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Josée, la Tigre e i Pesci | La nostra Recensione

Questa settimana sono tornati gli anime al cinema grazie ad Anime Factory e Koch media, che hanno portato nei cinema come evento speciale l’atteso film Josée, la tigre e i pesci, tratto dall’omonima storia breve della scrittrice Seiko Tanabe.

Storia e personaggi: tra metafore e emozioni

Il film segue Tsuneo, un laureando in biologia marina che passa le sue giornate tra il lavoro e lo studio per racimolare abbastanza soldi da poter studiare in Messico, e Josée (vero nome Kumiko), una ragazza costretta sulla sedia a rotelle fin da piccola che vive nel suo mondo fatto di hobby, libri e disegno. Una sera, al rientro dal lavoro, il ragazzo salva fortuitamente Josée, che in seguito ad una spinta aveva perso il controllo della sua sedia.

In seguito il ragazzo accompagna la ragazza e sua nonna a casa, e proprio quest’ultima decide di affidargli un lavoro: quello di venire tutti i giorni a passare del tempo con Josée e di ascoltare le sue richieste, con il solo divieto di non uscire senza permesso.

Josée

La storia di Josée e Tsuneo non è solo una storia d’amore che si sviluppa tra due persone che inizialmente non vanno d’accordo, ma è anche una storia di crescita e, in un certo senso, di scontro con la realtà. In questo senso si vedono da subito le differenze tra i due protagonisti: Tsuneo è molto maturo e adulto, sa quello che vuole ed è disposto anche a sovraccaricarsi di fatica pur di raggiungere il suo obiettivo, senza concedersi alcun tempo libero. Josée d’altro canto è ancora immatura – tanto che viene anche definita una “bambina viziata” per più volte nel film – ma la sua immaturità è giustificata dal modo in cui vive.

Josée infatti non può andare dove vuole, perché purtroppo le sue gambe non funzionano, e può uscire solo quando sua nonna vuole portarla a fare una passeggiata. Quest’ultima, però, vuole proteggere la nipote dalle “tigri”, ossia le persone senza alcuna disabilità che potrebbero discriminarla e le sue stesse paure. La metafora delle tigri e dei pesci viene gestita benissimo dalla sceneggiatura. Per la prima ci sono anche scene dove effettivamente ci vengono mostrate persone che guardano Josée con occhi di disprezzo per la sua condizione o che calpestano letteralmente i suoi sogni.

Non tutte le persone del mondo, però, sono tigri. Ed è proprio Tsuneo a far capire questo alla ragazza. Nonostante il rapporto tra i due all’inizio non sia proprio dei migliori, il ragazzo non guarda mai la ragazza con disprezzo o con discriminazione per il fatto che sia disabile. Anzi, le tende più volte la mano e l’aiuta, anche quando non c’è alcuna richiesta specifica da parte della ragazza.

Josée

La metafora dei pesci invece si può vedere anche dal fatto che la protagonista si identifichi in una sirena. In quel senso con la pinna da pesce, al posto delle sue gambe, sarebbe in grado di essere libera di andare dove desidera.

La prima parte del film infatti riesce a rendere bene l’evoluzione del loro rapporto, e ci fa capire come entrambi stiano diventando forse anche parti dell’altra persona. Nella seconda parte il film arriva a toccare alcune punte di drama che non mancano quasi mai in queste opere romantiche. Chi non è amante di svolte drammatiche all’interno di queste storie potrebbe non amare questa parte, anche se porta ad un fantastico atto finale in grado di soddisfare appieno il cuore dello spettatore.

Oltre i due protagonisti, però, il cast secondario non ha chissà quale sviluppo. Mai, ad esempio, adempie banalmente al suo ruolo da “plot device” all’interno della storia, nonostante non stoni con il resto del cast, mentre Hayato e Kana sono buoni personaggi di supporto; il primo caratterizzato anche in maniera molto simpatica e quasi caciarona, ma in grado di mostrare anche parti serie a seconda della situazione. La nonna è invece il personaggio secondario più interessante, e il film ci farà capire anche il perché si comporta in certi modi senza che venga detto esplicitamente in qualche dialogo. Sempre la nonna, poi, ci regala probabilmente una delle scene più divertenti della storia.

Piacere per gli occhi e le orecchie

A livello visivo il film è un vero piacere per gli occhi, grazie ai suoi colori e all’adorabile design dei personaggi curato da Nao Enomoto e Haruko Iizuka. Tra le scene migliori dal punto di vista visivo ci sono sicuramente quelle della lampada (presente anche nei trailer) e quella onirica di inizio film. Anche a livello sonoro c’è molto da apprezzare, grazie al doppiaggio nostrano e alla colonna sonora, soprattutto le due canzoni cantate da Eve.

Josée

Per quanto riguarda il doppiaggio italiano ci troviamo di fronte ad un ottimo lavoro. La perfomance di Mosé Singh (che probabilmente conoscerete per Zenitsu di Demon Slayer) e Luna Iansante su i protagonisti è stata davvero stupefacente. Ovviamente meritano un plauso anche Davide Perino, Margherita De Risi, GIulia Tarquini e Doriana Chierici, che nel film hanno dato voce a Hayato, Mai, Kana e la nonna. Perino ci ha regalato una performance davvero allegra, ed era da tanto che non lo si sentiva su un personaggio del genere in un anime. Tarquini ha invece trasmesso perfettamente la dolcezza del suo personaggio con quasi ogni sua battuta, e De Risi ha saputo rendere le emozioni di Mai.

Conclusioni

In conclusione Josée, la Tigre e i Pesci è un ottimo film romantico e d’introspezione, che nonostante alcuni cliché e alcuni elementi classici di questo tipo di storie è capace di conquistare lo spettatore e di incitarlo a farne una seconda visione. Davvero un ottimo modo di tornare al cinema a godersi della grande animazione giapponese su grande schermo dopo così tanto tempo.

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Yoel Carlos Schincaglia

Yoel Carlos Schincaglia

Nato il 14 febbraio 1997 a Bentivoglio, in provincia di Bologna. Grande appassionato principalmente di anime, poi anche di videogiochi e manga. Credo nella canzone che ho nel cuore!

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