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Fate/Zero e Kariya Matou: il Master più miserabile?

Gen Orobuchi odia i suoi personaggi. Li odia profondamente, al punto da pensare a qualsiasi colpo di scena, dramma o tragedia per farli soffrire. E, ovviamente, per far soffrire anche noi poveri spettatori, ignari di ciò che di lì a poche puntate accadrà loro.

Fate/Zero è una delle più grandi conferme in tal senso: nominatemi un personaggio che non abbia una backstory tragica o drammatica — qualche trauma prima, durante o dopo la Quarta Guerra per il Graal. Già, non ce ne sono, ma è anche per questo che infondo vogliamo bene ad Urobuchi, perché riesce sempre a stupirci, perché dipinge talmente bene la sofferenza interiore dei propri personaggi che riesce a farcela vivere, a farcela sentire sulla nostra pelle e lasciarci a bocca aperta.

Se dovessi però nominare un personaggio che lotta perennemente invano, che non ottiene mai ciò che vuole e che soffre più di tutto per poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano… direi sicuramente Matou Kariya.

Kariya è uno dei personaggi più sottovalutati di Fate/Zero ma anche uno di quelli che soffrono di più, che sacrificano se stessi senza mai ottenere nulla di ciò che sperano.

La fuga dai Matou

La storia di Kariya inizia in una famiglia già di per sé maledetta: i Matou, ex Makiri, una delle Tre Famiglie Fondatrici del rituale per l’evocazione del Graal.

Kariya è il secondogenito della famiglia, tuttavia è chiaro sin da subito agli occhi del nonno che sia lui, e non suo fratello maggiore Byakuya, ad avere più talento per la magia. Il ragazzo, però, non ha mai avuto il minimo interesse per le arti magiche o gli affari del nonno, né tantomeno gli interessava portare avanti il lignaggio dei Matou.

Zouken d’altra parte convenne che, nonostante il talento e i buoni circuiti magici di Kariya, il gioco non valeva la candela. Ci sarebbe voluto troppo per spezzare l’enorme forza di volontà di Kariya, per distruggere il suo animo libero e ribelle per natura, così lo lasciò andare, sperando che da Byakuya un giorno nascesse un erede degno per il casato dei Matou.

 Quel giorno, purtroppo, non arrivò mai. Byakuya ebbe Shinji come figlio, un ragazzo privo di qualsiasi circuito magico e totalmente incapace di imparare qualsiasi incantesimo, anche il più semplice.

Kariya nel frattempo aveva già lasciato i Matou e si dedicò per una piccola parte della propria vita a lavorare come giornalista freelancer per guadagnarsi da vivere. Tornava a Fuyuki occasionalmente, ma stava sempre attento a non avvicinarsi alla villa dei Matou.

Questa libertà tanto agognata finalmente conquistata da Kariya non durò però a lungo: un giorno, tornato a visitare Aoi Tohsaka e le sue figlie, apprende che Sakura è stata adottata proprio da suo nonno e che sarà lei l’erede della famiglia Matou.

È proprio qui che iniziano il tormento di Kariya e la sua lenta discesa nella disperazione più cupa.

La ricerca della libertà

Una delle caratteristiche di Kariya che subito sono chiare allo spettatore di Fate/Zero è il disperato ed agonistico sforzo che fa per conquistare e mantenere la propria libertà.

A Kariya non importa niente della famiglia, del nome o della società magica. Tutto ciò che vuole è vivere libero, potere decidere per se stesso senza che Zouken interferisca, senza che Zouken programmi la sua vita nei minimi dettagli per realizzare i suoi egoistici propositi.

Kariya è uno spirito libero, un amante dei viaggi, della fotografia, della scrittura. È proprio per questo che la trasformazione che gli vediamo fare e che lui stesso si impone è così dolorosa: perché risulta a noi (e a lui stesso) come una violenza.

È una violenza che lui stesso impone al proprio io tradendo il suo animo e rinunciando alla libertà che era riuscito a conquistarsi dopo tanti sforzi. Kariya non è felice e non lo sarà mai, lo sa benissimo. Ciononostante decide di agire per il bene di Sakura, per poterla vedere ancora sorridere assieme alla sua amata Aoi, alla sorella Sakura.

Alla base di questo atteggiamento non c’è solo l’affetto che prova nei confronti di Sakura, Rin e Aoi, ma anche i sensi di colpa per avere lasciato che Aoi sposasse Tokiomi Tohsaka, per non averla fermata quel giorno di otto anni prima.

La guerra per il Graal come forma di redenzione

La sola persona per la quale Kariya metterebbe da parte se stesso è Aoi. Amica di infanzia e ragazza del quale è sempre stato innamorato, farebbe letteralmente qualsiasi cosa per lei, persino rinunciare alla propria felicità.

È esattamente ciò che fa, dal suo punto di vista, quando accetta che Aoi sposi Tokiomi Tohsaka senza opporsi, nonostante fosse convinto che lui non sarebbe mai riuscito a renderla felice. Ed è proprio questo, a posteriori, il più grande rimpianto di Kariya: non avere fermato Aoi.

“Le sue parole non sarebbero dovute essere “ti sta bene?” ma piuttosto “non devi farlo”. Otto anni fa, se lui avesse fermato Aoi il futuro sarebbe stato differente. Se lei non si fosse legata a Tohsaka Tokiomi quel giorno si sarebbe salvata dal fato maledetto dei maghi e avrebbe potuto condurre una vita normale.”

Kariya si incolpa di non avere salvato Aoi da quel destino e, di conseguenza, si ritiene responsabile per avere legato il fato di Sakura a quello dei Matou, condannandola di fatto ad una vita di costrizioni e sofferenze sotto la guida di Zouken. Proprio per questo decide di partecipare alla Guerra per il Graal.

Non gli importa nulla di partecipare come mago dei Matou, né di Zouken, né del Graal, del resto sa bene che potrebbe essere morto prima ancora di mettere le mani sull’oggetto. Tutto ciò che Kariya desidera è non ripetere due volte lo stesso errore.

“Kariya non riusciva a perdonarsi per avere ripetuto lo stesso errore. Come punizione, sarebbe tornato nel posto che pensava di essersi lasciato alle spalle, nel mondo al quale una volta aveva voltato le spalle, verso il fato dal quale sembrava riuscito a scappare. Tuttavia adesso pensava di poterlo contrastare, per il bene dell’unica donna al mondo che non voleva veder soffrire.”

Kariya e Tokiomi

Kariya e Tokiomi sono come due poli opposti destinati a scontrarsi inevitabilmente.

Kariya rappresenta l’umanità, l’individuo che combatte solo per proteggere qualcosa. Tokiomi, invece, è uno degli esempi di mago più esemplari che abbiamo in tutto il Nasuverse. I suoi ideali, le sue maniere, il suo modo di comportarsi e di parlare: tutto di lui ci spinge ad identificarlo come un mago con la M maiuscola. Ed è proprio per questo che Kariya non riesce ad accettare che Aoi possa essere felice con un uomo del genere.

Tokiomi rappresenta quel tipo di mago che antepone il benessere della famiglia e del lignaggio a quello delle singole persone, l’essere maghi all’essere umani, talmente tanto da sembrare privo di morale e, agli occhi di Kariya, fin troppo simile a Zouken nel modo in cui abbandona Sakura.

Lo considera un mostro amorale, spietato e privo di qualsiasi riguardo verso il prossimo e verso la figlia e questo lo spinge a odiarlo, a cancellare qualsiasi sentimento di affetto o di rispetto potesse provare nei suoi confronti e a desiderare solo ed esclusivamente di eliminarlo.

Che Tokiomi sia davvero la persona che crede Kariya o no, non è l’oggetto di questo approfondimento, ma ne parleremo sicuramente in futuro perché il capo dei Tohsaka è un personaggio affascinante tanto quanto Kariya da analizzare. 

Col proseguire della guerra Kariya diverrà talmente accecato dall’odio che prova per Tokiomi, disperato nella consapevolezza del fatto che potrebbe non vivere abbastanza per salvare Sakura, che dimentica persino la persona che più di tutte soffrirebbe se lui dovesse riuscire ad uccidere Tokiomi: sua moglie Aoi.

La stessa persona che Kariya si era ripromesso di non fare mai soffrire.

Aoi: salvezza o dannazione?

Stephen King una volta scrisse che salvezza e dannazione sono la stessa cosa. E, se ci pensiamo, non c’è modo migliore per descrivere Kariya.

Un uomo distrutto dai suoi stessi desideri, schiacciato dall’amore che provava e dalla sofferenza del rifiuto subito. Kariya crolla, si dispera e perde tutto quando sente venire a mancare l’approvazione dell’unica persona di cui gli importava qualcosa nel mondo: Aoi, che per tutta la vita era stata la sua salvezza, alla fine di Fate/Zero diventa la sua dannazione.

Io ho fatto tutto questo per te, le dice disperato Kariya; se anche lei dovesse rifiutarlo non gli rimarrebbe più niente nel mondo. È proprio per questo che Kariya la soffoca per farla tacere, per impedirle di dire quelle parole di rifiuto che lo spezzerebbero definitivamente, mandando in fumo tutto ciò per cui ha lottato e sofferto:

“Non la conosco. Non la conosco. La sua faccia era proprio come quella di Aoi, la sua voce identica alla sua; ma perché questa donna gli stava urlando contro parole così fredde e colme d’odio? Kariya avrebbe dovuto proteggerla, avrebbe dovuto garantire un futuro a lei e sua figlia, eppure… Perché adesso era a lui che veniva data la colpa? Chi diavolo era quella donna?!”

Come in trans, Kariya se ne rende conto solo quando il volto di Aoi inizia a diventare sempre più pallido ed è proprio lì che capisce.

Ho perso tutto, pensa, mentre lascia la chiesa di Fuyuki senza più né un obbiettivo né la voglia di andare avanti. Non gli è rimasto più niente: solo il dolore di vivere e il suo tormento.

Per salvare Sakura dalla pioggia incessante

La storia di Kariya inizia e termina in tragedia. Non c’è nessuna gioia, nessuna speranza né ricompensa. Scappa, fallisce e muore nella disperazione e nel rifiuto più assoluti, dopo avere perso qualsiasi cosa avesse mai amato e alla fine cade nella follia e nella disperazione.

Eppure, nonostante ciò, le sue intenzioni erano buone e il suo desiderio era tra i più nobili: la felicità di una povera bambina innocente, ingiustamente sacrificata alle ambizioni di un vecchio.

Non c’è quindi modo migliore per terminare questo approfondimento se non citando gli ultimi pensieri che Kariya rivolge alla piccola figura di Sakura:

“Non gli importava più nulla di se stesso, la sua vita era già stata interamente dedicata ad Aoi e a Sakura. Forse era già troppo tardi, ma Kariya non aveva rimpianti. […] L’unica cosa che lo preoccupava era Sakura. Se Kariya avesse vinto il Graal e restituito Sakura a sua madre la bambina, isolata nella sua disperazione, sarebbe riuscita un giorno a rompere la sua armatura e aprirsi al mondo esterno? Quelle ferite sarebbero rimaste con lei per tutta la vita, ma Kariya sperava potessero rimarginarsi, col tempo… Sperava che il suo cuore non fosse già stato mortalmente colpito da tutti i tormenti; poteva solo pregare. Colui che avrebbe guarito le ferite nel cuore di Sakura non era Kariya. A lui era rimasto fin troppo poco da vivere: non poteva occuparsene. Quello era un lavoro per qualcuno che possedeva un futuro.”

Kariya trascorre i suoi ultimi giorni combattendo e pregando che, un giorno, qualcuno sarebbe riuscito a guarire le ferite nel cuore di Sakura.

A realizzare il sogno di Kariya, a occuparsi di Sakura rendendola finalmente felice sarà un paladino della giustizia disposto a tutto pur di prenderle la mano e portarla verso il sole

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Daniela Reina

Daniela Reina

Studentessa, nel tempo libero viaggia attraverso tempo, spazio e mondi di fantasia in compagnia di qualche buona lettura o serie. Il suo manga preferito è Berserk, l'anime Neon Genesis Evangelion.

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