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36 Stati USA attaccano Google per monopolio del Play Store

Il Play Store di Google è sotto accusa di monopolio da parte di 36 Stati federali statunitensi

Non è un bel periodo per Google. Dopo la multa dell’Antitrust per 100 milioni di euro e l’indagine del Governo giapponese (che non ha ancora portato ad un esito definitivo), l’azienda di Mountain View deve ora fare i conti in casa.

L’attacco questa volta non arriva da un Paese estero, ma dall’interno con ben 36 Stati americani più il distretto della capitale, Washington DC, pronti a portare il colosso digitale in tribunale.

Il motivo? Secondo gli accusatori, il Play Store avrebbe un vero e proprio monopolio nel mercato delle applicazioni Android e questo renderebbe l’ecosistema sempre più chiuso. Emblematiche sono le parole del procuratore di New York, che ha dichiarato:

Google ha agito come il guardiano di Internet per molti anni, ma, più recentemente, è diventato anche il guardiano dei nostri dispositivi digitali – con il risultato che tutti noi paghiamo di più per il software che usiamo ogni giorno.

Viene attaccata anche la commissione che il gigante di Internet impone agli sviluppatori che pubblicano applicazioni all’interno del Play Store, nonostante qualche mese fa Google avesse deciso di abbassare la propria percentuale di guadagno dal 30% al 15% per tutti i developers che guadagnano meno di $1 milione l’anno.

Approvano la citazione in giudizio di Google varie compagnie digitali come Epic Games, che ricordiamo avere avuto in passato dei conflitti con l’azienda di Mountain View.

play store tribunale corpo 2

La risposta di Google

Google non ha atteso molto per difendersi dagli attacchi, pubblicando sul suo blog nella persona di Wilson White, direttore delle Politiche Pubbliche, una serie di controffensive alle accuse mosse dagli Stati americani.

Le più importanti sottolineano come il gigante informatico abbia da sempre permesso il sideload su Android, evidenziando che altri sistemi concorrenti (non è nominato esplicitamente ma è chiaro il riferimento a iOS) siano più chiusi nei confronti delle app e degli store di terze parti.

Wilson ha dichiarato infatti:

“Abbiamo anche creato un app store, Google Play, che aiuta le persone a scaricare app sui propri dispositivi. Se non trovi l’app che stai cercando in Google Play, puoi scegliere di scaricare l’app da un app store rivale o direttamente dal sito web di uno sviluppatore. Non imponiamo le stesse restrizioni degli altri sistemi operativi mobili.

Quindi è strano che un gruppo di procuratori generali dello Stato abbia scelto di intentare una causa attaccando un sistema che offre maggiore apertura e scelta rispetto ad altri. Questa denuncia imita una causa altrettanto infondata intentata dal grande sviluppatore di app Epic Games, che ha beneficiato dell’apertura di Android distribuendo la sua app Fortnite al di fuori di Google Play”.

play store tribunale corpo 3

White inoltre ribadisce con forza la libertà di scelta permessa da Android:

“Questo reclamo sostiene che i consumatori e gli sviluppatori non abbiano altra scelta che utilizzare Google Play. Ma non è corretto.

La scelta è sempre stata un principio fondamentale di Android. I produttori di dispositivi e gli operatori possono precaricare gli app store concorrenti insieme a Google Play sui loro dispositivi.

In effetti, la maggior parte dei dispositivi Android viene fornita con due o più app store precaricati. E i dispositivi Android più diffusi come il tablet Amazon Fire sono precaricati con un app store competitivo e nessun Google Play Store”.

Fonti: dday.it, Android Authority, Google Blog.

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