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Folklords | La nostra recensione senza spoiler

Folklords, come perdersi all’interno di un percorso che conosciamo a memoria

Ci sono storie che conosciamo a memoria, sono quelle con le quali siamo cresciuti, quelle che non ci stanchiamo mai di riascoltare, ancora, ancora e ancora. Sono storie senza tempo, capaci di tenerci con il fiato sospeso ogni volta, sempre nello stesso punto, sempre con la stessa paura; quelle che ogni volta ci fanno domandare “Riuscirà il nostro eroe nell’impresa?”, sempre con quella paura che per una ragione o per l’altra i lieto fine non arrivi, che l’eroe perda e che il male vinca.

Ci lasciamo sorprendere sempre, mentre giochiamo a terminare le frasi del narratore, a volte quasi sostituendoci a lui.

E poi ci sono storie che riescono a fare lo stesso, senza che tu le abbia mai ascoltate, o lette. Folklords è una di queste.

Nata dalla penna di Matt Kindt (Grass Kings, BRZKR) e dalla “matita” di Matt Smith (Hellboy & The BPRD: Long Night at Goloski Station), Folklords, è la nuova opera di Boom! Studios che vuole ribaltare gli stereotipi del genere fantasy, ed è edita in Italia grazie a Edizioni BD.

La storia che non conosciamo

Esistono storie che non conosciamo, ma che hanno il potere di agganciarsi strette ad un sentimento di falsa nostalgia, tanto forte da convincerci di averle già ascoltate.

“Conosci già questa storia, sai già come andrà a finire.”

Una sensazione, un pensiero che ti accompagnerà per tutta la lettura del volume; una frase che possiamo leggere tra le righe di quest’opera, didascalia dopo didascalia. Una sensazione che però di volta in volta verrà tradita a ogni cambio di pagina.

Leggere Folklords è un po’ come tornare bambini, con però quella consapevolezza propria dell’essere adulti, ovvero che dietro ad ogni storia, il più delle volte, si cela in realtà un mostro ben più feroce di quello che ci viene descritto come antagonista principale. Quella stessa consapevolezza che il lieto fine spesso non è che una menzogna, narrata ai bambini che con occhi e orecchie attenti potrebbero vedere il loro sogni sereni turbati.

Quando ogni storia ci sembra già nota, trovare qualcosa che ci sorprenda può essere un’impresa quasi impossibile, quasi al pari di imbarcarsi in una cerca degna dei nostri eroi preferiti; eppure sarà proprio il fuoco dell’incertezza che ci guiderà e spingerà a voltare pagina, un fuoco che sarà alimentato da un continuo ripetersi: “so come andrà a finire… o forse no?

“Chi si cela dietro l’una o l’altra maschera? Chi sono i cattivi e chi i buoni? Ma i buoni sono davvero buoni?”

Desiderare davvero di capire chi ha lanciato un sortilegio e come questo possa essere sciolto; la serena convinzione che Amor Vincit Omnia vacilla, assieme alla certezza che un bacio possa spezzare qualsiasi maledizione, e che se un bacio fallisce allora forse non si tratta più di una favola.

Da bambini ci siamo fatti trascinare nel mondo delle favole, al punto spesso di non volerne più uscire.
Desideriamo luoghi immaginari, bramiamo mondi che non esistono. Ci illudiamo di appartenere a realtà che non sono nostre per il solo fatto di sentirci costantemente fuori posto, nel nostro tempo o nel nostro spazio.

Cerchiamo l’ignoto trascinati non dal desiderio di scoperta, ma spinti da quello di fuggire.

Servirsi di uno schema, rompendolo

In Folklords c’è un desiderio evidente di ribaltare schemi precostruiti senza però volerli distruggere; questi schemi narrativi servono per specchiare e deformare una storia altrimenti già sentita.

L’incipit ne è un chiaro esempio. La storia comincia con il più classico dei classici “C’era una volta”. In alto a sinistra, scritto su di una pergamena, ma cancellato.
Non c’era una volta come tutte le altre, ma solo questa.
Questa è la volta di Ansel, e questa storia appartiene soltanto a lui, forse.
A che mondo appartieni davvero quando quello dove vivi ti sta stretto come il nodo di una cravatta?
Ad Ansel la cravatta invece sembra andare comoda, e giacca e camicia gli cadono a pennello, a stonare con il suo modo di essere è tutto il resto che lo circonda.

Ansel si veste in maniera eccentrica per il luogo dov’è cresciuto, sogna cose che non esistono nel suo mondo e parla di strumenti che ha visto solo nei suoi sogni; La curiosità è la sua maledizione.
Con i suoi coetanei, così diversi da lui, si ritrova alla vigilia della cerimonia che segnerà per loro l’inizio del passaggi verso l’età adulta. Ai neo diciottenni viene chiesto di scegliere la propria cerca. Una missione che una volta completata permetterà loro di fare definitivamente parte della comunità che li ha cresciuti.
Ma cosa succede si il nostro protagonista sceglie come propria cerca l’unica che la comunità da sempre rinnega?

Ciò che non conosciamo

Avevamo già parlato della trama quando questo titolo era stato annunciato (la trovate qui) e ora che l’abbiamo letta possiamo confermare quanto era stato promesso.


Folklords ribalta gli schemi di un genere. La storia scorre veloce proprio come in una favola, i protagonisti non si soffermano troppo su quanto gli accade, hanno poco tempo per rimuginare sulle proprie azioni, perché il tempo non è loro amico, e noi come spettatori desideriamo poterli guidare; desideriamo poter gridare loro consigli, eppure come lettori restiamo inermi davanti al susseguirsi degli eventi. Siamo lettori che anche se interpellati non possono fare altro che restare in silenzio, con una tacita speranza che questa sia davvero una favola di quelle che sentivamo da bambini, una di quelle che “finisce bene“, ma consapevoli che spesso la versione vera, quella che conoscono gli adulti come noi, non contempla nessun lieto fine.

Specifiche tecniche

Titolo: Folklords
Storia: Matt Kindt
Disegni: Matt Smith
Colori: Chris O’Halloran
Copertina flessibile
Pagine – 128
Prezzo – € 15,00
Data di uscita: 26 maggio 2021
Preorder disponibili: Edizioni BD | Amazon

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Chiara Porru

Chiara Porru

Eterna nostalgica degli anni ‘90, cresciuta immaginando un futuro lontano forse 1000 anni e che probabilmente non vedrò mai se non grazie ad anime, film e videogiochi. Qui su DrCommodore scrivo di anime e manga, dando finalmente voce a quella parte di me cresciuta leggendo Kappa Magazine e guardando anime su MTV.

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