fine di fiaccare lo spirito nazionale ucraino ed evitare fughe di informazioni.

In tutta risposta i tecnici ucraini stanno tentando disperatamente di ripristinare il collegamento internet nelle zone di guerra. Oltretutto il patron di Tesla, Elon Musk, ha messo a disposizione dell’Ucraina la rete di satelliti Starlink.

Starlink Elon Musk Aerei di linea

Il finanziamento della guerra e le criptovalute

La guerra per sua stessa natura è molto costosa. Accanto all’aumento delle spese di armamento e di addestramento, il conflitto determina la trasformazione dell’economia, che da questo momento produrrà più beni di guerra rispetto ai beni di consumo, impoverendo così la società e lo Stato. Per fronteggiare questo periodo di ristrettezze, il Paese ha bisogno di una forte iniezione di liquidità e a tal fine costituisce meccanismi di prestito del danaro (le famose obbligazioni di guerra). Tali prestiti saranno successivamente restituiti al cittadino a guerra conclusa.

Nell’attuale conflitto tra Russia e Ucraina, quest’ultima ha lanciato una campagna di raccolta fondi in criptovaluta, ossia in “moneta digitale”. Questa mossa ha avuto un successo inatteso: in poco tempo Kiev è riuscita a raccogliere 13 milioni di dollari di donazioni in Bitcoin e altre criptovalute. Questi soldi, a detta del Ministro ucraino della Trasformazione Digitale Mykhailo Fedorov, serviranno “per distruggere quanti più soldati russi possibile”.

A fronte di questi esempi, possiamo dedurre che, adesso come adesso, non è tanto la tecnologia ad adattarsi alla guerra, quanto la guerra ad adattarsi alla tecnologia. Il rapporto si inverte. Più precisamente possiamo affermare che il ciò accade nel momento in cui una tecnologia nasce come civile o lo diventa.

Fonti: Voanews

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