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Anime & Manga Approfondimento

Emiya Shirou: cosa significa essere un eroe – Heaven’s Feel

È passato qualche mese dall’uscita nei cinema di Fate/Stay Night Heaven’s Feel II: Lost Butterfly, e finalmente, finalmente posso dedicarmi a un personaggio sul quale volevo scrivere da tempo e completare un percorso che avevo iniziato poche settimane fa, con un altro articolo.
Finalmente posso analizzare uno dei personaggi con l’evoluzione più complessa di Stay Night, che lascia spiazzato lo spettatore proprio a causa del radicale cambiamento rispetto alle altre route, e riesce a coinvolge nel suo mettere in dubbio la propria determinazione e i propri ideali.
Oggi parleremo di Shirou Emiya in Heaven’s Feel.

“È successo tutto dieci anni fa. Da allora, ho continuato a inseguire la mia responsabilità come sopravvissuto all’incendio. Non me ne sono dimenticato, io sono sopravvissuto.
Ho giurato che non avrei permesso che una cosa simile accadesse di nuovo. Ho giurato a me stesso che sarei diventato un eroe come Kiritsugu. I giorni di Shirou Emiya sono stati dedicati a quell’unico scopo. […] Lo so molto bene, ma…”
“Hai intenzione di tradire tutto quello che sei stato? Hai accettato te stesso perché salvi gli innocenti, perché salvi coloro che chiedono aiuto. Ma se hai intenzione di voltare le spalle a tutto questo solo per una ragazza… Shirou Emiya sarà giudicato e condannato da se stesso.”

Premessa: l’articolo non conterrà grossi spoiler degli eventi che non sono ancora stati adattati. Qui si parla del contenuto dei due film usciti, che amplierò con riferimenti alle medesime parti prese dalla novel. Niente di troppo diretto se avete visto i film, tranquilli.

Poco tempo fa ho pubblicato un articolo nel quale cercavo di analizzare il personaggio in Fate e Unlimited Blade Works, evidenziando cosa per lui significasse essere un eroe, dove e cosa fosse la giustizia e come diventare un paladino della giustizia. Se non avete letto l’articolo potete recuperarlo qui.

Sì, ho scelto di unire le prime due route e lasciare Heaven’s Feel da parte. In Heaven’s Feel, come vedremo, Shirou ha un’evoluzione molto più travagliata, e il personaggio prende una piega del tutto differente. Fate e Unlimited Blade Works, invece, mostrano uno Shirou che nonostante i tormenti e i dubbi non abbandona mai completamente il proprio ideale, ma continua ad inseguirlo fino alla fine, per riaffermarlo con più determinazione.

Per questo ho scelto di unirle: a mio parere, sono molto più affini rispetto a Heaven’s Feel.

Qui la differenza è lampante. Shirou in Heaven’s Feel abbandona i propri ideali, il proprio sogno, e decide che proteggerà una sola persona. Decide di diventare il supereroe non di molti, ma di una: la ragazza che ama.

Questo Shirou è da molti considerato il migliore. Al di là dei gusti personali, in Heaven’s Feel il personaggio è sicuramente più pragmatico e realistico. Diciamolo, è più credibile che un adolescente decida di abbandonare degli ideali utopistici e proteggere solo le persone importanti per lui, senza sacrificarsi e vivere una vita fatta di sofferenza per persone che neppure conosce.

È proprio questo che rende il personaggio molto più pragmatico che nelle altre route. Piuttosto che salvare dei perfetti estranei, sacrificandosi e rischiando di lasciarsi usare (come spesso lo accusa Shinji), Shirou sceglie di protendersi solo verso ciò che si trova di fronte a lui, di proteggere solo ciò che le sue mani riescono ad afferrare.

La scelta è una costante nelle tre route, sebbene cambi il contenuto di tale scelta. In qualsiasi percorso il protagonista sarà sempre costretto a prendere decisioni difficili, apparentemente impossibili, che lo costringeranno a mettere in discussione se stesso e tutto ciò in cui ha creduto per dieci anni.

Egli infatti si rende conto del fatto che è impossibile proteggere tutti, vedere l’umanità come un “unico” e cercare di salvarla interamente. E, del resto, capisce che non gli importa davvero.

Se deve sacrificare la persona che ama per salvare degli sconosciuti allora è disposto a mettere da parte tutti per Sakura, per fare in modo che lei sia al sicuro.

Un paladino della giustizia, in questo contesto, non è colui che si impegna per salvare chiunque, né il maggior numero di persone possibile abbandonando la minoranza: è colui che sceglie di mettere da parte il resto del mondo e concentrarsi esclusivamente sul benessere della persona che è la più importante per lui.

Non c’è niente di importante nel desiderare di proteggere la ragazza che si ama, no? È ciò che Illya dice a Shirou in una scena, e che lo aiuterà a realizzare qual è il suo vero desiderio: proteggere Sakura. Di darle una casa, un posto sicuro, un riparo dalla pioggia, anche se per quell’amore non dovesse esserci salvezza.

Il termine ideale del cammino del padre

Heaven’s Feel può anche essere visto come il “completamento” del percorso di Shirou e Kiritsugu. E il ragazzo diventa il vero erede spirituale del padre.

Kiritsugu, alla fine di Fate/Zero, aveva accettato di sacrificare sua moglie e sua figlia per salvare la maggioranza. Il ragazzo qui fa un passo avanti, accettando anche di essere considerato una minaccia, di abbandonare quella “maggioranza” che il padre aveva cercato di proteggere, per pensare al bene della ragazza che ama. Laddove Kerry era rimasto bloccato, imprigionato in una prigione che lui stesso si era costruito, Shirou riesce a fare un passo in più, superandolo.

E, allo stesso tempo, questa risoluzione segna un profondo distacco rispetto a quello che era stato il percorso del personaggio nelle due route precedenti.

In queste il protagonista non arriva mai al punto di rottura col proprio ideale, continuando a sostenerlo fermamente anche di fronte alle sue palesi contraddizioni. Non gli importava, perché dopotutto “questo sogno non potrebbe mai essere sbagliato”. In Heaven’s Feel Shirou accetta la propria perdizione, accetta che non arriverà mai alla redenzione che cercava nel suo continuo tentativo di salvare chiunque e si fa carico della propria condanna.

Sta gettando via se stesso, assieme a tutto ciò in cui aveva creduto fino a quel momento, eppure nel fragile corpo di Sakura che Shirou non può fare altro che stringere a sé, nel suo sorriso, il ragazzo trova la risoluzione per andare avanti nonostante sappia di avere tradito se stesso: il suo destino è stato deciso nel momento in cui l’ha abbracciata sotto la pioggia.

Un supereroe egoista, quindi, e ne è perfettamente consapevole.

Anche se lei dovesse diventare una cattiva persona, anche se non avesse più un posto nel quale tornare, lui la perdonerà e la proteggerà sempre. Sarà sempre disposto a stringerla sotto la pioggia, prenderle la mano e guidarla verso il sole. Tutto per diventare il suo supereroe.

Io continuerò a perdonarla al suo posto, anche se nessuno la perdonasse. […] Le mie braccia sono terribilmente inaffidabili. Non riesco a stringerla forte, né ad attirarla a me. Io non posso salvarla… Posso solo stare al suo fianco. Con difficoltà, chiudo le braccia attorno a lei. E anche se questo è tutto ciò che posso fare, la mia determinazione è salda.
“Io ti progetterò. Non importa cosa succederà, io ti proteggerò, Sakura. Te lo prometto, sarò il tuo supereroe.”

Shirou, a differenza di Kiritsugu, riesce ad accettare l’inconsistenza e l’insensatezza del proprio ideale, e lo abbandona per intraprendere una strada più concreta. Tuttavia questo non significa che lui sia incoerente, anzi: cambiano gli obiettivi, ma il percorso resta sempre lo stesso. È in ogni caso un percorso segnato dal sacrificio, dalla sofferenza, dal ferirsi ancora e ancora, fino a consumare e distruggere il proprio corpo, per proteggere la persona amata. Senza rimpianti.

“Shirou, no, te ne pentirai…”
“Io mi pento di non averti protetta per tutto questo tempo.”

Questo cambiamento non è frutto di un plot twist improvviso, e non è frutto di un deus ex machina o esigenze di trama. È ben spiegato al lettore, che sin dall’inizio della route vive i dubbi di Shirou, il suo essere diviso tra seguire il proprio ideale o il proprio cuore, tra proteggere tutti tranne la persona che ama o proteggere solamente lei e sacrificare tutti gli altri.

Il conflitto interiore del protagonista non si risolve con poche riflessioni, come appare nel film, ma è frutto di una profonda maturazione del ragazzo. Shirou soffre, si sente colpevole, si spezza, condanna se stesso, consapevole di stare voltando le spalle a tutto ciò in cui ha sempre creduto. Shirou vive nel senso di colpa per giorni, nella paura di come sarà il suo futuro, se dovesse decidere di rinunciare al proprio ideale. Sa bene che alla fine del proprio cammino non ci sarà salvezza, che non potrà mai fare ammenda per le proprie colpe.

Eppure nonostante la paura del domani, nonostante sappia di stare tradendo se stesso, Shirou sceglie e sceglierà sempre Sakura. Perché finché nella sua vita ci sarà il sorriso di lei non si pentirà mai, anche se non avrà la redenzione che cercava, anche se non dovesse mai trovare la salvezza, non gli importa: lui tradirà se stesso, i suoi ideali, tutto ciò che è e che è sempre stato per amore di Sakura, senza mai pentirsene né rimpiangerlo.

Vorrei chiudere questo focus con uno dei monologhi più emozionanti di Heaven’s Feel (tagliato, purtroppo, nel film), a mio parere, nonché uno di quelli che meglio di tutti riescono a far comprendere al lettore quanto il conflitto all’interno di Shirou lo spezzi, lo faccia soffrire e, allo stesso tempo, che riescono a far vedere chiaramente la sua determinazione nel proteggere Sakura a tutti i costi.

“La mia vita è stata decisa nel momento in cui l’ho abbracciata sotto la pioggia. Qualcuno mi chiede di ricordare. Non avevo intenzione di diventare un supereroe? La mia mente è spezzata da pensieri contraddittori. Un supereroe che permetterà la morte di innocenti per il bene di Sakura. Un supereroe egoista. L’incendio di dieci anni fa. Poiché ero il solo sopravvissuto, continuai a vivere, giurando che non avrei mai permesso si verificasse un altro disastro come quello. L’idea in cui ho creduto per dieci anni mi trafigge il cuore, chiedendomi se ho intenzione di tradirla, se ho intenzione di tradire le persone che sono morte invano, quando un ragazzino seppe solo piangere e scappare ignorando le loro voci. L’espiazione… Ho intenzione di tradire la persona che sono stato, che ha dovuto aggrapparsi a quell’espiazione per continuare a vivere?
“…Si.”
“Nessuna scusa mi darà il perdono. Non potrò mai fare ammenda per questo crimine. Sto gettando via me stesso. Anche se la mia vita si rivelerà una bugia dopo avere perso tutto ciò in cui ho creduto fino ad ora… Sceglierò io cosa proteggere. Se nel mio futuro ci sarà ancora il sorriso di Sakura, non mi importerà di vivere ingannando me stesso. Non c’è niente di male in questo: io ho bisogno di lei, e lei ha bisogno di me. Per la prima volta… Voglio proteggere una vita sola invece di molte.”
Io le tradirò.”
“Quella notte, ho giurato di essere il suo supereroe. Non ho rimpianti, non chiederò scusa per questa scelta. Potrai perdonarmi, Sakura? Per aver tradito me stesso?

 

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L'autore

Daniela Reina

Studentessa, nel tempo libero viaggia attraverso tempo, spazio e mondi di fantasia in compagnia di qualche buona lettura o serie. Il suo anime preferito è Neon Genesis Evangelion, il manga Berserk.

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